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Caso Clinico – signorina Anna O. (I parte) – PODCAST

Partiremo oggi per un nuovo viaggio, che vi porterà sin dentro le segrete stanze della psicologia.. sarà un percorso parallelo al  viaggio intrapreso con “In viaggio con la Psicologia”, ma in questo nuovo podcast “Psicologia: casi clinici classici” ci dovremmo attrezzare bene perché viaggeremo anche un po’ nel tempo.  

Leggeremo insieme, io e la dott.ssa Di Maio, alcuni dei casi clinici più famosi e più significativi per la Psicologia.

Casi Clinici che si presentano come il futuro impianto teorico della Psicoanalisi e che hanno influenzato lo studio della Psicologia fino ai nostri giorni.

Insomma un nuovo entusiasmante viaggio nel mondo della Psicologia assolutamente da non perdere.

Il caso della Signorina Anna O. e quello della signora Emmy von N. sono i primi compresi negli studi sull’isteria 1892 – 95. L’opera composita di Breuer e Freud fu pubblicata nel maggio 1895.
Il caso della “signorina Anna O.” è descritto da Breuer (in questa lettura), ma sarà ripreso e rianalizzato qualche tempo dopo da Freud alla luce delle nuove scoperte fatte. Rappresenta, ad ora, uno dei casi clinici più emblematici e più studiati, della storia della Psicoanalisi.

Buon Ascolto..

Caso Clinico: signorina Anna O. – PODCAST – Psicologia: Casi Clinici Classici

Caso Clinico: signorina Anna O. – PODCAST – Psicologia: Casi Clinici Classici – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi – dott.ssa Giusy Di Maio

Io e Super Io – la formazione dell’Identità secondo Sigmund Freud – PODCAST

Con la nostra prossima tappa avremo ancora una volta la possibilità di esplorare e conoscere da vicinissimo altri luoghi teorici appartenenti al mondo della psicoanalisi e del maestro Sigmund Freud.
Parleremo di Io e Super Io coinvolgendo anche l’Es e vedremo come Freud attraverso la caratterizzazione di queste istanze psichiche, teorizzerà la formazione dell’identità. Come sempre possiamo considerarci legati idealmente in un continuum con due delle nostre ultime tappe che potete trovare nella nostra playlist: “La costruzione dell’Io ideale secondo Sigmund Freud” e “Freud e il Narcisismo – Introduzione al Narcisismo”.
Buon Ascolto..

Io e Super Io – la formazione dell’identità secondo Sigmund Freud – PODCAST – In viaggio con la Psicologia
Io e Super Io – la formazione dell’identità secondo Sigmund Freud – PODCAST – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La costruzione dell’Io Ideale secondo Sigmund Freud

Con la nostra prossima tappa seguiremo un percorso già parzialmente battuto in una tappa di pochi giorni fa, che potete ritrovare nella nostra playlist ed è intitolata “Freud e il Narcisismo – Introduzione al Narcisismo”. Idealmente seguiremo passo passo il percorso che porta alla formazione dell’Identità di una persona, attraverso le teorie di Sigmund Freud.

Ecco come avviene la costruzione dell’”Io Ideale”.
Buon ascolto e buon viaggio..

La costruzione dell’ Io Ideale secondo Sigmund Freud – Podcast – In viaggio con la Psicologia
La costruzione dell’ Io Ideale secondo Sigmund Freud – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Freud e il Narcisismo – Introduzione al Narcisismo – PODCAST

Con la nostra prossima tappa faremo un viaggio nel tempo, fino al 1914. Potremo così avvicinarci alle teorie psicoanalitiche e agli scritti teorici di Freud sul Narcisismo, attingendo dal suo lavoro “Introduzione al Narcisismo” e dalle sue famosissime lezioni (1915-1915), raccolte in “Introduzione alla Psicoanalisi”.

Una tappa imperdibile per gli amanti di Sigmund Freud e della Psicoanalisi.
Buon Ascolto..

Freud e il Narcisismo “Introduzione alla Psicoanalisi” – In viaggio con la Psicologia – PODCAST

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – PODCAST

La nostra prossima tappa ci farà viaggiare ancora una volta in luoghi virtuali e luoghi reali, luoghi social e luoghi sociali. Faremo un viaggio nelle reti delle nostre innumerevoli connessioni, alla scoperta dei nuovi modelli di interazione nell’era dell’iper-connessione, dei nativi digitali e della generazione Z.
Cosa direbbe Freud delle identità digitali?

Ecco un’ “Analisi” psicoanalitica del fenomeno.
Buon ascolto..

Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – PODCAST
Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Sul Sogno – Podcast

Continua il nostro viaggio nella psiche umana. Chi non ha mai sognato?

“Sul Sogno” è una tappa che lambirà le profondità dell’inconscio e del desiderio.

Ci faremo aiutare da Sigmund Freud per scoprire cosa si cela dietro ai nostri sogni..


“Ogni sogno è dotato di un ombelico che lo collega con l’ignoto”
Sigmund Freud

Buon ascolto

In viaggio con la Psicologia – Podcast – ilpensierononlineare

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Psicoanalisi, nevrosi e demonio

“Gli stati di possessione demoniaca corrispondono alle nostre nevrosi.”

Sigmund Freud

Freud fu molto incuriosito e affascinato da quei fenomeni comportamentali e psichici inspiegabili (per la sua epoca). Già durante i suoi primi studi, quando era ancora allievo di Charcot era riuscito a risolvere uno storico equivoco, per quel periodo, legato al fatto che venivano confuse le crisi convulsive e le conversioni isteriche, con l’epilessia.

Freud sempre in quel periodo e anche successivamente restò impressionato dalle analogie della sintomatologia delle pazienti isteriche con i comportamenti dei cosiddetti indemoniati del Medioevo.

Edvard-Munch-Sick-mood-at-sunset.-Despair-1892

Il suo interesse culminò nella scrittura di un saggio nel 1922 “Una nevrosi demoniaca nel secolo decimosettimo”. In questo saggio analizzava e interpretava alcuni scritti (“Trophaeum Mariano-Cellense“) e documenti, provenienti dal santuario di Mariazell, in Carinzia, che raccontavano di un pittore bavarese di nome Christoph Heitzmann.

Siamo nel 1677 e negli scritti si legge che il pittore Christoph, approdato nel santuario di Mariazell con forti crisi convulsive, confessa poi al parroco che, nove anni prima, andando molto male il suo lavoro e la sua ispirazione artistica, fu tentato ben nove dal Maligno. Alla fine aveva acconsentito ad “appartenergli con il corpo e con l’anima quando fossero trascorsi nove anni”.

Freud scrive che i demoni: ” sono soltanto desideri ripudiati, che derivano da moti pulsionali, per lo più sessuali, respinti e rimossi dalla coscienza. Secondo una precisa fantasia paranoica, la parte inconscia cattiva veniva scissa e proiettata sull’immagine del diavolo, che diventava poi un persecutore”.

“Non dobbiamo stupirci se le nevrosi di queste epoche passate si presentano sotto vesti demoniache, mentre quelle della nostra epoca psicologica assumono sembianze ipocondriache travestendosi da malattie organiche”…

Sigmund Freud

Dopo un’attenta analisi Freud concluse che probabilmente Christoph soffriva di melanconia (depressione maggiore) e non riusciva, a causa della sua malattia, a continuare a lavorare e a vivere nel modo in cui era abituato, precedentemente alle sue prime crisi (che coincidevano con la morte di suo padre).

Insomma non era il demonio a tormentare il pittore, ma come chiosò Freud: “Christoph Heitzmann era solo un povero diavolo…”

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Cannibalismo

In tema con il periodo di Hallowen oggi vi racconterò uno dei fenomeni della mente umana più orribili.. il cannibalismo.

Questa è la storia di Armin Meiwes (Franky), che balzò alle cronache nel 2001. Meiwes fu ribattezzato come “mostro di Rotenburg”, dal nome della cittadina tedesca in cui viveva. La sua vittima consenziente fu Bernd-Juergen Brandes.

C’era una volta un bambino che immaginava di uccidere e mangiare i propri compagni di scuola. Amin aveva due fratelli, ma si sentiva solo. La sua sensazione di solitudine l’aveva portato ad immaginarsi un fratello immaginario, proprio quando uno dei suoi fratelli se ne andò di casa. Amin chiamò questo fratello immaginario Franky. Diventò grande, ma le sue strane fantasie continuavano a tormentarlo, tanto che un giorno decise, insieme a Franky, di utilizzare alcune chat di internet per fare una semplice domanda: “C’è qualcuno disposto a farsi macellare e mangiare?”. Di certo non si aspettava che qualcuno rispondesse a questa sua richiesta strana e bizzarra. “Chi vuoi che risponda? Mi illudo..”.

Risposero in tanti, veramente tanti.. ma ne bastò uno. Armin lo invitò a casa sua. Lui accettò. Preparò la sua stanza in soffitta, preparata molto minuziosamente, per la macellazione. Bevve insieme al suo ospite, il clima era quasi goliardico. Il suo ospite bevve moltissimo e ingurgitò tanti tranquillanti. Franky (Armin), per l’occasione, gli taglio il pene, lo cucinò e lo mangio con lui. Alla fine uccise il suo ospite, lo tagliò a pezzi e li conservò in congelatore, per continuare a mangiarlo. Tempo dopo è arrivata la polizia, avvertita da un ragazzo, che aveva letto il suo annuncio in rete. A quanto pare anche lui cercava qualcuno da uccidere e mangiare..

Antony Hopkins – dottor Annibal Lecter – Il silenzio degli innocenti (immagine google)

L’antropofagia ha una storia vecchia come l’uomo ed è un fenomeno che vaga tra leggenda e realtà, tra antropologia, psichiatria e psicologia. Gli impulsi e le fantasie cannibalistiche fanno parte della struttura profonda della psiche umana e nascono addirittura nella prima infanzia come ipotizzato in Totem e Tabù da Sigmund Freud, Abraham, poi più avanti da Melanie Klein.

Racconti di atti cannibalistici sono raccontati già da Erotodo, nel V secolo a.C. nella sua opera “Storie”. Nei suoi numerosi viaggi, incontro popoli e culture molto dissimili dalla sua. Incontrò nei suoi viaggi gli androfagi, raccontò: “Gli androfagi possiedono costumi più selvaggi al mondo: non praticano la giustizia, non possiedono alcuna legge. Sono nomadi, si vestono alla maniera degli Sciti, ma parlano una lingua propria e sono gli unici fra queste popolazioni a cibarsi di carne umana“.

Gli androfagi raccontati da Erotodo si muovevano ai confini della Scizia, un territorio racchiuso tra il Mar Nero settentrionale, la parte meridionale dei Monti Urali e a oriente delimitato da quello che oggi è il Kazakhstan.

Esistono ovviamente anche descrizioni più recenti dei cannibali. Cristoforo Colombo nei suoi racconti, dei primi viaggi nelle Americhe, incontrò i caniba, una tribù delle Antille che, secondo Colombo, mangiava i prigionieri di guerra.

In seguito, saranno poi numerosi i racconti, che arrivano da ogni parte del mondo di popoli che usavano mangiare i propri nemici o che mangiavano carne umana. All’epoca delle colonizzazioni, quello del cannibalismo, era uno dei pretesti per giustificare l’invasione di quei territori e l’intenzione di “civilizzare” (secondo il punto di vista europeo), quelle popolazioni. Ma quanto c’era di vero in quei racconti?

Il dubbio ha infatti caratterizzato un filone di ricerca antropologica dell’antropologo americano William E. Arens (1979 _ Il mito del cannibalismo. Antropologia e antropofagia). Secondo Ares l’idea che ci sia un impulso al cannibalismo universale, caratterizzato da rituali e intriso di culture e storie, è solo un mito. Lui sostenne che quel tipo di racconti avevano uno scopo ben preciso: giustificare le azioni dei conquistatori (spesso caratterizzate da emarginazioni e violenze) e rivendicare il loro diritto ad imporre la loro cultura.

In parte però le sue affermazioni sulla natura mitologica del cannibalismo, sono state smentite da ritrovamenti (nel 1996) di resti di ominidi, ad Atapuerca in Spagna, di 800.000 anni fa che mostrerebbero segni inequivocabili di cannibalismo. Nel 1999 una ricerca pubblicata su “Science” ha dimostrato che sei neandertal rinvenuti nel sito francese di Moula – Guercy e vissuti circa 100.000 anni fa furono vittime di cannibalismo. Più di recente, sempre in Francia (Fontbrégua), sono stati ritrovati frammenti di Homo Sapiens di circa 4000 anni fa, anch’essi probabilmente resti di un “pasto” cannibalico.

Nel 2000, in un articolo pubblicato su “Nature”, furono pubblicati i risultati di ricerche effettuate su resti di feci umane ritrovati in un insediamento (di circa 850 anni fa) di indiani Anasazi in Colorado, furono trovati tracce di mioglobina umana, una proteina del muscolo cardiaco.

Chi si occupa di antropofagia distingue due tipi di cannibalismo: quello di sussistenza e quello rituale. Un esempio del primo, quello di sussistenza, è la storia dei sopravvissuti dell’incidente aereo sulle Ande nel 1973. Per non morire di fame i superstiti mangiarono parte dei loro compagni morti nell’incidente.

Per quanto riguarda il cannibalismo rituale, bisogna fare una distinzione tra esocannibalismo ed endocannibalismo. Nel primo caso ci si ciba dei nemici e degli stranieri, nel secondo dei defunti appartenenti al proprio gruppo. Entrambe le pratiche, si basano su una idea magico-religiosa, secondo cui mangiare la carne dell’altra persona permette di acquisirne le qualità.

Infine c’è il cannibalismo criminale, che ha a che fare con quello di cui abbiamo parlato all’inizio dell’articolo. In questi casi si mangia l’altro per una forma di rapporto affettivo deviato e anche in questo caso il pasto diventa simbolico, come una sorta di interiorizzazione e possessione, che in alcuni casi può avere anche una valenza sessuale.

La teoria psicoanalitica interpreta l’atto cannibalico come una introiezione, attraverso la pulsione legata alla fase orale e all’aggressività che la riguarda. Più specificatamente ci si riferisce alla componente sadica presente nella fase orale, in cui si assiste al desiderio di incorporazione dell’oggetto amato che verrà sostituito, nel corso dello sviluppo psicosessuale dall’identificazione. “Assimilando in sè, mediante ingestione, parti del corpo di qualcuno, ci si impadronisce anche delle qualità che a costui erano proprie” (Freud – 1912 – 13). Lo stesso significato viene attribuito da Freud a quello che lui definisce, in “Totem e Tabù”, pasto totemico, compiuto agli albori della storia dell’uomo, quando i figli, alleatisi tra di loro, uccisero il “padre”, che proibiva loro, la possibilità di giacere con le donne del clan, e lo divorarono. Il senso di colpa che ne seguì segno la fine dell’orda primitiva e l’inizio dell’organizzazione sociale più moderna, con l’introduzione della morale e della religione.

Insomma, violare il tabù di cibarsi di carne umana, come disse qualche tempo fa uno psichiatra Emilio Fava, è una cosa molto complessa e prevede che ci siano una serie di impulsi di avidità orale e aggressività ” e un pensiero concreto, incapace di astrazioni e sublimazioni” e probabilmente incapace a provare emozioni.

“Finisce bene quelche comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi