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21.

Tempo che i pensieri trovino contenimento -lontano- dall’eccessiva emotività, e proporrò al lettore un profilo psicologico (profiling) di coloro che aprono il fuoco interrompendo per sempre il libero fluire della vita di un altro essere umano, rendendo tutto tremendamente disumano.

21 vite.

21 motivi “per…”

21 scuse.

21 famiglie interrotte per sempre.

21 …

Quanti proiettili ?

Sangue.

21.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Juta.

Ho comprato due cinture di Juta: mi piace la Juta.

La Juta, detta anche canapa di Calcutta (proprio perché simile alla canapa),proviene da una fibra ottenuta da un arbusto (corchoru) che si presenta -appunto- simile alla canapa senza presentare lo stesso odore o principi stupefacenti.

Appartiene alla famiglia delle Liliacee e si presenta come un tessuto altamente biodegradabile e riciclabile.

Ha un elevato punto di rottura che le conferisce una estrema resistenza.

Garantisce traspirazione.

E’ igroscopica (assorbe prontamente le molecole di acqua presenti nell’ambiente circostante).

Si mescola e intreccia con altri filati.

Mi piace la juta perché ha una trama fitta, sottilmente doppia.

Quando passi il polpastrello sulla juta senti tutti gli intrecci che stringendosi, legandosi e saldandosi si sono dati e detti un patto: insieme e resistenti.

La juta è resiliente: si disfa, rompe i suoi legami quando questi hanno smesso di fungere la loro funzione e invece di fingere o di arrivare al punto estremo di rottura, si reinventa.

La juta riparte da zero, si ri-cicla e comincia un nuovo ciclo.

Mi piace la juta perché ha il suo caratteristico odore.

Sa di terra.

L’odore della juta racconta tutta la sua storia; storia di campi, di forza e bellezza..

Storia di viaggi, di racconti, di estati.

Mi piace la juta per le emozioni che i suoi intrecci mi donano.

Mi piacciono le superfici irregolari, rugose; mi piacciono gli intrecci, i nodi, le (non) linee.

Mi piace toccare la juta perché è come toccare un corpo formoso: è caldo, curvo e tondo.

Sa di passione.

Non amo gli spigoli e le forme piatte.

Amo il caldo.

(Vorrei vivere in una fibra di juta.)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Ma’…

Va a capire perché quando si parla di maternità ma -soprattutto- di madre… le argomentazioni diventano agguerrite.

C’è da un lato, chi sposa la causa della (supposta) superiorità materna e dall’altro lato chi -invece- accusa la madre di ogni piccolo male occorso(gli) nella vita.

La verità (anche qui supposta, si intenda) così supposta da farmi dire che allora possiamo parlare di ipotesi (che me lo hanno insegnato i maestri: lavoriamo sempre con le ipotesi), diviene allora che forse, a parlare di e con la madre, non siamo ancora pronti.

La maternità si gioca su fili così sottili da renderli invisibili a occhio nudo e con gli occhiali.

La donna che genera un bambino, rendendo visibile a tutti il suo fallo mancante che ora è lì, reale – il pancione- attesta nel registro del reale la straordinaria forza e potenza: posso generare una vita.

Una vita mi attraversa, si fa spazio dentro di me; la sento crescere e svilupparsi sempre di più; si prende spazio dentro e fuori di me (con le domande continue e pressanti sulla gravidanza; con gli occhi indiscreti che guardano ogni centimetro della pelle della donna che cede alla crescita del bambino).

Smagliature, cellulite, aumento di peso arrivano in risalto, ma la donna ha un potere, il potere: generare la vita.

Ma è davvero questo (supposto) potere a rendere madri?

La maternità è cosa seria e affascinante; ben più profonda del vestitino “rosa e blu” del bambino o del profumo di borotalco di cui sa il nuovo nato.

Mamme per fortuna non si nasce, forse si diventa ma..

Quanto siamo realmente disposti ad accettare che le madri, come da Winnicottiana memoria, possono solo essere sufficientemente buone, niente di più e niente di meno, e quanto siamo davvero disposti a dire, alle nostre madri che le vogliamo bene, nonostante tutto?

Vedo, con il mio straordinario lavoro, i risvolti della maternità.

Ci sono mamme che credono profondamente nel “loro potere” e compiono piccoli errori (passatemi il termine), per il troppo amore; parimenti mamme in assenza di amore (perché sì, le mamme possono non amare i loro bambini), compiono gli stessi errori.

La questione si sposta allora su una vecchia questione “natura VS cultura”.

Qualche tempo fa una donna, durante una consultazione, insisteva che non aveva fatto niente di straordinario “avete figli, Dottoressa?” “No”..

“Quando li avrete scoprirete che non ho fatto niente di straordinario”.

Allora ho chiesto alla donna di darmi la mano e guardandola negli occhi ho detto “non vogliamo dire che ha fatto qualcosa di straordinario allora diciamo che ha fatto qualcosa di non ordinario”.

(E credetemi che questa donna ha invece fatto qualcosa di incredibile!)

Finché continueremo a pensare che la maternità sia qualcosa di naturale, fino a che la nostra cultura bloccherà la visione reale delle cose, continueremo a compiere gli stessi errori, come società intera.

Sogno da professionista e donna un mondo in cui la mamma può dire, senza essere giudicata, che non ce la fa e che ha bisogno di aiuto.

Sogno un mondo in cui mamma non è necessariamente una donna che genera un bambino (perché non sta scritto da nessuna parte che una donna, debba necessariamente passare attraverso una gravidanza per dirsi madre); facciamo tanto gli alternativi e i socialmente fluidi ma siamo molto, molto indietro.

Sogno allora un mondo in cui non ci vergogneremo di dire alle mamme che le vogliamo bene e per l’occasione:

Ma’ ti voglio bene.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

La parola e l’ascolto

“La parola si soddisfa nell’ascolto dell’Altro. La mia parola è riconosciuta solo quando viene ascoltata.”

Massimo Recalcati

Photo by Anna Tarazevich on Pexels.com

“Dottore ho la sensazione che le mie parole non abbiano suono, che siano mute, trasparenti.. i miei genitori, praticamente da sempre, mi parlano addosso. Ho la sensazione che non mi ascoltino. Quando ero più piccolo facevo un sogno ricorrente: ero a casa, nella mia stanza, mi sentivo in pericolo, ero in pericolo, urlavo. I miei genitori accorrevano subito e aperta la porta della mia camera mi guardavano, fermi sull’uscio della porta. Chiedevo aiuto, spiegavo concitato la mia paura, volevo che mi aiutassero, che venissero da me. Non mi capivano, non mi ascoltavano, spegnevano la luce e chiudevano la porta. Il buio mi terrorizzava e puntualmente mi svegliavo”

Le parole prendono senso solo quando valorizzate dall’ascolto. L’ascolto presuppone la comprensione. Se ascolto e comprendo posso accogliere il senso delle parole dell’altro e posso riconoscerle. L’ascolto è anche accoglienza. L’ascolto riconosce la parola dell’altro e la valorizza ricoprendola di significato.

Quando non c’è ascolto si svalorizza il significato della parola dell’Altro. Si crea un vuoto di significato che genera ferite profonde in chi vuole essere ascoltato.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

RilassataMente. SperiMentalmente.

Vorrei essere le radici di un albero, per crepare la terra e giungere fino all’essenza del nutrimento stesso, aprendo ad un circolo continuo di desiderio e vita.

Mi piace il vento perché accarezza le foglie e le sostiene…Le coccola e non le teme, ma le lascia volteggiare liberamente.

Le foglie si fidano e si lasciano giocare.

Mi piace il sole perché quando incontra la natura crea una sfumatura di colore che sa di lui e lei fusi insieme: sa di corpi caldi.

(C’è sempre qualcosa in te, che sa di me).

La propriocezione indica la capacità di percepire e riconoscere la posizione del corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei muscoli, senza l’ausilio della vista; è fondamentale “offrire” al proprio corpo un cambio di prospettiva, “muovendolo” in diversi contesti di vita.

Cambiare contesto -ambiente- fa sì che il corpo, percependosi in una diversa posizione/postura, arrivi a sperimentare nuovi assetti, nuove possibilità, nuove ricchezze che non sapeva di avere.

Un corpo che si sperimenta è anche una mente che si sperimenta, così come una mente che si sperimenta è anche un corpo che si sperimenta.

Mettiamoci in gioco come solo la natura sa fare: giocando.. sfidando o accarezzando… il vento…

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Lavoro

“Lieben und arbeiten”, “amare e lavorare”, questa è la mia ricetta contro i mali oscuri dell’uomo.

Sigmund Freud
Sanghe e Anema – Almamegretta

L’aveva compreso Freud la soluzione ai mali oscuri dell’essere umano è nel lavoro e nell’amore.

Il lavoro è la chiave per la serenità delle persone. Nel lavoro le famiglie ritrovano l’opportunità di costruire un futuro. Nel lavoro l’umano può ritrovare la propria dignità.

Anima e sangue è ciò che tanti lavoratori mettono nel lavoro.

Sangue e anima è il lavoro degli ultimi, di quelli sfruttati, di quelli dimenticati, di quelli che facciamo finta di non vedere..

“Gente che ha sofferto sempre troppo e che per mille anni è stata sempre sotto..” cit.

Nun te scurdà

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi