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Pillole di Psicologia: Abitudine e Habit loop

Per abitudine intendiamo una disposizione insita nel comportamento degli esseri umani; un’attitudine acquisita mediante un’esperienza ripetuta.

Il concetto di Habit loop viene utilizzato in Psicologia per spiegare la circolarità del comportamento legato alle abitudini, sia quelle umane sia quelle animali.

L’ habit loop è stato osservato e poi teorizzato per la prima volta da alcuni ricercatori del MIT (Massachussetts Istitute of Tecnology), alla fine degli anni ’90. Eseguendo alcuni esperimenti sul comportamento dei topi, notarono che i topi imparavano un azione per ottenere del cibo e la ripetevano successivamente, come abitudine, ogni volta che avevano fame. Da questi studi, i ricercatori, riuscirono ad isolare il comportamento suddividendolo in tre fasi.

Il concetto è stato poi esteso ai comportamenti umani e si usa tutt’oggi in psicologia comportamentale, per intervenire sulle cattive abitudini e sulle dipendenze, con protocolli specifici (in particolare fumo e alcolismo).

Secondo questa teoria lo svolgimento delle abitudini (e dei comportamenti più o meno rituali ad esso legati) avvengono in modo inconscio ed automatico.

L’abitudine, in tal senso, viene così definita come un ciclo che comprende: un segnale, una routine e una gratificazione.

Habit loop

Per segnale si intende una condizione (ambientale, emotiva, personale) che spinge l’organismo ad una ricerca della gratificazione e quindi il cervello a ricercare quella routine che porterà alla gratificazione.

Per routine si intende l’azione in sé, che può essere fisica, mentale (pensiero) o emotiva (modifiche dello stato d’animo).

La gratificazione è invece la ricompensa che rafforza lo svolgersi della routine.

Ad esempio, nel vizio del fumo: il segnale è la necessità del corpo di assumere nicotina o la voglia di godere di quel momento legato al piacere di fumare; la routine consiste nell’atto del fumare; la gratificazione è, infine, legata al senso di sollievo e relax che la nicotina e l’atto del fumare, arrecano al fumatore.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: Allucinazioni uditive.

“Anche in altri visionari si è osservato questo meccanismo di formazione delle allucinazioni: Giovanna d’Arco vide innanzi tutto una nube luminosa dalla quale, poco dopo, uscirono San Michele, Santa Caterina e Santa Margherita. Swedenborg vide, per un’ora di seguito, solo sfere luminose e fuochi risplendenti.”

Carl Gustav Jung

Le allucinazioni sono false percezioni, che vengono interpretate e vissute come reali da chi ne fa esperienza, e nascono in assenza di stimoli sensoriali corrispondenti. Oltre alle allucinazioni uditive esistono anche allucinazioni visive, tattili e olfattive e sono caratteristiche di numerose patologie come la schizofrenia, l’abuso di sostanze, gli stati confusionali, gli episodi psicotici acuti. Anche la mancanza di sonno, la deprivazione sensoriale , la disidratazione possono indurre allucinazioni.

Tante figure di rilievo storico hanno in momenti della loro vita avuto esperienze di allucinazioni uditive. Ad esempio, erano voci quelle che ordinarono a Giovanna d’Arco di combattere per salvare la Francia. Erano voci interiori quelle che guidavano Socrate. “Grida di uomini, e particolarmente di donne e di fanciulli” tubarono Torquato Tasso. Robert Schuman aveva anch’egli allucinazioni uditive (ne parlammo in questo post “Tra follia e creazione artistica..”). Il premio Nobel per l’economia John Nash sentiva voci che lo criticavano aspra.

Secondo Jung, che aveva di persona sperimentato il fenomeno, prestare attenzione alle voci interiori è un modo per avvicinarsi ed ascoltare il senso più profondo del sé e quindi dare l’opportunità di mantenere il giusto equilibrio delle proprie funzioni psichiche.

Si stima che circa il 60% delle persone che soffrono di psicosi abbia anche allucinazioni uditive, ma non è detto che chi abbia avuto allucinazioni uditive soffra per forza di schizofrenia o abbia avuto un episodio psicotico. Può accadere anche a persone che non soffrono di disturbi psichici.

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Nel 1992 il neurologo Detlef Kompf ha scoperto che nei soggetti anziani con difficoltà uditive , la mancanza di stimoli acustici può portare ad allucinazioni musicali.

Le persone che conducono esistenze solitarie possono avere più probabilità di avere allucinazioni uditive, purtroppo le stesse allucinazioni favoriranno il loro ritiro dalla vita sociale e comunitaria. Infatti marinai solitari, che solcano i mari per tempi molto lunghi o eremiti, che vivono in condizioni di privazioni di stimoli per lunghissimi periodi, a volte riferiscono di allucinazioni visive.

“Essi mi hanno detto: “Queste cose sono allucinazioni”. Mi sono informato su che cosa fosse un’allucinazione, ed ho scoperto che sta ad indicare un’esperienza soggettiva o psichica che non corrisponde ad alcuna realtà oggettiva o fisica. Allora mi sono seduto e mi sono meravigliato dei miracoli della ragione umana.”

Sri Aurobindo

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi