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Psy Story: Freud e il narcisismo.

Nel 1914 con Introduzione al Narcisismo, Freud descrive il narcisismo andando ad ampliare la teoria pulsionale, virando l’accento dalla libido e i suoi oggetti, all’Io.

Il termine fu inizialmente usato da Nacke (1899), indicando con narcisismus “il comportamento di una persona che tratta il proprio corpo allo stesso modo in cui è solitamente trattato il corpo di un oggetto sessuale, compiacendosi di contemplarlo, accarezzarlo e blindarlo, fino a raggiungere … il pieno soddisfacimento” (Freud, 1914, p. 57).

Si trattava cioè di un comportamento (una perversione autoerotica maschile), consistente in una forte valutazione fisica e morale del proprio sé, simile a quanto accade nell’innamoramento per un oggetto.

Freud utilizzò infatti il termine “narcisismo” per la prima volta nel 1909 in una nota ai Tre Saggi sulla teoria sessuale (1905), per spiegare la scelta d’oggetto omosessuale.

Inizialmente quindi il narcisismo si presentava come una sorta di deposito di amore per sé, sulla scia di quanto la madre aveva precedentemente fatto con il bambino; è quella riserva di libido che potrà essere usata in seguito anche per gli oggetti e che sta alla base di ciò che sarà l’ideale dell’Io.

Freud evidenziò inoltre come l’ideale dell’Io si basi su quelle caratteristiche materne idealizzate, come ad esempio, l’alimentazione o il benessere che ella dispensa, e che si vorrebbero possedere; quando successivamente il bambino si separa dalla madre, anche il padre diventerà un modello di comportamento per l’ideale dell’Io.

Secondo Freud l’ideale dell’Io aveva pertanto due obiettivi, in quanto forniva sia un modello da emulare per soddisfare il desiderio di essere come i genitori, ma anche sostenere tutte quelle difese (come la sublimazione) che servono a risolvere il conflitto edipico.

Successivamente Freud utilizzerà il termine narcisismo considerandolo come una fase evolutiva intermedia tra l’autoerotismo e l’amore oggettuale, una fase in cui il bambino assume se stesso come oggetto d’amore.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Il Narcisismo: i primi studi.

In questo e in un altro post tratterò di un argomento il narcisismo, assai utilizzato, perfino nei salotti televisivi e nei video di esperti e navigati youtuber, ma poco conosciuto e diversamente banalizzato.

Potremmo definire il narcisismo come l’amore per la propria immagine. Nell’antico mito di Narciso, questi innamoratasi della propria immagine riflessa nell’acqua, annegò per averla voluta contemplare troppo da vicino.

Gli studi sul narcisismo e le sue implicazioni nello sviluppo della personalità umana, nella psicopatologia e nella psicologia dei gruppi nascono da molto lontano e tutt’ora risultano essere molto attuali.

Il termine narcisismo è introdotto da Nacke (1899), è “il comportamento di una persona che tratta il proprio corpo allo stesso modo in cui è solitamente trattato il corpo di un oggetto sessuale, compiacendosi di contemplarlo, accarezzarlo e blandirlo, fino a raggiungere… il pieno soddisfacimento. Sviluppato fino a questo grado il narcisismo ha il significato di una perversione che ha assorbito l’intera vita sessuale dell’individuo…”. Insomma secondo Nacke, il narcisismo era una sorta di perversione in cui l’oggetto preferito dalla persona è il proprio corpo.

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Il motivo per il quale Freud si occupa della concezione di narcisismo primario e normale, è quando cerca di far collimare ciò che si sapeva della dementia praecox e della schizofrenia con le premesse della teoria della libido. “ I malati di questo tipo, che ho proposto di definire parafrenici, presentano due tratti caratteristici fondamentali: il delirio di grandezza e il distacco del loro interesse da persone e cose del mondo esterno” (Freud)

La libido sottratta al mondo esterno è stata diretta sull’Io, dando origine per conseguenza a un comportamento che possiamo definire narcisistico.” (Freud – narcisismo secondario)

Un terzo apporto alla teoria della libido viene dalle osservazioni della vita psichica di bambini e di primitivi. In questi si potrebbero annoverare delle peculiarità che potrebbero rientrare nelle manifestazioni del delirio di grandezza “una sopravvalutazione del potere dei propri desideri e atti psichici, l’onnipotenza dei pensieri, una fede nella virtù magica delle parole e una tecnica per trattare con il mondo esterno, la magia”. Il concetto è di un investimento libidico dell’io in origine, che poi in seguito viene ceduta ad oggetti, ma suscettibili di essere poi tirati indietro. Si osserva una contrapposizione tra libido oggettuale e libido dell’Io. Quanto più si usa l’una tanto più si depaupera l’altra.

Il punto più alto della libido oggettuale è raggiunto nello stato di innamoramento, quando si ha un completo investimento d’oggetto è una rinuncia del soggetto alla propria personalità; la situazione opposta la si riscontra nella fantasia della “fine del mondo”, propria dei paranoici.

Le due forze libidiche, nello stato originario narcisistico (narcisismo primario) coesistono, solo nel momento di un investimento oggettuale è possibile discriminare una energia sessuale, la libido, da quella delle pulsioni dell’Io. Non esiste nell’individuo sin dall’inizio una unità paragonabile all’Io. Le pulsioni autoerotiche sono invece primordiali, quindi deve ancora aggiungersi qualche cosa all’autoerotismo affinchè diventi narcisismo.

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Per lo studio e la conoscenza del narcisismo Freud ci indica diverse strade. Innanzitutto prende in considerazione che solo con lo studio del patologico, dementia praecox e paranoia si potrà arrivare a penetrare la psicologia dell’Io.

Ma disponiamo, dice Freud, anche di altre strade per lo studio del narcisismo: malattie organiche, ipocondria e vita amorosa.

Una persona tormentata dal dolore o malessere organico, ritira completamente il suo interesse dal mondo circostante e da tutto ciò che non ha a che fare con la sua sofferenza: “… ci rendiamo conto che, finché dura la sua sofferenza, egli ritira altresì l’interesse libidico dai propri oggetti d’amore, cioè smette di amare.”

Il malato ritira i suoi investimenti libidici sull’Io e li esterna solo dopo la guarigione. Libido e interesse dell’Io, condividono in tal caso lo stesso destino e tornano ad essere reciprocamente indistinguibili.

Al pari della malattia è il sonno a caratterizzarsi per un ritiro narcisistico sulla propria persona, che si traduce in un esclusivo desiderio di dormire.

L’ipocondriaco ritira dagli oggetti esterni interesse e libido e li concentra entrambi sull’organo che lo interessa.

Nel prossimo articolo dedicato al narcisismo parlerò di Disturbo Narcisistico di Personalità.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi