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Psicologia delle Masse – Le Bon Freud e Bion – (II parte) mentalità e cultura di gruppo – PODCAST

Con la nostra prossima tappa ci ricollegheremo virtualmente con la scorsa tappa, “Psicologia delle Masse – Le Bon, Freud, Bion – uno sguardo al passato per comprendere il presente” e approfondiremo alcuni meccanismi psicologici molto importanti, descritti Freud e da Bion, che stanno alla base del funzionamento anche dei gruppi organizzati: cultura e mentalità di gruppo.
Lanceremo, infine, uno sguardo al concetto di “assunti di base” di Bion, che avremo modo di approfondire nelle prossime tappe.
Buon Ascolto!

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“Nelle folle possono coesistere le idee più opposte senza reciproco ostacolo e senza che dalla loro contraddizione logica derivi un conflitto”

Sigmund Freud
Psicologia delle Masse – Le Bon, Freud, Bion (II parte) – mentalità e cultura di gruppo – Podcast -Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La morte dell’Umano. Giorno della memoria.

Come è potuto succedere? Cosa ha spinto l’umanità a varcare la soglia dell’impensabile?

Il giorno della memoria, come ogni anno, potrebbe essere considerato, la rappresentazione riattualizzata di un trauma collettivo globale; il palesarsi di un aspetto terrorizzante della natura umana, che si ripresenta ciclicamente nella millenaria storia dell’umanità e che con la scoperta dell’orrore dei campi di concentramento e dello sterminio di milioni di persone ci ha resi consci della possibilità dell’impossibilità.

Immagine Personale – Flakturme – Torri contraeree Naziste – Vienna

Perché è successo ciò che è successo e come è possibile che riaccada ciclicamente?

Nei regimi totalitari in generale e in questo caso in quelli nazi-fascisti quanto più impellente era il bisogno di dare un senso alle paure primarie che si facevano minacciose, tanto più impellente era il bisogno di individuare dei capri espiatori sui quali convogliare tutti gli effetti e le conseguenze della sofferenza collettiva. Accadeva così che “distruggendone il fantasma, anche la paura sarebbe stata debellata”, così facendo, a livello psicologico nella gente si creava un senso di soddisfazione e sollievo temporaneo, che dava una illusione di vittoria. Nel caso del regime nazista c’era bisogno di legittimare le proprie ragioni, le proprie idee di espansione. Bisognava individuare, un motivo, un nemico comune, qualcosa che giustificasse quello che stava succedendo.

Prima di tutto agire e giocare sulla paura e demonizzare un “presunto nemico”, poi deumanizzarlo per aver la libertà di cancellarlo. Deumanizzare significa negare l’umanità dell’Altro creando un asimmetria ad hoc, che giustifichi le differenze tra chi gode delle “qualità” caratteristiche prototipiche dell’umano e chi no. Deumanizzare significa avere una idea ben precisa delle qualità umane che andranno poi negate.

Lo sterminio degli ebrei e di tutti gli altri gruppi umani vittime è sorretto da una ideologia folle che appiattisce completamente le “sembianze umane” degli uomini, definendoli come bestie o oggetti. La deumanizzazione può esprimersi in modi espliciti o sottili. A livello esplicito si attuano strategie che negano apertamente l’umanità di gruppi interi di persone, allo scopo di giustificare, sfruttamenti, deportazioni e violenze; a livello sottile invece si agisce specialmente sul quotidiano erodendo pian piano l’umanità delle persone (esempi sono le leggi emanate anche in Italia che impedivano l’ingresso nei negozi agli ebrei o addirittura nelle scuole).

Considerare l’altro come un oggetto rinvia all’universo della mercificazione, all’uso strumentale del corpo, all’azzeramento dell’anima.”

Chiara Volpato

Insomma deumanizzare serve a pensare l’altro come un essere umano incompleto, un animale, un oggetto. Questo “pensare” l’altro in questo modo, permette di giustificare quelle azioni inaccettabili, che in un contesto normale verrebbero sicuramente condannate. Degradare e deumanizzare l’altro apre le porte a quello che è poi diventato uno sterminio di massa, attraverso l’uso “giustificato” e “negato” di azioni di violente, massacri, omicidi e torture.

Immagine Personale – Monumento Olocausto – Berlino

“Fra gli esseri viventi l’uomo è il più pauroso e il più terribile a un tempo: trema davanti a se stesso e ai pericoli immaginari creati dalla sua mente: inventa e perfeziona i mezzi per far paura, per creare, regolare e manovrare la fisica della forza. Ma appunto perché ha paura e sa far paura, crede facilmente di potersi mettere al riparo, facendo paura. E più ha paura, più vuole provocare paura” .

(Guglielmo Ferrero)

Le dittature attraverso l’utilizzo mirato della paura in generale e della paura dell’altro e attraverso il passaggio dalla deumanizzazione si rende possibile l’idea di un progetto terrificante di annientamento di un popolo.

Coloro che hanno ottenuto il potere (dittatori, tiranni o pseudo leader), hanno la possibilità di strumentalizzare la paura dei sudditi per rafforzarsi. Se un leader tiranno, con mire espansionistiche vuole scatenare una guerra, descriverà il nemico come un mostro, dando così un volto preciso ai timori e alle ansie del popolo. I timori e le ansie possono anche essere di natura diversa, questo non sarà un problema, verranno convogliati ugualmente verso quell’unico obiettivo. Ma la paura è una emozione invasiva e facilmente contagiosa. Infatti la paura degli altri può rafforzare il potere attraverso la sensazione di sentirsi forti e uniti per combattere un nemico comune, ma proprio per le sue proprietà “invasive” la paura può diventare un boomerang. “Se i soggetti hanno paura del potere a cui sono sottoposti, il potere ha paura dei soggetti a cui comanda” (G. Ferrero), il potere dei dittatori e dei tiranni, vive nel continuo timore, vive nella paranoia e affoga nel sospetto. Il potere sopravvive grazie alla paura, ma vive immerso nel terrore e nella diffidenza.

“Se il potere non rispetta i principi che lo legittimano esso anziché eliminare la paura, la rafforza e la moltiplica”.

Anna Oliverio Ferraris

Ciò che rende umano l’uomo è secondo Fedidà la possibilità di comunicare (attraverso il volto, le modalità espressive, la parola, i gesti).

Distruggere, demolire un uomo significa che le apparenze che consentivano il riconoscimento sono disfatte[…]. La demolizione di un uomo è rendere impossibile il far esistere l’umanità al suo livello essenziale, che è quello dell’apparenza”

Pierre Fedidà

La speranza è che non succeda più..

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott. Gennaro Rinaldi

Per approfondire vi consiglio una lettura, una testimonianza in prima persona del vissuto deumanizzante. Primo Levi – “Se questo è un Uomo” https://amzn.to/39l0Imd

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