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La Persuasione Politica. Come fanno i partiti politici a convincerci a votarli ?

“Il vero si identifica con l’opinione che è riuscita ad affermarsi attraverso la persuasione”

Gorgia

In questa tappa del nostro viaggio proveremo ad analizzare alcune caratteristiche della persuasione nella comunicazione politica.

Un viaggio molto interessante che tocca aspetti della nostra vita sociale, della Psicologia sociale, della psicologia di gruppo e di quella individuale.

Buon Ascolto..

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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Narcisismo del potere e umorismo.

Il narcisismo è sicuramente una caratteristica della leadership molto importante e probabilmente necessaria a poter governare e prendere delle decisioni. Ci sono però delle derive fastidiose e potenzialmente pericolose nel narcisismo di un leader; L’arroganza è il prevedibile esito di un narcisismo incontrollato (Manfred F.R. Kets de Vries,1 995).

La metamorfosi di Narciso – Salvador Dalì

In una situazione in cui l’arroganza, prende il sopravvento ed “esonda” in maniera incontrollata, possiamo vedere definirsi quello che Freud definiva come un leader “che non ama altri che se stesso… autoritario, assolutamente narcisista, sicuro di sé e indipendente” (1921). In genere persone deputate a governare e leader politici inclini a questo tipo di caratteristiche sono portati a rifugiarsi in un mondo esclusivamente proprio, si creano una realtà personale, restando ancorati alle proprie idee. Sembrano testardi e poco propensi ad ascoltare i consigli degli altri e quindi, a prendere decisioni importanti sostenuti da un confronto con altri. Spesso risultano ciechi alle possibili conseguenze negative del loro atteggiamento.

Esistono però, da sempre figure molto importanti, che accompagnano i periodi di leadership dei governanti e che fungono da “controllori ed equilibratori” del potere. Come fossero garanti e abili diagnosti delle innumerevoli patologie della leadership.

Il ruolo del “giullare” (oggi si potrebbe definire così il comico) o del “matto” nel passato e tutt’oggi è rivestito di grande importanza, perché funge da equilibratore, una persona in grado di poter indurre una trasformazione dicendo scherzosamente la verità. I destini del giullare e del leader sono interdipendenti.

Il giullare è una sorta di “guardiano della realtà”, ricorda al leader il carattere transitorio del suo potere e quindi mette sempre in allerta il leader, impedendogli talvolta di prendere decisioni insensate.   

Il ruolo del giullare è di fondamentale importanza, talmente essenziale da essere considerato alla stregua di un “educatore”, in quanto per mezzo di esempi negativi afferma valori veri e valide azioni. Pare essere innocuo e magari folle,ma può dire ciò che altri non possono dire. Il giullare è una figura complessa e unica con un ruolo a volte anche drammatico; spesso va molto oltre l’aspetto della comicità e risulta essere una valvola di sicurezza per la gente. Le persone hanno bisogno dei “giullari” e il potere e i leader anche. Questa interazione garantisce un equilibrio psicologico.

È dimostrato però che i due ruoli non possano convivere ed essere interpretati dalla stessa persona. Il rischio per il leader è quello di minare la sua credibilità e dignità. Mettendo in discussione e in pericolo anche le sue azioni e decisioni che generalmente riguardano moltissime persone.

Il ruolo del giullare – matto (saggio) è quello di equilibrare e quindi di proteggere lo stesso leader dal rischio di diventare arrogante. Infatti in una situazione in cui può venir fuori una “patologia della leadership”, il matto/saggio ha il compito non semplice di dimostrare al leader la follia di decisioni prese in seguito ad una visione distorta o affrettata della realtà. Questo può aiutare il leader a mantenersi ancorato alla realtà e magari ritornare sulle sue decisioni.

Con l’umorismo è possibile portare alla luce i segni dell’arroganza di un leader. Può rappresentare una valvola di sicurezza capace di controllare e denunciare aspetti potenzialmente distruttivi di una leadership malata. Per questo motivo i due ruoli, di leader e di giullare/saggio non possono essere incarnati dalla stessa persona, è pericoloso.

L’umorismo, come sosteneva Gregory Bateson (1953) è una forma di meta comunicazione, molto potente. Attraverso l’uso dell’umorismo può infatti essere comunicato più di quanto pare potersi intendere si da subito. Aiuta le persone a comprendere in maniera chiara le cose e può essere considerato un strumento molto potente per il cambiamento.

“Permette di gestire i conflitti con mano più leggera , prevedendo l’improvvisa esplosione delle tensioni. Può costituire un arma formidabile contro le persone che, in altre circostanze, rifiuterebbero di riconoscere e accettare la verità. Ridimensiona i problemi, contribuisce a farci ritrovare il senso delle proporzioni impedendoci di prendere noi stessi troppo sul serio..” (Manfred F.R. Kets de Vries, 1995)

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Che cosa lega un insieme di persone.

Una riflessione “teorica”, alla luce dei recenti sviluppi politici…

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Fonte immagine “Google”.

Che cos’è la massa.

In Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921) Freud sostiene l’importanza di muovere dal lavoro di Le Bon per comprendere cosa sia, e come agisca la massa.

Secondo Le Bon “la massa psicologica è una creatura provvisoria, composta di elementi eterogenei saldati assieme per un istante”;

si tratta pertanto di individui che per il solo stare insieme in un dato momento, acquisiscono un’anima collettiva. Al lettore potrebbe presentarsi a questo punto una domanda (che per quanto semplice, sarà tutt’altro che scontata) ovvero come sia possibile che un individuo subisca gli influssi di una massa (e di un capo) e decida (annullando se stesso) di rispondere a ciò che la massa stessa gli chiede.

Le Bonn ritiene che:

  • l’individuo quando si trova in una massa, acquisisce per un mero discorso numerico (quanti più siamo, più forti diventiamo) un sentimento di potenza invincibile; ciò gli permette di cedere a istinti che se fosse rimasto solo, avrebbe invece tenuto a freno:

    “vi cederà tanto più volentieri in quanto – la massa essendo anonima e irresponsabile – il senso di responsabilità, che raffrena sempre gli individui, scompare del tutto”[1]

    [1] Freud, “Psicologia delle masse e analisi dell’Io”, 1921, ne “I Grandi Pensatori”, Seconda ristampa giugno 2015, Ed Bollati Boringhieri, Torino 2015; cit., Le Bon, 1895, “Psicologia delle folle”, p.56.

     

     

    Il risultato sarà quindi la riduzione del senso di responsabilità e del corretto rapporto con la realtà.

  • Un altro meccanismo alla base del funzionamento delle masse è il contagio mentale con cui ogni sentimento, azione o atto, diviene contagioso tanto che l’individuo sacrifica i propri interessi per perseguire uno scopo collettivo.
  • Un terzo meccanismo è quello della suggestionabilità (di cui il contagio mentale è l’effetto) che conduce ad un annullamento della volontà personale; ne deriva che l’individuo non è più consapevole di quel che fa e

“in lui, come nell’ipnotizzato, talune facoltà possono essere spinte a un grado di estrema esaltazione mentre altre sono distrutte. L’influenza di una suggestione lo indurrà con irresistibile impeto a compiere certi atti[1]

La massa è pertanto influenzabile, credula e i suoi sentimenti sono semplicissimi e molto esagerati (Le Bon, 1875).

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Eugène Delacroix, “La libertà che guida il popolo“. Fonte immagine wikipedia

Ritengo interessante proporre questo richiamo teorico visto che stiamo assistendo ancora una volta nella storia, all’ascesa di un certo tipo di movimenti politici. Tali movimenti – che come Le Bon sosteneva – (…)..” è un gregge docile che non può vivere senza un padrone”, hanno bisogno di un capo, che deve corrispondere alle aspettative della massa stessa: deve pertanto avere determinate doti personali.

Il capo deve:

  • suscitare un’adesione nella massa credendo in prima persona in un’idea che deve essere potente al punto tale, da creare una accettazione volontaria nella massa stessa.
  • abilità nel comunicare una vision,un ideale futuro basato su valori condivisi dal gruppo.
  • abilità di implementare la vision, chiarendo di continuo gli obiettivi e offrendosi come modello.
  • stile comunicativo carismatico basato su un continuo contatto oculare diretto, espressioni facciali molto marcate, linguaggio non verbale e competenze verbali, così come la possibilità di risultare estremamente simpatico.

 

chaplin

Chaplin “Il grande dittatore”. Fonte immagine Google.

 

Dott.ssa Giusy Di Maio

 

[1] Ibidem, p.169.