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Freud e il Narcisismo – Introduzione al Narcisismo – PODCAST

Con la nostra prossima tappa faremo un viaggio nel tempo, fino al 1914. Potremo così avvicinarci alle teorie psicoanalitiche e agli scritti teorici di Freud sul Narcisismo, attingendo dal suo lavoro “Introduzione al Narcisismo” e dalle sue famosissime lezioni (1915-1915), raccolte in “Introduzione alla Psicoanalisi”.

Una tappa imperdibile per gli amanti di Sigmund Freud e della Psicoanalisi.
Buon Ascolto..

Freud e il Narcisismo “Introduzione alla Psicoanalisi” – In viaggio con la Psicologia – PODCAST

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Separarsi da un manipolatore narcisista.

“Quando ci siamo conosciuti, lui era molto gentile e premuroso; uno da fiori ad ogni appuntamento, un uomo soddisfatto che stava raggiungendo tutti i suoi obiettivi professionali e personali.”
Attraverso le parole di una donna conosciamo -insieme- alcune caratteristiche di un manipolatore narcisista.

Si tratta di soggetti che vestono una maschera, per poi toglierla quando più gli conviene.

Aggressivi, inquietanti e accusatori, sono uomini (e donne) che possono raggiungere picchi di vera crudeltà e pericolosità.

Buon ascolto.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Il Disturbo Narcisistico – Podcast

Nello scorso episodio abbiamo potuto comprendere insieme le origini mitologiche del termine prendendo come riferimento la storia di Narciso raccontata da Ovidio. Poi abbiamo potuto scoprire che esistono due facce della stessa medaglia: un narcisismo sano ed uno patologico. (per chi non ha ancora ascoltato l’episodio precedente lo può trovare sul nostro canale con il titolo Narcisismo sano e patologico).

Ma andiamo a scoprire meglio la faccia patologica del Narcisismo.

Cosa è il Disturbo Narcisistico? Cosa si intende per Narcisista inconsapevole e Narcisista ipervigile? Quali sono le loro caratteristiche e le dinamiche psicologiche sottostanti?
Tante domande e tante risposte per questa nuova tappa del nostro viaggio nella psiche umana, che rappresenta la seconda parte del nostro approfondimento sul Narcisismo.
Buon Ascolto!

Il Disturbo Narcisistico – Podcast – In viaggio con la Psicologia

Il Disturbo Narcisistico – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Il mito di Narciso – Narcisismo sano e patologico -Podcast

Nella pratica clinica Psicopatologica e Psichiatrica contemporanea non è semplice cogliere la differenza tra narcisismo sano e narcisismo patologico.

Certamente una certa quantità di amor proprio non solo è normale, ma anche auspicabile per una persona.


Qual è allora il confine che può differenziare un narcisismo sano da uno patologico?

Buon Ascolto!

Narcisismo sano e patologico – Podcast – In viaggio con la Psicologia

“il comportamento di una persona che tratta il proprio corpo allo stesso modo in cui è solitamente trattato il corpo di un oggetto sessuale, compiacendosi di contemplarlo, accarezzarlo e blandirlo, fino a raggiungere… il pieno soddisfacimento...”

Nacke
Il Narcisismo sano e patologico – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Freud e la teoria della libido

Un apporto alla propria teoria della libido Freud lo coglie dalle osservazioni della vita psichica di bambini e dei primitivi (Freud era molto interessato agli studi sulle popolazioni antiche e primitive).

Secondo Freud, proprio nei bambini e nei primitivi si potrebbero annoverare delle peculiarità che potrebbero rientrare nelle manifestazioni del delirio di grandezza : “una sopravvalutazione del potere dei propri desideri e atti psichici, l’onnipotenza dei pensieri, una fede nella virtù magica delle parole e una tecnica per trattare con il mondo esterno, la magia” (S. Freud).

Immagine personale

Il concetto è di un investimento libidico dell’io, in origine. In seguito, queste pulsioni libidiche, possono essere investite e quindi cedute ad oggetti esterni, ma sono suscettibili di essere poi tirate indietro.

Si osserva, quindi, una contrapposizione tra libido oggettuale e libido dell’Io. Quanto più si usa l’una tanto più si depaupera l’altra.

Sempre secondo Freud, il punto più alto della libido oggettuale è raggiunto nello stato di innamoramento, quando si ha un completo investimento d’oggetto e una rinuncia del soggetto alla propria personalità, al proprio io; la situazione opposta la si riscontra nella fantasia della “fine del mondo”, propria dei paranoici.

Le due forze libidiche, nello stato originario narcisistico coesistono, solo nel momento di un investimento oggettuale è possibile discriminare una energia sessuale, la libido, da quella delle pulsioni dell’Io.

Non esiste nell’individuo, sin dall’inizio, una unità paragonabile all’Io.

Le pulsioni autoerotiche sono invece primordiali, quindi deve ancora aggiungersi qualche cosa all’autoerotismo affinché diventi narcisismo.

L’individuo conduce effettivamente una doppia vita come fine a se stesso e come anello di una catena di cui è strumento contro o comunque indipendentemente dal suo volere. Egli considera la sessualità come uno dei suoi propri fini; ma, da un altro punto di vista, egli stesso non è che un appendice del suo plasma germinale a disposizione del quale pone le proprie forze in cambio di un premio di piacere… La differenziazione tra pulsioni sessuali e pulsioni dell’Io non farebbe altro che riflettere questa duplice funzione dell’individuo.”

Sigmund Freud

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

(Ri)Specchiati nella foto.

Photo by cottonbro on Pexels.com

Qualche giorno fa, portavo avanti una conversazione con un collega, in seguito a un colloquio clinico, avvenuto.

Brevemente: una ragazza molto attiva sui social non regge i commenti (non richiesti) che le arrivano di continuo. E’ una bella ragazza (non del tutto consapevole) che desidera utilizzare i social per pubblicizzare il suo lavoro da artista. La giovane pubblica una foto (dove sono in evidenza i suoi lavori, lavori – tra l’altro- che meriterebbero attenzione), ma i commenti sono sempre incentrati sul suo aspetto fisico.

I commenti/confronti ricevuti specialmente dalle donne, hanno fatto crollare le certezze della ragazza che non riesce più a comprendere quanto ci sia di realmente “giusto” nelle sue opere e quanto in lei.

L’Università della Virginia ha condotto uno studio in merito alle gerarchie sociali; gerarchie che vengono a costituirsi successivamente ai giudizi di valore espressi (più o meno consciamente).

Questo che cosa significa?

“Lei/Lui è meglio di me… E’ più alto, più basso.. Ah Sì.. sei più grasso di me! Che cosce enormi che hai! I fianchi sono enormi… Oddio hai la cellulite.. Vergognati.. Ma cosa ti sei messo? Esci così? Sono in imbarazzo per te, fai schifo. Che pancia enorme che hai. Perchè non fai palestra? Rifiuto umano smetti di mangiare. Ma perchè ti hanno partorito, sei uno scherzo della natura!”

Questi sono stralci di alcuni commenti che ragazz* portano durante i colloqui, quando preda dell’ansia aprono i social.

La ricerca condotta dall’Università della Virginia evidenzia che definire la propria e l’altrui superiorità o inferiorità, è una pratica molto più comune di quanto siamo disposti ad affermare. Le regole di superiorità e inferiorità plasmano sottilmente i nostri giudizi su razza, religione e, sorprendentemente, anche quelli sull’età.

I risultati ottenuti dalla ricerca, sono interessati per un punto in particolare. Sembra – infatti- che nonostante la disapprovazione formale della società nei confronti della costruzione di gerarchie di status sociale, le persone, – inconsciamente- lo fanno ugualmente; siamo – in sostanza- quasi “naturalmente” portati a valutare la qualità dell’altro.

Nonostante la cultura e l’educazione ci dicano che giudicare l’altro è sbagliato: noi lo facciamo ugualmente.

Vedo una foto, un’opera di un altro; vedo che l’altro si mette in gioco in qualche modo. Io giudico: perché?

Perchè l’altro passa attraverso di me e viceversa.

E’ quasi come se io stessi guardando te, attraverso il mio narcisismo: non guardo veramente te ma ho bisogno di rispecchiare in te le qualità che non riesco ad accettare in me, pertanto proietto.

“Sei grasso” probabilmente perchè non riesco ad accettare questo stato presente in me o temo che in me, possa esserci questo stato.

“Ma che faccia hai?” probabilmente hai qualche problema con la tua, di faccia.

L’essere umano è portato, per forza di cose, a scrutare, indagare e giudicare l’altro per paura di scrutare, indagare e giudicare se stesso. I conti che facciamo con noi stessi sono sempre i peggiori e spesso.. non tornano (quanto fa 2 più 2?).

Il confronto sociale ha – ovviamente- nella sua accezione positiva, consentito all’umano di evolversi.. a poco serve restare chiusi nella propria conchetta di sicurezza (a quella sicurezza totale e totalizzante c’è stata posta rinuncia nascendo), ma possiamo attuare strategie di auto-protezione.

I ragazzi che decidono di frequentare piattaforme online o che decidono consenzientemente di pubblicare contenuti online sulle varie bacheche, non necessariamente lo fanno per ricevere un giudizio; spesso si decide di condividere qualcosa per il puro piacere di condividere momenti, analogamente a quanto avviene con le produzioni del pensiero (poesie, racconti).

Possiamo fare qualcosa, per rendere i mondi che ormai si sono fusi e confusi (cyber e real space), posti più accoglienti.

Piccolo esercizio: decentramento cognitivo.

Osserviamo – come fossimo spettatori esterni- i nostri pensieri, emozioni e sensazioni. Osservarci dall’esterno oltre a sintonizzarci maggiormente con il nostro sentire emotivo, ci pone quasi automaticamente anche nei panni dell’altro.

Se io (mi) sento attraverso te e tu attraverso me, allora possiamo comprendere a vicenda come ci sentiamo.

La comprensione crea e costruisce uno spazio neutro; spazio/fiume pronto a raccogliere e cogliere le nostre esperienze di vita che possono situarsi come acque di fiume che trasportano e collegano le persone.

La prossima volta che vedi la foto o un contenuto postato da qualcuno, chiediti “come mi sento”, così potrai capire di più come l’altro di sente.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Psy Story: Freud e il narcisismo.

Nel 1914 con Introduzione al Narcisismo, Freud descrive il narcisismo andando ad ampliare la teoria pulsionale, virando l’accento dalla libido e i suoi oggetti, all’Io.

Il termine fu inizialmente usato da Nacke (1899), indicando con narcisismus “il comportamento di una persona che tratta il proprio corpo allo stesso modo in cui è solitamente trattato il corpo di un oggetto sessuale, compiacendosi di contemplarlo, accarezzarlo e blindarlo, fino a raggiungere … il pieno soddisfacimento” (Freud, 1914, p. 57).

Si trattava cioè di un comportamento (una perversione autoerotica maschile), consistente in una forte valutazione fisica e morale del proprio sé, simile a quanto accade nell’innamoramento per un oggetto.

Freud utilizzò infatti il termine “narcisismo” per la prima volta nel 1909 in una nota ai Tre Saggi sulla teoria sessuale (1905), per spiegare la scelta d’oggetto omosessuale.

Inizialmente quindi il narcisismo si presentava come una sorta di deposito di amore per sé, sulla scia di quanto la madre aveva precedentemente fatto con il bambino; è quella riserva di libido che potrà essere usata in seguito anche per gli oggetti e che sta alla base di ciò che sarà l’ideale dell’Io.

Freud evidenziò inoltre come l’ideale dell’Io si basi su quelle caratteristiche materne idealizzate, come ad esempio, l’alimentazione o il benessere che ella dispensa, e che si vorrebbero possedere; quando successivamente il bambino si separa dalla madre, anche il padre diventerà un modello di comportamento per l’ideale dell’Io.

Secondo Freud l’ideale dell’Io aveva pertanto due obiettivi, in quanto forniva sia un modello da emulare per soddisfare il desiderio di essere come i genitori, ma anche sostenere tutte quelle difese (come la sublimazione) che servono a risolvere il conflitto edipico.

Successivamente Freud utilizzerà il termine narcisismo considerandolo come una fase evolutiva intermedia tra l’autoerotismo e l’amore oggettuale, una fase in cui il bambino assume se stesso come oggetto d’amore.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

(Ti tradirò) finché morte non ci separi.

Photo by cottonbro on Pexels.com

“Ah Dottoressa… E’ lei la Dottoressa, vero?… Beh.. la bruna si sposa perché si sa.. la moglie è sempre bruna (le brune danno sicurezza).. La bionda è l’amante, è il diletto facile.. e la rossa… La rossa Dottoressa cara.. è per le fantasie e per la fantasia estrema!…”

P., è un uomo di 40 anni; si presenta come esageratamente curato, dà infatti la sensazione di essere stato ore e ore davanti lo specchio alla ricerca del vestito migliore da mostrare all’altro.

Ha i capelli pettinati all’indietro stra pieni di gel; una camicia ben stirata leggermente aperta sul petto, mocassini di velluto, orologio (molto costoso) al polso e diversi anelli e collane. P., ha inoltre quintali di profumo spruzzati in ogni dove del corpo e continua a guardare il suo interlocutore con un viso che mostra una espressione che- francamente- rasenta l’ebetismo.

P., è giunto in terapia a causa dei suoi continui tradimenti: l’uomo è sposato da diversi anni ma non c’è stato un giorno che sia passato senza aver tradito sua moglie.

Dai diversi colloqui portati avanti (sia di coppia che individuali), cominceranno lentamente ad emergere tutta una serie di notizie, sulla vita di P.

Innanzitutto l’uomo è orfano di madre (la donna morì dandolo alla luce) e il padre non è mai stato presente (l’uomo lavorava come camionista e, a dire di P., beveva. Pertanto i ricordi legati a suo padre sono o di una figura assente oppure di una presente ma abusante).

P., conosce sua moglie a 16 anni. L’uomo ricorda tutto di quell’incontro ma.. ne ricorda la sua versione (sembra quasi che si sia raccontato una favola molto lontana da quello che, secondo la moglie, è invece successo).

P., sfida continuamente il suo interlocutore e se si tratta di una donna, sfodera subito quello che secondo lui, è il suo fascino.

(Ciò che P. vede come fascino, appare a noi come un tentativo di seduzione del tutto finto; sembra quasi che P sia alla continua ricerca di conferme nell’altro mostrandosi come, in realtà, un uomo dall’autostima inesistente e dal bisogno continuo di essere visto e adulato – quasi come quel bambino che non è mai stato- ).

La mancanza di una figura genitoriale di attaccamento, di quella madre calda che doveva presentarsi come quel serbatoio pronto ad essere riempito con tutte le paure che altrimenti avrebbero fatto vacillare il piccolo P., diventa adesso mostrare alle donne la loro “inutilità e incapacità nel saper fare a meno di lui”.

P. è aggressivo e possessivo con la moglie; morboso e controllante. L’uomo spia il telefono della moglie, le ha fatto chiudere ogni account social e vuole che lei esca solo quando anche lui è presente. Di converso però P., passa da un letto ad un altro mostrando alla moglie le foto delle sue conquiste, offendendola di continuo “lei è meglio di te.. guarda che cosce che ha… e tu? non ti vergogni? Guarda io quanto sono bello”.

La sensazione che P. rimanda è dello schifo totale: è avvilente parlare con una persona che tratta anche gli psicologi come pezzi di carne. P. ti sminuzza, ti punzecchia di continuo quasi come mordesse ogni piccolo lembo di pelle che hai scoperto.

Le donne che vanno con lui (come P. stesso dirà) cacciano subito la carne fuori! Il che, secondo l’uomo, lo deresponsabilizza completamente da quanto accade.

L’uomo ha inoltre un vero talento nel mettere l’altro a disagio.

Il percorso che P. e sua moglie hanno innanzi è lungo e faticoso; le dinamiche di coppia poggiano in realtà su una coppia inesistente perchè inesistenti sono i due singoli alla base. Né P. nè sua moglie sanno in realtà perchè si sono sposati, perchè stanno ancora insieme e inoltre.. mostrano una difficoltà incredibile nel pensarsi per e nel futuro, come una coppia che invecchierà insieme.

Entrambi hanno un vissuto familiare alle spalle doloroso a tratti terribile; la tristezza è il sentimento che si percepisce più di tutto; in certi momenti hai quasi la sensazione di avere di fronte due bambini molto piccoli che hanno imbarazzo anche solo nel dire “dammi la mano”.

I due andranno proprio presi per mano, molto lentamente, e andranno accompagnati in un lungo percorso di riconoscimento e affermazione (prima di tutto) del loro passato, della loro storia familiare fino a giungere a quel passaggio che da due unità li ha fatti diventare coppia..

Una coppia che si offende, si tradisce, si minaccia e si scredita di continuo ma che per qualche strano motivo continua ancora a stare insieme.

Una coppia che dovrà davvero cominciare a considerare l’ipotesi di proseguire – forse- da soli, il proprio percorso di vita.

“Finché morte non ci separi, Amò”..

“Dottoressa ma Lei è impegnata?”

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.