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LiberAzione.

Meglio dormire libero in un letto scomodo che dormire prigioniero in un letto comodo.”
Jack Kerouac

Il brano proposto è la sigla del film/documentario uscito a Dicembre 2015 con l’intento di far luce (e portare attenzione) sul caso dell’insegnante elementare di Castelnuovo Cilento sottoposto a TSO il 31 luglio e rinchiuso nel reparto psichiatrico del Vallo della Lucania, dichiarato poi morto il 4 agosto.

Sei medici sono stati, successivamente, condannati.

All’interno del brano viene citata “Addio Lugano bella”.. perché nessuno ha il diritto di prelevare, legare, imbavagliare e costringere un altro essere umano.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Sfumature.

Sono una persona dai sentimenti “mai a metà”, ecco perché amo le sfumature

Mi spiego..

Per me la libertà a metà non esiste; o sei libero oppure no.. da qui la mia difficoltà nella condizione attuale.

Per me il bianco e il nero non esistono ma esiste una tavolozza infinita di sfumature che ho potuto (e posso) amare proprio perché sono convinta che quando puoi contare su una condizione di libertà totale (mentale, ad esempio), puoi permetterti il “lusso” di amare e concederti la bellezza e la varietà delle sfumature.

L’anno trascorso ha messo a dura prova le mie sfumature.

A quale sfumatura hai dovuto rinunciare?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Un uomo viaggia…

“Un uomo viaggia per tutto il mondo in cerca di quello di cui ha bisogno e torna a casa per trovarlo”

George Moore
immagine personale – Napoli

A volte ci convinciamo che ciò di cui abbiamo bisogno sia qualcosa da cercare molto lontano dal luogo che ci accoglie. Per qualche ragione sconosciuta, la ricerca di quel bisogno interiore, ci fa viaggiare lontano e girare in lungo e in largo, senza meta.

In realtà quello che cerchiamo spesso è proprio davanti ai nostri occhi, dobbiamo solo avere il coraggio di aprirli e cominciare a guardare.

dott. Gennaro Rinaldi

Suono come: Eroica.

…Uno, due, tre.. Inspira.. espira..

Inspira.. Espira.. rilassati.. Il mio cuore batte calmo e sereno; sono tranquilla…

Perchè diavolo le tende rosse di velluto sono così pesanti? Perchè poi sono sempre così dannatamente piene di polvere.. “sto per starnutire.. No! trattieni lo starnuto e concentrati”.

Fa caldissimo, la luce gialla del riflettore che punta dritto negli occhi chiari crea sagome, ombre indistinte nella platea.. facce in attesa, annoiate, perplesse.. Volti di chi è venuto qui quasi per obbligo e non per piacere.

Uno, due, tre.. “Si va in scena!”

“Crac.. iiii.. tac.. tac..”… Il vecchio parquet del teatro sembra deridere ogni timido passo di lei che con andatura ombreggiata, quasi a volersi proteggere dal fascio di luce troppo intenso, si avvicina al pianoforte.. Il fascio di luce che illumina il centro della scena è sempre più intenso, tanto da creare strali infuocati che rendono faticoso arrivare allo sgabello.

“Iii…schh”.. Sgabello spostato dal piano e via, come una cavallerizza in sella alla fidata base sicura in pelle, comodo conforto per una schiena stanca dal troppo esercizio.

Attacca… Do..si.. “Dannazione!… era Re.. Mi Sol..”..

Non lo so.. “al diavolo tutto!” 12 ore di studio al giorno per mandare tutto all’aria.

La sala diventa fredda come in iglù e quel palco che fino a poco prima era caldo come la fiamma viva di un camino ardente, diventa una piccola cupola e lei si sente incastrata tra grossi blocchi di neve che le raggelano il cuore e i pensieri.

Sarà rimasta lì ferma, immobile, scolpita come una cariatide.. preda del nulla per chissà quanto tempo.

Ore che sono diventati giorni, settimane mesi trasformati in anni, gettati al vento per un battito di cuore in più; quel battito difficile da sostenere; quel battito che blocca la performance.

Non riusciva a suonare ma neanche ad andare via.

Saranno passati chissà quanti minuti.. e nel buio della confusione, nel gelo e nel torpore prese coraggio.

La ..si do.. diesis.. bemolle.. doppio diesis…

Nell’incontro dato dal calore dell’attesa e il gelo della paura, nacque come da improvviso impulso vitale, una scarica che generò l’esibizione: la sua migliore esibizione.

Si sentì serena e leggera quando il pubblico le riconobbe “un cuore”, fu lì che sentì tutti urlare: “Eroica!”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Suono come: Gimnopedia.

Immagine Personale.

Era ferma in posizione eretta lì fissando l’acqua del fiume scorrere.

Il freddo era intenso – d’altronde – a -17, il volto diventa un reticolo cristallino che rende cerea ogni espressione e ogni gesto; ogni battito di ciglia resta imprigionato nella condensa del corpo che cerca disperatamente di sprigionare calore nel tentativo di non avvizzire.

Con lei c’era il suo trolley, immancabile compagno di viaggio. La curva della piccola valigia portatile le ricordava la curva delle spalle di lui, porto caldo e sicuro per sensi troppo accesi.

L’angolo imbottito, sapientemente abbracciato dalle cerniere, era come la spalla di lui.. Forte, imbottita e salda: stringeva fortemente la maniglia della piccola valigia nella speranza che nulla potesse scivolarle via, dalle mani.

Uno sguardo furtivo alla strada… I sampietrini le ricordavano i suoi nei.. Amava ripassarli con il dito, giocando ad unirli uno ad uno creando immaginarie costellazioni e cartine geografiche .. Le stelle li avevano sempre uniti.. impegnanti com’erano a sognare – guardandole- a sperare – fissandole- ad amarsi – nella loro tenue luce-.

Il giorno stava per terminare e la foschia si faceva sempre più fitta, così fitta da entrare nei polmoni e rilasciare uno strano sapore di bruciato.

Diede un ultimo sguardo al fiume ormai ghiacciato.

Strinse il trolley e abbracciata nel suo lungo cappotto grigio (di una taglia più grande che tuttavia, con un bottoncino ad altezza dell’ombelico cingeva dolcemente la sua sottile vita), prese ad andare via.

Man mano che camminava sentiva il trolley più leggero. Ad ogni passo fuoriusciva qualcosa.. Un ricordo, un odore, un sapore, un’immagine.

Ad ogni passo il peso era più leggero; ad ogni passo il cuore era più pieno.

Le stelle che per tanto tempo avevano fissato erano lì a scortarla e lei, nella fredda notte improvvisando una sorta di danza Gimnopedia, nella sua processione nuda tra canti e balli sparì..

Foschia della memoria, gabbia della fantasia.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.