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(Non) Fantasia e una cravatta.

Un uomo ben vestito è giunto in consultazione lamentando un certo disagio.

L’uomo è bello.. bello secondo le logiche estetiche attuali (che non sono le mie); vestito in giacca e cravatta, barbetta ben curata, sopracciglia ben pettinate e modi rigidi – piuttosto finti- di riempire lo spazio circostante.

L’uomo si pone ai miei occhi quasi come portasse avanti una messinscena “bello, sensuale e accattivante”..

Rifletto..

Non ho mai sopportato le cravatte e gli uomini giacca e cravatta: altro che sensualità.. Un uomo che decide di stare con qualcosa che lo tiene stretto per il collo, mi ha sempre dato da pensare.

Sì.. lo so che certi lavori richiedono un dato dress code ma il piano simbolico della cosa, non cambia: accetti comunque di esser tenuto per la gola.

C’è una certa immagine – specie in tempi recenti – nata dopo la pubblicazione di un certo tipo di romanzo, che vuole indirizzare la sensualità verso una data immagine che risulta però essere piuttosto stereotipata, noiosa e cerea.

La donna con i tacchi a spillo e gonna da segretaria sexy e l’uomo ben vestito e tonico.

Il massimo della noia.

Il massimo della finzione.

Il miglior modo per uccidere la fantasia.

Credo sia giunto il momento di cominciare ad abbandonare certi orpelli che a forza vogliono o vogliamo indossare; coprirsi di certe immagini rischia di far perdere noi il contatto con la fantasia.

Aderire ad uno schema o immagine preconfezionata, azzera la capacità di creare un’immagine che sia nostra, che rispecchi le nostre scelte e il nostro sentire; aderire ad una immagine da imitare, ad una rappresentazione della realtà che non è la nostra, rischia di farci perdere il contatto con la capacità di giocare, creare e fantasticare.

La fantasia sa generare la realtà.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Maestro…

“C’è un lusso meraviglioso che regala la musica: l’intensità nella delicatezza, quel saper suonare piano e intenso, a cui invitava Toscanini. E’ anche un modo di vivere. Sentire la semplice, abissale differenza che passa fra urlare “ti amo” o sussurrarlo”.

Riccardo Muti.

Tanti Auguri, Maestro!

Grazie, con tutto il cuore.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

L’emozione in una t-shirt.

Immagine Personale.

Questa maglietta mi fu donata da una persona a me molto cara.

Erano gli anni in cui accompagnavo, al pianoforte. Per anni mi è toccato il compito di accompagnare, offrendo conforto, spalla e piede (vedi i pedali del pianoforte) a chi si trovava seduto, al mio fianco.

Mi sono – in sostanza- resa conto che -da sempre- il mio ruolo è stato accompagnare per un tot, le persone..

Sentivo il respiro dell’altro, vedevo tremare le sue mani (più o meno delle mie), avvertivo la presenza fisica di un corpo caldo, accostato al mio.

C’era il terrore del non riuscire a girare la pagina in tempo “va tranquillo tanto io so a memoria”.. Il dover cantare la melodia ai piccolini..

Poi il momento del duo…

Una t-shirt che resta e ti ricorda delle ore eterne passate a studiare mentre gli altri si divertivano, il panico sul filo del sipario, l’applauso e un bacio veloce, veloce lì.. sullo sgabello, prima della fuga.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Riflessione del suono e comunicazione.

Immagine Personale: Due livelli.

Il fenomeno della riflessione del suono si ha quando le onde sonore, propagandosi, urtano contro la parete di un muro o di un altro mezzo elastico; se invece incontrano una superficie anelastica, ne restano assorbite e il suono si estingue.

Se l’ostacolo è di natura elastica, il suono rimbalza producendo due effetti: eco e risonanza.

L’Eco (riproduzione di un suono per riflessione) si ha quando il suono riflesso raggiunge il nostro orecchio dopo un intervallo di tempo, tale da farsi sentire nettamente staccato dal suono emesso.

Il rimbombo (coda o risonanza) consiste in un prolungamento o rafforzamento del suono dovuto ad onde riflesse che, proiettate da un ostacolo, giungono all’orecchio di chi ascolta senza alcun distacco dal suono emesso o addirittura in sua fastidiosa concomitanza.

Durante la comunicazione capita di incontrare un ricevente:

anelastico (non elastico e per nulla attento alla comunicazione stessa) che finisce per assorbire (quasi in maniera passiva) ciò che l’emittente sta comunicando, portando ad una stasi della comunicazione stessa.

Il ricevente può essere poi più o meno elastico; ne deriva che:

la nostra comunicazione possa procedere ma su due livelli diversi provocando un fastidioso ritorno del detto ma, soprattutto, del non detto causando quella piccola e fastidiosa pausa tra una parola e l’altra; pausa in cui si situano i dubbi e le incertezze della mancata comprensione.

La comunicazione può vivere un rimbombo laddove le parole si sovrappongono fagocitandosi quasi come in una rincorsa dove contemporaneamente le parole vengono dette senza lasciare che ciascuna di esse sia realmente lasciata libera di fluire; queste parole volteggiando e disperdendosi nell’aria arrivano poi ad orecchie più o meno pronte ad accoglierle.

La comunicazione verbale: parole…. piccole concatenazioni di suoni emessi, sussurrati, soffiati o viceversa sguaiatamente e volgarmente esposti, lanciati spesso maltrattati.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Mozart.

Il 27 Gennaio 1756 nasceva a Salisburgo Wolfgang Amadeus  Mozart. Nello specifico post non ho intenzione di dilungarmi sulla sua interessantissima biografia, sul suo essere genio sì ma con tanta sregolatezza, oppure di focalizzarmi su tutte le sue presunte psicopatologie..

Nel post voglio accennare ai primi studi condotti sul famoso “effetto Mozart”.

Mozart una sorta di Freddie Mercury della musica classica, capace di aver trovato un modo di fondere le note in modo tale da restituire un linguaggio unico e universale, semplice ma al contempo ricco. Melodie riconoscibili sonore e delicate, particolarmente indicate come supporto in ambito terapeutico.

Il potere della musica di Mozart arrivò all’attenzione degli esperti in seguito ad una innovativa ricerca condotta presso l’università della California all’inizio degli anni 90. Al centro di neurobiologia dell’apprendimento e della memoria un gruppo di studio si mise ad osservare alcuni effetti della musica di Mozart su studenti universitari e bambini. Il dottor Frances H. Rauscher e colleghi condussero uno studio in cui 36 studenti del dipartimento di Psicologia totalizzarono da 8 a 10 punti in più al test del QI spaziale dopo aver ascoltato per 10 minuti la Sonata per due pianoforti in Do maggiore K 448. Nonostante l’effetto sia durato intorno ai 15 minuti, la conclusione fu che il rapporto tra musica e ragionamento spaziale è così forte che ascoltare musica può fare la differenza aumentando le prestazioni.

Il sospetto dei ricercatori era legato al fatto che la musica complessa sembra facilitare complesse operazioni neuronali coinvolte nelle attività alte del cervello come la matematica e gli scacchi.

In uno studio successivo gli scienziati analizzarono le basi neurologiche di questo potenziamento. L’intelligenza spaziale venne sottoposta ad ulteriore prova in cui ad un gruppo di studenti fu fatto ascoltare Mozart per 5 giorni, un altro stette in silenzio ed un terzo gruppo ascoltò la musica di Philip Glass, una storia registrata su nastro e musica da discoteca. Il gruppo che aveva ascoltato Mozart ebbe una performance superiore mostrando un incremento del 62% contro il 14% del gruppo senza musica e 11% del gruppo misto.

Il gruppo Mozart continuò ad avere punteggi elevati anche nei giorni successivi mentre gli altri non mostrarono significative differenze. Gli scienziati ipotizzarono che l’ascolto di Mozart aiuti a organizzare i circuiti neuronali di alimentazione nella corteccia cerebrale, soprattutto rafforzando i processi creativi dell’emisfero destro associati al ragionamento spazio temporale.

L’ascolto della musica agisce come esercizio per facilitare le operazioni di simmetria associate alla più alta funzione del cervello. In sostanza la musica può migliorare la concentrazione, aumentare la capacità di avere guizzi intuitivi e sembra anche che aumenti le prestazioni sportive. Recenti studi hanno inoltre mostrato come la musica di Mozart renda più sereni gli animali (allo zoo di Napoli, da anni, è possibile ascoltare Mozart in filodiffusione ).

Nel dubbio, ascoltiamo la famosa sonata.. quella da cui cominciarono tutti i filoni di ricerca sulla musica di Mozart; la stessa che ho disperatamente ascoltato durante gli anni di studio nella speranza di prendere almeno 6 in matematica..

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Suono come: Eroica.

…Uno, due, tre.. Inspira.. espira..

Inspira.. Espira.. rilassati.. Il mio cuore batte calmo e sereno; sono tranquilla…

Perchè diavolo le tende rosse di velluto sono così pesanti? Perchè poi sono sempre così dannatamente piene di polvere.. “sto per starnutire.. No! trattieni lo starnuto e concentrati”.

Fa caldissimo, la luce gialla del riflettore che punta dritto negli occhi chiari crea sagome, ombre indistinte nella platea.. facce in attesa, annoiate, perplesse.. Volti di chi è venuto qui quasi per obbligo e non per piacere.

Uno, due, tre.. “Si va in scena!”

“Crac.. iiii.. tac.. tac..”… Il vecchio parquet del teatro sembra deridere ogni timido passo di lei che con andatura ombreggiata, quasi a volersi proteggere dal fascio di luce troppo intenso, si avvicina al pianoforte.. Il fascio di luce che illumina il centro della scena è sempre più intenso, tanto da creare strali infuocati che rendono faticoso arrivare allo sgabello.

“Iii…schh”.. Sgabello spostato dal piano e via, come una cavallerizza in sella alla fidata base sicura in pelle, comodo conforto per una schiena stanca dal troppo esercizio.

Attacca… Do..si.. “Dannazione!… era Re.. Mi Sol..”..

Non lo so.. “al diavolo tutto!” 12 ore di studio al giorno per mandare tutto all’aria.

La sala diventa fredda come in iglù e quel palco che fino a poco prima era caldo come la fiamma viva di un camino ardente, diventa una piccola cupola e lei si sente incastrata tra grossi blocchi di neve che le raggelano il cuore e i pensieri.

Sarà rimasta lì ferma, immobile, scolpita come una cariatide.. preda del nulla per chissà quanto tempo.

Ore che sono diventati giorni, settimane mesi trasformati in anni, gettati al vento per un battito di cuore in più; quel battito difficile da sostenere; quel battito che blocca la performance.

Non riusciva a suonare ma neanche ad andare via.

Saranno passati chissà quanti minuti.. e nel buio della confusione, nel gelo e nel torpore prese coraggio.

La ..si do.. diesis.. bemolle.. doppio diesis…

Nell’incontro dato dal calore dell’attesa e il gelo della paura, nacque come da improvviso impulso vitale, una scarica che generò l’esibizione: la sua migliore esibizione.

Si sentì serena e leggera quando il pubblico le riconobbe “un cuore”, fu lì che sentì tutti urlare: “Eroica!”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Suono come: Gimnopedia.

Immagine Personale.

Era ferma in posizione eretta lì fissando l’acqua del fiume scorrere.

Il freddo era intenso – d’altronde – a -17, il volto diventa un reticolo cristallino che rende cerea ogni espressione e ogni gesto; ogni battito di ciglia resta imprigionato nella condensa del corpo che cerca disperatamente di sprigionare calore nel tentativo di non avvizzire.

Con lei c’era il suo trolley, immancabile compagno di viaggio. La curva della piccola valigia portatile le ricordava la curva delle spalle di lui, porto caldo e sicuro per sensi troppo accesi.

L’angolo imbottito, sapientemente abbracciato dalle cerniere, era come la spalla di lui.. Forte, imbottita e salda: stringeva fortemente la maniglia della piccola valigia nella speranza che nulla potesse scivolarle via, dalle mani.

Uno sguardo furtivo alla strada… I sampietrini le ricordavano i suoi nei.. Amava ripassarli con il dito, giocando ad unirli uno ad uno creando immaginarie costellazioni e cartine geografiche .. Le stelle li avevano sempre uniti.. impegnanti com’erano a sognare – guardandole- a sperare – fissandole- ad amarsi – nella loro tenue luce-.

Il giorno stava per terminare e la foschia si faceva sempre più fitta, così fitta da entrare nei polmoni e rilasciare uno strano sapore di bruciato.

Diede un ultimo sguardo al fiume ormai ghiacciato.

Strinse il trolley e abbracciata nel suo lungo cappotto grigio (di una taglia più grande che tuttavia, con un bottoncino ad altezza dell’ombelico cingeva dolcemente la sua sottile vita), prese ad andare via.

Man mano che camminava sentiva il trolley più leggero. Ad ogni passo fuoriusciva qualcosa.. Un ricordo, un odore, un sapore, un’immagine.

Ad ogni passo il peso era più leggero; ad ogni passo il cuore era più pieno.

Le stelle che per tanto tempo avevano fissato erano lì a scortarla e lei, nella fredda notte improvvisando una sorta di danza Gimnopedia, nella sua processione nuda tra canti e balli sparì..

Foschia della memoria, gabbia della fantasia.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Suono come: Violoncello.

Di quelle forme sinuose ricordava i contorni morbidi e geometrici a forma di “otto”; violoncello su cui muovere e strusciare sapientemente le mani, in attesa di trovare l’accordo perfetto.

Le dissonanze erano ormai svanite e il desiderio scorreva libero come l’archetto che conosceva e usava a memoria; anche il suo corpo era ormai memoria, corde.. percorso conosciuto su cui aprire e giocare con la fantasia.

Del legno aveva il colore brillante della pelle: viva e lucida trasparenza su cui fantasticare.

Si vedeva attraverso di lei.. attraverso tutte le combinazioni che sapeva assumere; il suo umore sapeva mutare. Suono prodotto da un corpo vibrante , mai puro, ma costituito da più suoni differenziati tra loro per intensità e frequenza.

Era come un suono fondamentale.

Fondamentale per lui.

Essenza da abbracciare e tenere stretta tra le gambe.

Corpo a corpo.

Pelle a pelle.

Battito a battito.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.