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Introduzione alla psicoanalisi: Lezione 1 – Introduzione. PODCAST.

La tappa del nostro viaggio ci porta a conoscere, in maniera diretta, l’opera del Maestro Freud. Leggerò, infatti, prefazione e introduzione (lezione 1), della serie di lezioni tenute da Freud a Vienna tra il 1915-16 e il 1916-17.

L’emozione con cui vi porterò in questo viaggio, è tanta. Le parole di Freud risultano ancora oggi profondamente attuali e ricche di significato.

L’analisi del contesto socio culturale che vedeva l’Europa impegnata in un conflitto mondiale e lo scarso riconoscimento dato alla psicoanalisi (e agli psicoanalisti), evidenziano come tra “ieri e oggi”, poco è cambiato e molto ancora c’è da fare.
Buon viaggio e buon ascolto.

(Introduzione alla psicoanalisi, Sigmund Freud, Prima serie di Lezioni, Prefazione e Introduzione, pp 15-24, Universale Bollati Boringhieri, Ristampa Novembre 2004)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Fantasmi.. psichici

“I fantasmi sono stati creati quando il primo uomo si è svegliato nella notte”

 James Matthew Barrie

Quando in Psicologia ed in particolare in Psicoanalisi parliamo di Fantasmi si fa riferimento ad un prodotto illusorio della mente che si contrappone alla realtà-

S. Freud, in particolare, oppone al mondo interiore (inconscio) che tende a soddisfare i propri desideri per via illusoria (fantasma), un mondo esterno, che impone al soggetto il continuo confronto con il “principio di realtà”.

Il fantasma è quindi la messa in scena del “desiderio”, ma è anche luogo di operazioni difensive della psiche, che possono assumere le forme della conversione nell’opposto, del diniego e della proiezione.

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I fantasmi possono essere consci, come accade nei “sogni ad occhi aperti”, o inconsci dove il riferimento è al “nucleo originario” dei sogni, dei sintomi e dell’agire, che la cura psicoanalitica deve enucleare.

Freud era convinto che tutta la vita di una persona, comprese quelle attività apparentemente lontane dall’attività immaginativa, fosse in qualche modo sempre legata e quindi “governata” dall’attività fantasmatica inconscia.

Freud inoltre legava la vita fantasmatica di una persona ai fantasmi originari, che hanno per sfondo la vita intrauterina, la “scena primaria”, la “castrazione” e la “seduzione”. Queste, rappresentavano per Freud un patrimonio fantasmatico filogenetico fondamentale.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Cosplay. PODCAST.

Il viaggio di oggi ci porta alla scoperta del cosplay. Cosa si intende con questo termine e cosa dice la letteratura psicoanalitica in merito?
Buon viaggio e buon ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio

“Il cielo stellato sopra di me”.

Filosofi e antichi lo hanno sempre saputo: guardare il cielo -con le sue stelle- riporta l’essere umano in connessione con se stesso, con i suoi desideri.

Desiderare è un verbo molto affascinante e straordinariamente potente.

De-siderare: cessare di contemplare le stelle a scopo augurale. Si tratta pertanto dell’unione della particella negativa de e del termine sidus– stella.

Il termine rimanda a qualcosa di negativo; si tratta di ripensare a ciò che gli antichi facevano ovvero leggere e guardare le stelle nella speranza di scorgerne segnali, risposte..

Desiderare indica quindi la mancanza delle stelle (dei buoni presagi).

Desiderare indica un’assenza, il venir meno di un’attesa.

Desiderando non mi attendo più che qualcosa “tra le stelle” mi indichi, mi dica o compaia. De- siderare è smettere di attendere dall’alt(r)o ciò che voglio o spero di.. ma cominciare a cercarlo per conto proprio. Cominciando a cercare “da me”, volgendo lo sguardo sul mio desiderio attuo una spinta verso l’esterno e pertanto mi pongo verso l’altro.

Spostandomi verso l’altro mi sposto verso di me: verso me come soggetto di un desiderio.

Le stelle cadenti altro non sono che meteore ovvero pezzetti di roccia, ghiaccio o detriti spaziali che bruciano quando incontrano l’atmosfera terrestre; tale combustione (che è resa a noi visibile da quell’affascinante scia luminosa), è ciò che siamo soliti chiamare “stella cadente”.

La Terra va incontro a questi detriti poiché lungo la sua orbita intorno al sole -in determinati momenti dell’anno- si avvicina ad alcune regioni dello spazio in cui sono concentrati un gran numero di rocce e frammenti lasciati dalle comete, i quali entrano in gran numero a contatto con l’atmosfera e bruciando danno vita agli sciami meteorici, ossia le “piogge” di stelle cadenti.

La cometa 109P/Swift-Tuttle, vi dice qualcosa? E’ un corpo celeste che passa vicino alla terra ogni 133 anni; i suoi detriti incrociano l’atmosfera terrestre nella metà di agosto e…

Cosa accade?

Accade quella che noi definiamo “notte di San Lorenzo”. Queste “stelle”, cadono ad una velocità di circa 59 km al secondo (210mila km all’ora).

Ognuno porta con sé un desiderio, un orizzonte verso cui volgere lo sguardo senza necessariamente cercare tra le stelle, ma cercando tra (e in) sé.

Altri ancora, hanno bisogno di guardare le stelle perché ancora non sono sicuri di poter volgere lo sguardo altrove e spaventati dal proprio sentire, dal desiderio che pulsa, volgono lo sguardo sopra di sé.

Qualunque sia l’origine o la funzione delle stelle, qualunque sia l’origine o la funzione del tuo desiderio, che sia sempre tempo per il desiderio.

“Doc ma tu ce l’hai un desiderio?”

“Uno enorme, gigante, che ha il sapore dell’impossibile. Non è illusione ma comprensione che seppur non potrà, per me, sempre sarà”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Sigmund Freud e l’Introduzione alla Psicoanalisi – PODCAST

Questa tappa del nostro viaggio ci farà tornare per qualche minuto indietro nel tempo.. a circa cento anni fa o poco più.
Erano gli anni in cui la Psicologia come scienza, faceva i primi passi importanti. In particolare Freud con la Psicoanalisi offrì una prospettiva nuova alla comprensione del pensiero e della psiche umana.

Buon Ascolto..

Sigmund Freud e l’Introduzione alla Psicoanalisi – In viaggio con la Psicologia – PODCAST Spreaker

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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: Agire – Agieren – Acting Out

Agieren (Agire) è un termine utilizzato da S. Freud per indicare il tentativo del paziente a non misurarsi, per paura, con i suoi conflitti inconsci cercando soluzioni sul piano di realtà.

Il termine in tedesco è di origine latina ed è impiegato da Freud come il termine abreagieren (abreazione), in senso transitivo, e allude al fatto di “mettere in atto” (desideri, pulsioni, fantasmi).

Oggi è più comune sentir parlare di “agito”, nella sua traduzione inglese “acting out“.

Fenichel farà in seguito una formulazione più precisa di acting out e lo definisce come “un agire che inconsciamente diminuisce la tensione interna e comporta una scarica parziale degli impulsi tenuti a freno; la situazione presente, connessa in qualche modo associativo con il contenuto rimosso, viene usata come occasione per la scarica delle energie rimosse..”.

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Oggi la nozione di acting out è usata anche al di fuori della Psicoanalisi.

Infatti ci si riferisce all’acting out nello studio delle strutture caratteriali degli individui, intese come modelli abituali di reazione che si sviluppano come risultato del conflitto tra esigenze istintuali e mondo esterno frustrante.

In genere tali modelli hanno origine all’interno del sistema familiare e vengono conservati nel corso della vita, come modello tipico di reazione ad una situazione frustrante.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La sospensione del tempo: lockdown e identità down.

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L’esperienza del lockdown ha segnato profondamente la psiche dell’umano.

L’essere umano, da sempre convinto di esser artefice del proprio destino (e del proprio tempo), ha vissuto una sospensione della propria esistenza scontrandosi con la realtà dei fatti: non sono sempre io a decidere del mio tempo.

I percorsi psicologici vedono chiamata in prima linea, la questione del tempo.

Il tempo sospeso, corso, rincorso; il tempo desiderato, lasciato andare.

Il tempo dedicato: a sé stessi, agli altri.

Il distanziamento imposto dal lockdown ha costituito una grande perdita per tutti quei percorsi di supporto psicologico, analitici o psicoterapeutici poiché ha spinto noi psy a riconsiderare forma, struttura e sostanza del setting stesso.

Tale cambiamento ha portato ad una ipertrofizzazione dei canali sensoriali (vista e udito) a discapito degli altri (olfatto e tatto).

Si è andati incontro ad una riattivazione dell’infantile frustrato proprio perché amputato di una parte dei suoi canali di espressione e comunicazione.

L’infantile concerne zone buie e aggressive, vissuti traumatici e reazioni difensive che sono tuttavia, nell’ambito di un percorso psicologico, passabili di elaborazioni.

Nelle sedute è possibile infatti nell’après- coup (posteriormente, successivamente), rivivere, rivedere il trauma, i lutti o le esperienze di vergogna e umiliazione così come le modalità difensive attuate dal paziente che -nel tempo presente- prova a proteggersi in qualche modo dalla catastrofe identitaria.

Lo squarcio provocato dal trauma, nella psiche del soggetto, colpisce così duramente i meccanismi di pensiero e gli stimoli percettivi, da lasciare un deficit che sembra un deficit cognitivo ma che di fatto è un deficit emotivo.

Eventi che comportano una rottura della fusione quali ad esempio lutti, possono portare a depersonalizzazione, derealizzazione, scissione.

Carenza o intrusione possono portare a falle nell’immagine narcisistica identitaria che può elicitarsi sotto forma di depressione, dipendenza, maniacalità oppure all’attuazione di difese autarchiche come nel caso della bulimia.

Ferenczi (1931) ne “Le analisi infantili sugli adulti”, ha evidenziato la possibilità di rintracciare l’infantile nell’adulto stesso, evidenziando come sia possibile (tramite il lavoro di analisi), rintracciare nell’adulto del tempo presente, tracce e organizzazioni infantili o che si sono formate durante l’infanzia stessa.

Diviene quindi fondamentale saper tollerare l’aggressività di questi pazienti dal tessuto identitario bucato; la loro negatività collegando pensieri e sentimenti.

Nella condizione di regressione, è possibile trovare una dimensione più vicina al processo primario che prevede un uso della parola priva del suo significato simbolico in cui il corpo assume un maggiore valore comunicativo.

Nell’incontro tra terapeuta e paziente, si viene a configurare quella relazione bipersonale che si situa come quella pelle contenitore (analogamente a quanto Anzieu descrive quando ci parla di Io Pelle), pellicola del pensiero che potrebbe rappresentare l’ambiente (Winnicott), che supporta il paziente nel lavoro di trasformazione che modifica e sostiene la crescita, la differenziazione e l’individuazione soggettiva del sé.

L’incontro terapeutico si configura -per la sua componente di accoglimento/accoglienza- come quel campo aperto per l’accesso all’inconscio e i suoi diversi livelli di elaborazione.

Il campo terapeutico, con le sue non regole e le sue possibilità di fare, disfare, creare, distruggere, vivere, rivivere, accettare o rigettare, si situa come l’unico luogo possibile di risignificazione del proprio vissuto emotivo.

(Lockdown o meno).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

L’Io e L’Es: Freud.

(Topico: richiama alla teoria dei luoghi di cui parlò Aristotele e suppone una differenziazione dell’apparato psichico in un certo numero di sistemi dotati di funzioni diverse, e disposti in un certo ordine. Ciò consente metaforicamente di considerarli come luoghi psichici di cui si può così dare una rappresentazione spaziale).

Nell’Io e L’es (1923), Freud non differenzia più tra Super Io e l’ideale dell’Io, infatti attribuisce al Super Io le funzioni dell’ideale dell’Io*

La meta narcisistica di essere amato e approvato dal proprio sé si fonde con il desiderio di essere amato e approvato dal genitore ideale interno, il Super Io.

L’Io accetta di sottomettersi alle richieste del Super-Io sia per paura di essere punito che per il bisogno di essere amato. Nella composizione finale del super Io entra anche la madre.

Super-Io e dualismo delle pulsioni portano alla teoria strutturale dell’apparato psichico costituito da 3 strutture

ES: Polo pulsionale, agisce in base al principio di piacere-dispiacere; vuole evitare il dolore e cercare il piacere. Non tiene conto della realtà e reagisce alla frustrazione con un appagamento allucinatorio di desiderio. Dall’Es attraverso il contatto con la realtà, evolve l’Io.

IO: media tra l’Es e la realtà sviluppando il principio di realtà. E’ all’origine una corteccia esterna dell’Es, è l’apparato percettivo e controlla anche le funzioni motorie. Quando si costituisce il Super-Io, l’Io deve fronteggiare non solo la realtà esterna ma anche quella interna.

Super Io: si forma alla risoluzione del complesso di Edipo attraverso l’introiezione delle figure genitoriali. E’ il censore morale.

*Nell’opera e nel pensiero freudiano assistiamo ad un passaggio dalla prima Topica (sistema Inconscio, sistema preconscio e sistema percezione-coscienza [la coscienza è la funzione del sistema percezione coscienza] e la seconda topica dove andremo a trovare le tre strutture Es- Io- Super Io).

***Nota sull’Ideale dell’Io: L’Io può usare energia per perseguire le proprie mete che possono essere congruenti o opposte rispetto alle mete determinate dalla libido oggettuale (es complesso di castrazione può essere visto come un conflitto tra narcisismo e amore oggettuale). L’idea di un Io come istanza strutturale e rifornito di libido narcisistica porta al concetto di Ideale dell’Io. l’Ideale dell’Io nasce ed è formato dalla riserva di libido dell’Io, risulta quindi essere parte differenziata dell’Io stesso, che nasce come risultato della rimozione rispetto a qualcosa che viene ritenuto inammissibile. Lo sviluppo dell’Io consiste quindi nel prendere le distanze dal narcisismo primario; questo allontanamento si effettua per mezzo dello spostamento della libido su un ideale dell’Io ma torna ad arricchirsi se trova soddisfacimento nell”oggetto. Ha imposto difficili condizioni al soddisfacimento libidico in relazione all’oggetto, poiché mediante il suo censore, l’ideale fa in modo che parte del soddisfacimento sia respinto come inammissibile.

Se non c’è il lavoro della rimozione e se l’ideale dell’Io non si sviluppa, dobbiamo aspettarci una struttura perversa.

L’ideale dell’Io è quindi il fattore che è determinato e condiziona la rimozione.

Il conflitto tra ideale dell’Io e Io reale, determina quali saranno gli impulsi cui verrà dato modo di esprimersi e quali no. L’ideale dell’Io esige la sublimazione ma non può imporla e in questo senso assomiglia al Super Io che prenderà su di sé le critiche dei genitori.

Nel 1914 l’Ideale dell”Io non è ancora differenziato dal Super Io e riassume sia gli ideali del narcisismo infantile, che le istanze censorie. All’ideale dell’Io si attribuisce il bagaglio di eredità del narcisismo infantile; al Super Io l’eredità edipica di identificazione col genitore dello stesso sesso e l’interiorizzazione delle norme morali.

Nell’ideale dell’Io convergono quindi sia il narcisismo, che le identificazioni con ii genitori ed è importante per la comprensione della psicologia delle masse.

(Buoni esami, studenti!)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio