Archivi tag: psicologa online

Segreto professionale e minori: la psicologa risponde.

Che cosa accade quando il paziente è minorenne? Spesso, i genitori, dimenticano che i propri figli, seppur minorenni, hanno diritto ad essere contenuti e “protetti”, dal segreto professionale e, come la Costituzione ricorda, hanno diritto a mantenere la propria privacy: “Il diritto alla privacy è il diritto soggettivo di costruire liberamente e difendere la propria sfera privata”. Solo in talune gravi circostante, il clinico può decidere di violare il segreto professionale e allertare la famiglia o i tutori del minore.

E’ bene ricordare che lo psicologo non può svolgere attività con il minore senza il consenso di entrambi i genitori titolari della responsabilità genitoriale (anche nel caso di affidamento esclusivo, fatte salve alcune eccezioni). Come indicato nel Codice Deontologico, lo psicologo deve sempre tutelare in primis la salute e il benessere di chi vi si rivolge (art.3) ed è tenuto al segreto professionale (art.11). Quindi non è tenuto ad informare la famiglia dei contenuti emersi, il segreto può essere infranto solo nei casi previsti dagli articoli 12 e 13.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Guardarsi allo specchio e riconoscersi #psicologia #ilpensierononlineare #esperimento

Nell’approfondimento di oggi, parleremo della capacità di riconoscere la propria immagine allo specchio. Gorgon Gallupp, nel 1977, condusse una serie di studi proprio su questo tema giungendo alla conclusione che oltre agli esseri umani, solo le grandi scimmie (scimpanzé, gorilla e oranghi), sembrano essere in grado di riconoscere se stessi. Cosa c’entra quanto detto con il nostro senso di sé? E quando, il sé influenza il nostro comportamento o le nostre azioni quotidiane?

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Dott.ssa Giusy Di Maio

Profiling: profilo psicologico del piromane. PODCAST.

Il viaggio di oggi ci porta tra le stanze del profiling. Conosceremo tramite il lavoro dell’FBI (Unità di analisi comportamentale), il profilo psicologico del piromane. Chi è colui che appicca incendi? Quali le possibili ipotesi eziologiche?
Buon viaggio e buon ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio

“BOOM!”

Michele* ha 18 anni. Giunge in consultazione su insistenza della madre che prelevandolo -letteralmente- di peso, lo porta presso il mio studio.

“Prelevandolo di peso”, vuol dire che Michele è stato seduto con la forza, innanzi a me e -con la stessa forza materna- è stato obbligato almeno al primo colloquio con me.

Michele è stato forzato al nostro incontro perché è un delinquente. Non ci sono mezzi termini ma, la facilità delle etichette che società o politica possono dare, direbbero senza girarci troppo intorno che Michele “è un caso perso. Delinquente senza speranza; braccia per la criminalità”.

Com’è Michele?

Molto alto e dal corpo curato. Tutte le parti dell’epidermide che sporgono sono tatuate come una cartina geografica che il ragazzo fatica a tenere insieme. I riferimenti alla malavita sono lapalissiani, così tanto da essere, per me, assolutamente secondari (almeno per il momento).

La barba biondissima che vira quasi al rossiccio rende questo diciottenne molto più adulto ed è evidente fin da subito l’ambivalenza del ragazzo.

(I colloqui saranno tenuti sempre in lingua madre, porterò all’attenzione del lettore una traduzione di questi, in italiano).

Sono venuto solo perché mi ci ha portato mamma, io faccio quello che cazzo mi pare ma almeno mo questa si sta un poco zitta. Che devo dire mo? Come funziona?

Mi fate qualche domanda?

Che devo dire?

(L’iniziale colloquio è stato portato avanti con la presenza della madre di Michele, una donna completamente disintegrata. Successivamente Michele è tornato per molto tempo da me, di nascosto. Non ha mai voluto dire alla madre o agli amici di questo percorso).

Dottorè sono stato al nord, a ******

Dicono che qua siamo tutta criminalità e camorra…. ma non avete idea di quello che ho visto! Se continuo così divento io il re! Mi compro la città!

Mi sono fatto di ogni cosa!

(I colloqui diventano sempre più articolati perché Michele sarà spesso sotto l’effetto di sostanze più o meno legali. Mai troppo fatto da perdere completamente il contatto con la realtà ma con un esame di realtà** che -al contempo- appare sempre più compromesso).

Perché non ti sei mai fatta di niente tu? Ja Dottorè e che sei una principessa veramente allora?

BOOM!

(Michele comincia, durante i nostri colloqui, a salutarmi prima di andare via -oppure a farlo mentre sta parlando di qualcosa- a fare BOOM! mimando una pistola alla tempia).

Tanto la mia fine sarà BOOM!

Michele evidenzia e ripete sempre di conoscere il suo destino: “essere un re con un trono non troppo lungo”***. Sa che il suo comportamento e la vicinanza a certe “associazioni”, non gli garantiranno una vita troppo lunga.

Un giorno Michele mi guarda con una improvvisa luce diversa, meno esaltata e più velata, triste e lugubre:

Doc… io, vi devo dire una cosa. Però non ora.. cioè.. non lo so. Vabbè mo me ne vado, facciamo che ci vediamo non lo so, quando ci vediamo.

(Michele allora per la prima volta, mi viene vicino e portandomi le dita alla tempia mi esclama BOOM! ridendo).

Sono passate un paio di settimane e Michele non è più tornato in consultazione. Presa da una strana sensazione passo sotto il quartiere del ragazzo.

Michele è deceduto una settimana fa, fuori regione.

La madre disgregata ha appreso che il figlio aveva portato avanti, in segreto, il percorso di supporto psicologico ma non da me, ma da un diario che Michele teneva custodito sotto il materasso del suo letto di bambino.

Molte cose crediamo di sapere sui nostri giovani, specialmente su quelli che facilmente etichettiamo come psicopatici senza speranza alcuna.

Molte cose pensiamo di sapere da dietro i nostri pc, dove facilmente ci si inventa esperti, politici, educatori.

La certezza (non più ipotesi, ora) diviene che ogni giorno falliamo miseramente come società.

Michele andava supportato maggiormente e non solo da me, che in un piccolo centro polispecialistico fatto da professionisti volontari, non ho potuto portare avanti un programma che prevedesse un’attivazione della rete di supporto sociale e familiare maggiore.

Ho fallito?

Non lo so.

Stiamo fallendo?

Michele era un mondo contorto, confusamente infantile e straordinariamente resiliente. Una pennellata di nero, ma anche il nero… ha le sue sfumature.

*Nome di fantasia. Tutti i dati sensibili sono coperti dal segreto professionale e dalla tutela del cliente (ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi)

**Per esame di realtà, si intende la capacità di differenziare se stessi e la propria vita interiore da quella delle altre persone e differenziare e mettere in relazione ciò che si pensa, percepisce e crede da ciò che viene consensualmente definito reale.

***Definizione data dal ragazzo

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Sguardo.

Photo by Arvind shakya on Pexels.com

Un modo di guardare il mondo esterno, ponte tra il me e il non me.

Nel mondo esterno ci sono gli altri esterni che possono -sotto il tocco del mio sguardo- diventare altri interni.

La natura, gli animali, case, edifici, cibo…

Lo sguardo è l’intimità più assoluta (non a caso è il mezzo non verbale, utilizzato per la maggiore in psicologia).

Con l’intimità dello sguardo guardo il mondo da un luogo interno e silenzioso che si situa come calco per quello che sarà il luogo dell’esperienza avvenuta: ora c’è quello che ho visto; quello su cui ho (oppure posso), riflettere.

Lo sguardo ha un suo radicamento nel Sé, un sé che può inviare pseudopodi consentendo alla persona di guardare il “fuori”, come il “dentro”.

Quando uno sguardo incontra quello dell’altro con cui riesce a fare esperienza dell’intimità, avviene un rispecchiamento.

Sperimento ed incontro la tua intimità, che diviene la mia situandosi come terreno di congiunzione per la nostra intimità. Questa nostra intimità mi consente di fare la più autentica esperienza: quella del vero sé.

Certi sguardi sono casa e riparo.

Certi sguardi sono conforto e bellezza.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Cosplay. PODCAST.

Il viaggio di oggi ci porta alla scoperta del cosplay. Cosa si intende con questo termine e cosa dice la letteratura psicoanalitica in merito?
Buon viaggio e buon ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio

“Il cielo stellato sopra di me”.

Filosofi e antichi lo hanno sempre saputo: guardare il cielo -con le sue stelle- riporta l’essere umano in connessione con se stesso, con i suoi desideri.

Desiderare è un verbo molto affascinante e straordinariamente potente.

De-siderare: cessare di contemplare le stelle a scopo augurale. Si tratta pertanto dell’unione della particella negativa de e del termine sidus– stella.

Il termine rimanda a qualcosa di negativo; si tratta di ripensare a ciò che gli antichi facevano ovvero leggere e guardare le stelle nella speranza di scorgerne segnali, risposte..

Desiderare indica quindi la mancanza delle stelle (dei buoni presagi).

Desiderare indica un’assenza, il venir meno di un’attesa.

Desiderando non mi attendo più che qualcosa “tra le stelle” mi indichi, mi dica o compaia. De- siderare è smettere di attendere dall’alt(r)o ciò che voglio o spero di.. ma cominciare a cercarlo per conto proprio. Cominciando a cercare “da me”, volgendo lo sguardo sul mio desiderio attuo una spinta verso l’esterno e pertanto mi pongo verso l’altro.

Spostandomi verso l’altro mi sposto verso di me: verso me come soggetto di un desiderio.

Le stelle cadenti altro non sono che meteore ovvero pezzetti di roccia, ghiaccio o detriti spaziali che bruciano quando incontrano l’atmosfera terrestre; tale combustione (che è resa a noi visibile da quell’affascinante scia luminosa), è ciò che siamo soliti chiamare “stella cadente”.

La Terra va incontro a questi detriti poiché lungo la sua orbita intorno al sole -in determinati momenti dell’anno- si avvicina ad alcune regioni dello spazio in cui sono concentrati un gran numero di rocce e frammenti lasciati dalle comete, i quali entrano in gran numero a contatto con l’atmosfera e bruciando danno vita agli sciami meteorici, ossia le “piogge” di stelle cadenti.

La cometa 109P/Swift-Tuttle, vi dice qualcosa? E’ un corpo celeste che passa vicino alla terra ogni 133 anni; i suoi detriti incrociano l’atmosfera terrestre nella metà di agosto e…

Cosa accade?

Accade quella che noi definiamo “notte di San Lorenzo”. Queste “stelle”, cadono ad una velocità di circa 59 km al secondo (210mila km all’ora).

Ognuno porta con sé un desiderio, un orizzonte verso cui volgere lo sguardo senza necessariamente cercare tra le stelle, ma cercando tra (e in) sé.

Altri ancora, hanno bisogno di guardare le stelle perché ancora non sono sicuri di poter volgere lo sguardo altrove e spaventati dal proprio sentire, dal desiderio che pulsa, volgono lo sguardo sopra di sé.

Qualunque sia l’origine o la funzione delle stelle, qualunque sia l’origine o la funzione del tuo desiderio, che sia sempre tempo per il desiderio.

“Doc ma tu ce l’hai un desiderio?”

“Uno enorme, gigante, che ha il sapore dell’impossibile. Non è illusione ma comprensione che seppur non potrà, per me, sempre sarà”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Fobia sociale #Shorts #YoutubeShorts #ilpensierononlineare

Che cos’è la fobia sociale?

Dott.ssa Giusy Di Maio