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I genitori.

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Quando una coppia decide (più o meno coscientemente, per così dire), di avere un bambino sono diversi i pensieri, le sensazioni, che affollano la mente della coppia stessa. Accade -non di rado- che il bambino sia visto quasi come una seconda chance, un possibile riscatto innanzi agli occhi del mondo.

Una volta nato però, il bambino può non rispettare i “buoni canoni” che venivano lui richiesti e questa sorta di candida pagina bianca che doveva riscattare l’esistenza della coppia genitoriale, diventa d’improvviso una pagina sporca: macchiata.

Per molte coppie, il nuovo nato più che un nuovo inizio o un prosieguo di un percorso familiare, diviene uno stop; una pausa (non richiesta) nel proprio cammino.

L’investimento che i genitori (sia in termini di coppia, che singolarmente) fanno sulla nascita del nuovo bambino, costituisce un nucleo assai complesso ricco di fantasie che si presentano come molteplici e contrastanti.

Le proiezioni che i genitori fanno inizialmente sui figli, possono essere immaginate come delle grandi impalcature che vengono erette per la costruzione di un edificio; tali impalcature sono indispensabili e verranno smantellate solo dopo, quando l’edificio potrà tenersi saldamente sulle proprie fondamenta.

Durante la presa in carico della coppia genitoriale, dobbiamo dare spazio e attenzione sia agli elementi che creano il problema, sia a quelli che si presentano come un serbatoio vitale. Accanto e insieme alle identificazioni proiettive, vi sono le identificazioni introiettive; i genitori possono infatti vedere i loro figli non solo come una possibilità di liberarsi di parti del loro sé difficilmente integrabili, ma anche come i depositari di parti che desiderano proteggere e -soprattutto- a cui dare la possibilità di un ulteriore sviluppo futuro e migliore.

Bleger, 1992, parla a tal proposito di “buona simbiosi” andando ad intendere quella che si instaura tra il nuovo nato e l’ambiente familiare; agli inizi con la madre prima forma che si stacca dallo sfondo e che funge da collettore di tutti gli altri attori/presenze, presenti.

Buona simbiosi perché necessaria e fondante, ed è qui che il processo analitico viene a presentarsi come un’occasione per rifare un percorso che probabilmente, nella sua versione originaria, è stato carente o accidentato.

L’analisi diventa pertanto un processo desimbiotizzante (ibidem)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.