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A scuola con la mujer Giorgia: devianza in pillole VS Disturbi del comportamento alimentare.

“Buongiorno mujer Giorgia, come stai oggi?”

“Bene Dottoressa! Sono pronta per combattere le devianze! Anoressia! Bulimia! Obesità!”

“Giorgia.. Giorgia… Ancora con questa storia delle devianze.. Non hai letto le dispense che ti ho lasciato?”

Che cos’è -veramente- la devianza?

Per devianza si intende un comportamento che si allontana in modo più o meno pronunciato dai modelli sociali dominanti.

Si tratta di un concetto normativo perché non si riferisce ad una caratteristica intrinseca del comportamento, ma a un giudizio etico espresso su di esso e relativo poiché varia sia in base al periodo storico di riferimento che con il variare del gruppo di riferimento stesso.

Nella sociologia “devianza” assume il carattere di pericolosità nei confronti del sistema sociale (delinquenza); il dato interessante è però il fatto che -contemporaneamente- tale devianza si rivela funzionale al sistema stesso poiché costituisce da un lato una possibilità di innovazione e dall’altro, una valvola di sfogo alle tensioni sociali attraverso l’individuazione di capri espiatori.

I primi studi sulla devianza furono condotti dalla scuola di Chicago ed erano mirati all’individuazione dei fattori ambientali che favoriscono il comportamento deviante.

Da quel momento si sono succedute diverse interpretazioni:

per la scuola struttural-funzionalista la devianza è espressione della dissociazione fra modelli culturali proposti dal sistema sociale e i mezzi da questo previsti per raggiungerli. Per R.K. Merton, la devianza sorge quando una volta che sono stati rifiutati mete e percorsi istituzionali, si cercano modalità alternative di adattamento.

Per Cohen, la devianza, è legata all’appartenenza a una classe socialmente svantaggiata dove, gli individui culturalmente deprivati, consapevoli di non poter raggiungere le mete proposte dal sistema, trovano la loro identità in una sub-cultura emarginata.

(Nel frattempo, aspettando le elezioni del 25 settembre):

“Matteo… Matteo… ancora con questa storia della Madonna.. Vuoi che ti spieghi le allucinazioni cosa sono? Nah… questo non è delirio mistico, questa è propaganda fina.. fina.. come si dice a Napoli”

Siccome i disturbi del comportamento alimentare sono una cosa serissima, vi lascio il video che ho condiviso qualche mese fa in cui presento al lettore i DCA

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) indicano quella specifica classe di disturbi che comporta una eccessiva preoccupazione per il proprio peso corporeo, per le sue forme, e sono caratterizzati da una alterata relazione con il cibo. Con l’approfondimento di oggi, voglio condividere con voi una riflessione che muoverà intorno a tali disturbi. Presenterò la classe dei disturbi così come presentati nel DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico Dei Disturbi Mentali); proveremo a riflettere sulle possibili ipotesi eziologiche e sul ruolo simbolico assunto dal cibo stesso. Perché alcune persone sovvertono il legame con un qualcosa che di per sé, ha valenza funzionale, trasformandola -invece- in qualcosa di disfunzionale?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Disturbo Bipolare #YoutubeShorts #PromozioneDelBenesserePsicologico

Il disturbo bipolare (chiamato in passato sindrome maniaco depressiva o depressione bipolare), è un disturbo dell’umore caratterizzato da anomali cambiamenti dell’umore, dell’energia e del livello di attività svolta nell’arco della giornata. Chi presenta questo disturbo manifesta, in modo alternato, episodi di eccitamento seguiti da episodi depressivi.

Il disturbo bipolare si caratterizza per la presenza di profondi e prolungati periodi di depressione alternati da periodi di umore eccessivamente elevato o irritabile chiamato mania. Tendenzialmente le fasi depressive hanno una durata maggiore, mentre le fasi maniacali o ipomaniacali durano meno (da una settimana a poco più di un mese). Il passaggio tra queste due fasi può essere relativamente lungo, consentendo al paziente un periodo di benessere.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Conosciamoci: i legami sociali.

Gli psicologi sociali hanno dimostrato che circa il 30-40% delle conversazioni umane ha come scopo quello di condividere informazioni su di sé e condividere esperienze vissute personalmente.

Una banalità? Non è detto..

Nello specifico, nel 2010,Naaman, Boase, & Lai, hanno condotto studi sulla piattaforme Facebook e Twitter, mostrando come l’80% degli stati, quando aggiornati, mostravano un contenuto legato ad esperienze personali appena vissute.

Si tratta del fenomeno noto come self-disclosure (auto-svelamento o apertura verso gli altri); tale condivisione (tipica della nostra specie) è dovuta alla potente gratificazione personale esperita ogni volta che avviene la condivisione con l’altro. In altre parole raccontiamo volentieri qualcosa di noi perché questo, in qualche modo, ci soddisfa (Tamir & Mitchell, 2012).

In studi di neuroimaging condotti nei decenni precedenti, era stata dimostrata l’attivazione dei circuiti cerebrali connessi a questo senso di gratificazione.

Tamir e Mitchell, del dipartimento di psicologia di Harvard, hanno portato avanti studi combinando tecniche di neuroimaging e metodi comportamentali, al fine di testare l’ipotesi che le stesse aree cerebrali componenti il circuito della gratificazione fossero coinvolte anche nel processo di self-disclosure.

Tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI) è stata analizzata l’attività cerebrale dei partecipanti; lo studio è stato diviso in due fasi. In una prima fase è stato chiesto ai soggetti di rivelare le proprie opinioni e i propri pensieri agli altri, mentre nella seconda fase è stato chiesto ai soggetti di speculare su ipotetiche opinioni o pensieri di un’altra persona. Senza scendere troppo nei dettagli neurocognitivi dello studio, il risultato più interessante concerne il fatto che il solo pensare introspettivamente a se stessi, era sufficiente a far provare ai soggetti un senso di gratificazione così forte da attivare il sistema mesolimbico dopaminergico (dopamina). Ciò però che potenziava questa attivazione, era il condividere con gli altri i propri pensieri e le proprie esperienze.

La condivisione rafforza i legami sociali (Dindia,2000; Collins & Miller, 1994), accresce le nostre conoscenze sul mondo ed elicita il feedback degli altri, permettendo alla persona chiamata in causa di vedere o conoscere meglio anche altre parti di se stesso che magari, senza quella condivisione, sarebbero rimaste coperte.

(E la condivisione è così forte e potente che se ogni promessa è debito, come dice l’antico detto, personalmente ho un debito che sa di promessa. Sia mai che “girasole” trovi la sua luce; nel frattempo scopro qualcosa di me attraverso le parole prestate. Grazie).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Reciprocità intellettuale.

Un giorno ho ricevuto una mail dal contenuto semplice ma d’effetto; qualcuno -dall’altra parte del mondo- era interessato al mio lavoro tanto da volerlo tradurre in un’altra lingua.

Sapere di esser riuscita a dare così tanto corpo a delle semplici letterine lette su uno schermo, tanto da renderle vive e tridimensionali, come le persone che ho di fronte nello studio, mi ha riempita di gioia.

Perchè?

Non si tratta di eccessi narcisistici (che ahimè a me mancano pure), né di bisogno di esser necessariamente visti, il mio spazio non nasce come contenuto personale ma come un servizio “extra” che offro alla comunità e ai miei pazienti (il sito è infatti indicato sul mio bigliettino da visita).

E qui arriviamo a uno dei punti che mi hanno fatto riflettere.

Spesso i miei pazienti mi hanno chiesto “Dottoressa ma perché quei commenti così sconclusionati sotto i suoi post?” , ho dovuto spiegare loro che atteggiamenti di squalifica sono, nei miei confronti, all’ordine del giorno per tutta una serie di motivi.

Aspetta… non si tratta di esser permalosi che lo psy non può esser permaloso che altrimenti come fa a contenere un setting e un disagio psichico, in corso?

Cerco di spiegarmi.

I pazienti ci affrontano, usano, spesso abusano… un paziente può masticarti avidamente e rigettarti all’improvviso; può squalificarti, aggredirti verbalmente, fisicamente o psicologicamente; può tentare di sedurti… Per questo è importantissimo tutto il lavoro di training personale; perché dobbiamo esser pronti a non essere a nostra volta aggressivi, permalosi o collusivi.

E’ capitato di dovermi scontrare con questi atteggiamenti anche nell’online, un mondo che mi è sconosciuto per molti versi; un mondo conFuso con la realtà, dove spesso non ci si aspetta di trovare qualità ma quantità dallo scarso peso specifico.

Nel mentre, allora, i pensieri sulle difficoltà imposte dal mezzo, si facevano strada nella mia mente, ecco che Quirico si presenta nella mia casella di posta.

La questione è semplice ma al contempo affascinante e suona più o meno così “vorrei tradurre alcuni dei tuoi scritti perché li trovo interessanti”.

Boom…

Qualcuno vuole “perdere del tempo” su qualcosa di mio?

Che cosa mi ha piacevolmente colpita..

La delicatezza, la sensibilità e la bellezza nel trattare le mie parole. Le parole sono mie certo, ma sono il reso delle parole, della vita ma soprattutto del disagio di un’altra persona. Quando qualcuno dedica del tempo a qualcosa che ha fatto qualcun altro, gli dedica cura e (ormai chi mi legge lo sa abbondantemente), la cura è la dimensione migliore e più potente che possiamo dedicare all’altro.

L’opera di traduzione non è stata per niente banale e veloce; Quirico ha chiesto con interesse per ogni parola, per ogni concetto, dandomi la possibilità di spiegare e di rendere -in un gioco di reciprocità- vive le mie sensazioni ed emozioni che per molti magari passano in secondo piano.

Non per Quirico.

Lavoro con le parole, è vero, ma lavoro soprattutto con i silenzi e non è cosa facile leggere e capire cosa si nasconde all’interno di una pausa, di un sussurro.. di un respiro..

Un alito caldo che esce dal corpo dell’altro, in luogo della parola… Come fai a rendere quel concetto scrivendolo?

E allora…

Grazie di cuore, compagno di scrittura, e grazie mille a Juan che rende possibile un progetto incredibile: comunicare e comunicarsi, raccontare e raccontarsi, leggendosi.

(Avete un bel caffè sospeso a Napoli!)

Masticadores

Dott.ssa Giusy Di Maio

Promozione del benessere psicologico: psicologia online.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – PODCAST

La nostra prossima tappa ci farà viaggiare ancora una volta in luoghi virtuali e luoghi reali, luoghi social e luoghi sociali. Faremo un viaggio nelle reti delle nostre innumerevoli connessioni, alla scoperta dei nuovi modelli di interazione nell’era dell’iper-connessione, dei nativi digitali e della generazione Z.
Cosa direbbe Freud delle identità digitali?

Ecco un’ “Analisi” psicoanalitica del fenomeno.
Buon ascolto..

Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – PODCAST
Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pubblica una foto! Adolescenti e social.

Il viaggio di oggi sarà in compagnia di una ragazza tutta social e immagine.

E’ attraverso la sua storia e le sue parole, che faremo un piccolo scalo che apre alla riflessione: “quanto stanno cambiando i nostri giovani, a causa dei social?

La condivisione di tutte queste foto e video, può voler dire qualcos’altro sul piano simbolico oppure si tratta di semplice voglia di apparire?”.

Buon Ascolto e Buon Viaggio!

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Psicologia, Identità e Social – Podcast

Il mondo e il tempo in cui viviamo pare siano in una fase di movimento e cambiamento convulso e disordinato. Potremmo dire che oggi, quasi tutti, in un modo o nell’altro, viviamo una vita in real, nel “reale” e una social, nel “virtuale” e che spesso queste si intersecano e si influenzano; a volte generando confusione, altre volte no.
Come stanno cambiando le nostre interazioni?

Come le nostre identità?


Scopriamolo insieme.. buon ascolto.

Psicologia, Identità e Social – In viaggio con la Psicologia – Podcast
Psicologia, Identità e Social – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi