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Valore.

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Il “punto di valore” – punctum additionis, punto di addizione in uso nel XIV- consiste in un punto che, messo a destra di una figura (nota o pausa), ne indica un aumento proporzionale di valore. Esso può essere semplice “.”, doppio “..”, o triplo “…” portando ad un aumento:

  1. nel primo caso di metà del valore della figura di partenza
  2. il secondo punto “..” aumenta la metà del valore aumentato dal primo
  3. il terzo “…” la metà del valore aumentato dal secondo

Il punto di valore mostra un “punto” molto importante dei rapporti umani. Avvicinare e avvicinarsi alle persone crea una circolarità in cui la relazione, il proprio mondo interno e “chi io sono” aumenta, si raddoppia, triplica.. e così via.

Siamo tanti puntini bisognosi di avvicinarci e sostenerci; puntini dotati ognuno del proprio valore; esistenze calate nella grafia che è il nostro corpo, suoni in accordo o in disaccordo ma pur sempre piccole note sparse nell’attesa di trovare il punto giusto da tenere al proprio fianco.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Suono come: Patetica.

Mi sento strana.. Ho un peso al centro dello stomaco, un pugno poi di colpo un buco.. Un vuoto.. Non so bene come dire..

Tira tutto.. ventre, pancia, stomaco e schiena..

Sudo

Tic.. tac.. tic.. tac..

Questo orologio è sempre stato così fottutamente rumoroso? Ho i brividi ma non fa freddo, non capisco. Mi sento nervosa, la fronte è bagnata e qualcosa mi sta esplodendo dentro. Tic..tac.. bum..bum.. Il cuore sta impazzendo va da solo eppure nonostante sia così rumoroso ho la sensazione che non stia battendo.. è come se dentro fossi vuota.

Tac..tic.. tic.. tac..

Le lancette sembrano girare in maniera vorticosa, giro anche io.. sto provando a prendere aria ma se provo a tirare con i miei polmoni questi non rispondono.. Sento che non si gonfiano.. so che è una cosa impossibile ma non si gonfiano!

La stanza gira con me.. sento ogni singola goccia del mio sudore gelido solcarmi il viso: parte della fronte gira intorno al mio occhio – sembra quasi prendersi gioco di me- mentre accarezza dolcemente il mio viso sempre più pallido.

Il sudore freddo a tratti brucia, sento la fiamma di ogni singolo fallimento lasciare traccia sul mio evanescente corpo. Mi sento uno scafandro senza peso specifico sto solo abitando un corpo che si prende gioco di me: il mio misero contenitore mi fissa dalla sedia e mi deride.

“Quanto sei patetica!”.. Dice – sghignazzando- in maniera sadica e compiaciuta. Il mio corpo ha pena di me, mi sta tradendo.. mi abbandona lentamente.. e io ho freddo.

Il letto di costrizione dell’ospedale mi tiene immobile, hanno paura che possa farmi del male.. ma: come posso far del male a un corpo vuoto e freddo.. a un corpo che mi ospita soltanto.. proprio lui che da lontano mi deride e mi dice

“Patetica!”

Sono le 5 ormai non so di quale giorno.. non so di quale mese nè di che anno.

Non so da quanto e da quando sono legata qui nel letto di questo ospedale. La bava ai lati della mia bocca ormai è secca; gli occhi bruciano non riesco ad aprirli, le labbra hanno crepe come le rare pietre ai lati delle dune del deserto e lui è ancora lì..

Il corpo che non abito mi guarda ancora e ride..

Ride di questa patetica donna legata allo spettro di se stessa.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Suono come: Waltz n2.

Con la punta della lingua ormai bruciata dal calore del vino caldo raccoglieva ogni piccolo cristallo di zucchero; adorava passarli delicatamente sulle sue papille e succhiarli – poi- lentamente .. Percepiva tutta la dolcezza e le sfumature della cannella che sapientemente abbracciava quel succoso manicotto di Boemia.

Crac.. lo zucchero si rompeva dolcemente tra l’armonica dentatura color avorio, stesso colore delle statue della piazza in cui si stava recando.

La dolcezza dello zucchero le ricordava i momenti belli, quelli al limite dello stucchevole conditi dalla cannella che sapeva di cose belle, di fantasia e di speranza.

Un piccolo fiocco bianco le cadde sul naso ormai arrossato e dolente … “BbRrrrr, Nevica!”.

“La neve non mi piace, rende tutto uguale e azzera la fantasia; è come ovatta ingombrante che riempie gli spazi e li occlude.. è come se sedasse i pensieri”.

D’un tratto una musica si diffuse nell’aria dolce, pungente e briosa. Vicino la pista di pattinaggio una coppia prende a ballare un Walzer ..

“Forse – pensò- anche quando tutto è ovattato e sedato”…

Vieni daaaiii.. neanche il tempo di terminare il pensiero che “un due tre.. un due tre..” un anziano signore le prese la mano e con calore e passione la portò al centro della piazza facendola girare, girare e girare ancora.

Un.. due .. tre..

Un.. due.. tre..

L’inverno sarebbe presto finito.. e forse.. anche le stagioni più brutte conservano per noi un dono, un piccolo bagliore di luce e felicità che sa rendere più caldo e accogliente anche il giorno più freddo dell’anno.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Suono come..

Il treno procedeva lento percorrendo binari che tagliavano rami disseminati qua e là..

..A ogni zac.. tac.. zic… lei annoiata faceva cerchietti con le dita ridisegnando sempre la stessa sagoma sul vetro appannato..

Sempre lo stesso percorso. Sempre gli stessi rami. Sempre la stessa sagoma.

D’un tratto un punto giallo: mimose in fiore resero quel bagliore di luce che illuminava la giornata persa tra il triste sopore di una mattina di fine febbraio.

“Devo riprendere il mio bolero giallo!”.. Pensò!

Neanche il tempo di chiudere l’ultimo cerchietto appena iniziato con le dita, che arriva il fischio di fine corsa..

Fine corsa: nuova giornata che inizia..

Scortata dal coro delle mimose in fiore gialle e profumate, sapendo che l’inverno sarebbe prima o poi terminato, si diresse a lavoro.. pensando al suo bolero in pizzo e alle avventure che con lui aveva vissuto…

Alle avventure che avrebbe -sicuramente- vissuto, ancora e ancora…

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.