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La perversione maschile. PODCAST.

Nella perversione, la persona sente che sta facendo qualcosa di “immorale”, è consapevole di esser costretta a fare qualcosa che va in contrasto con il sistema morale; è tuttavia proprio sfidando questi codici morali che la persona prova un senso di sollievo..
Il viaggio di oggi ci porta tra le stanze della sessuologia, alla scoperta della “parola sporca”: la perversione.
Buon viaggio e buon ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio

La perversione: Podcast.

Che cos’è la perversione? Cosa si intende per strategia perversa?

Alla scoperta di una strategia inconscia che serve per evitare di sperimentare ansia, panico o depressione.

La persona che attua una strategia perversa, non sa che la performance ha proprio lo scopo di dominare eventi che nell’infanzia erano troppo eccitanti, paurosi o umilianti, per essere dominati.

Buon viaggio e buon ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Società perversa.

Photo by Mike Chai on Pexels.com

Ogni perversione implica uno spostamento di emozioni o desideri da un partner umano (interagente e dispensatore di emozioni/amore), a oggetti disumanizzati e feticizzati.

La cleptomania (disturbo del controllo degli impulsi che consiste nell’incapacità di gestire/resistere all’impulso di rubare oggetti che sono, però, inutili sia per la persona oltre che di scarso valore economico), mette in evidenza questo spostamento dell’aggressività, invidia, angoscia, depressione dalle relazioni interpersonali, ai beni materiali.

L’economia psicologica individuale, consistente nei “ripetuti giochi inconsci” che avvengono tra fazioni di amore e potere, così come la struttura socioeconomica fatta di labili equilibri di sottomissione e dominio, trova convergenza nella cleptomania.

Nelle società moderne (dove virtualmente -forse- ogni dimensione dell’esistenza umana e del sentimento è stata gradatamente pervasa dal feticismo della merce descritto da Marx nel 1847), è inevitabile che un bene materiale possa sostituirsi alla reciprocità dell’attenzione (gratuita, spontanea e amorevole) dell’amore e della soddisfazione erotica.

La cosa – materiale- si sostituisce e diviene più importante del sentimento -immateriale- e della passione erotica.

Nella forma mercificata di società in cui ci troviamo ad agire, diviene quindi quasi problema quotidiano (e qui la clinica molto, ci dice), decidere se concedere la propria attenzione amorosa alle persone oppure alle cose.

Accade -infatti- che nel nostro tempo (ormai sempre più senza tempo), anche il sesso divenga una merce come tante e -proprio come ogni merce- è quotidianamente usato come sostituto di tutte le altre emozioni e desideri.

Il sesso non è (e non ha relazioni) con il sentimento ma è un mezzo d’uso e come tale, fine solo ad un consumo veloce, effimero e senza sentimento alcuno.

Al sesso non “ci si affezione/appassiona” più.

Provando ad analizzare il percorso compiuto dall’autorità, nelle società umane, notiamo che il feticismo della merce è un prodotto relativamente recente.

Siamo infatti passati dalla legge assoluta degli anziani, nelle società tribali, alla tirannia della legge del consumo.

In questi cambiamenti sociali, la famiglia ha però sempre mantenuto il ruolo di conduttore, nei bambini, dei valori politici e socioeconomici anche della società di appartenenza.

Alla famiglia è infatti riconosciuto il potere (più o meno grande) di esercitare la sua influenza sui bambini (il tutto senza dimenticare il potere più o meno esplicito, esercitato dallo stato).

Quale che sia, comunque, la forma assunta dalla famiglia e indipendentemente dal fatto che essa fosse debole o forte, in rapporto ad altre istituzioni sociali, la sua funzione è stata quella di indurre desideri nelle giovani generazioni, il tutto, senza dimenticare una armonia possibilmente armonica, con lo stato…

Attualmente vige la legge del consumo, questo è cosa nota.

Fin dalla più tenera età i bambini sono indottrinati al culto dell’oggetto; i beni materiali danno calore, dispensano sicurezza, aumentano (o distruggono) la mia autostima e sono più importanti del sesso (che spesso è offerto all’interno di applicazioni contenute in beni materiali: il sesso diviene un bene di consumo. Nulla più).

La legge del consumo diviene una sorta di versione 2.0 dell’antica legge patriarcale.

Sappiamo però che le interazioni tra strutture familiari e strutture sociali sono molto sottili e ciò che avviene al bambino (nella struttura familiare di provenienza), avrà ripercussioni anche sula società.

In ogni epoca o luogo, persino prima che il bambino nasca, il mondo sociale penetra in lui -ad esempio- attraverso l’utero. Suoni, movimenti, giungono al bambino; in tal modo il bambino sarà già alla nascita, membro della società in cui è calato.

Non c’è individuo che consapevolmente o inconsapevolmente, con il suo agire (o non agire), non abbia una qualche influenza sulla società di appartenenza.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

La parola sporca: perversione #4

Qui la terza parte della trattazione.

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Sadismo sessuale.

Si è comunemente portati a pensare che gli uomini siano più sadici delle donne o che siano “per natura” portati verso certi comportamenti (che come vedremo, sono spesso culturalmente accettati).

I casi di sadismo sessuale che terminano con l’omicidio sessuale, sono statisticamente rari e quando identificati, coloro che hanno commesso il fatto, vengono trattati come criminali e sottoposti a pena detentiva.

La questione si fa complessa quando riferiamo a casi in cui il corpo della vittima non viene ritrovato oppure quando trattiamo di tutti quei casi che non vengono denunciati o (se) denunciati, vengono trattati con pochezza e superficialità.

La quotidianità è piena di casi in cui “lei se l’è cercata; sono ragazzi; l’uomo è uomo; non è una brava moglie non soddisfa il marito”.

La verità – studi alla mano- è che gli uomini non sono sadici nati ma quando le loro tendenze femminili, umilianti e paurose arrivano troppo vicino alla superficie, per non essere svelate e accettate vengono seppellite sotto atti sadici comprendenti stupro, mutilazione e così via.

“Altri dopo una giornata di lavoro o di disoccupazione frustrante e avvilente, tornano a casa semplicemente per riaffermare la loro virilità, picchiando le mogli, abusando fisicamente dei figli. Questi atti fin troppo ordinari sono, a mio parere, manifestazioni della strategia perversa e rientrano nella categoria sadismo sessuale, anche se non comportano il coito”. Louise J. Kaplan.

Tra i motivi delle perversioni, negli uomini, abbiamo la paura dei loro stessi desideri femminili oppure il terrore di dare via libera al pieno sfogo della distruttività provocata dal corpo femminile o qualsiasi corpo che rappresenti agli occhi del pervertito, la debolezza femminile.

Le perversioni sono un chiaro esempio di come le passioni erotiche cerchino di contenere gli impulsi di morte e distruttività.

Nelle 120 giornate di Sodoma del marchese De Sade, abbiamo un chiaro esempio di come la distruttività sovrasti l’eccitamento. Per provocare l’eccitamento del protagonista, devono infatti aver luogo 15 operazioni, simultaneamente, su altrettante donne. Ciascuna di queste giovanissime ragazze era marchiata da un numero che designava l’ordine di ingresso nell’anfiteatro al cui interno avvenivano tutta una serie di torture.

Il sadismo di De Sade è definito “sadismo estetico” ovvero: pornografia.

Per quanto concerne la pornografia una sorta di “mito culturale” è che serva ad intensificare il desiderio erotico: “la verità è che la pornografia serve a contenere il sadismo esplicito”. Louise J. Kaplan.

E’ attualmente in voga un filone nell’ambito della cinematografia a luci rosse detto slasher o snuff (la traduzione dei termini, in italiano, è impropria essendo questo tipo di filmografia quasi inesistente – se non- inesistente. Si tratta di un iperrealismo dell’orrore e della violenza contro il corpo femminile fino a mostrarne la morte/uccisione).

Continua.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

La parola sporca: perversione #2

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Qui la prima parte della trattazione.

Un adulto, maschio o femmina che sia, che si senta obbligato a metter in scena un rituale perverso, spreca una grande quantità di energia; energia che circola dalla notte al giorno, quasi senza sosta al fine di poter dominare e controllare quelle emozioni e quegli affetti che durante l’infanzia erano intollerabili e incontrollabili.

La perversione – infatti- finché ha durata (siano essi 10, 20 anni o tutta la vita della persona), diviene la preoccupazione centrale dell’esistenza della persona stessa.

La preoccupazione che accompagna colu* che attua una strategia perversa, è diversa da quella che accompagna un sintomo compulsivo (ad esempio lavarsi frequentemente le mani o pulire di continuo la casa). Nella coazione, la persona avverte che sta correggendo qualcosa di sbagliato e che sta facendo qualcosa di “giusto”. Accade infatti che tutte queste attività che la persona si sente costretta a svolgere, siano accompagnate da una coscienza molto presente dell’ansia (talvolta della vergogna); queste attività servono però a non tenere sul piano inconscio la colpa.

Nella perversione, la persona sente che sta facendo qualcosa di “immorale”, è consapevole di esser costretta a fare qualcosa che va in contrasto con il sistema morale; è tuttavia proprio sfidando questi codici morali che la persona prova un senso di sollievo.

Ci si sente fieri e coraggiosi.

La preoccupazione insita nella perversione comporta pertanto che le questioni legate al peccato, divengano predominanti e consce ma solo per mantenere inconsce la vergogna e l’ansia.

Uno, infatti, degli aspetti principali della strategia perversa è di mantenere in primo piano le idee di peccato e colpa ma non per dissuadere dalla trasgressione morale, ma anzi come ingredienti centrali della strategia stessa (ingredienti che sono, per esempio tormento, tortura, sofferenza).

Le perversioni maschili (feticismo, travestitismo, esibizionismo, voyeurismo, masochismo sessuale, sadismo sessuale, pedofilia, necrofilia), puntano ad attività bizzarre, insolite, come sistema per avere vittoria sui traumi dell’infanzia.

Nella perversione maschile, la strategia si limita a portare alla coscienza una esagerazione difensiva della mascolinità fallico- narcisistica; la strategia della perversione maschile permette infatti a un individuo di esprimere i suoi desideri femminili proibiti travestendoli da ideali di virilità.

Nella perversione maschile l’eiaculazione e l’orgasmo sono una prova da cui dipende la sopravvivenza, più che la ricerca di piacere.

Tutti gli aspetti della strategia perversa agiscono in stretto collegamento l’uno con l’altro.

Un elemento, ad esempio, consiste nel permettere a un impulso infantile vietato (es esibizionismo), di trovare espressione.

Per l’esibizionista, il rischio legato all’esibizione in pubblico del proprio pene, così come la possibilità di essere arrestato, sono preferibili alla mortificazione (che potrebbe diventare conscia), di riconoscersi come essere mortale e comune, dotato di genitali ordinari.

L’esibizionista – inoltre- costringendo una vittima non consenziente a vedere il suo pene, riesce a dar corpo ad una aggressività primitiva e vendicativa che, se non fosse regolata da questa strategia “erotica”, porterebbe alla luce un’ansia intollerabile.

Continua…

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.