Archivi tag: Pensieri Sparsi

Dormire…

“Come sono fortunate quelle persone che nella vita non hanno paure né terrori, per le quali il sonno è una benedizione che arriva ogni sera e non porta altro che bei sogni”.

Bram Stoker.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Quel che hai superato.

“La forza di una persona è il risultato di quello che ha superato”.

Albert Einstein.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Piangi, eroe.

“Ulisse pianse nel sentire cantare le gesta sue e degli altri Greci, a Troia. Ma non voleva farsi scoprire. Col lembo del mantello, si coprì il volto e asciugò le lacrime. Solo Alcinoo, re dei Feaci, se ne accorse ma non disse nulla.
Odissea.

Ti va di lasciarmi una canzone (o una frase), qui sotto?

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Attraverso gli altri diveniamo noi stessi..

“Attraverso gli altri diventiamo noi stessi.”

“L’apprendimento umano presuppone una specifica natura sociale e un processo mediante il quale i bambini accedono alla vita intellettuale di coloro che li circondano”

Lev Vygotsky
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Nel corso dello sviluppo secondo Vygotsky, pensiero e linguaggio (partendo da radici differenti), diverranno interdipendenti e l’interiorizzazione del linguaggio permette la formazione di funzioni psichiche superiori.

L’interazione sociale, l’influenza degli adulti significativi e l’ambiente in cui cresciamo sono necessari per il nostro sviluppo cognitivo e quindi per lo sviluppo del linguaggio e per l’apprendimento.

dott. Gennaro Rinaldi

Sull’Addio..

“Non c’è niente di male nell’andarsene, Giusy…”

“Sì, ma”.. risposi

La frase citata mi fu detta durante una conversazione con una collega, in merito ad un caso che avevano seguito insieme.

Quanto può far male un addio?

Questo divenne il quesito del giorno. La mia collega (parecchio più grande di me), sosteneva che alla fin fine, un addio è un addio “arrivederci e grazie” in sostanza, e tutto torna -più o meno- come prima.

Nella mia opinione invece l’addio non è un “chi s’è visto s’è visto”; l’addio ha a che fare con l’assenza, con la sparizione, con il dolore, con la solitudine e quindi con il lutto.

L’addio fa sperimentare un crollo già avvenuto in uno stadio precedente nella vita del soggetto, analogamente a quanto Winnicott sostenne con “la paura del crollo” (ad esempio in merito agli attacchi di panico), dove la paura è -appunto- il ritorno di una paura già in precedenza sperimentata. Questa paura è inconscia in quanto si tratta di un evento passato che resta lì, come sull’uscio della porta pronto ad entrare; di questo evento (già sperimentato in passato), si ha paura, non lo si vuole ripetere anche se, non vi sono tracce di esso nella memoria (essendo relegato nell’inconscio).

Addio, non è Ciao. Ciao (ri)apre a un ritorno; è un “poi ci rivediamo, ci sentiamo”.. in sostanza è l’apertura, il tappeto che conduce alla porta che si riaprirà..

Addio è invece la serratura a cui è stato messo un lucchetto di cui non si conserva la chiave.

L’addio fa schifo, non ci sono altri termini e/o considerazioni.

Ma lo zero pulsionale non esiste; la pulsione anche quando è distruttiva e mortale è pur sempre una forza che spinge verso qualcosa.

Allora anche un Addio può trasformarsi in un nuovo “Ciao” che possiamo nuovamente offrire..

E che sia Ciao.. per tutti.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Spina a spina.

C’è un certo dilemma.

Un gruppo di porcospini – dice Schopenhauer- deve difendersi dal freddo. Gli animaletti allora decidono di stringersi per proteggersi ma, ad un certo punto, sentite le spine degli altri e in conseguenza del dolore provato, decidono di allontanarsi.

Il freddo si sente ancora.

Si stringono, pertanto, avvicinandosi ma niente.. Ecco ancora una volta il dolore delle spine.

Secondo Schopenhauer l’oscillare tra la vicinanza calda e dolorosa e la lontananza sicura ma parimenti dolorosa (a causa del freddo), giunge al termine solo quando gli animali riescono a trovare una moderata distanza (di sicurezza), reciproca.

La migliore distanza per non soffrire (troppo) e stare bene.

Qualche tempo dopo, gli psicologi sociali, hanno indagato le implicazioni del pensiero del filosofo raccogliendo dati che sembrano mostrare un fatto interessante.

Sembra che le persone con disturbi ansiosi, in seguito ad un rifiuto (ad esempio: allontanati da me), reagiscono chiudendosi ancora di più ed evitano il contatto; le persone invece ottimiste, ad un rifiuto sembrano reagire cercando ancora di più la compagnia e il contatto umano.

Accade spesso che una spina riconosca un’altra spina; che un incontro improvviso si situi come ponte di collegamento tra due vissuti complessi e spinosi.

E allora…

Che fa spina contro spina?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Usare la testa..

“La testa. C’è chi l’abbassa, chi la nasconde, e chi la perde.

Io preferisco chi la usa.”

RIta Levi Montalcini
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In un’epoca dove le “emozioni globali” prendono il sopravvento e insinuano i nostri pensieri, dove la paura e l’incertezza ci fanno sentire più fragili e quindi più insicuri, usare la testa (pensare, comprendere, riflettere..) diventa probabilmente la nostra unica ancora di salvezza, in questi tempi caotici.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

IO – Casa – Varsavia.

Lo stranissimo titolo sembra proporre tre cose unite da “nessun” senso.

La riflessione di oggi muove su un continuum che parte da Freud per finire ancora un volta, nella musica e in Chopin.

“L’Io non è padrone in casa propria”

Diceva Freud, questo perchè l’essere umano è abitato da una dimensione inconscia che ha sempre evitato di considerare e conoscere, derivazione questa che proviene da quel gioco narcisistico che ha fatto sì che egli si mettesse al centro dell’universo, padrone indiscusso della sua razionalità.

Nell’Introduzione alla psicoanalisi, Freud (1915-1917), scrive che l’umanità ha dovuto subire, nel corso del tempo, una serie di mortificazioni. Innanzitutto La scienza ha mostrato che la terra non è al centro dell’universo, ma solo una piccola parte di un grande cosmo (la rivoluzione Copernicana).

Altra mortificazione subita dal genere umano, risiede nel fatto che la ricerca biologica ha mostrato che l’uomo discende dal regno animale (opera di Darwin).

La terza e grande mortificazione subita dal genere umano, è data dalla psicologia che ha mostrato come l’Io non sia padrone in casa sua. L’Io vive (molto ironicamente) ben lontano dal conoscere cosa accade in casa propria.

La psicanalisi offre la possibilità di mettere il soggetto al centro del suo discorso (siamo proprio sicuri che quando diciamo Io, stiamo davvero riferendo a noi stessi?) responsabilizzando il soggetto stesso rispetto al suo malessere: ecco perchè la terapia è attiva ma soprattutto soggettivante.

Le persone sono più del loro sintomo e sono portatrici di una storia (un complesso di storie perchè tutti siamo la somma di tante storie e voci che ci attraversano legandosi insieme, tra loro. Storie stridule, stonate e urlate. Storie sussurrate e blandamente raccontate. Storie che non trovano accordo o producono una dissonanza).

E ora??? che c’entra Varsavia?

La condensazione dei termini trova ragione in uno studio di Chopin importante per me, per diverse ragioni (anticipo solo che l’amore per Chopin è bastato a farmi prendere un aereo per Varsavia).

Chopin compose lo studio op 10 n 12, conosciuto anche come la Caduta di Varsavia, quando nel 1831 si trovava a Stoccarda. l’8 settembre seppe del fallimento dell’insurrezione polacca e della presa di Varsavia da parte dei russi (Rivolta di Novembre). Chopin a causa delle pessime condizioni di salute, non poté prender parte alla lotta per difendere la propria casa, ed eccola qui.. l’analogia, la mia catena di significanti.

Io- casa- caduta di varsavia- Chopin.

Questo studio è strettamente legato ad alcuni eventi personali, ma questa è altra storia (altra catena di significanti) che forse.. chissà.. verrà prima o poi raccontata.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.