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Io sono: la Storia di Luana.

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Luana è una donna di 36 anni che chiede un incontro di consultazione perché la sua relazione è terminata da un po’ e continua a non comprenderne il motivo.

Il giorno dell’incontro Luana arriva all’appuntamento in orario; è una donna piacente, curata e altezzosa. Molto magra, alta con un collo lunghissimo sul quale si poggia un piccolo viso che scruta tutti da lassù con aria da “io sono migliore di voi”.

L’abbigliamento di Luana è palesemente di alta moda; scarpe con tacco a spillo, borsa di vera pelle e cappottino allacciato con fibbia recante il marchio di un noto stilista. Luana indossa inoltre dei guanti di pelle di serpente che quasi richiamano il suo modo- fluido- di muoversi nello spazio.

Luana è prepotente, si siede ma mostra da subito un atteggiamento di sfida “Ah.. siete tutte donne qui.. Da quelle che stanno all’accettazione, le infermiere.. non so.. le dottoresse.. A saperlo andavo altrove.. per carità.. Non si offenda.. ma sa com’è.. da sempre il medico è maschio, uomo… Una dottoressa donna fa sempre un pò strano”..

Le parole di Luana danno già una certa indicazione del suo pensare e del suo vivere ma, facendo un (momentaneo) passo indietro, cerchiamo di avere informazioni più specifiche sulla donna.

Luana lavora in un negozio che rifornisce esperti/consulenti per l’immagine (sarà lei a dire queste specifiche parole, per indicare il suo lavoro come commessa in un negozio che vende makeup); è la prima di due figlie e i genitori hanno divorziato quando lei aveva 5 anni. Il padre è descritto come una figura lontana che si perde tra la realtà e la fantasia poiché, avendo lasciato la famiglia per amore di un’altra donna, Luana e la sorella sono cresciute all’ombra dei racconti che la madre ha fatto loro di questo uomo “infedele e bastardo” (in un colloquio la sorella di Luana è di tutt’altro avviso; il padre è sempre stato amorevole e presente).

Luana nel raccontare la sua storia (seduta quasi come fosse una ballerina di danza classica, con quella schiena così dritta), dice di essere stata lasciata dal compagno senza un reale motivo “vorrei sapere come ha potuto lasciare una donna bella e intelligente come me.. Capisce Dottoressa.. E’ una vera testa di c.. – posso dirlo?- Bene! cazzo! quello lì.. ha presente come sono sciatte le donne oggi? Vede io quanto mi tengo bene.. Inoltre non sono nemmeno stupida! Capirà presto il grande errore e tornerà da me, ma Io (sulla I Luana alza anche il dito indicandosi cacciando un pò il petto – finto- fuori) lo rispedirò al mittente con tanto di calcio nel culo!”

Per i pochi dati che abbiamo a disposizione, una delle possibili ipotesi psicodiagnostiche che si potrebbe fare è che Luana abbia un disturbo narcisistico di personalità; Luana sembra infatti mostrare grandiosità, bisogno di ammirazione e la ricerca costante di un palcoscenico su cui esibire la sua grandiosità (lontano da questo però, Luana è pervasa da sentimenti di depressione, tristezza e vulnerabilità).

Procedendo con il colloquio emergeranno altri particolari come un abbassamento delle capacità lavorative da parte di Luana e – soprattutto- un comportamento parasuicida e autodistruttivo motivo per cui un’altra ipotesi possibile potrebbe essere, per Luana, un disturbo borderline di personalità

La diagnosi differenziale tra i due disturbi diventerà sempre più necessaria per attuare delle corrette ipotesi di intervento da parte della psicoterapeuta.

A Luana sarà fatto compilare anche il test MMPI-2; test utile a valutare le più importanti caratteristiche strutturali della personalità e dei disturbi emotivi. Luana, ad esempio, otterrà un punteggio molto elevato alla scala Ipocondria (Hs); i pazienti che ottengono un punteggio elevato in questa scala sono caratterizzati (oltre che da preoccupazioni somatiche), da una visione pessimistica della vita, cinismo, narcisismo, lamentosità, insoddisfazione, atteggiamento critico nei confronti degli altri.

Luana non ha accettato il risultato del test (altro punto ad es dei soggetti con alto punteggio alla scala Hs è proprio che rifiutano spiegazioni o trattamenti psicologici per i loro sintomi) e non è più tornata, in studio.

La sorella tempo dopo ci ha riferito che Luana aveva tentato ancora una volta il suicidio e che tuttavia, non voleva procedere con un invio presso la salute mentale.

Non abbiamo altre notizie della donna serpente che è entrata in studio, in un giorno di Dicembre, strisciando sì.. ma lasciando un profondo solco.. una profonda impronta della sua fluida presenza.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Il “giovane” Narcisista

I pazienti narcisisti giovani hanno relazioni brevi e insoddisfacenti. Infatti, dopo l’entusiasmo iniziale l’idealizzazione del partner lascia spazio alla svalutazione o alla noia ed essi finiscono col mettersi alla ricerca di nuovi partner in grado di soddisfare i loro bisogni di ammirazione, affermazione, amore incondizionato e perfetta armonia. Generalmente questi pazienti si sposano dopo i trenta o i quaranta anni. Tuttavia in tali matrimoni si presentano difficoltà coniugali; un marito narcisista può arrivare ad avere una rabbia cronica verso la moglie, perché sente di essere umiliato ed è incapace di perdonare, e non c’è niente che il partner possa fare per rimediare alla situazione.

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Altro problema per i pazienti narcisisti è l’invecchiamento. In molti casi questi pazienti sono fisicamente attraenti o dotati di notevole fascino personale e hanno avuto un certo successo durante la giovinezza. Ma, come dice anche Kernberg, il confronto finale del Sé grandioso con la qualità fragile, limitata e transitoria della vita umana è inevitabile. I pazienti narcisisti non invecchiano bene. Per sentirsi ancora giovani e vigorosi possono cercare freneticamente relazioni extraconiugali con partner molto più giovani di loro, decidere di partecipare a gare di maratona o, addirittura, avere un’improvvisa conversione religiosa.

Le persone che soffrono di questo disturbo sono anche incapaci di provare soddisfazione indirettamente, attraverso i successi di persone più giovani, spesso i propri figli; anzi provano addirittura invidia nei loro confronti. Si trovano così spesso da soli, senza nessuna relazione che li sostenga e con la lacerante sensazione di non essere amati.

Solo grazie alla terapia si possono attenuare le sofferenze della seconda metà della vita e i pazienti narcisisti possono raggiungere un certo grado di empatia e almeno in parte cominciare a sostituire l’invidia con l’ammirazione, considerare gli altri come individui separati con i loro bisogni e possono esser capaci di evitare che la loro vita si concluda con un’amara solitudine.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Narcisismo al cinema

In questi mesi abbiamo descritto in alcuni articoli le diverse sfaccettature del narcisismo, a partire dagli studi fino alle implicazioni Cliniche degli aspetti patologici delle personalità narcisistiche.

Oggi vi propongo uno spaccato cinematografico che attraverso due maschere, due personaggi molto conosciuti può raccontarvi in maniera più diretta questo disturbo di personalità.

Parliamo di Tony Stark, protagonista di “Iron Man” e di Miranda Priestley, protagonista del film “Il Diavolo veste Prada”. Proviamo a guardare a fondo a le loro storie per comprendere al meglio da dove nasce il loro narcisismo.

Iron Man nasce in Afganistan. Tony Stark è un miliardario visionario, un genio, ma anche un grande patriota americano. Viene idolatrato dai soldati, sempre elegante, nodo alla cravatta allentato, occhiali da sole a specchio e whisky in mano. Si presenta come un uomo sfrontato, esibizionista e seduttore. Il narcisista potrebbe proprio apparire così. Toni Stark non fa altro che esagerare con la sua eleganza e sottolinea spesso la sua genialità, gira con una macchina lussuosa. Non disdegna la platea e la folla che lo acclama, ama essere protagonista con le donne e ama sedurle e affascinarle.

Iron Man – Tony Stark (immagine google)

In Iron Man 2 la sua entrata in scena è paradigmatica: sul palco della “Stark Expo”, elegantissimo nella sua nuova armatura dice: “non voglio dire che il mondo conosce il più lungo periodo di pace ininterrotta grazie a me”.

Nel caso di Miranda Priestley è un po’ diverso il modo di esprimere la propria superiorità agli altri. Infatti, a differenza di Tony Stark, che pare godersi la vita e la sua opulenza; Miranda pare invece più bisognosa di un lusso che la porti invece lontana dalla gente comune. Per tutto il film infatti il suo personaggio tende a scappare dagli altri, è condiscendente e spesso irritata dal contatto con gli altri. Molto significativa è la scena in cui assistendo all’anteprima (realizzata per lei) della collezione di uno degli stilisti sue creature, praticamente “distrugge” con il proprio atteggiamento le ultime creazioni, squalificando tutto il lavoro fatto. Accoglie la nuova assistente, sbagliando continuamente il nome e le anticipa che probabilmente andrà a finire (male) come le altre che l’hanno preceduta. La sua frase di commiato “è tutto!” è il massimo del disprezzo narcisistico, rappresenta infatti il totale disinteresse all’opinione o al pensiero dell’altro.

Il Diavolo veste Prada – Miranda (immagine google)

Nonostante in entrambi i film venga poco rappresentato il vuoto, la noia e la solitudine, la si può comunque percepire e in effetti rappresenta quella che è la vera esperienza narcisistica. Il narcisista vuole infatti sfuggire al buio del proprio vuoto e la sua ricerca di ammirazione è un tentativo disperato di sfuggire al timore di essere ostacolato e quindi anche privato di quelle cose che non vuole perdere e che dal suo punto di vista gli spettano di diritto.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Se ve li siete persi ecco i link degli altri articoli che parlano di Narcisismo: “Narcisismo sano e Narcisismo Patologico” ; “Narcisismo: I primi studi” ; “Narcisismo del Potere e Umorismo” ; “Disturbo Narcisistico di Personalità

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Narcisismo sano e narcisismo patologico.

Come già descritto nel post di qualche giorno fa “Il Narcisismo i primi studi” l’interesse verso il narcisismo e le sue implicazioni normali e patologiche, individuali e sociali, sono state davvero numerose. Oggi proverò a focalizzare l’attenzione a quel continuum che lega gli aspetti sani e positivi del narcisismo, all’altra faccia della medaglia, rappresentata dal narcisismo patologico.

NARCISISMO SANO E PATOLOGICO

Nella pratica clinica Psicopatologica e Psichiatrica contemporanea non è semplice cogliere la differenza tra narcisismo sano e narcisismo patologico. Certamente una certa quantità di amor proprio non solo è normale, ma anche auspicabile per una persona. Qual è allora il confine che può differenziare un narcisismo sano da uno patologico?

Le forme patologiche di narcisismo si possono identificare, ad esempio, tramite la qualità delle relazioni che la persona instaura con gli altri. I narcisisti sembrano incapaci di amare. Una persona con disturbo narcisistico di personalità tratta gli altri come oggetti da usare ed abbandonare secondo i suoi bisogni. Pare essere incurante dei loro sentimenti. Inoltre i narcisisti patologici sono soliti interrompere una relazione dopo un breve periodo di tempo, di solito quando l’altro incomincia a porre richieste relative ai suoi bisogni. Le relazioni dei narcisisti difficilmente funzionano perché il narcisista è incapace di mantenere il proprio sentimento di autostima. Nelle relazioni interpersonali sane, invece, si possono notare sin da subito alcune caratteristiche, quali: l’empatia e la preoccupazione per i sentimenti dell’altro, un interesse per le idee altrui, la capacità di tollerare ambivalenza nelle relazioni di lunga durata e la capacità di riconoscere il proprio contributo nei conflitti interpersonali. Anche nelle relazioni sane può capitare che uno dei due partner, in alcuni casi, possa servirsi dell’altro per gratificare i propri bisogni, ma questo comportamento è occasionale e non rappresenta uno stile pervasivo di porsi in relazione con gli altri.

NARCISISTA INCONSAPEVOLE E NARCISISTA IPERVIGILE

La letteratura scientifica identifica aspetti di un continuum nel disturbo narcisistico di personalità. Gli estremi di questa linea immaginaria sono occupati rispettivamente dal “narcisista inconsapevole” e dal “narcisista ipervigile”. Questi termini si riferiscono specificamente allo stile di interazione prevalente del soggetto, sia nella relazione di transfert col terapeuta sia nelle relazioni sociali in generale.

Il narcisista inconsapevole non ha consapevolezza delle reazioni degli altri, è insensibile ai bisogni delle altre persone, mostra un evidente bisogno di essere al centro dell’attenzione e i suoi discorsi sono ricchi di riferimenti ai suoi successi. Questo tipo di narcisismo è quello che in genere viene descritto nei manuali diagnostici (DSM IV – DSM V – ICD 10) per indicare le persone con disturbo narcisistico di personalità.

Il narcisista ipervigile, al contrario dell’ “inconsapevole”, è estremamente sensibile al modo in cui gli altri reagiscono nei suoi confronti, anzi la sua attenzione è costantemente diretta verso gli altri. Il narcisista ipervigile si presenta infatti come timido e inibito, evita di mettersi in luce perché convinto di essere rifiutato e umiliato, e tende a sentirsi continuamente offeso. Inoltre prova un profondo senso di vergogna connesso al segreto desiderio di esibirsi con modalità grandiose. Il narcisista ipervigile pare sentirsi sempre inadeguato e intrinsecamente difettoso.

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Nonostante entrambi paiono lottare per mantenere e sostenere la propria autostima, le modalità che utilizzano sono estremamente diverse. Insomma, il narcisista inconsapevole tenta di impressionare gli altri con le sue qualità; mentre il narcisista ipervigile evita tutte le situazioni in cui può sentirsi vulnerabile e studia attentamente gli altri per apparire come si deve (come vogliono gli altri o come vuole che gli altri lo vedano). Egli attribuisce proiettivamente agli altri la disapprovazione che nutre nei confronti delle sue fantasie grandiose.

Può capitare che queste due tipologie possano presentarsi in forma pura (cioè con caratteristiche uniche e ben definite per ipervigile o inconsapevole). Capita però che molte persone portino una miscela di caratteristiche fenomenologiche di entrambi i tipi di narcisismo.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Il Narcisismo: i primi studi.

In questo e in un altro post tratterò di un argomento il narcisismo, assai utilizzato, perfino nei salotti televisivi e nei video di esperti e navigati youtuber, ma poco conosciuto e diversamente banalizzato.

Potremmo definire il narcisismo come l’amore per la propria immagine. Nell’antico mito di Narciso, questi innamoratasi della propria immagine riflessa nell’acqua, annegò per averla voluta contemplare troppo da vicino.

Gli studi sul narcisismo e le sue implicazioni nello sviluppo della personalità umana, nella psicopatologia e nella psicologia dei gruppi nascono da molto lontano e tutt’ora risultano essere molto attuali.

Il termine narcisismo è introdotto da Nacke (1899), è “il comportamento di una persona che tratta il proprio corpo allo stesso modo in cui è solitamente trattato il corpo di un oggetto sessuale, compiacendosi di contemplarlo, accarezzarlo e blandirlo, fino a raggiungere… il pieno soddisfacimento. Sviluppato fino a questo grado il narcisismo ha il significato di una perversione che ha assorbito l’intera vita sessuale dell’individuo…”. Insomma secondo Nacke, il narcisismo era una sorta di perversione in cui l’oggetto preferito dalla persona è il proprio corpo.

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Il motivo per il quale Freud si occupa della concezione di narcisismo primario e normale, è quando cerca di far collimare ciò che si sapeva della dementia praecox e della schizofrenia con le premesse della teoria della libido. “ I malati di questo tipo, che ho proposto di definire parafrenici, presentano due tratti caratteristici fondamentali: il delirio di grandezza e il distacco del loro interesse da persone e cose del mondo esterno” (Freud)

La libido sottratta al mondo esterno è stata diretta sull’Io, dando origine per conseguenza a un comportamento che possiamo definire narcisistico.” (Freud – narcisismo secondario)

Un terzo apporto alla teoria della libido viene dalle osservazioni della vita psichica di bambini e di primitivi. In questi si potrebbero annoverare delle peculiarità che potrebbero rientrare nelle manifestazioni del delirio di grandezza “una sopravvalutazione del potere dei propri desideri e atti psichici, l’onnipotenza dei pensieri, una fede nella virtù magica delle parole e una tecnica per trattare con il mondo esterno, la magia”. Il concetto è di un investimento libidico dell’io in origine, che poi in seguito viene ceduta ad oggetti, ma suscettibili di essere poi tirati indietro. Si osserva una contrapposizione tra libido oggettuale e libido dell’Io. Quanto più si usa l’una tanto più si depaupera l’altra.

Il punto più alto della libido oggettuale è raggiunto nello stato di innamoramento, quando si ha un completo investimento d’oggetto è una rinuncia del soggetto alla propria personalità; la situazione opposta la si riscontra nella fantasia della “fine del mondo”, propria dei paranoici.

Le due forze libidiche, nello stato originario narcisistico (narcisismo primario) coesistono, solo nel momento di un investimento oggettuale è possibile discriminare una energia sessuale, la libido, da quella delle pulsioni dell’Io. Non esiste nell’individuo sin dall’inizio una unità paragonabile all’Io. Le pulsioni autoerotiche sono invece primordiali, quindi deve ancora aggiungersi qualche cosa all’autoerotismo affinchè diventi narcisismo.

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Per lo studio e la conoscenza del narcisismo Freud ci indica diverse strade. Innanzitutto prende in considerazione che solo con lo studio del patologico, dementia praecox e paranoia si potrà arrivare a penetrare la psicologia dell’Io.

Ma disponiamo, dice Freud, anche di altre strade per lo studio del narcisismo: malattie organiche, ipocondria e vita amorosa.

Una persona tormentata dal dolore o malessere organico, ritira completamente il suo interesse dal mondo circostante e da tutto ciò che non ha a che fare con la sua sofferenza: “… ci rendiamo conto che, finché dura la sua sofferenza, egli ritira altresì l’interesse libidico dai propri oggetti d’amore, cioè smette di amare.”

Il malato ritira i suoi investimenti libidici sull’Io e li esterna solo dopo la guarigione. Libido e interesse dell’Io, condividono in tal caso lo stesso destino e tornano ad essere reciprocamente indistinguibili.

Al pari della malattia è il sonno a caratterizzarsi per un ritiro narcisistico sulla propria persona, che si traduce in un esclusivo desiderio di dormire.

L’ipocondriaco ritira dagli oggetti esterni interesse e libido e li concentra entrambi sull’organo che lo interessa.

Nel prossimo articolo dedicato al narcisismo parlerò di Disturbo Narcisistico di Personalità.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Amore, Love, Amor, Amour, Grà, Lyubov, Miłość, Ljubav,Dragoste, Liebe.

“Chi ama diventa umile. Coloro che amano hanno, per così dire, dato in pegno una parte del loro narcisismo”.

S. Freud.

Fonte youtube Italia

Non tutto può essere spiegato, talvolta: va soltanto vissuto.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Raccontare per raccontarsi.

Immagine Personale.

Negli ultimi anni, affiancate alla classica psicoterapia psicodinamica si sono incominciate a diffondere e a sperimentare tutta una serie di tecniche di intervento che vedono l’utilizzo di diverse forme di arte e di espressione (la scrittura, le arti figurative e la musica, per citarne alcune). La sperimentazione prima e il successivo utilizzo di queste tecniche, ha visto un largo uso – ad esempio della musica- in particolar modo nell’ambito dei contesti di riabilitazione e reinserimento sociale, motivo per cui, sono in aumento le ricerche che si occupano dei possibili effetti dell’ascolto o della pratica della musica.

Se originariamente tali ricerche si sono occupate dell’uso della musica in particolare per specifiche patologie neurodegenerative (morbo di Parkinson o Alzheimer per citarne alcune), attualmente è ormai sempre più frequente l’utilizzo della musica come un successivo supporto alla psicoterapia classica, presentandosi come un ulteriore canale di supporto per la persona.

Sembra che la musica possa aiutare a dar voce e corpo a tutte quelle sensazioni e emozioni che per alcuni, possono essere difficili da esprimere verbalmente nel solo contesto gruppale o nella stanza d’analisi.

“Attraverso il fenomeno musicale si può intuire il rapporto tra Io ideale e ideale dell’Io, a cui fa da contrappunto l’oscillazione tra relazione narcisistica e relazione duale (…) Il mito, l’Io ideale per rappresentarsi, ha bisogno dell’ideale dell’Io, un derivato del narcisismo, che ha una funzione di ponte tra Io ideale, Super Io, Io”. (Semi,A., “Trattato di Psicanalisi, p.,878, 1989)

Progetti per progettare un domani.

“Puortame là fore” è una canzone Rap scritta dai ragazzi dell’IPM di Airola (Bn) e interpretato insieme a Lucariello e Raiz (rispettivamente Luca Caiazzo e Gennaro della Volpe, artisti molto conosciuti e piuttosto attivi nel panorama della musica rap e alternativa napoletana). La stesura di questa canzone è nata nell’ambito di un progetto (di gruppo), di laboratorio di scrittura/tecnico del suono condotto nell’istituto insieme a una Onlus nell’ambito del progetto “il palcoscenico della legalità”. Anche nell’istituto minorile di Bologna, la musicoterapia è ormai prassi consolidata, grazie all’attività dell’associazione Mozart14 (fondata dal Maestro Claudio Abbado).

Nonostante gli eterni anni di studio classico (mi riferisco agli studi di pianoforte portati avanti negli ambienti accademici scanditi da costanti tendiniti e infiammazioni ai polsi), il personale interesse verso forme di comunicazione come quella Rap, continua ad entusiasmarmi e ad aprirmi continui campi di indagine.

Oggi condivido (approfittando del compleanno del frontman) con voi, un pezzo che considero profondamente evocativo di un preciso periodo storico/sociale; si tratta di “Curre Curre Guagliò” il cui album dall’omonimo titolo sarà inserito dalla rivista Rolling Stone Italia nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre (alla posizione 49). Il testo della canzone (a cui verranno apportate delle censure) sarà invece inserito in un’antologia della letteratura italiana per scuole superiori.

https://www.youtube.com/watch?v=MVNgLcJ0PiY

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.