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Pelle: Io.

Il bambino viene al mondo in uno stato di “Hilflosigkeit- impotenza”; l’infans in sostanza non ha ancora un Io completo (ha infatti bisogno del sostegno umano), ma ha un Io-corporeo.

Secondo Didier Anzieu, il bambino attraverso l’Io corporeo riesce ad andare oltre la sua dipendenza dall’ambiente di cura. Per l’autore l’Io corporeo è un Io pelle; per comprendere meglio la questione dobbiamo ritornare per un momento a Freud.

Freud parla di processi primari, intendendo con ciò una modalità di funzionamento mentale che viene prima del pensiero; perché il pensiero abbia luogo, l’Io deve essere adattato alla realtà. Senza un Io adattato alla realtà il bambino può infatti dare un solo senso al mondo (che è quello che viene esperito attraverso il suo corpo).

Anzieu sostiene che molte delle funzioni del corpo nella fase pre-Io vengono riprodotte su e attraverso la pelle.

Riferendo alle funzioni quali quelle di contenimento -ad esempio- Anzieu mostra come la pelle funzioni da Io surrogato perché la pelle svolge i compiti vitali che L’Io alla fine eseguirà.

La pelle del bambino può, quindi, essere vista come una sorta di modello corporeo per come si costruirà l’Io a tutti gli effetti.

Secondo Anzieu, l’Io-pelle è “un’immagine mentale di cui l’Io del bambino si avvale durante le prime fasi del suo sviluppo per rappresentarsi come un Io contenente contenuti psichici, sulla base della sua esperienza della superficie del corpo”.

Come manipoliamo il bambino? come lo curiamo, laviamo come lo accarezziamo?

Tutta la gestualità che concorre alle cure offerte al bambino saranno di fondamentale importanza per far comprendere al bambino stesso i confini del suo (e l’altrui) corpo; le cure parentali indicheranno pian piano al bambino come contenersi e contenere.

La pelle diviene quel filtro omeostatico che lascia passare solo alcuni elementi, precursore delle funzioni che spetteranno poi all’Io.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Cercami, non farti cercare.

“Pensare che non l’ho, sentire che l’ho perduta.
Sentire la notte immensa, più immensa senza di lei”.

Pablo Neruda.

Sarà capitato anche a voi di sentire o di sapere che – in seguito alla pandemia- qualche coppia, si sia detta “addio”.

Negli ultimi mesi, c’è stato un boom di richieste di incontri di consultazione*.

La maggior parte delle richieste contiene al suo interno domande, incertezze e disagi legati alla fine di una qualche relazione; il tema spesso concerne la scomparsa di una qualche persona, l’abbandono..

Mi colpì profondamente un ragazzo che si presentò al colloquio con tanto di anello comprato per chiedere “la mano” della ragazza.

“Volevo solo qualcuno disposto a restare e a non scappare..

Qualcuno su cui contare e che stesse lì senza necessariamente il bisogno di sapere..

Qualcuno che – almeno per una volta- cercasse invece di esser sempre cercato”.

C.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

*La consultazione può essere – molto brevemente- definita come uno scambio relazionale che avviene tra un professionista e una persona in difficoltà che chiede una consulenza. Non è una psicoterapia breve (non ci saranno pertanto poche mosse strategiche da mettere in atto per risolvere il problema), né tanto meno si tratta dell’incipit di una lunga psicoterapia.

La consultazione psicologica è l’esperienza all’interno della quale si va a valutare una domanda di aiuto, contenendo al suo interno anche il destino della stessa. E’ un intervento di sostegno in termini di chiarificazione, di durata relativamente breve (dai 3 ai 5 incontri) regolata da un contratto tra terapeuta e consultante attraverso cui vengono definiti obiettivi, durata e frequenza degli incontri.

“Voglio poterti”..

“Voglio poterti amare senza aggrapparmi, apprezzarti senza giudicarti, invitarti senza insistere, lasciarti senza senso di colpa, criticarti senza biasimarti, aiutarti senza umiliarti; se vuoi concedermi la stessa cosa potremo veramente incontrarci e aiutarci reciprocamente a crescere”.

Virginia Satir

La coppia in costruzione, una costruzione continua, costante e allettante; una costruzione che fa della reciproca presenza concime edificante per una dualità che sa fare complice due unità.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Apparente Razionalità.

“Siamo così abituati alla natura apparentemente razionale del nostro mondo che facciamo fatica a immaginare che possa accadere una qualsiasi cosa che non possa essere spiegata dal buon senso”.

C.G. Jung

Bisogna (almeno) provare a pensare in maniera non lineare e ad aprirsi alla variabilità del caso..

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Vita Jazz.

La vita somiglia molto al jazz… è meglio quando si improvvisa.”

GEORGE GERSHWIN

Quanto ti piace improvvisare?

Dott.ssa Giusy Di Maio.