Archivi tag: pillola

Megalomania – Pillole di Psicologia

Per Megalomania intendiamo la tendenza della personalità di sopravvalutare se stessa e “le proprie capacità in assenza di un opportuno vaglio critico”. (Psicologia – Umberto Galimberti)

La Megalomania può quindi essere una caratteristica della personalità di una persona, ma può spesso presentarsi in forma di Delirio in presenza di una diagnosi di schizofrenia a sfondo paranoico o nelle forme maniacali, dove la persona vive una sensazione di strapotere e ipervalutazione ingiustificata delle proprie capacità mentali e delle proprie risorse personali.

Photo by Gratisography on Pexels.com

Per Sigmund Freud la Megalomania nasce a spese della libido oggettuale che viene sottratta al mondo esterno, investendo l’Io in una forma esasperata di narcisismo.

Molto interessante, in tal senso, anche l’effetto di una nota distorsione cognitiva, che potrebbe confondersi o legarsi alla megalomania, l’Effetto Dunning – Kruger, che può portare le persone ad una sopravvalutazione delle proprie capacità perché nasce da un pregiudizio cognitivo legato alla presunta “superiorità illusoria” personale e quindi dall’incapacità di riconoscere la propria impreparazione e mancanza di capacità.

Per approfondire ne parlo qui: L’Effetto di Dunning – Kruger – Illudersi di essere esperti.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’Effetto Dunning – Kruger – Illudersi di essere “esperti”

“L’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza”

Charles Darwin

L’Effetto Dunning – Kruger descrive in Psicologia una Distorsione Cognitiva, a causa della quale persone con poca esperienza o per nulla competenti in un campo o una specifica materia tendono a sopravvalutare le proprie conoscenze, abilità e competenze, autovalutandosi a torto, esperti in materia.

Spesso queste persone, sicure delle proprie capacità, si mostrano supponenti, nei confronti degli altri.

Questa specifica distorsione cognitiva deriva da un’illusione interna e personale delle proprie reali capacità e competenze e una errata percezione esterna delle capacità delle persone realmente competenti della materia in questione.

Photo by SHVETS production on Pexels.com

«l’errore di valutazione dell’incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri».

David Dunning – Justin Kruger

L’Effetto Dunning – Kruger nasce da un pregiudizio cognitivo legato alla presunta “superiorità illusoria” personale e quindi dall’incapacità di riconoscere la propria impreparazione e mancanza di capacità.

Sembra possibile che queste persone abbiano difficoltà nell’autoconsapevolezza della metacognizione e quindi non riescono a valutare correttamente il loro livello di competenza.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: Effetto Alone

L’effetto alone è molto frequente e indica quella tendenza delle persone a lasciarsi guidare, nel giudicare una persona, da un’impressione generale, oppure da tratti, aspetti o da atteggiamenti che non hanno un rapporto diretto con la valutazione che si deve fare.

Sapendo, ad esempio, qualcosa di positivo o negativo di una persona, si tende a pensare che la stessa persona abbia anche altre caratteristiche buone o cattive.

L’effetto alone agisce i entrambi i sensi. Quindi può riguardare sia gli aspetti positivi che negativi di una persona.

Ad esempio: se qualcuno vi chiedesse se a Gandhi piacessero tutti gli animali, la maggior parte di voi risponderebbe probabilmente di si (anche se non siete certi al cento per cento della veridicità della nostra affermazione).

L’effetto alone, in questo caso, ci induce a credere erroneamente che ad una persona notoriamente buona come Gandhi, siano piaciuti tutti gli animali, nessuno escluso.

L’effetto alone è spesso osservabile nelle scuole e può condizionare erroneamente il giudizio degli insegnanti sui propri alunni.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è pexels-photo-6936406.jpeg
Photo by RODNAE Productions on Pexels.com

Può capitare che ad un ragazzo, per qualche motivo etichettato come turbolento, iperattivo o scostumato, venga attribuito da un insegnante anche la qualità del bugiardo, anche se non lo ha mai colto realmente a mentire. L’insegnante preso dall’effetto alone, tenderà a pensare che oltre agli altri difetti, abbia pure quello di essere un bugiardo. E questa idea verrà confermata dal fatto che comincerà a sorvegliarlo di più, fin quando non scoverà qualche piccola bugia che confermerà la sua idea.

Di contro, sempre in un contesto scolastico, il ragazzo apparentemente educato e tranquillo, beneficerà del lato positivo dell’effetto alone. Infatti, questi potrebbe anche mentire e imbrogliare sui compiti, più del compagno turbolento, ma non avendo gli occhi addosso dell’insegnante, può agire indisturbato e risultare sempre il preferito.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: L’apprendimento

L’apprendimento è un processo psichico che consente la modificazione di un comportamento a seguito di una esperienza ripetuta. In seguito ad una esperienza si ha quindi un cambiamento durevole del comportamento.

 L’apprendimento è abbastanza legato al concetto di adattamento che è la capacità fondamentale di un individuo nel riuscire a modificare il proprio comportamento in base all’ambiente in cui esso vive, ciò è essenziale anche alla sopravvivenza.

L’apprendimento non riguarda solo l’acquisizione di nuove competenze, ma anche di atteggiamenti, valori , abitudini.  L’approccio comportamentista sostiene che l’apprendimento avvenga con l’associazione tra eventi o stimoli e le risposte dei soggetti.

Le teorie cognitiviste, di contro, sostengono che l’apprendimento avvenga attraverso un processo di elaborazione intelligente degli stimoli presenti nell’ambiente.

In particolare per i comportamentisti ciò che viene appreso è una copia di ciò di cui si è fatto esperienza per i cognitivi, invece il soggetto utilizza diverse funzioni cognitive per elaborare stimoli nuovi.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Skinner attraverso i suoi studi (skinner box), teorizzò il condizionamento operante: l’acquisizione di un comportamento e quindi un apprendimento avviene a condizione che la risposta operante sia seguita da un rinforzo, ciò determina la probabilità che quel determinato comportamento sia ripetuto.

Thorndike considerò, invece, l’apprendimento come un processo per tentativi ed errori. Questa osservazione portò alla formulazione della legge dell’effetto, secondo la quale un comportamento è più probabile che venga ripetuto se produce effetti soddisfacenti, al contrario, se gli effetti sono ritenuti insoddisfacenti il comportamento non verrà ripetuto.

Tolman propose un concetto diverso e meno riduzionista, sostenendo la presenza di mappe cognitive capaci di far scegliere attraverso il principio del minimo sforzo sempre la strada più breve e semplice. Per raggiungere uno scopo anche senza la presenza di incentivi vi era quindi un apprendimento latente.

Per approfondire vi invito a leggere anche:

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: Abulia

Il termine Abulia è di origine greca e indica la mancanza di volontà (a privativo; boulé, volontà). Abulia in psicologia e psicopatologia si riferisce o ad un disturbo dell’attività intenzionale o ad un disturbo della motivazione.

Nel primo caso la persona è incapace di decidere, anche quando bisogna prendere decisioni su cose e situazioni di scarso rilievo;

Nel secondo caso la persona non è in grado di iniziare e di proseguire un azione, anche quando c’è alla base il desiderio e l’intenzione di farlo.

L’abulia, nel suo senso più “puro”(mancanza totale di volontà), è abbastanza rara e può trovarsi in alcune forme di schizofrenia (catatonia). Più frequentemente si può ritrovare nelle persone, una forma di abulia più lieve che si può indicare con il termine di ipobulia. L’abulia che determina anche la capacità di decisione e di realizzazione si chiama anche aprassia.

Photo by kira schwarz on Pexels.com

Probabilmente le cause dell’abulia (specialmente nei ragazzi), sono da rintracciare in relazioni psico-affettive frustranti (in famiglia ad esempio) o in relazioni psico-educative inadeguate, anch’esse frustranti, poco interessanti e non attivanti.

L’abulia si può trovare anche nella depressione e può essere accompagnata dall’ansia.

Bleuler attribuì i sintomi abulici all’ambivalenza che caratterizza i conflitti interni e le inibizioni in determinate forme ossessive; Freud riscontro l’abulia nei casi di isteria; P. Janet l’ha definita invece “un’alterazione dei fenomeni attraverso i quali si manifesta la volontà”.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: Abitudine e Habit loop

Per abitudine intendiamo una disposizione insita nel comportamento degli esseri umani; un’attitudine acquisita mediante un’esperienza ripetuta.

Il concetto di Habit loop viene utilizzato in Psicologia per spiegare la circolarità del comportamento legato alle abitudini, sia quelle umane sia quelle animali.

L’ habit loop è stato osservato e poi teorizzato per la prima volta da alcuni ricercatori del MIT (Massachussetts Istitute of Tecnology), alla fine degli anni ’90. Eseguendo alcuni esperimenti sul comportamento dei topi, notarono che i topi imparavano un azione per ottenere del cibo e la ripetevano successivamente, come abitudine, ogni volta che avevano fame. Da questi studi, i ricercatori, riuscirono ad isolare il comportamento suddividendolo in tre fasi.

Il concetto è stato poi esteso ai comportamenti umani e si usa tutt’oggi in psicologia comportamentale, per intervenire sulle cattive abitudini e sulle dipendenze, con protocolli specifici (in particolare fumo e alcolismo).

Secondo questa teoria lo svolgimento delle abitudini (e dei comportamenti più o meno rituali ad esso legati) avvengono in modo inconscio ed automatico.

L’abitudine, in tal senso, viene così definita come un ciclo che comprende: un segnale, una routine e una gratificazione.

Habit loop

Per segnale si intende una condizione (ambientale, emotiva, personale) che spinge l’organismo ad una ricerca della gratificazione e quindi il cervello a ricercare quella routine che porterà alla gratificazione.

Per routine si intende l’azione in sé, che può essere fisica, mentale (pensiero) o emotiva (modifiche dello stato d’animo).

La gratificazione è invece la ricompensa che rafforza lo svolgersi della routine.

Ad esempio, nel vizio del fumo: il segnale è la necessità del corpo di assumere nicotina o la voglia di godere di quel momento legato al piacere di fumare; la routine consiste nell’atto del fumare; la gratificazione è, infine, legata al senso di sollievo e relax che la nicotina e l’atto del fumare, arrecano al fumatore.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: Allucinazioni uditive.

“Anche in altri visionari si è osservato questo meccanismo di formazione delle allucinazioni: Giovanna d’Arco vide innanzi tutto una nube luminosa dalla quale, poco dopo, uscirono San Michele, Santa Caterina e Santa Margherita. Swedenborg vide, per un’ora di seguito, solo sfere luminose e fuochi risplendenti.”

Carl Gustav Jung

Le allucinazioni sono false percezioni, che vengono interpretate e vissute come reali da chi ne fa esperienza, e nascono in assenza di stimoli sensoriali corrispondenti. Oltre alle allucinazioni uditive esistono anche allucinazioni visive, tattili e olfattive e sono caratteristiche di numerose patologie come la schizofrenia, l’abuso di sostanze, gli stati confusionali, gli episodi psicotici acuti. Anche la mancanza di sonno, la deprivazione sensoriale , la disidratazione possono indurre allucinazioni.

Tante figure di rilievo storico hanno in momenti della loro vita avuto esperienze di allucinazioni uditive. Ad esempio, erano voci quelle che ordinarono a Giovanna d’Arco di combattere per salvare la Francia. Erano voci interiori quelle che guidavano Socrate. “Grida di uomini, e particolarmente di donne e di fanciulli” tubarono Torquato Tasso. Robert Schuman aveva anch’egli allucinazioni uditive (ne parlammo in questo post “Tra follia e creazione artistica..”). Il premio Nobel per l’economia John Nash sentiva voci che lo criticavano aspra.

Secondo Jung, che aveva di persona sperimentato il fenomeno, prestare attenzione alle voci interiori è un modo per avvicinarsi ed ascoltare il senso più profondo del sé e quindi dare l’opportunità di mantenere il giusto equilibrio delle proprie funzioni psichiche.

Si stima che circa il 60% delle persone che soffrono di psicosi abbia anche allucinazioni uditive, ma non è detto che chi abbia avuto allucinazioni uditive soffra per forza di schizofrenia o abbia avuto un episodio psicotico. Può accadere anche a persone che non soffrono di disturbi psichici.

Photo by Sergey Katyshkin on Pexels.com

Nel 1992 il neurologo Detlef Kompf ha scoperto che nei soggetti anziani con difficoltà uditive , la mancanza di stimoli acustici può portare ad allucinazioni musicali.

Le persone che conducono esistenze solitarie possono avere più probabilità di avere allucinazioni uditive, purtroppo le stesse allucinazioni favoriranno il loro ritiro dalla vita sociale e comunitaria. Infatti marinai solitari, che solcano i mari per tempi molto lunghi o eremiti, che vivono in condizioni di privazioni di stimoli per lunghissimi periodi, a volte riferiscono di allucinazioni visive.

“Essi mi hanno detto: “Queste cose sono allucinazioni”. Mi sono informato su che cosa fosse un’allucinazione, ed ho scoperto che sta ad indicare un’esperienza soggettiva o psichica che non corrisponde ad alcuna realtà oggettiva o fisica. Allora mi sono seduto e mi sono meravigliato dei miracoli della ragione umana.”

Sri Aurobindo

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi