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Pillole di Psicologia: Agire – Agieren – Acting Out

Agieren (Agire) è un termine utilizzato da S. Freud per indicare il tentativo del paziente a non misurarsi, per paura, con i suoi conflitti inconsci cercando soluzioni sul piano di realtà.

Il termine in tedesco è di origine latina ed è impiegato da Freud come il termine abreagieren (abreazione), in senso transitivo, e allude al fatto di “mettere in atto” (desideri, pulsioni, fantasmi).

Oggi è più comune sentir parlare di “agito”, nella sua traduzione inglese “acting out“.

Fenichel farà in seguito una formulazione più precisa di acting out e lo definisce come “un agire che inconsciamente diminuisce la tensione interna e comporta una scarica parziale degli impulsi tenuti a freno; la situazione presente, connessa in qualche modo associativo con il contenuto rimosso, viene usata come occasione per la scarica delle energie rimosse..”.

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Oggi la nozione di acting out è usata anche al di fuori della Psicoanalisi.

Infatti ci si riferisce all’acting out nello studio delle strutture caratteriali degli individui, intese come modelli abituali di reazione che si sviluppano come risultato del conflitto tra esigenze istintuali e mondo esterno frustrante.

In genere tali modelli hanno origine all’interno del sistema familiare e vengono conservati nel corso della vita, come modello tipico di reazione ad una situazione frustrante.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’Io e L’Es: Freud.

(Topico: richiama alla teoria dei luoghi di cui parlò Aristotele e suppone una differenziazione dell’apparato psichico in un certo numero di sistemi dotati di funzioni diverse, e disposti in un certo ordine. Ciò consente metaforicamente di considerarli come luoghi psichici di cui si può così dare una rappresentazione spaziale).

Nell’Io e L’es (1923), Freud non differenzia più tra Super Io e l’ideale dell’Io, infatti attribuisce al Super Io le funzioni dell’ideale dell’Io*

La meta narcisistica di essere amato e approvato dal proprio sé si fonde con il desiderio di essere amato e approvato dal genitore ideale interno, il Super Io.

L’Io accetta di sottomettersi alle richieste del Super-Io sia per paura di essere punito che per il bisogno di essere amato. Nella composizione finale del super Io entra anche la madre.

Super-Io e dualismo delle pulsioni portano alla teoria strutturale dell’apparato psichico costituito da 3 strutture

ES: Polo pulsionale, agisce in base al principio di piacere-dispiacere; vuole evitare il dolore e cercare il piacere. Non tiene conto della realtà e reagisce alla frustrazione con un appagamento allucinatorio di desiderio. Dall’Es attraverso il contatto con la realtà, evolve l’Io.

IO: media tra l’Es e la realtà sviluppando il principio di realtà. E’ all’origine una corteccia esterna dell’Es, è l’apparato percettivo e controlla anche le funzioni motorie. Quando si costituisce il Super-Io, l’Io deve fronteggiare non solo la realtà esterna ma anche quella interna.

Super Io: si forma alla risoluzione del complesso di Edipo attraverso l’introiezione delle figure genitoriali. E’ il censore morale.

*Nell’opera e nel pensiero freudiano assistiamo ad un passaggio dalla prima Topica (sistema Inconscio, sistema preconscio e sistema percezione-coscienza [la coscienza è la funzione del sistema percezione coscienza] e la seconda topica dove andremo a trovare le tre strutture Es- Io- Super Io).

***Nota sull’Ideale dell’Io: L’Io può usare energia per perseguire le proprie mete che possono essere congruenti o opposte rispetto alle mete determinate dalla libido oggettuale (es complesso di castrazione può essere visto come un conflitto tra narcisismo e amore oggettuale). L’idea di un Io come istanza strutturale e rifornito di libido narcisistica porta al concetto di Ideale dell’Io. l’Ideale dell’Io nasce ed è formato dalla riserva di libido dell’Io, risulta quindi essere parte differenziata dell’Io stesso, che nasce come risultato della rimozione rispetto a qualcosa che viene ritenuto inammissibile. Lo sviluppo dell’Io consiste quindi nel prendere le distanze dal narcisismo primario; questo allontanamento si effettua per mezzo dello spostamento della libido su un ideale dell’Io ma torna ad arricchirsi se trova soddisfacimento nell”oggetto. Ha imposto difficili condizioni al soddisfacimento libidico in relazione all’oggetto, poiché mediante il suo censore, l’ideale fa in modo che parte del soddisfacimento sia respinto come inammissibile.

Se non c’è il lavoro della rimozione e se l’ideale dell’Io non si sviluppa, dobbiamo aspettarci una struttura perversa.

L’ideale dell’Io è quindi il fattore che è determinato e condiziona la rimozione.

Il conflitto tra ideale dell’Io e Io reale, determina quali saranno gli impulsi cui verrà dato modo di esprimersi e quali no. L’ideale dell’Io esige la sublimazione ma non può imporla e in questo senso assomiglia al Super Io che prenderà su di sé le critiche dei genitori.

Nel 1914 l’Ideale dell”Io non è ancora differenziato dal Super Io e riassume sia gli ideali del narcisismo infantile, che le istanze censorie. All’ideale dell’Io si attribuisce il bagaglio di eredità del narcisismo infantile; al Super Io l’eredità edipica di identificazione col genitore dello stesso sesso e l’interiorizzazione delle norme morali.

Nell’ideale dell’Io convergono quindi sia il narcisismo, che le identificazioni con ii genitori ed è importante per la comprensione della psicologia delle masse.

(Buoni esami, studenti!)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Resistenze..

” […] Ancora una resistenza dell’Io, di tutt’altra natura però, è quella che proviene dal tornaconto della malattia[…] La quinta resistenza, quella del Super-Io[…] è la più oscura anche se non sempre la più debole: sembra che scaturisca dal sentimento di colpa o dal bisogno di punizione: questa resistenza ostacola qualsiasi successo, e perciò anche la guarigione attraverso l’analisi..”

S. Freud, 1925.

“Ammiro chi resiste, chi ha fatto del verbo resistere carne, sudore, sangue, e ha dimostrato senza grandi gesti che è possibile vivere, e vivere in piedi, anche nei momenti peggiori.”

Luis Sepùlveda

La resistenza è un termine che in psicologia (nello specifico in Psicoanalisi) viene utilizzato per indicare un’opposizione inconscia ad accedere alle proprie dinamiche profonde, da parte della persona sottoposta ad analisi.

Secondo Freud, questa difesa inconscia, si accentua man mano che ci si avvicina al nucleo centrale patogeno nel corso della terapia.

La resistenza svolge quindi una sorta di funzione difensiva e può essere messa in atto da tutte le istanze psichiche. Dall’Io attraverso la rimozione, la resistenza di transfert e il guadagno secondario della malattia; dall’Es attraverso la coazione a ripetere; dal Super Io attraverso il bisogno di punizione.

La resistenza è un’arma a doppio taglio, esegue gli interessi dell’Io o del Super Io, ma impedisce la guarigione e ostacola quindi il processo di cambiamento.

In genere è uno di quei fattori difensivi che portano ad interrompere bruscamente i processi psicoterapeutici.

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Ma il termine “resistere” può essere inteso anche in maniera differente. Resistenza come resilienza, la capacità delle persone di non “spezzarsi” dinnanzi alle avversità e alle difficoltà della vita.

Resistere in tal senso rappresenta la capacità di fronteggiare in maniera adattiva le difficoltà, attingendo dalle proprie numerose risorse, per poi ri-trasformarsi dando nuovo slancio alla propria vita.

Resistere quindi significa essere consapevole che prima o poi quello “tsunami distruttivo” finirà e quindi ci sarà modo e tempo per ricostruire con materie prime più “resistenti”.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Caso Clinico – signorina Anna O. (I parte) – PODCAST

Partiremo oggi per un nuovo viaggio, che vi porterà sin dentro le segrete stanze della psicologia.. sarà un percorso parallelo al  viaggio intrapreso con “In viaggio con la Psicologia”, ma in questo nuovo podcast “Psicologia: casi clinici classici” ci dovremmo attrezzare bene perché viaggeremo anche un po’ nel tempo.  

Leggeremo insieme, io e la dott.ssa Di Maio, alcuni dei casi clinici più famosi e più significativi per la Psicologia.

Casi Clinici che si presentano come il futuro impianto teorico della Psicoanalisi e che hanno influenzato lo studio della Psicologia fino ai nostri giorni.

Insomma un nuovo entusiasmante viaggio nel mondo della Psicologia assolutamente da non perdere.

Il caso della Signorina Anna O. e quello della signora Emmy von N. sono i primi compresi negli studi sull’isteria 1892 – 95. L’opera composita di Breuer e Freud fu pubblicata nel maggio 1895.
Il caso della “signorina Anna O.” è descritto da Breuer (in questa lettura), ma sarà ripreso e rianalizzato qualche tempo dopo da Freud alla luce delle nuove scoperte fatte. Rappresenta, ad ora, uno dei casi clinici più emblematici e più studiati, della storia della Psicoanalisi.

Buon Ascolto..

Caso Clinico: signorina Anna O. – PODCAST – Psicologia: Casi Clinici Classici

Caso Clinico: signorina Anna O. – PODCAST – Psicologia: Casi Clinici Classici – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi – dott.ssa Giusy Di Maio

Io e Super Io – la formazione dell’Identità secondo Sigmund Freud – PODCAST

Con la nostra prossima tappa avremo ancora una volta la possibilità di esplorare e conoscere da vicinissimo altri luoghi teorici appartenenti al mondo della psicoanalisi e del maestro Sigmund Freud.
Parleremo di Io e Super Io coinvolgendo anche l’Es e vedremo come Freud attraverso la caratterizzazione di queste istanze psichiche, teorizzerà la formazione dell’identità. Come sempre possiamo considerarci legati idealmente in un continuum con due delle nostre ultime tappe che potete trovare nella nostra playlist: “La costruzione dell’Io ideale secondo Sigmund Freud” e “Freud e il Narcisismo – Introduzione al Narcisismo”.
Buon Ascolto..

Io e Super Io – la formazione dell’identità secondo Sigmund Freud – PODCAST – In viaggio con la Psicologia
Io e Super Io – la formazione dell’identità secondo Sigmund Freud – PODCAST – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La costruzione dell’Io Ideale secondo Sigmund Freud

Con la nostra prossima tappa seguiremo un percorso già parzialmente battuto in una tappa di pochi giorni fa, che potete ritrovare nella nostra playlist ed è intitolata “Freud e il Narcisismo – Introduzione al Narcisismo”. Idealmente seguiremo passo passo il percorso che porta alla formazione dell’Identità di una persona, attraverso le teorie di Sigmund Freud.

Ecco come avviene la costruzione dell’”Io Ideale”.
Buon ascolto e buon viaggio..

La costruzione dell’ Io Ideale secondo Sigmund Freud – Podcast – In viaggio con la Psicologia
La costruzione dell’ Io Ideale secondo Sigmund Freud – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Freud e il Narcisismo – Introduzione al Narcisismo – PODCAST

Con la nostra prossima tappa faremo un viaggio nel tempo, fino al 1914. Potremo così avvicinarci alle teorie psicoanalitiche e agli scritti teorici di Freud sul Narcisismo, attingendo dal suo lavoro “Introduzione al Narcisismo” e dalle sue famosissime lezioni (1915-1915), raccolte in “Introduzione alla Psicoanalisi”.

Una tappa imperdibile per gli amanti di Sigmund Freud e della Psicoanalisi.
Buon Ascolto..

Freud e il Narcisismo “Introduzione alla Psicoanalisi” – In viaggio con la Psicologia – PODCAST

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – PODCAST

La nostra prossima tappa ci farà viaggiare ancora una volta in luoghi virtuali e luoghi reali, luoghi social e luoghi sociali. Faremo un viaggio nelle reti delle nostre innumerevoli connessioni, alla scoperta dei nuovi modelli di interazione nell’era dell’iper-connessione, dei nativi digitali e della generazione Z.
Cosa direbbe Freud delle identità digitali?

Ecco un’ “Analisi” psicoanalitica del fenomeno.
Buon ascolto..

Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – PODCAST
Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi