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Psicologia delle Masse – L’ideologia (III parte) – PODCAST

Continua il nostro affascinante viaggio nel mondo della psiche umana. La nostra prossima tappa parlerà ancora una volta di Psicologia dei gruppi e ci aiuterà a capire un altro aspetto psicologico importante che diciamo funge da legante per i gruppi sociali.

Parleremo dell’ideologia dal punto di vista e dalla prospettiva della psicologia di Otto Kenberg.  

Buon Ascolto..

Psicologia delle Masse – L’Ideologia – podcast
Psicologia delle Masse – L’Ideologia – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Psicologia delle Masse – Le Bon Freud e Bion – (II parte) mentalità e cultura di gruppo – PODCAST

Con la nostra prossima tappa ci ricollegheremo virtualmente con la scorsa tappa, “Psicologia delle Masse – Le Bon, Freud, Bion – uno sguardo al passato per comprendere il presente” e approfondiremo alcuni meccanismi psicologici molto importanti, descritti Freud e da Bion, che stanno alla base del funzionamento anche dei gruppi organizzati: cultura e mentalità di gruppo.
Lanceremo, infine, uno sguardo al concetto di “assunti di base” di Bion, che avremo modo di approfondire nelle prossime tappe.
Buon Ascolto!

https://www.spreaker.com/user/14965187/psicologia-delle-masse-le-bon-freud-e-bi_1

“Nelle folle possono coesistere le idee più opposte senza reciproco ostacolo e senza che dalla loro contraddizione logica derivi un conflitto”

Sigmund Freud
Psicologia delle Masse – Le Bon, Freud, Bion (II parte) – mentalità e cultura di gruppo – Podcast -Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Psicologia delle Masse – Le Bon, Freud, Bion – uno sguardo al passato per comprendere il presente – PODCAST

La nostra prossima tappa ci permetterà di viaggiare nel tempo, e dagli oblò del nostro aereo sbirceremo tra le nuvole per conoscere alcune delle idee e teorie del padre della Psicoanalisi (Freud) e di un altro grande teorico (Bion). Freud e Bion (e prima ancora LeBon) osservarono, studiarono e svilupparono teorie sul comportamento dei gruppi, delle masse e quindi degli individui all’interno dei gruppi.

Teorie davvero molto interessanti, che nonostante la loro età, possono aiutarci a capire anche avvenimenti e movimenti contemporanei.

Psicologia delle Masse – Le Bon, Freud, Bion – Podcast

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Contagi emotivi in luoghi social. Suggestionabilità, regressione e credulità nei gruppi “social”.

Seguire un presunto leader (o chiunque si faccia portavoce di una idea), senza farsi domande, affidandosi a prescindere dal contenuto di ciò che viene proposto e detto, è una tendenza innata delle persone.

In genere questa tendenza è molto presente quando si è in gruppo, o meglio si appartiene a gruppi, più o meno numerosi.

Negli ultimi anni il concetto di gruppo si è evoluto. I gruppi non sono solo quelli che si incontrano nelle piazze, nei luoghi di incontro sociale. I gruppi adesso hanno la possibilità di “incontrarsi” in luoghi virtuali, nelle piazze virtuali. Quindi la modalità di interazione e la comunicazione avviene attraverso altri canali, molto più rapidi e con meno filtri “sociali”. Ciò però non ha per nulla modificato alcuni fondamentali meccanismi psicologici che governano il comportamento delle persone all’interno dei contesti gruppali.

E proprio come il contagio di una malattia anche le emozioni possono essere contagiate fino a determinare in maniera significativa un comportamento o una idea, da un individuo ad un altro. Il contagio emotivo e mentale avviene in situazioni particolari, che vedono una persona completamente presa dal gruppo di appartenenza. La persona in oggetto sarà completamente suggestionabile.

La suggestionabilità determina un altro carattere: il contagio mentale. Questi va ricollegato a fattori ipnotici i quali fanno in modo che ogni sentimento possa essere contagioso e derivi dall’azione reciproca che i vari soggetti esercitano l’uno sull’altro.

Photo by Denise Duplinski on Pexels.com

Ciò che caratterizza quindi le persone che entrano a far parte di gruppi molto numerosi (folla) anche sui social è la straordinaria influenzabilità e credulità. Freud analizzando il fenomeno dei primi raduni di folle numerose che stavano imperversando in Europa nei primi anni trenta del novecento disse che la “folla” “pensa per immagini che si richiamano le une alle altre per associazione, come negli stati in cui l’individuo dà libero corso alla propria immaginazione, senza che una istanza razionale intervenga […]” (Freud)

Una delle caratteristiche più preoccupanti di questi gruppi, individuate già da LeBon e da Freud è che le singole persone insieme giungono subito agli estremi e una semplice antipatia potrebbe diventare un odio feroce. Avviene una sorta di regressione e infatti quella che si osserva in queste persone è la stessa esagerazione e facilità di giungere agli estremi che si trova nella vita psichica dei bambini e nei sogni, dove una piccola riprovazione verso una persona può portare all’impulso di commettere un omicidio (nel sogno).

Insomma un po’ quello che oggi osserviamo sulle varie bacheche e post sui vari social. La diffusione rapida o irrazionale di emozioni (odio, paura..) e di comportamenti (false informazioni, violenze, offese, razzismo, idee bizzarre e comportamenti pericolosi); una escalation di “eccitamento collettivo” esasperato e incontrollabile.

“L’individuo si trova posto in condizioni che gli consentono di sbarazzarsi delle rimozioni dei propri moti pulsionali inconsci. […] Non abbiamo difficoltà a spiegarci il fatto che, in tali circostanze, la coscienza morale o il senso di responsabilità vengono meno”

Sigmund Freud – “Psicologia collettiva e analisi dell’Io” (1921)

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Narcisismo del potere e umorismo.

“L’arroganza è il prevedibile esito di un narcisismo incontrollato” . Il potere, il narcisismo, l’arroganza e l’umorismo come sono correlati? Buona lettura!

ilpensierononlineare

Il narcisismo è sicuramente una caratteristica della leadership molto importante e probabilmente necessaria a poter governare e prendere delle decisioni. Ci sono però delle derive fastidiose e potenzialmente pericolose nel narcisismo di un leader; L’arroganza è il prevedibile esito di un narcisismo incontrollato (Manfred F.R. Kets de Vries,1 995).

La metamorfosi di Narciso – Salvador Dalì

In una situazione in cui l’arroganza, prende il sopravvento ed “esonda” in maniera incontrollata, possiamo vedere definirsi quello che Freud definiva come un leader “che non ama altri che se stesso… autoritario, assolutamente narcisista, sicuro di sé e indipendente” (1921). In genere persone deputate a governare e leader politici inclini a questo tipo di caratteristiche sono portati a rifugiarsi in un mondo esclusivamente proprio, si creano una realtà personale, restando ancorati alle proprie idee. Sembrano testardi e poco propensi ad ascoltare i consigli degli altri e quindi, a prendere…

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La morte dell’Umano. Giorno della memoria.

Come è potuto succedere? Cosa ha spinto l’umanità a varcare la soglia dell’impensabile?

Il giorno della memoria, come ogni anno, potrebbe essere considerato, la rappresentazione riattualizzata di un trauma collettivo globale; il palesarsi di un aspetto terrorizzante della natura umana, che si ripresenta ciclicamente nella millenaria storia dell’umanità e che con la scoperta dell’orrore dei campi di concentramento e dello sterminio di milioni di persone ci ha resi consci della possibilità dell’impossibilità.

Immagine Personale – Flakturme – Torri contraeree Naziste – Vienna

Perché è successo ciò che è successo e come è possibile che riaccada ciclicamente?

Nei regimi totalitari in generale e in questo caso in quelli nazi-fascisti quanto più impellente era il bisogno di dare un senso alle paure primarie che si facevano minacciose, tanto più impellente era il bisogno di individuare dei capri espiatori sui quali convogliare tutti gli effetti e le conseguenze della sofferenza collettiva. Accadeva così che “distruggendone il fantasma, anche la paura sarebbe stata debellata”, così facendo, a livello psicologico nella gente si creava un senso di soddisfazione e sollievo temporaneo, che dava una illusione di vittoria. Nel caso del regime nazista c’era bisogno di legittimare le proprie ragioni, le proprie idee di espansione. Bisognava individuare, un motivo, un nemico comune, qualcosa che giustificasse quello che stava succedendo.

Prima di tutto agire e giocare sulla paura e demonizzare un “presunto nemico”, poi deumanizzarlo per aver la libertà di cancellarlo. Deumanizzare significa negare l’umanità dell’Altro creando un asimmetria ad hoc, che giustifichi le differenze tra chi gode delle “qualità” caratteristiche prototipiche dell’umano e chi no. Deumanizzare significa avere una idea ben precisa delle qualità umane che andranno poi negate.

Lo sterminio degli ebrei e di tutti gli altri gruppi umani vittime è sorretto da una ideologia folle che appiattisce completamente le “sembianze umane” degli uomini, definendoli come bestie o oggetti. La deumanizzazione può esprimersi in modi espliciti o sottili. A livello esplicito si attuano strategie che negano apertamente l’umanità di gruppi interi di persone, allo scopo di giustificare, sfruttamenti, deportazioni e violenze; a livello sottile invece si agisce specialmente sul quotidiano erodendo pian piano l’umanità delle persone (esempi sono le leggi emanate anche in Italia che impedivano l’ingresso nei negozi agli ebrei o addirittura nelle scuole).

Considerare l’altro come un oggetto rinvia all’universo della mercificazione, all’uso strumentale del corpo, all’azzeramento dell’anima.”

Chiara Volpato

Insomma deumanizzare serve a pensare l’altro come un essere umano incompleto, un animale, un oggetto. Questo “pensare” l’altro in questo modo, permette di giustificare quelle azioni inaccettabili, che in un contesto normale verrebbero sicuramente condannate. Degradare e deumanizzare l’altro apre le porte a quello che è poi diventato uno sterminio di massa, attraverso l’uso “giustificato” e “negato” di azioni di violente, massacri, omicidi e torture.

Immagine Personale – Monumento Olocausto – Berlino

“Fra gli esseri viventi l’uomo è il più pauroso e il più terribile a un tempo: trema davanti a se stesso e ai pericoli immaginari creati dalla sua mente: inventa e perfeziona i mezzi per far paura, per creare, regolare e manovrare la fisica della forza. Ma appunto perché ha paura e sa far paura, crede facilmente di potersi mettere al riparo, facendo paura. E più ha paura, più vuole provocare paura” .

(Guglielmo Ferrero)

Le dittature attraverso l’utilizzo mirato della paura in generale e della paura dell’altro e attraverso il passaggio dalla deumanizzazione si rende possibile l’idea di un progetto terrificante di annientamento di un popolo.

Coloro che hanno ottenuto il potere (dittatori, tiranni o pseudo leader), hanno la possibilità di strumentalizzare la paura dei sudditi per rafforzarsi. Se un leader tiranno, con mire espansionistiche vuole scatenare una guerra, descriverà il nemico come un mostro, dando così un volto preciso ai timori e alle ansie del popolo. I timori e le ansie possono anche essere di natura diversa, questo non sarà un problema, verranno convogliati ugualmente verso quell’unico obiettivo. Ma la paura è una emozione invasiva e facilmente contagiosa. Infatti la paura degli altri può rafforzare il potere attraverso la sensazione di sentirsi forti e uniti per combattere un nemico comune, ma proprio per le sue proprietà “invasive” la paura può diventare un boomerang. “Se i soggetti hanno paura del potere a cui sono sottoposti, il potere ha paura dei soggetti a cui comanda” (G. Ferrero), il potere dei dittatori e dei tiranni, vive nel continuo timore, vive nella paranoia e affoga nel sospetto. Il potere sopravvive grazie alla paura, ma vive immerso nel terrore e nella diffidenza.

“Se il potere non rispetta i principi che lo legittimano esso anziché eliminare la paura, la rafforza e la moltiplica”.

Anna Oliverio Ferraris

Ciò che rende umano l’uomo è secondo Fedidà la possibilità di comunicare (attraverso il volto, le modalità espressive, la parola, i gesti).

Distruggere, demolire un uomo significa che le apparenze che consentivano il riconoscimento sono disfatte[…]. La demolizione di un uomo è rendere impossibile il far esistere l’umanità al suo livello essenziale, che è quello dell’apparenza”

Pierre Fedidà

La speranza è che non succeda più..

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott. Gennaro Rinaldi

Per approfondire vi consiglio una lettura, una testimonianza in prima persona del vissuto deumanizzante. Primo Levi – “Se questo è un Uomo” https://amzn.to/39l0Imd

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Che cosa lega un insieme di persone.

Una riflessione “teorica”, alla luce dei recenti sviluppi politici…

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Fonte immagine “Google”.

Che cos’è la massa.

In Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921) Freud sostiene l’importanza di muovere dal lavoro di Le Bon per comprendere cosa sia, e come agisca la massa.

Secondo Le Bon “la massa psicologica è una creatura provvisoria, composta di elementi eterogenei saldati assieme per un istante”;

si tratta pertanto di individui che per il solo stare insieme in un dato momento, acquisiscono un’anima collettiva. Al lettore potrebbe presentarsi a questo punto una domanda (che per quanto semplice, sarà tutt’altro che scontata) ovvero come sia possibile che un individuo subisca gli influssi di una massa (e di un capo) e decida (annullando se stesso) di rispondere a ciò che la massa stessa gli chiede.

Le Bonn ritiene che:

  • l’individuo quando si trova in una massa, acquisisce per un mero discorso numerico (quanti più siamo, più forti diventiamo) un sentimento di potenza invincibile; ciò gli permette di cedere a istinti che se fosse rimasto solo, avrebbe invece tenuto a freno:

    “vi cederà tanto più volentieri in quanto – la massa essendo anonima e irresponsabile – il senso di responsabilità, che raffrena sempre gli individui, scompare del tutto”[1]

    [1] Freud, “Psicologia delle masse e analisi dell’Io”, 1921, ne “I Grandi Pensatori”, Seconda ristampa giugno 2015, Ed Bollati Boringhieri, Torino 2015; cit., Le Bon, 1895, “Psicologia delle folle”, p.56.

     

     

    Il risultato sarà quindi la riduzione del senso di responsabilità e del corretto rapporto con la realtà.

  • Un altro meccanismo alla base del funzionamento delle masse è il contagio mentale con cui ogni sentimento, azione o atto, diviene contagioso tanto che l’individuo sacrifica i propri interessi per perseguire uno scopo collettivo.
  • Un terzo meccanismo è quello della suggestionabilità (di cui il contagio mentale è l’effetto) che conduce ad un annullamento della volontà personale; ne deriva che l’individuo non è più consapevole di quel che fa e

“in lui, come nell’ipnotizzato, talune facoltà possono essere spinte a un grado di estrema esaltazione mentre altre sono distrutte. L’influenza di una suggestione lo indurrà con irresistibile impeto a compiere certi atti[1]

La massa è pertanto influenzabile, credula e i suoi sentimenti sono semplicissimi e molto esagerati (Le Bon, 1875).

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Eugène Delacroix, “La libertà che guida il popolo“. Fonte immagine wikipedia

Ritengo interessante proporre questo richiamo teorico visto che stiamo assistendo ancora una volta nella storia, all’ascesa di un certo tipo di movimenti politici. Tali movimenti – che come Le Bon sosteneva – (…)..” è un gregge docile che non può vivere senza un padrone”, hanno bisogno di un capo, che deve corrispondere alle aspettative della massa stessa: deve pertanto avere determinate doti personali.

Il capo deve:

  • suscitare un’adesione nella massa credendo in prima persona in un’idea che deve essere potente al punto tale, da creare una accettazione volontaria nella massa stessa.
  • abilità nel comunicare una vision,un ideale futuro basato su valori condivisi dal gruppo.
  • abilità di implementare la vision, chiarendo di continuo gli obiettivi e offrendosi come modello.
  • stile comunicativo carismatico basato su un continuo contatto oculare diretto, espressioni facciali molto marcate, linguaggio non verbale e competenze verbali, così come la possibilità di risultare estremamente simpatico.

 

chaplin

Chaplin “Il grande dittatore”. Fonte immagine Google.

 

Dott.ssa Giusy Di Maio

 

[1] Ibidem, p.169.