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Quando (anche) i giovani professionisti si stancano.

Una paziente – qualche giorno fa- ha avuto un profondo attacco di panico. La donna, sofferente di ipocondria, ha avuto un crollo in seguito ad una certa vicenda.

La sua ipocondria è aumentata a dismisura a causa delle continue, incessanti, pressanti, logoranti e nauseanti notizie messe in circolo per tutto ciò che concerne il vaccino.

L’attacco di panico peggiore che abbia mai visto (ha battuto anche quello di una persona di cui già parlai qualche mese fa), è stato talmente forte da lasciare ombra persino su noi psy.

Sono molto stanca.

Ho pensato.. ragionato..

Nessuno di noi può sapere, in una settimana, mese o anno quanti eventi fortuiti (negativi) possono accadere ad una persona; nessuno (perché prima della pandemia questi dati a noi non interessavano minimamente) sapeva quanta gente (giovani o meno giovani, in salute o meno), fosse morta all’improvviso senza alcun sintomo o malattia.

Hai presente Eriksen?

Un calciatore che a pochissimi minuti dall’inizio di una partita cade a terra (più morto che vivo) con il cuore che si ferma.

Bum.

Stop.

Controlli su controlli, allenamenti, alimentazione sanissima, vita regolare.

Eppure accade.

A me non interessa entrare nel merito delle polemiche: sono stanca ed è difficile contenere ogni giorno un disagio che a momenti, si fa tuo (sì.. gli studi sono pieni di gente che ha paura di morire e parlare della morte, continuamente, non ha nulla di affascinante o poetico).

Mi rendo conto che la logica ha abbandonato ogni sua logicità intrinseca e come dico sempre “ognuno con le sue scelte si rende libero” (però, la persona, deve avere il coraggio di portare avanti al 100% la sua scelta senza vomitare sull’altro, a mo’ di scarica pulsionale, miliardi di motivazioni).

Vi saluto dallo studio, col “bavaglio”..

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Sul Vaccino e sulla Psicologia…

“Il modo in cui un leader gestisce il processo di rispecchiamento riflette il suo grado di maturità. La prova decisiva consiste nella sua capacità di mantenersi aderente alla realtà e di vedere le cose come realmente sono nonostante le pressioni di chi intorno a lui vorrebbe coinvolgerlo in un rispecchiamento distorto. Nei momenti di crisi, data la potenziale tendenza dell’essere umano al comportamento regressivo, anche individui con una notevole capacità di verifica della realtà possono lasciarsi indurre a vedere riflessa nello specchio un’ immagine non corrispondente alla realtà.”

Manfred F.R. Kets de Vries

Erich Fromm ha studiato una particolare forma comportamentale caratteristica della vita moderna. Esistono “persone orientate al mercato” che secondo Fromm hanno un incerto senso di identità e sono molto superficiali e mutevoli. Le persone orientate al mercato hanno una identità così mutevole che ci appare come la somma dei ruoli che ci si aspetta di vederli interpretare. Fromm esemplifica il tutto dicendo: “Premessa dell’orientamento mercantile è il vuoto, la mancanza di qualsiasi qualità specifica che potrebbe non essere soggetta a imitare, dato che qualsiasi tratto stabile del carattere potrebbe entrare un giorno in conflitto con le esigenze di mercato“.

Il nostro paese non ha scelto di avere un presidente del consiglio (le lettere minuscole sono volute) per evidente incapacità di governare.

Il nostro paese è molto bravo a mettere le pezze per “apparare” i disastri che genera con scelte sbagliate. Ma le pezze che “apparano” hanno una qualità molto speciale: a prima vista appaiono belle e resistenti e creano una sensazione di conforto incredibilmente appagante, però durano poco e pian piano tutto torna ad essere come prima.

Il nostro paese ha un’altra caratteristica quella di saper come confondere la gente.

Io credo che l’uscita molto infelice del presidente del consiglio sui vaccini inoculati a quei furbacchioni (ladri di vaccini) degli Psicologi sia una cosa pensata, una mossa ben architettata.

La Legge (che ha fatto lui con il suo governo) dice che gli psicologi in quanto operatori sanitari non hanno saltato alcuna fila. Il suo governo con un Decreto ha sancito di fatto l’obbligo del vaccino agli psicologi insieme agli altri operatori sanitari. Per coloro che non si vaccinano, è prevista la sospensione dall’attività professionale e la sospensione dall’Albo professionale.

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Quindi, a meno che il presidente del consiglio non abbia qualche problema di natura neurologica che possa aver creato problemi di memoria (non credo), oppure abbia qualche scazzo con la categoria (non credo perché all’insediamento parlò anche di disagio psichico e Covid) allora c’è dell’altro. Mi vien da supporre che la sua potrebbe essere stata un uscita ad arte, per deviare l’attenzione dal problema reale del piano vaccini, che sta fallendo miseramente, a causa dei ritardi ed errori palesi nel reperimento dei vaccini, nella comunicazione e nell’organizzazione. Infatti sono nate polemiche, invidie, accuse e guerre tra “poveri”, che alimentate dall’amplificazione dei media concorrono alla tecnica del : “facciamo partire la polemica, se la prenderanno con quella categoria. Nel frattempo prendiamo altro tempo e forse dimenticheranno che la colpa è nostra se non sono stati ancora vaccinati tutti gli anziani e le categorie a rischio (che inizialmente avevamo dimenticato di inserire tra le priorità)

Abbiamo un leader, molto ricco, molto influente, molto potente, molto intelligente, molto preparato, con molte conoscenze. Nonostante tutte queste superbe qualità sembra poco aderente alla realtà italiana. Deduco che la sua posizione privilegiata gli abbia creato qualche problema di miopia.

Noi Psicologi (la maggior parte) non lavoriamo solo on-line (forse il presidente non lo sa).

Parlo di me per rendere l’idea.

Io sono stato all’inizio della pandemia, a partire da marzo scorso, proiettato in prima linea a gestire una situazione psicologica complicatissima. Mi sono ritrovato a dover far comprendere a diverse decine di ragazzi immigrati, ospiti di centri d’accoglienza speciali, che non potevano uscire e che dovevano rispettare delle regole sanitarie rigidissime di punto in bianco. Per circa due mesi e mezzo ho dovuto sostenere psicologicamente, la paura, la rabbia, la noia, la depressione, il ritorno di vissuti traumatici (legati alle detenzioni e alle violenze libiche) della maggior parte di quei ragazzi che avevano cominciato a costruire qualcosa e che all’improvviso si è dissolta. Rischiavo, senza il vaccino, di portare all’interno dei centri d’accoglienza, il virus. Fortunatamente i ragazzi sono stati molto attenti, hanno rispettato le regole e non ci sono stati casi.

Mi sono ritrovato ad accogliere e supportare l’impotenza e il malessere psichico di pazienti che stavano crollando pian piano. Il governo non ci supportava, ma voleva solo che “tenessimo a bada” la gente e quel malessere che cresceva, chiedendoci di aiutare il sistema sanitario a contenere il panico (a gratis ovviamente).

I miei pazienti tornati a studio e in associazione, da metà maggio 2020, avevano bisogno della “presenza umana”. Io ho garantito loro questa necessità. I miei pazienti sono anziani di quasi 80 anni, persone con disabilità, persone con problemi fisici (i cosiddetti fragili “a rischio”, con ictus, problemi cardiaci, diabete, obesità…) , bambini, adolescenti..

Quando mi hanno chiamato per il mio vaccino obbligatorio, non potevo aver scelta, come tutti gli operatori sanitari, dovevo prima di tutto salvaguardare i miei pazienti e le loro fragilità. I miei pazienti, sanno del mio vaccino, non mi hanno mai detto “perché l’ha fatto prima lei, in fondo non rischia nulla”; mi hanno semplicemente chiesto “Ah.. dottò allora ci consiglia di farlo? è sicuro? Sapete con tutte queste notizie, non ci stanno facendo capire niente, abbiamo solo paura”.

Dott. Gennaro Rinaldi

La memoria e l’indifferenza

In questo mio post di ottobre 2020 parlo di memoria e indifferenza. Brevi considerazioni sul periodo che stiamo vivendo.. Buona lettura..

ilpensierononlineare

La società contemporanea soffre di un male: l’indifferenza.

Indifferenza alla memoria, alla storia, agli eventi e alle loro conseguenze.

L’uomo contemporaneo nonostante l’expertise di secoli e di svariati eventi continua sistematicamente a persistere negli stessi errori a distanza di tempo.

La sua bramosia di potere politico ed economico spinta da un pizzico di eccessiva presunzione, mette a riposo la memoria di un recente passato ricadendo inevitabilmente nel vorticoso labirinto di un errore, dal quale non sarà facile uscirne.

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<< La maggior parte dei giovani alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente >> (Hosbsawm).

Questo potrebbe essere l’errore reale della nostra società?

I giovani perdono interesse nella memoria storica perché stanchi di una realtà già vissuta, già vista, già studiata, che non appartiene più al loro mondo impregnato fin troppo nel benessere e nella velocità.

Un mondo a parte, un’…

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La pandemia terminabile ed interminabile

Pare ormai certo, siamo in piena terza ondata. A causa delle cosiddette “varianti” del virus, al governo stanno valutando il ritorno alle restrizioni dure. Si parla di zone arancioni, arancioni rinforzate, rosse e rosso scuro..

La situazione è decisamente “snervante“, come sosteneva un mio paziente, qualche giorno fa. Dopo l’illusione di una situazione sanitaria più o meno sotto controllo, per circa due mesi, dopo l’allarme seconda ondata di un autunno “caldissimo”, il traguardo pareva vicino. La campagna vaccinale, la speranza di un nuovo anno, la scoperta di alcune cure efficaci, l’apertura delle scuole.. tutti sintomi di un ritorno alla insperata normalità. Ma, dopo un anno giusto dal triste inizio dell’emergenza sanitaria, eccoci di nuovo a ri-vivere le stesse paure, le stesse immagini, le stesse parole, gli stessi bollettini, le stesse minacce di chiusure drastiche.

In psicoanalisi, parleremo di “ritorno del trauma“, nel nostro caso, reale.

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Il vissuto emotivo e psicologico per gli italiani, da nord a sud è allo stremo. Dagli ultimissimi monitoraggi, sullo stato psicologico della popolazione, effettuato dall’Ordine Nazionale degli Psicologi con l’Istituto Piepoli, la situazione è a dir poco allarmante. Il livello di stress degli italiani è tornato, in maniera molto preoccupante, ai livelli molto intensi dei primi mesi dell’emergenza dello scorso anno.

Il 62% delle persone intervistate, in queste ultime settimane, dichiara di aver raggiunto una condizione personale di stress, molto elevato. Quello di questi giorni è il livello più elevato registrato dall’inizio del nuovo anno. I risultati risultano ancor più significativi perché il 39% dichiara chiaramente di essere arrivata al limite massimo di stress. I risultati e le percentuali sono più o meno uniformi in tutta Italia: Sud (67%), Centro (64%), Nord (60%), Isole (61%).

La situazione di grave stress psicologico permane – afferma David Lazzari, presidente del Cnop – ed è sempre più allarmante perché sta diventando strutturale. Ci vorrebbe una specifica attenzione sul tema, garantendo ai cittadini il necessario supporto. Ma come noto nel Ssn gli psicologi sono pochissimi col risultato che a curarsi è soltanto chi può permetterselo. Viene così negato il diritto alla salute. Preoccupa anche il comportamento del Ministero della Salute che sembra disinteressarsi al problema”.

Come purtroppo riferisce David Lazzari, la situazione psicologica pare non interessare al nostro governo e quindi non viene assolutamente considerata come prioritaria. Purtroppo gli effetti del disagio, della fatica psicologica e dello stress nelle persone, si comincia a notare e per quanto possa sembrare strano, riguarda anche gli “assembramenti” visti e fotografati in tutte le città italiane, nelle scorse settimane, durante i primi weekend primaverili. Comportamenti irragionevoli e assurdi che però potevano essere previsti, prevenuti ed evitati, se solo fossimo intervenuti sugli aspetti traumatici e sullo stress causato dal vivere un anno in “stato d’emergenza”.

In un articolo di novembre ho parlato degli aspetti psicologici della “Pandemia Silente“, mentre durante i mesi del primo lockdown ho parlato dei primi disagi derivanti dalle chiusure e dalla paura del “virus sconosciuto” (Il Carceriere Invisibile).

Vi lascio i due link se volete approfondire.

https://ilpensierononlineare.com/2020/04/15/il-carceriere-invisibile-coronavirus-psicologia-di-un-isolamento-sociale-obbligato/

La pandemia silente. | ilpensierononlineare

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La pandemia silente.

In queste settimane stanno arrivando alla spicciolata i primi dati relativi ai “danni” psicologici legati alla pandemia da Covid-19 e sono abbastanza preoccupanti. Personalmente, nel mio lavoro quotidiano con i pazienti che ricevo nel mio studio e prima ancora con gli immigrati che seguivo nei centri d’accoglienza, avevo notato un certo incremento di alcuni sintomi legati all’ansia e allo stress più in generale, ma in alcuni casi, ci sono stai dei peggioramenti abbastanza evidenti nell’umore delle persone (sintomi legati alla depressione), fobie e attacchi di panico, perdita di riferimenti chiari per il futuro, apatia e rabbia. In diversi casi ci sono state anche delle evidenti regressioni e ricomparsa di sintomi che erano perlopiù stati superati in terapia.

Insomma nel mio piccolo ho notato in queste settimane soprattutto a partire da settembre una situazione decisamente preoccupante e ancor più preoccupante pare essere il velato disinteresse (mascherato da interesse estemporaneo e mirato) dell’informazione e delle amministrazioni predisposte ad attivare degli interventi.

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L’emergenza sanitaria, che ormai dura da quasi dieci mesi e probabilmente proseguirà per un bel po’. Ha come caratteristiche principali quelle della indeterminatezza nel tempo, della insicurezza legata all’imprevedibilità dell’evoluzione pandemica e la lotta contro un nemico invisibile. Questi elementi, insieme alle misure stringenti del governo per contenere il contagio, locali e nazionali, hanno un forte impatto psicologico sulle persone, che vivono personalmente, a livello familiare e collettivamente cambiamenti drastici ed evoluzioni spesso peggiorative delle loro condizioni di vita. Molti devono affrontare perdita del lavoro, riduzione delle ore lavorative o allontanamento forzato dal lavoro (alcuni affrontano le inadempienze del governo, con grandi ritardi negli aiuti economici); altri devono affrontare la stessa malattia con la paura, le insicurezze e la solitudine di lunghe quarantene; altri devono affrontare il dolore dei lutti. Insomma questo stato di emergenza ha costretto tante persone a sacrifici continuativi e a “rotture” improvvise. Da alcuni dati mostrati dalla Fondazione Soleterre nell’ambito del Fondo Nazionale per il Supporto Psicologico Covid-19, delle persone da loro seguite (91) il 31% manifesta disturbi da stress post traumatico in forma grave e il 2% molto grave. Tra i sintomi più comuni c’è la depressione (nel 23% moderata e il nel 40% grave); l’ ansia ( nel 37% moderata e nel 32% grave); la rabbia (nel 25% moderata e nel 23% grave); disturbi del sonno (nel 17% moderata e nel 22% grave) e uso di sostanze (nel 37% grave). In alcuni casi si sono registrati anche episodi di violenza domestica.

In un articolo recente su fanpage è riportato un dato denunciato da Spi Cgil Lombardia che ha messo in atto uno studio sul tema, ma legato alle conseguenze psicologiche sugli anziani; il 30% degli anziani ha subito un peggioramento della propria situazione psicologica rispetto al periodo precedente al primo lockdown di marzo (questi dati sono venuti fuori da un lavoro congiunto effettuato con l’Istituto Mario Negri in Lombardia).

“L’ultima rilevazione sullo stress degli italiani, del 2 novembre, ci da un indice di 62 su 100, lo stesso livello di marzo. Il 41% delle persone evidenzia un livello di stress tra 80 e 100 su 100 (Centro Studi CNOP, Ist. Piepoli 02.11.20).”

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Concludo dicendo che bisogna smetterla di considerare il “dolore psicologico” come un “danno” relativo e di minore importanza. Un qualcosa che esiste, ma che è meglio non considerare. Ciò significa squalificare e svalutare un disagio che non riveste solo il singolo, ma che riguarda tante persone. Non è mai troppo tardi per comprendere e rimediare.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

IL TEMPO DELL’INCERTEZZA

Il tempo è il protagonista nel bene o nel male della nostra esistenza, ma come facciamo a riferirci ad esso come a qualcosa di reale?

L’unica cosa ad essere reale è la nostra idea di tempo, perché il tempo non è altro che una concettualizzazione mentale di un qualcosa di astratto. È l’idea sostantivata che designa l’alternarsi regolare del giorno e della notte dovuto alla rotazione della terra sul proprio asse; un modo per definire quel fenomeno dell’invecchiamento che è di tutta la materia vivente e non; è un tentativo patetico dell’uomo di dare un senso e una regola a tutto ciò che pensa di conoscere.

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In virtù di tale definizione, mi sembra abbastanza evidente che la nostra paura di qualcosa di intangibile di cui conosciamo nulla o che ci illudiamo di conoscere almeno in parte e in qualche modo di controllare, è lecita. Anche e in particolar modo quando la nostra capacità e libertà di scelta nel presente ci viene preclusa da vincoli che possono essere di natura soggettiva o ambientale. In tal modo la nostra già sbiadita immagine del nostro presunto futuro svanisce, allora tutte le nostre convinzioni scandite da obbiettivi e previsioni cadono inesorabilmente, quindi abbiamo paura.

Questa paura deriva dal fatto che la stessa natura umana è portata a vivere disseminando per strada continui appoggi che si basano sulla nostra capacità predittiva, che a sua volta deriva dalla nostra esperienza; venuti a mancare tali appoggi che derivano quindi da una mancata attività esperienziale in quel campo, senza rendercene conto cadiamo nel baratro delle incertezze e quindi nel terrore verso l’avvenire.

L’uomo ha bisogno di certezze perché spesso senza di esse sopraggiunge l’ansia che prelude all’incertezza e allo sconosciuto. Se queste certezze non si possono avere spesso ci rivolgiamo alla fede o in qualunque cosa possa dare un senso al non senso.

Passato, presente e futuro nel bene e nel male sono persistenti nella nostra vita, sono caratterizzanti e significativi rispetto al nostro vissuto con il susseguirsi di problemi, opportunità e soluzioni.

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Ad esempio, un problema che caratterizza il futuro, nell’epoca che viviamo, risulta essere abbastanza comune nella generazione dei giovani molto sensibile alla attuale instabilità del sistema sociale, economico e sanitario mondiale.

https://ilpensierononlineare.com/2019/09/26/leta-in-divenire-ladolescenza-come-terra-di-mezzo-tra-linfanzia-e-la-vita-adulta/

La sorta di insicurezza nella quale ci troviamo a vivere può creare nevrosi collettive e individuali, che alimentano timori e paranoie nei singoli e nei gruppi che nel peggiore dei casi possono sfociare in estremismi verbali e comportamentali più o meno gravi che a volte condizionano moltissime persone e popoli interi.

Il problema del passato invece può avere un peso specifico più determinante. Ad esempio, un rifiuto e una negazione di esso, nella visione psicologica e psicoanalitica, potrebbe derivare da traumi più o meno gravi. Per trauma intendo inquadrare tutta una serie di situazioni che possono aver inciso in modo distruttivo sulle certezze, sulla morale, sull’esperienza e sulla coscienza dell’individuo inteso, ovviamente, nel suo contesto ambientale ed esperienziale. Il rifiuto del passato è sintomo di una carenza, di una mancanza che genera una falla in un sistema chiaramente precario.

Le nostre certezze riguardo il tempo si rivolgono unicamente al passato, in quanto tangibile e osservabile nell’ immenso scorrere dei fotogrammi dei nostri ricordi; il futuro non esiste in quanto esso è continuamente soggiogato dal presente che è l’attimo irrisorio che esiste e poi muore cedendo all’ incombenza del passato.

Enzo Avitabile feat Pino Daniele “E’ ancora tiempo” – Album “Black Tarantella”

“Finisce bene ciò che comincia male”

Dott. Gennaro Rinaldi