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Cosa sono le fobie?

Cosa sono le fobie? Le fobie possono essere descritte come paure irragionevoli e inappropriate. Già nel 1798 Benjamin Rush descrisse le fobie come “paure di demoni immaginari o paure indebite di cose reali”.

Alla scoperta di una regione della nostra psiche decisamente terrificante.. ma non abbiate paura..
Buon Ascolto!

Cosa sono le fobie? – Podcast – In viaggio con la Psicologia

“Una delle più grandi scoperte che un uomo può fare, una delle sue più grandi sorprese, è scoprire che può fare ciò che aveva paura di non poter fare”

Henry Ford

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Superare le proprie paure

“Una delle più grandi scoperte che un uomo può fare, una delle sue più grandi sorprese, è scoprire che può fare ciò che aveva paura di non poter fare”

Henry Ford
Photo by Pixabay on Pexels.com

dott. Gennaro Rinaldi

Paura e panico.

Chi non ha paura?
Vi ripropongo un articolo che tratta di una condizione molto comune a tantissime persone.
Paura e panico possono influenzare negativamente la nostra vita e hanno un grosso impatto negativo anche sulle relazioni. Insomma, con la paura non si scherza..
Fortunatamente il supporto psicologico e la psicoterapia, in questi casi il più delle volte, sono molto efficaci.
Buona lettura!

ilpensierononlineare

Oggi voglio parlarvi della paura e del suo esito più estremo il panico (approfondirò poi in un prossimo articolo il disturbo da attacchi di panico). Potremmo considerare il panico come quella sensazione di paura incontrollabile che può prenderci alla sprovvista e che ci rende impotenti. Spesso questa sensazione può avere delle connessioni con fattori oggettivi esterni, ma tante volte può alimentarsi con fattori interni all’individuo. La paura può infatti essere condizionata anche dall’interpretazione falsata di segnali esterni. La persona che la prova, per esempio, percepisce come pericolosi segnali che per altre persone risultano innocui e decisamente affrontabili.

Una crisi di panico può verificarsi sia in situazioni oggettivamente critiche e pericolose (incidenti, disastri, incendi…) sia in situazioni legate a luoghi della quotidianità (in supermercato, in ascensore, al cinema, in auto, per strada..), “l’elemento comune è che la persona perde il dominio di sé, dei propri atti e pensieri e…

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Panico

– S. entra nella studio per la seconda volta.

La prima volta è stata accompagnata dalla madre. Si sedettero speculari dinnanzi a me, a distanza di sicurezza causa Covid. Lei era per lo più assente, guardava il cellulare, mentre la madre provava a farmi capire, superando la barriera della mascherina che le copriva il volto con un tono più alto di voce, cosa l’avesse portata in quella stanza. Pare che S. da qualche tempo soffrisse d’ansia e probabilmente avesse avuto due tre episodi d’attacchi di panico. S. è una ragazza di 17 anni, alta, alla moda, capelli lunghi, curata, sportiva. In apparenza sicura di se, atteggiamento provocatorio e strafottente. Perché era lì?

Il primo incontro fu per lo più transitorio. S. al secondo incontro era sola. Aveva nella mano destra la sua arma tecnologica (il cellulare). Le chiedo: ” io non c’ho capito niente la volta scorsa, vorrei mi raccontassi cosa ti ha portato a chiedere il mio aiuto”. Lei resta in silenzio per alcuni secondi. Gli occhi nascosti a metà dall’ombra della mascherina, diventano lucidi, con voce rotta dall’emozione mi dice: ” Ho paura. Di notte ho paura di addormentarmi. Una notte stavo soffocando, non riuscivo a respirare, sudavo e non riuscivo ad alzarmi dal letto. Poi mi capita spesso che per strada, se torno di sera a casa, mi batte forte il cuore, ho paura mi possa accadere qualcosa, ho sempre questa sensazione di soffocare, mi sento una pazza!”. S. non riesce a trattenere le lacrime.. –

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Gli attacchi di panico si presentano come episodi isolati di ansia somatica e ansia psichica associata ad un estremo senso di paura e attivazioni fisiologiche. Un attacco di panico generalmente ha una durata di pochi minuti e può presentarsi con diversi sintomi come: palpitazioni, tachicardia, sudorazione, tremori, sensazioni di soffocamento, dolori e fastidi al petto, dolori addominali, nausea, sensazioni di vertigine, sensazioni di svenimento, brividi, vampate di calore, derealizzazione (sensazioni di perdita della realtà), depersonalizzazione (sentirsi come distaccati da se stessi), Paura di perdere il controllo e di impazzire, paura di morire.

Un attacco di panico è improvviso e pare non essere gestibile per chi lo vive. In genere quando una persona si trova in questa condizione deve interrompere l’attività che stava facendo, può avere la necessità di scappare all’aperto (se si trova in un luogo chiuso), può avere la necessità di tornare a casa (ovunque si trovi), può stendersi a terra. In tutti i casi e in tutte le reazioni, la necessità è quella di far scemare la sensazione di panico. In genere questi sintomi e l’escalation che porta al panico è attivata dalle reazioni psicologiche agli eventi. La frequenza degli attacchi di panico può essere, nei casi più gravi, anche di diverse volte al giorno. Nei casi meno gravi può capitare anche una – due volte a settimana, ma la sensazione e il vissuto personale di chi l’ha avuto è angosciante.

L’urlo

Capita spesso di soffrire di attacchi di panico durante la notte, mentre dormiamo. Questa possibile evoluzione del disturbo, può ovviamente avere conseguenze serie sul sonno (insonnia) e sul riposo della persona. Questa condizione può portare a tutta una serie di complicazioni indotte dalla privazione di sonno.

Spesso le preoccupazioni che agevolano lo svilupparsi degli attacchi di panico sono legate a timori per il proprio stato di salute (presenza di una malattia grave non diagnosticata), preoccupazioni sociali legate all’imbarazzo e alla paura di essere valutati e giudicati, preoccupazioni legati alla paura di poter letteralmente impazzire da un momento all’altro e magari poter farsi del male o far del male a qualche familiare. Tutte queste preoccupazioni portano ad una risposta difensiva di evitamento. La persona che soffre di attacchi di panico eviterà di mettersi in situazioni che possano esporlo al rischio di avere un attacco improvviso.

Il disturbo di panico genera nelle persone che lo vivono un vissuto angosciante reale, anche se in apparenza pare essere qualcosa di assurdo ed “esagerato”. Non bisogna sottovalutarlo. Non dobbiamo squalificare e sottostimare l’intensità dei sintomi e le loro conseguenze sulle persone. Se si interviene in tempo, con l’aiuto di un buon supporto psicologico e una psicoterapia, che aiuteranno a scovare e risolvere i contenuti psicologici problematici sottostanti all’attacco di panico, i sintomi possono regredire e si può guarire.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La paura e l’uomo coraggioso.

“Ho imparato che il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura. L’uomo coraggioso non è colui che non prova paura ma colui che riesce a controllarla.”

Nelson Mandela

Il 18 luglio del 1918 nasceva Nelson Mandela.

Nelson Mandela – immagine google

“Forse sto diventando pazza..!! Qualcuno mi aiuti!!”

Un caffè (freddo) con i dottori – Rubrica settimanale –

Disclaimer:

Coloro che inviano la mail, acconsentono alla resa pubblica di quanto espressamente detto. Tutte le informazioni personali (ad esempio nome), così come tutti gli altri dati sensibili, sono coperti dal segreto professionale e dalla tutela del cliente (ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi). Le fonti di invio delle mail sono molteplici (non legate al solo wordpress).

Per la rubrica “Una caffè freddo con i dottori”, ho scelto di rispondere ad una ragazza di 25 anni, studentessa universitaria. Nella mail ci descrive la comparsa improvvisa di un ospite scomodo, terrorizzante, ma conosciuto Ecco la sua lettera:

“Buongiorno. Mi chiamo P. ho 25 anni e sono una studentessa universitaria. Quest’anno ho frequentato l’ultimo anno di Magistrale. Studio lontano da casa. Vivo in un appartamento con altre due ragazze per la maggior parte dell’anno. Non ho grossi problemi all’università, lo studio va discretamente bene. Mi mancano 4 esami alla laurea. Voi vi chiederete: “sembra vada tutto bene, perché ci ha contattato?”. No. Non va per niente bene. Ho dato l’ultimo esame a inizio giugno e ne avevo in programma un altro la prossima settimana. Dal giorno dell’ultimo esame non ci ho capito più nulla. Ho sempre sofferto un po’ di ansia e un paio di volte ho avuto (credo) degli attacchi di panico, ma riuscivo a gestire il tutto prendendo il mio “amico” ansiolitico (regolarmente prescritto dal mio medico). Sono ormai settimane, forse un mese, non lo so che ho attacchi di panico un giorno si e pure l’altro. Ho un peso sul petto che non mi fa respirare. Ho avuto il terrore fosse il covid e ho fatto almeno tre volte il tampone. L’ansiolitico sembra calmare un po’ tutto, ma dopo torna peggio. Non riesco a dormire bene e il caldo non mi aiuta. Ormai fumo un pacchetto di sigarette al giorno (prima un pacchetto durava una settimana). I miei genitori al momento non sanno nulla, ma tra qualche giorno tornerò a casa e non so cosa dire loro. Il mio esame di luglio? Ho lanciato i libri per aria! Non riesco a capire cosa sta succedendo! Le mie amiche mi hanno consigliato di chiedere consiglio ad uno Psicologo. Forse sto impazzendo. Io non voglio impazzire!”

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La paura, l’ansia e l’attacco di panico sono strettamente legati e insieme possono rompere anche equilibri in apparenza molto solidi. L’attacco di panico può essere considerato alla stregua di un vero e proprio tsunami emotivo, dagli effetti più o meno devastanti per la persona che ne viene travolta. Chi soffre di attacchi di panico è terrorizzato dalle reazioni che si possono avere dinnanzi ad una paura ingestibile e incomprensibile. Aver paura della paura, questa è la sensazione che si prova e questa sensazione non fa altro che esasperare i sintomi psicofisiologici fino alla perdita di controllo. L’innesco comune a tanti episodi di attacchi di panico è da rintracciare in un sentimento o un vissuto personale di impotenza e solitudine di un particolare momento della propria vita.

Cara P. come lei ha descritto nella mail, la sua esperienza con l’ansia e con gli attacchi di panico, non è recente. Ha già potuto vivere un malessere simile nella sua vita, ma probabilmente non ha mai affrontato nella maniera opportuna il suo sentire e le dinamiche che innescavano in maniera periodica questi episodi di panico. L’utilizzo dell’ansiolitico funge solo da tappo. Si immagini come una bottiglia di spumante o champagne. L’ansia e il panico saranno gli elementi di disturbo che la agiteranno. Come spesso capita, una volta agitata, la pressione alimentata dall’anidride carbonica interna alla bottiglia saturerà velocemente lo spazio libero da liquido e spingerà per uscire. In tal caso il tappo (l’ansiolitico) non resisterà per molto tempo prima di saltare per aria.

Le sue amiche le hanno dato un consiglio prezioso. La psicoterapia la aiuterà a comprendere il senso della sua risposta emotiva esasperata agli stimoli ansiosi o alla paura che innesca quest’ultimi. La aiuterà inoltre a comprendere eventuali (e possibili) interazioni disfunzionali che si innescano con gli altri quando si sviluppa il panico.

Spesso infatti si osservano “ridondanze”: tentativo di evitare o sfuggire allo stimolo che spaventa; ricerca di aiuto e protezione; tentativo spesso fallimentare di controllare le reazioni psicofisiologiche; è proprio la ripetizione inconsapevole, nel tempo, di questo tipo di interazione con il mondo e con gli altri ad incrementare la paura e il timore per il panico e per l’incapacità di fronteggiare tutto quello che può succedere.

Infine la psicoterapia le darà (a differenza del farmaco) tutti gli strumenti e le strategie per comprendere, fronteggiare e gestire l’ansia, la paura e gli attacchi di panico.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Delirio

Potremmo definire il delirio come un’idea errata, ma alla quale una persona aderisce in maniera piuttosto convincente. Il contenuto delle idee delirante è spesso palesemente assurdo per gli altri.

Lo Psicopatologo tedesco Karl Jaspers riconosceva nel delirio tre caratteristiche principali: assoluta certezza soggettiva, impossibilità del contenuto, incorreggibilità.

Inoltre Jaspers distingueva tra percezione, rappresentazione e consapevolezza delirante. Nella prima si attribuisce un significato delirante ad una percezione normale; nel secondo i deliri si manifestano sotto forma di ricordi e di idee che invadono improvvisamente la coscienza; nel terzo la persona sente che le cose stanno in un certo modo, anche se non le ha vissute dal punto di vista sensoriale.

Le idee deliranti possono essere “primarie” quando nascono dalla diretta “trasformazione” fantastica di elementi della realtà circostante; possono essere secondarie quando derivano da una condizione mentale ed emotiva transitoria, ma significativa (depressione, uso di sostanze).

Le idee deliranti spesso sono un tentativo estremo di dare una spiegazione razionale a situazioni e fenomeni percepiti come incomprensibili ( “sono caduto dalla scala perché mi girava la testa. Credo che qualcuno degli invitati alla festa mi abbia messo qualcosa, qualche droga in quello che ho bevuto e mangiato. Ne sono certo. Non ho mai sofferto di giramenti di testa e poi dall’inizio della festa tutti mi guardavano e mi offrivano da bere e da mangiare” ).

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La nascita del delirio è accompagnata da uno stato d’animo angoscioso. La persona che ne soffre avverte che c’è qualcosa che non va, che il mondo ha assunto un aspetto minaccioso. In qualche modo l’idea delirante fornisce un senso e una spiegazione (per quanto bizzarra e assurda) a questa condizione personale di terribile incertezza. Permette quindi alla persona di dare un significato “accettabile” agli eventi che accadono.

Quindi a partire dall’idea delirante originaria la persona costruirà una teoria e una storia che permetterà di inglobare tutti gli eventi, il mondo circostante e le proprie sensazioni in un unico “sistema delirante“, che offrirà a quella persona una visione del mondo personale.

I deliri possono essere classificati in base al loro contenuto, saranno quindi : persecutori, mistici, di grandezza, ipocondriaci, di gelosia, di colpa, di rovina. Spesso il delirio paranoico (quando non c’è la presenza anche di schizofrenia) è molto difficile distinguerlo dalla realtà, perché sarà moto coerente e verosimile con la realtà e i vissuti della persona.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi