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Giornata Mondiale della Salute Mentale

“Io ho detto che non so che cosa sia la follia. Può essere tutto o niente. È una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece questa società riconosce la follia come parte della ragione, e la riduce alla ragione nel momento in cui esiste una scienza che si incarica di eliminarla. Il manicomio ha la sua ragione di essere, perché fa diventare razionale l’irrazionale. Quando qualcuno è folle ed entra in un manicomio, smette di essere folle per trasformarsi in malato. Diventa razionale in quanto malato. Il problema è come sciogliere questo nodo, superare la follia istituzionale e riconoscere la follia là dove essa ha origine, come dire, nella vita. “

Franco Basaglia (da Conferenze brasiliane, 1979)
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Follia è una dimensione della mente e del corpo in cui si rompe l’equilibrio interno alla persona per il prodursi di un comportamento bizzarro ed invasivo svincolato dalla ragione e dalla realtà.

La follia non è una malattia ma una possibile evoluzione della normalità: un uscire fuori con il possibile successivo rientro arricchito e cambiato in un nuovo equilibrio di normalità, in una nuova dimensione, con un arricchimento del Sé e posizione esistenziale nel progetto di vita.

La follia è una dimensione possibile, estrema dell’ampia fascia della normalità.

“Visto da vicino nessuno è normale”

Franco Basaglia

#WorldMentalHealthDay

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Mascheramenti

“Non produce alcun frutto, a lungo andare, nei rapporti personali, comportarsi come se si fosse diversi da come si è.“

Carl Rogers
René Magritte

A lungo andare anche i più semplici mascheramenti diventano difficili da sostenere. Nelle relazioni interpersonali fingersi diversi da quello che si è, provoca disagio in chi si maschera e straniamento in chi è coinvolto nell’interazione.

Si può anche riuscire, in qualche modo, a sostenere delle relazioni e a mantenere amicizie e legami amorosi, comportandosi come se si fosse diversi da come si è, ma spesso ci si ritrova a vivere in una impasse, che non permette evoluzioni, cambiamenti, crescite, miglioramenti.

Dobbiamo rivalutare noi stessi e non aver paura di mostrarci per come siamo.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Una giornata al mare…

“Le estati volano sempre… gli inverni camminano!”

Charlie Brown

In estate il tempo sembra volare come se si lasciasse trasportare dal caldo vento e dall’aria caldissima rarefatta e leggera, riscaldata dai raggi del sole.

L’estate è la stagione della leggerezza e della spensieratezza, delle belle sensazioni, dei ricordi indimenticabili, delle vacanze. L’estate è la stagione delle sensazioni, degli odori, dei colori, dei rumori..

In estate la nostra mente riposa e si rigenera. L’odore dello iodio, il suono del mare sul bagnasciuga, la sabbia prima calda poi fresca tra le dita delle mani, sotto i piedi. Il vociare, la musica, le risate, la brace, l’odore della pioggia d’estate.. .

Il fresco sollievo delle serate. Le giornate lunghe e i magnifici tramonti. Le passeggiate, i viaggi, le escursioni, le scoperte.. lo stupore.

I ricordi hanno bisogno di leggerezza e di spensieratezza.

immagine personale

“In estate, di notte, i rumori sono in festa.”

Edgar Allan Poe

dott. Gennaro Rinaldi

Rivoluzioni personali..

“La vera rivoluzione dobbiamo cominciare a farla dentro di noi.”


Che Guevara
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Le rivoluzioni più durature sono quelle che nascono dal profondo.

Ma le “rivoluzioni interne” sono anche quelle più complesse da portare avanti.

dott. Gennaro Rinaldi

Nella vita non c’è nulla da temere..

“Nella vita non c’è nulla da temere, solo da capire”

Margherita Hack

Se solo varcassimo quel muro fatto di incomprensioni e vincoli per capire cosa c’è fuori la porta delle nostre convinzioni, allora potremmo avere la possibilità di comprendere.

Io, me lo chiedo ogni giorno quanto costa vivere o semplicemente quanto costa un sogno. Il problema non è quanto ti serve, ma quando ne hai bisogno di quella vita “normale”, ma qui cos’è “normale”, in fondo?!

PeppOh

dott. Gennaro Rinaldi

Mi sento impotente.

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Avete mai riflettuto sulle possibilità (e suoi benefici) dati dalla capacità di poter controllare il nostro ambiente o il nostro spazio? (sia esso mentale o fisico).

Ricerche condotte su animali mostrano che i cani tenuti in gabbia (cui viene insegnato che non hanno possibilità di sottrarsi alle scosse elettriche), diventano sempre più passivi fino a rinunciare alla possibilità di sfuggire a tali scosse; i cani inoltre rinunciano alla possibilità di sfuggire ad una punizione, anche in condizioni diverse da quella appena citata (voglio sottolineare che prendo le distanze da qualsiasi tipo di esperimento che veda come soggetto/oggetto un animale).

I cani – invece- che apprendono il controllo personale, riuscendo a evitare le prime scosse, si adattano con maggiore facilità a nuove situazioni.

Martin Seligman notò alcune somiglianze di impotenza appresa nelle persone depresse; le persone depresse o oppresse, diventano passive perché credono continuamente che i loro sforzi siano inutili “tanto me lo merito”; cani ridotti all’impotenza e esseri umani depressi soffrono entrambi di paralisi della volontà, di rassegnazione passiva e apatia.

Le persone – tuttavia- possono ottenere enormi benefici, allenando i muscoli dell’autocontrollo, così come evidenziato dagli studi di Megan Oaten e Ken Cheng (2006) presso la Macquarie University di Sidney.

Gli studenti impegnati nell’esercizio dell’autocontrollo mediante esercizio quotidiano, ad esempio attuando uno studio regolare e una gestione del proprio tempo (tempo scelto e tarato sulla base delle proprie esigenze/necessità), mostrano più autocontrollo anche in situazioni sperimentali altamente stressanti.

Ellen Langer e Judith Rodin (1976) hanno messo alla prova l’importanza dell’autocontrollo trattando i pazienti di una casa di riposo.

Con un gruppo, le assistenti degli anziani evidenziavano l’importanza della loro responsabilità, somministravano i farmaci ai pazienti svolgendo un ruolo talmente attivo da rendere altamente passivo e “deresponsabilizzato”, quello degli anziani. Tre settimane dopo, la maggior parte di questi pazienti venne giudicata da loro stessi, dagli infermieri e dai familiari come maggiormente debilitata.

L’altro gruppo di anziani fu invece lasciato libero di poter scegliere: scegliere cosa mangiare a colazione, quando andare al cinema, l’orario in cui andare a letto o come rifarsi il letto. Inoltre questi pazienti prendevano quotidianamente piccole decisioni e svolgevano piccolo compiti non particolarmente gravosi. Nelle tre settimane seguenti il 93% dei soggetti mostrò un incremento nel senso di felicità, nell’attivazione generale e nella prontezza di riflessi (fisici e psichici).

Studi mostrano inoltre che:

. I detenuti a cui viene offerto un minimo di controllo del proprio ambiente (spostare le sedie, accendere la televisione, accendere le luci) sperimentano meno stress, meno problemi di salute e attuano meno atti vandalici (Ruback et al, 1986)

. I residenti istituzionalizzati a cui viene concesso un minimo di libertà di scelta (cosa mangiare offrendo più alternative, quando andare al cinema, e così via), vivono più a lungo e mostrano maggiori emozioni positive (Timko e Moos, 1989).

. I senza dimora che percepiscono il proprio scarso potere decisionale in merito a quando mangiare, dove dormire, sperimentando un controllo nullo sulla propria privacy, mostrano maggior atteggiamento passivo di fronte alla possibilità di trovare un alloggio o un posto di lavoro (Burn, 1992).

. In tutti i paesi studiati, le persone che percepiscono se stesse come dotate di potere decisionale, sperimentano maggiore soddisfazione nella vita.

L’impotenza, l’insoddisfazione e la paura, una volta sperimentate vanno contraccambiate attuando delle piccole risposte (che via via cresceranno, in difficoltà), con cui (analogamente al bambino che prima è sempre in braccio, poi gattona, poi lentamente barcollando e cadendo diviene autonomo, camminando), ci si abituata – di nuovo- ad essere autonomi e padroni del proprio tempo e del proprio spazio.

La paura o il senso di insoddisfazione non possono essere completamente abbandonati perché congeniti (in un certo senso) nell’essere umano; sono forze che spingono – invece- a trovare sempre nuove strategie e nuovi modi per modellarsi alla realtà che è in continuo mutamento.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Personalità, Salute e Qualità di Vita.

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Il termine personalità affonda le sue radici nel latino “persona”; termine che indicava la maschera dell’attore teatrale.

La maschera del teatro ha (tra le altre) una caratteristica che è quella della fissità. Proprio il concetto di fissità è stato ripreso e fatto proprio dalla psicologia classica che ha visto nella personalità “la funzione psichica con la quale e grazie alla quale un individuo si considera come un Io unico e permanente”.

La personalità si presenta pertanto come una struttura fissa, portante, che si può caratterizzare, definire e riconoscere rivedendo nella fissità che la caratterizza un modo per prevedere un comportamento coerente e costante proprio del suo repertorio di base. Il concetto evidenzia un punto: se la personalità è qualcosa di fisso allora posso aspettarmi un certo tipo (repertorio) di comportamenti (analogamente a quanto avveniva in teatro dove una certa maschera indicava un certo repertorio comportamentale, atteggiamenti, espressioni e modo di atteggiarsi e relazionarsi, tanto che il pubblico poteva facilmente prevedere una certa risposta della maschera stessa).

La personalità può essere definita come “l’organizzazione dinamica degli aspetti affettivi, cognitivi e conativi (pulsionali e volitivi), fisiologici e morfologici dell’individuo”.

La finalità sociale dell’intervento per le professioni si aiuto (specie in ambito sanitario), è legato alla prevenzione e – soprattutto- alla valutazione delle condizioni di benessere e di salute individuale e collettiva, dove la salute è intesa non come condizione assoluta ma come equilibrio ed ottimale qualità di vita della persona e del gruppo. Lo psicologo deve pertanto (per la sua posizione professionale e sociale), essere in grado di definire la personalità nei suoi aspetti strutturali per coglierne successivamente le potenzialità e con essa la possibile qualità di vita ottimale.

E’ proprio l’Organizzazione Mondiale della Sanità a definire la qualità di vita come “la percezione di ciascun individuo del proprio benessere in rapporto alla propria cultura, al contesto sociale in cui vive, alle sue aspettative, alle sue preoccupazioni”.

La salute pertanto non è assenza di malattia, ma coincide nella qualità di vita con l’equilibrio e il benessere in cui si raggiunge “trasparenza”, in cui in sostanza non si avverte alcuna presenza interna o esterna che sia fonte di disagio, sofferenza o estraneità.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.