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La perversione: Podcast.

Che cos’è la perversione? Cosa si intende per strategia perversa?

Alla scoperta di una strategia inconscia che serve per evitare di sperimentare ansia, panico o depressione.

La persona che attua una strategia perversa, non sa che la performance ha proprio lo scopo di dominare eventi che nell’infanzia erano troppo eccitanti, paurosi o umilianti, per essere dominati.

Buon viaggio e buon ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Romanzi rosa.

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I romanzi Harlequin sono stati tradotti in 21 lingue e pubblicati in circa 100 nazioni, tanto che il termine “harlequin” è attualmente usato per indicare, in giapponese: sentimenti romantici; mentre in inglese, si tratta della traduzione della parola arlecchino il personaggio della commedia dell’arte.

Si tratta quindi di un certo tipo di narrativa dedicata al mondo femminile, una narrativa “rosa” che da oltre trent’anni pubblica circa 50 titoli al mese puntando sul seguente marketing “Un libro per ogni donna. Leggere al femminile, in ogni sua sfumatura”….

La formula Harlequin originale era “storie d’amore pulite e facili da leggere, che riguardino gente di oggi e siano ambientate in luoghi storici ed eccitanti”.

Secondo il colosso editoriale, si riesce – con le proprie pubblicazioni- a soddisfare ogni sfumatura del gusto erotico femminile, arrivando al culmine del piacere erotico che ogni donna -sicuramente- desidera…

La collana Romance, la più diffusa, offre un approccio pulito e fresco al sesso: le eroine proposte sono infatti pure tanto da restare tali anche quando la seduzione è avvenuta (potere delle metafore letterarie); le tensioni sessuali sono sempre sotto controllo e il linguaggio della passione è velatamente sussurrato e mai con decisione urlato o proposto.

Continuando lungo la scala della tensione erotica, troviamo un’altra collana Harlequin; una collana di cui ne viene vantato il realismo erotico dove le scene della sessualità si sviluppano con naturalezza e riflettono i sentimenti “condivisi e i desideri sessuali dei personaggi”. Con la collana Superromance, troviamo infatti eroi ed eroine più consapevoli dei propri bisogni sessuali e sentimentali; si tratta infatti di una sezione rivolta a lettrici più appassionate…

La sensualità aumenta fino ad arrivare ad una collana dove le eroine sono più aggressive…

La collana “Edizioni speciali” riconosce il lato nascosto della sensualità femminile e offre alla lettrice una commistione tra “buoni sentimenti” e vita erotica: una collana per la donna ideale; quella consapevole dei bisogni emotivi ma – anche- della carne….

Nonostante la lettrice contemporanea di romanzi rosa possa scegliere tra una gamma molto vasta di romanzi, la formula base di Harlequin è sempre la stessa.

Ad inizio romanzo… mediamente dopo 5 pagine l’eroina di turno si accorge del muscoloso uomo (magari dalla folta capigliatura, che però non lo protegge da una stempiatura che si intravede, anche se lei lo nega) tra le cui braccia toniche, a breve cadrà (pressappoco come una pera cotta, complice calo glicemico post visione del giovane). Quando ne facciamo la conoscenza, questa giovane donna si sta affacciando all’ignoto… al mondo misterioso dei sentimenti e delle passioni (di solito la donna è bloccata in un matrimonio senza amore e passione oppure è una vergine alle prese con i primi tumulti interiori).

La lettrice resta incollata così alle paginette del romanzo mentre segue le vicende della nostra vergine protagonista (che poi sia vergine di fatto, è tutto un dire).

I romanzi rosa non sono però privi di norme morali.

La donna -una volta trovato marito- non dovrà più spendere energie in avventure sessuali: aborto, adulterio, sono tabù.

Coloro che sono coinvolti nella scrittura e/o pubblicazione di questi materiali ammettono di fornire una sorta di sfogo sessuale alle donne; donne a cui serve – a detta degli scrittori- una innocente via di uscita dalla monotonia dell’esistenza fatta di relazioni né calde né empatiche né sessualmente coinvolgenti.

Un editore ha descritto i romanzi rosa nel seguente modo:

“Sono la risposta che l’editoria ha dato al Big Mac; sono succulenti, costano poco, sono prevedibili e vengono divorati in quantità stupefacenti d legioni di fedelissime fan”.

Il viaggio nel mondo dell’erotismo femminile, continua…

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

La parola sporca: perversione #4

Qui la terza parte della trattazione.

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Sadismo sessuale.

Si è comunemente portati a pensare che gli uomini siano più sadici delle donne o che siano “per natura” portati verso certi comportamenti (che come vedremo, sono spesso culturalmente accettati).

I casi di sadismo sessuale che terminano con l’omicidio sessuale, sono statisticamente rari e quando identificati, coloro che hanno commesso il fatto, vengono trattati come criminali e sottoposti a pena detentiva.

La questione si fa complessa quando riferiamo a casi in cui il corpo della vittima non viene ritrovato oppure quando trattiamo di tutti quei casi che non vengono denunciati o (se) denunciati, vengono trattati con pochezza e superficialità.

La quotidianità è piena di casi in cui “lei se l’è cercata; sono ragazzi; l’uomo è uomo; non è una brava moglie non soddisfa il marito”.

La verità – studi alla mano- è che gli uomini non sono sadici nati ma quando le loro tendenze femminili, umilianti e paurose arrivano troppo vicino alla superficie, per non essere svelate e accettate vengono seppellite sotto atti sadici comprendenti stupro, mutilazione e così via.

“Altri dopo una giornata di lavoro o di disoccupazione frustrante e avvilente, tornano a casa semplicemente per riaffermare la loro virilità, picchiando le mogli, abusando fisicamente dei figli. Questi atti fin troppo ordinari sono, a mio parere, manifestazioni della strategia perversa e rientrano nella categoria sadismo sessuale, anche se non comportano il coito”. Louise J. Kaplan.

Tra i motivi delle perversioni, negli uomini, abbiamo la paura dei loro stessi desideri femminili oppure il terrore di dare via libera al pieno sfogo della distruttività provocata dal corpo femminile o qualsiasi corpo che rappresenti agli occhi del pervertito, la debolezza femminile.

Le perversioni sono un chiaro esempio di come le passioni erotiche cerchino di contenere gli impulsi di morte e distruttività.

Nelle 120 giornate di Sodoma del marchese De Sade, abbiamo un chiaro esempio di come la distruttività sovrasti l’eccitamento. Per provocare l’eccitamento del protagonista, devono infatti aver luogo 15 operazioni, simultaneamente, su altrettante donne. Ciascuna di queste giovanissime ragazze era marchiata da un numero che designava l’ordine di ingresso nell’anfiteatro al cui interno avvenivano tutta una serie di torture.

Il sadismo di De Sade è definito “sadismo estetico” ovvero: pornografia.

Per quanto concerne la pornografia una sorta di “mito culturale” è che serva ad intensificare il desiderio erotico: “la verità è che la pornografia serve a contenere il sadismo esplicito”. Louise J. Kaplan.

E’ attualmente in voga un filone nell’ambito della cinematografia a luci rosse detto slasher o snuff (la traduzione dei termini, in italiano, è impropria essendo questo tipo di filmografia quasi inesistente – se non- inesistente. Si tratta di un iperrealismo dell’orrore e della violenza contro il corpo femminile fino a mostrarne la morte/uccisione).

Continua.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

La parola sporca: perversione #2

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Qui la prima parte della trattazione.

Un adulto, maschio o femmina che sia, che si senta obbligato a metter in scena un rituale perverso, spreca una grande quantità di energia; energia che circola dalla notte al giorno, quasi senza sosta al fine di poter dominare e controllare quelle emozioni e quegli affetti che durante l’infanzia erano intollerabili e incontrollabili.

La perversione – infatti- finché ha durata (siano essi 10, 20 anni o tutta la vita della persona), diviene la preoccupazione centrale dell’esistenza della persona stessa.

La preoccupazione che accompagna colu* che attua una strategia perversa, è diversa da quella che accompagna un sintomo compulsivo (ad esempio lavarsi frequentemente le mani o pulire di continuo la casa). Nella coazione, la persona avverte che sta correggendo qualcosa di sbagliato e che sta facendo qualcosa di “giusto”. Accade infatti che tutte queste attività che la persona si sente costretta a svolgere, siano accompagnate da una coscienza molto presente dell’ansia (talvolta della vergogna); queste attività servono però a non tenere sul piano inconscio la colpa.

Nella perversione, la persona sente che sta facendo qualcosa di “immorale”, è consapevole di esser costretta a fare qualcosa che va in contrasto con il sistema morale; è tuttavia proprio sfidando questi codici morali che la persona prova un senso di sollievo.

Ci si sente fieri e coraggiosi.

La preoccupazione insita nella perversione comporta pertanto che le questioni legate al peccato, divengano predominanti e consce ma solo per mantenere inconsce la vergogna e l’ansia.

Uno, infatti, degli aspetti principali della strategia perversa è di mantenere in primo piano le idee di peccato e colpa ma non per dissuadere dalla trasgressione morale, ma anzi come ingredienti centrali della strategia stessa (ingredienti che sono, per esempio tormento, tortura, sofferenza).

Le perversioni maschili (feticismo, travestitismo, esibizionismo, voyeurismo, masochismo sessuale, sadismo sessuale, pedofilia, necrofilia), puntano ad attività bizzarre, insolite, come sistema per avere vittoria sui traumi dell’infanzia.

Nella perversione maschile, la strategia si limita a portare alla coscienza una esagerazione difensiva della mascolinità fallico- narcisistica; la strategia della perversione maschile permette infatti a un individuo di esprimere i suoi desideri femminili proibiti travestendoli da ideali di virilità.

Nella perversione maschile l’eiaculazione e l’orgasmo sono una prova da cui dipende la sopravvivenza, più che la ricerca di piacere.

Tutti gli aspetti della strategia perversa agiscono in stretto collegamento l’uno con l’altro.

Un elemento, ad esempio, consiste nel permettere a un impulso infantile vietato (es esibizionismo), di trovare espressione.

Per l’esibizionista, il rischio legato all’esibizione in pubblico del proprio pene, così come la possibilità di essere arrestato, sono preferibili alla mortificazione (che potrebbe diventare conscia), di riconoscersi come essere mortale e comune, dotato di genitali ordinari.

L’esibizionista – inoltre- costringendo una vittima non consenziente a vedere il suo pene, riesce a dar corpo ad una aggressività primitiva e vendicativa che, se non fosse regolata da questa strategia “erotica”, porterebbe alla luce un’ansia intollerabile.

Continua…

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.