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Comunicazione Patologica: La disconferma

“Se fosse realizzabile, non ci sarebbe pena più diabolica di quella di concedere a un individuo la libertà assoluta dei suoi atti in una società in cui nessuno si accorga mai di lui”

William James

Parliamo di disconferma, un fenomeno che avviene nella comunicazione patologica. Watzlawick in “Pragmatica della comunicazione umana” utilizza questa frase di William James per introdurre e presentare probabilmente uno dei fenomeni più importanti nella comunicazione patologica umana.

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La situazione descritta da James, secondo Watzlawick, potrebbe senza dubbio portare alla perdita del Sé, essendo un esperienza alienante per la persona che la vive.

Nella disconferma avviene qualcosa che va al di là del mero rifiuto di una comunicazione o di una definizione data da una persona (emittente). La disconferma nega la realtà della persona (emittente). Il rifiuto si limita a prendere il messaggio della persona che lo emette e gli dice “hai torto, non è come dici“. La disconferma, invece, reca il messaggio, “tu non esisti“.

“Si compie l’atto conclusivo di questo processo […] quando – trascurando completamente come il soggetto agisce, cosa prova, che senso dà alla sua situazione – si denudano di ogni valore i suoi sentimenti, si spogliano i suoi atti delle motivazioni, intenzioni e conseguenze, si sottrae alla situazione il significato che ha per lui – e così egli è totalmente mistificato e alienato. ”

Laing

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Comunico ergo sum

Non possiamo non comunicare. Quando ci relazioniamo con qualcuno tutto di noi ci offre indicazioni più o meno precise su cosa vorremmo dire o fare.. del resto impariamo a comunicare già da prima di nascere. Buona lettura!

ilpensierononlineare

Mi è capitato ieri durante un paio di sedute di terapia e poi ancora stamattina nel mio studio con un’altra paziente, (seppur in maniera diversa) una coincidenza strana. In qualche modo il focus delle terapie, in queste tre sedute, si è incentrato in maniera consistente sugli aspetti comunicativi delle relazioni interpersonali e familiari. Questo intreccio di coincidenze relazionali mi ha sorpreso e mi ha spinto a coinvolgere anche voi in questo fondamentale aspetto della nostra quotidianità.

Il termine comunicare anticamente significava mettere in comune. Poi nel corso del tempo il significato si è evoluto in: far conoscere, far sapere, divulgare, diffondere, rendere partecipe di un sentimento; ( comunicare la propria tensione ). Si può comunicare a parole (verbale) con i gesti oppure attraverso le nostre espressioni del viso e la postura del corpo (non verbale). Possiamo persino comunicare stando semplicemente in silenzio.

Le radici – Immagine personale

In tutti i…

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Non essere compresi..

“La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi.”

PIER PAOLO PASOLINI
Peanuts

P. : “Sa com’è quella sensazione di sentirsi svuotato dentro e angosciato quando provo a parlare, ad urlare e vedo che gli altri non riescono ad ascoltarmi e non riescono a comprendermi?!!?”

dott. Gennaro Rinaldi

L’Umorismo e la Coppia

Il senso dell’umorismo è un segnale di intelligenza e abilità sociale ed è molto importante per la solidità di una relazione di coppia. Il fatto di poter scherzare con il partner aiuta a sdrammatizzare momenti complessi. Inoltre il fatto di riuscire a scherzare e ironizzare sui propri caratteri e sui propri difetti è un modo per accettare i propri limiti e può diventare una modalità alternativa ed efficace di dire all’altro quello che non ci piace, per provare a modificarlo.

Il fatto poi di riuscire a ridere delle stesse cose è decisamente la dimostrazione che si condivide la stessa visione del mondo e che si hanno tanti valori condivisi.

L’ironia, in generale, è una parte essenziale del nostro carattere e del modo di affrontare la vita e di vedere il mondo, è quindi molto importante che i due partner siano sulla stessa lunghezza d’onda, per mantenere un equilibrio positivo. Le relazioni si saldano infatti su quella che possiamo definire “risata positiva”, cioè quella che diventa parte di un linguaggio comune, condiviso, sdrammatizzante e autoironico. Una risata che nasce esclusivamente dal piacere di stare insieme, di condividere momenti e spazi di interazione e che non fa altro che saldare ancora di più quel legame.

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Ad esempio, in una relazione che funziona bene e in cui ci sono buone “connessioni umoristiche”, si può sdrammatizzare anche su imbarazzanti “incidenti” sessuali, nei momenti di intimità; oppure si può apprezzare una battuta che sdrammatizza e che dia spazio alla normalità, in situazioni più o meno drammatiche, dove si vivono le cronicità di una patologia. La battuta in tal caso può aprire squarci di normalità e di spensieratezza che vanno oltre il pensiero negativo del malessere.

Ovviamente in tal senso, è inutile dire che la “risata negativa”, quella denigratoria e offensiva, non è assolutamente la stessa cosa della prima. Perché, all’interno della relazione, sarà usata solo per comunicazioni decisamente squilibrate e diventerà parte di un gioco di potere che farà molti danni alla relazione e a chi subisce. Chi scherza in maniera offensiva e aggressiva, non dà una bella immagine di sé e del suo modo di gestire le relazioni, in generale.

C’è quindi un lato molto positivo dell’umorismo e della risata, ma c’è anche un lato più oscuro. La risata e l’umorismo può avere varie sfaccettature negative e oltre a quella già citata, possiamo trovare nell’umorismo anche un modo sadico di interagire o un modo per evitare e negare determinate cose. Insomma ci sono persone che possono utilizzare una battuta o una risata, per evitare di affrontare problemi o squalificarli. In tal modo possono arrecare un danno al ricevente (che magari sta realmente chiedendo attenzione e aiuto).

Insomma, ridiamo di coppia, ridiamo insieme, ridiamo bene, ma non ridiamo dell’altro ed evitiamo di utilizzare l’ironia e le battute, per difenderci e per evitare di affrontare problemi.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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Un consiglio di lettura : “Commedie e drammi nel matrimonio” – Guglielmo Gullotta

La comprensione..

“La nostra prima reazione difronte all’affermazione di un altro è una valutazione o un giudizio, anziché uno sforzo di comprensione. Quando qualcuno esprime un sentimento o un’atteggiamento o un opinione tendiamo subito a pensare “è giusto, è stupido, è anormale, è ragionevole, è scorretto, non è gentile”. Molto di rado ci permettiamo di “capire” esattamente quale sia per lui il significato dell’affermazione.”

Carl Rogers
immagine personale

Quante volte ci sforziamo di comprendere le affermazioni dell’altro? Lo facciamo davvero? Fermarsi, ascoltare e sforzarsi a comprendere il significato delle affermazioni di chi ci sta dinnanzi può migliorare la comunicazione e quindi le relazioni. “Comprensioni superficiali” spesso determinano escalation distruttive.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi