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Aspetta…

Fonte Immagine Google.

-Aspetta!

-Che c’è?

-Non lo so!

-Che cosa vuoi?!

-Aspetta! Aspetta! Voglio soltanto che aspetti ..un po’.

-..Va bene.

-Davvero?

-Io non sono sono un’idea, Joel, ma una ragazza incasinata che cerca la sua pace mentale, non sono perfetta.

-Non riesco a vedere niente che non mi piaccia in te, ora non ci riesco.

-Ma lo vedrai, ma lo vedrai! certo col tempo lo vedrai, e io invece mi annoierò con te, mi sentirò in trappola perché è cosi che mi succede!

-Okay.

-Okay? …Okay?

-Okay.

Il dialogo (finale) che avviene tra Joel e Clementine. Il film è “Eternal Sunshine of the Spotless Mind“.

Un “Okay” che riempie lo spazio di una relazione non ancora avvenuta (in realtà sì, ma bisogna vedere il film)..

Un Okay che risuona e crea una eco silenziosamente rumorosa e prepotente; eco che diventa una scossa viva (che potrebbe bruciare), a cui attaccarsi, nella speranza che un amore, possa essere.

“Okay”.. che importa se andrà a finire male..

Un pianto accennato e la risata che prende il sopravvento spianando le rughe e le occhiaie che hanno accompagnato degli occhi stanchi e persi tra i pensieri del ricordo.. desiderosi invece: di viver(si).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Narcisismo al cinema

In questi mesi abbiamo descritto in alcuni articoli le diverse sfaccettature del narcisismo, a partire dagli studi fino alle implicazioni Cliniche degli aspetti patologici delle personalità narcisistiche.

Oggi vi propongo uno spaccato cinematografico che attraverso due maschere, due personaggi molto conosciuti può raccontarvi in maniera più diretta questo disturbo di personalità.

Parliamo di Tony Stark, protagonista di “Iron Man” e di Miranda Priestley, protagonista del film “Il Diavolo veste Prada”. Proviamo a guardare a fondo a le loro storie per comprendere al meglio da dove nasce il loro narcisismo.

Iron Man nasce in Afganistan. Tony Stark è un miliardario visionario, un genio, ma anche un grande patriota americano. Viene idolatrato dai soldati, sempre elegante, nodo alla cravatta allentato, occhiali da sole a specchio e whisky in mano. Si presenta come un uomo sfrontato, esibizionista e seduttore. Il narcisista potrebbe proprio apparire così. Toni Stark non fa altro che esagerare con la sua eleganza e sottolinea spesso la sua genialità, gira con una macchina lussuosa. Non disdegna la platea e la folla che lo acclama, ama essere protagonista con le donne e ama sedurle e affascinarle.

Iron Man – Tony Stark (immagine google)

In Iron Man 2 la sua entrata in scena è paradigmatica: sul palco della “Stark Expo”, elegantissimo nella sua nuova armatura dice: “non voglio dire che il mondo conosce il più lungo periodo di pace ininterrotta grazie a me”.

Nel caso di Miranda Priestley è un po’ diverso il modo di esprimere la propria superiorità agli altri. Infatti, a differenza di Tony Stark, che pare godersi la vita e la sua opulenza; Miranda pare invece più bisognosa di un lusso che la porti invece lontana dalla gente comune. Per tutto il film infatti il suo personaggio tende a scappare dagli altri, è condiscendente e spesso irritata dal contatto con gli altri. Molto significativa è la scena in cui assistendo all’anteprima (realizzata per lei) della collezione di uno degli stilisti sue creature, praticamente “distrugge” con il proprio atteggiamento le ultime creazioni, squalificando tutto il lavoro fatto. Accoglie la nuova assistente, sbagliando continuamente il nome e le anticipa che probabilmente andrà a finire (male) come le altre che l’hanno preceduta. La sua frase di commiato “è tutto!” è il massimo del disprezzo narcisistico, rappresenta infatti il totale disinteresse all’opinione o al pensiero dell’altro.

Il Diavolo veste Prada – Miranda (immagine google)

Nonostante in entrambi i film venga poco rappresentato il vuoto, la noia e la solitudine, la si può comunque percepire e in effetti rappresenta quella che è la vera esperienza narcisistica. Il narcisista vuole infatti sfuggire al buio del proprio vuoto e la sua ricerca di ammirazione è un tentativo disperato di sfuggire al timore di essere ostacolato e quindi anche privato di quelle cose che non vuole perdere e che dal suo punto di vista gli spettano di diritto.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Se ve li siete persi ecco i link degli altri articoli che parlano di Narcisismo: “Narcisismo sano e Narcisismo Patologico” ; “Narcisismo: I primi studi” ; “Narcisismo del Potere e Umorismo” ; “Disturbo Narcisistico di Personalità

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Psico-cinema: “I nostri ragazzi”.

Fonte Immagine Google.

Nel 2014, liberamente ispirato al romanzo “La cena”, di Herman Koch, uscì al cinema “I nostri ragazzi”.

Ho sempre trovato questo film affascinante (seppur inquietante, per certi versi), specie per alcuni passaggi molto vicini alla mia professione.

Massimo e Paolo sono due fratelli che da anni, si costringono – insieme alle mogli, Sofia e Clara- a vedersi per una cena. Massimo (Alessandro Gassman) è un avvocato di successo mentre Paolo (Luigi Lo Cascio) è un chirurgo di un ospedale pubblico. I due fratelli vivono una (non) troppo celata rivalità per questioni legate a principi e orientamenti culturali.

Contrariamente ai due fratelli appena citati, i loro figli e cugini (Benedetta e Michele), due adolescenti, si frequentano senza problemi.

I due ragazzi, reduci da una festa in cui hanno consumato di tutto (sicuramente molto alcool), incontrano sulla loro strada una barbona addormentata che, pestano a morte con una ferocia senza senso. Noncuranti delle telecamere che hanno ripreso la scena, tornano a casa.. senza alcun pensiero.

La telecamera ha ripreso i giovani che però sono piuttosto nascosti; il filmato viene mandato in diretta in televisione, nella speranza di trovare i colpevoli.

La reazione dei genitori va dall’incredulità, all’angoscia fino ad arrivare alla terribile certezza che i figli siano stati capaci di mettere in atto in tale crimine. Da qui il terribile dilemma: affrontare o meno i ragazzi o continuare a proteggerli come da sempre fatto?

I due nuclei familiari non sono poi così dissimili dalle tante famiglie che quotidianamente vediamo. Famiglie distratte, impegnate; famiglie passeggere, famiglie sbrigative, famiglie annoiate.

L’autorità si ferma ad un semplice “quando torni a casa?”; si mangia separati.. alcuni lavorano invece di godersi la cena, altri guardano distrattamente la tv.

Perché alcuni giovani, cresciuti magari anche nell’agio più totale diventano criminali ?

Il comportamento delle mogli: Clara in nome dell’amore materno tenta di negare e nascondere la verità anche al marito mentre Sofia è pronta alla falsa testimonianza pur di mettere fine alla vicenda. I due fratelli convinti invece di avere basi solide prendono lentamente coscienza di vivere più che in una casa, su una palafitta pronta ad essere erosa dalla marea.

Il punto più inquietante resta però la reazione dei giovani.

I due ragazzi non sono mai sfiorati dal senso di colpa, dalla paura o dalla vergogna. Insistono invece a dire che la colpa non sia loro ed è soprattutto Benedetta (che forse del nome poco porta nello spirito) sfoderando il solito sorrisino nei confronti del padre, a dirsi innocente; a rendersi ancora una volta civettuola per ottenere la solita accondiscendenza da un padre mai veramente pater familias (diventa infatti un padre senza memoria, senza storia; un padre incapace di custodire il fuoco domestico arso dai suoi stessi membri).

Il loop della scusa della mancanza genitoriale, della frattura generazionale; il crollo dei garanti metapsichici e metasociali o la mancanza di umanità.. tutto lascia spazio ad un solo dubbio:

“io come genitore, cosa avrei fatto?”

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

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