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Megalomania – Pillole di Psicologia

Per Megalomania intendiamo la tendenza della personalità di sopravvalutare se stessa e “le proprie capacità in assenza di un opportuno vaglio critico”. (Psicologia – Umberto Galimberti)

La Megalomania può quindi essere una caratteristica della personalità di una persona, ma può spesso presentarsi in forma di Delirio in presenza di una diagnosi di schizofrenia a sfondo paranoico o nelle forme maniacali, dove la persona vive una sensazione di strapotere e ipervalutazione ingiustificata delle proprie capacità mentali e delle proprie risorse personali.

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Per Sigmund Freud la Megalomania nasce a spese della libido oggettuale che viene sottratta al mondo esterno, investendo l’Io in una forma esasperata di narcisismo.

Molto interessante, in tal senso, anche l’effetto di una nota distorsione cognitiva, che potrebbe confondersi o legarsi alla megalomania, l’Effetto Dunning – Kruger, che può portare le persone ad una sopravvalutazione delle proprie capacità perché nasce da un pregiudizio cognitivo legato alla presunta “superiorità illusoria” personale e quindi dall’incapacità di riconoscere la propria impreparazione e mancanza di capacità.

Per approfondire ne parlo qui: L’Effetto di Dunning – Kruger – Illudersi di essere esperti.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Me stesso attraverso l’Altro.

“Sono ciò che sopravvive da me.”

Erik Erikson

L’introiezione degli insegnamenti e dei valori morali, delle figure genitoriali e culturali è fondamentale per lo sviluppo della personalità.

Un’ immagine di sé coerente diventa essenziale per formazione di una personalità sana.

Lacan, con la sua teoria dello Stadio allo Specchio, teorizza che proprio quella “immagine” può portare ala formazione del Moi (Io). Esso si forma dal nostro rapporto con gli altri. Il bambino acquisisce, con lo Stadio allo Specchio, una padronanza immaginaria di se stesso, una forma unitaria.

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Si passa dall’estraneità al riconoscimento. Inizialmente l’immagine dal bambino viene percepita come fuori da sé. L’immagine di sé viene quindi portata dall’Altro. Bisogna che il bambino venga investito dell’immagine dell’Altro per identificarsi. Egli si identifica all’Altro simile, attraverso l’immagine speculare di questi.

La cosa importante che sottolinea Lacan, è che è proprio l’Altro a ratificare l’immagine del bambino allo specchio. Il bambino è quindi identificato ad una marca simbolica.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’Effetto Dunning – Kruger – Illudersi di essere “esperti”

“L’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza”

Charles Darwin

L’Effetto Dunning – Kruger descrive in Psicologia una Distorsione Cognitiva, a causa della quale persone con poca esperienza o per nulla competenti in un campo o una specifica materia tendono a sopravvalutare le proprie conoscenze, abilità e competenze, autovalutandosi a torto, esperti in materia.

Spesso queste persone, sicure delle proprie capacità, si mostrano supponenti, nei confronti degli altri.

Questa specifica distorsione cognitiva deriva da un’illusione interna e personale delle proprie reali capacità e competenze e una errata percezione esterna delle capacità delle persone realmente competenti della materia in questione.

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«l’errore di valutazione dell’incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri».

David Dunning – Justin Kruger

L’Effetto Dunning – Kruger nasce da un pregiudizio cognitivo legato alla presunta “superiorità illusoria” personale e quindi dall’incapacità di riconoscere la propria impreparazione e mancanza di capacità.

Sembra possibile che queste persone abbiano difficoltà nell’autoconsapevolezza della metacognizione e quindi non riescono a valutare correttamente il loro livello di competenza.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: Effetto Alone

L’effetto alone è molto frequente e indica quella tendenza delle persone a lasciarsi guidare, nel giudicare una persona, da un’impressione generale, oppure da tratti, aspetti o da atteggiamenti che non hanno un rapporto diretto con la valutazione che si deve fare.

Sapendo, ad esempio, qualcosa di positivo o negativo di una persona, si tende a pensare che la stessa persona abbia anche altre caratteristiche buone o cattive.

L’effetto alone agisce i entrambi i sensi. Quindi può riguardare sia gli aspetti positivi che negativi di una persona.

Ad esempio: se qualcuno vi chiedesse se a Gandhi piacessero tutti gli animali, la maggior parte di voi risponderebbe probabilmente di si (anche se non siete certi al cento per cento della veridicità della nostra affermazione).

L’effetto alone, in questo caso, ci induce a credere erroneamente che ad una persona notoriamente buona come Gandhi, siano piaciuti tutti gli animali, nessuno escluso.

L’effetto alone è spesso osservabile nelle scuole e può condizionare erroneamente il giudizio degli insegnanti sui propri alunni.

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Può capitare che ad un ragazzo, per qualche motivo etichettato come turbolento, iperattivo o scostumato, venga attribuito da un insegnante anche la qualità del bugiardo, anche se non lo ha mai colto realmente a mentire. L’insegnante preso dall’effetto alone, tenderà a pensare che oltre agli altri difetti, abbia pure quello di essere un bugiardo. E questa idea verrà confermata dal fatto che comincerà a sorvegliarlo di più, fin quando non scoverà qualche piccola bugia che confermerà la sua idea.

Di contro, sempre in un contesto scolastico, il ragazzo apparentemente educato e tranquillo, beneficerà del lato positivo dell’effetto alone. Infatti, questi potrebbe anche mentire e imbrogliare sui compiti, più del compagno turbolento, ma non avendo gli occhi addosso dell’insegnante, può agire indisturbato e risultare sempre il preferito.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Psicologia in pillole: Disturbo Borderline di Personalità. VIDEO.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Psy in pillole: Feticismo.

Il feticcio è un escamotage per far fronte all’angoscia di castrazione scatenata dalla vista del genitale femminile, volendo (invece) continuare a credere nell’esistenza del fallo materno.

Il feticcio è quindi il sostituto del fallo della donna a cui il piccolo ha creduto. La vista del genitale femminile favorisce la scissione tra una parte che conserva la percezione e una che la rinnega.

Il feticcio è anche una protezione contro la minaccia di evirazione ed evita ai feticisti l’omosessualità.

Il feticcio può essere una qualunque parte del corpo ad esempio piedi femminili, calzini o biancheria usata, e così via.

Il feticismo è una forma di parafilia, ma la maggior parte delle persone che presentano feticismo non soddisfa i criteri clinici per un disturbo parafilico, che richiede che comportamento, fantasie o stimoli intensi della persona provochino disagio clinicamente significativo o compromissione funzionale. La condizione deve essere stata presente per ≥ 6 mesi.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Pillole di Psicologia: L’apprendimento

L’apprendimento è un processo psichico che consente la modificazione di un comportamento a seguito di una esperienza ripetuta. In seguito ad una esperienza si ha quindi un cambiamento durevole del comportamento.

 L’apprendimento è abbastanza legato al concetto di adattamento che è la capacità fondamentale di un individuo nel riuscire a modificare il proprio comportamento in base all’ambiente in cui esso vive, ciò è essenziale anche alla sopravvivenza.

L’apprendimento non riguarda solo l’acquisizione di nuove competenze, ma anche di atteggiamenti, valori , abitudini.  L’approccio comportamentista sostiene che l’apprendimento avvenga con l’associazione tra eventi o stimoli e le risposte dei soggetti.

Le teorie cognitiviste, di contro, sostengono che l’apprendimento avvenga attraverso un processo di elaborazione intelligente degli stimoli presenti nell’ambiente.

In particolare per i comportamentisti ciò che viene appreso è una copia di ciò di cui si è fatto esperienza per i cognitivi, invece il soggetto utilizza diverse funzioni cognitive per elaborare stimoli nuovi.

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Skinner attraverso i suoi studi (skinner box), teorizzò il condizionamento operante: l’acquisizione di un comportamento e quindi un apprendimento avviene a condizione che la risposta operante sia seguita da un rinforzo, ciò determina la probabilità che quel determinato comportamento sia ripetuto.

Thorndike considerò, invece, l’apprendimento come un processo per tentativi ed errori. Questa osservazione portò alla formulazione della legge dell’effetto, secondo la quale un comportamento è più probabile che venga ripetuto se produce effetti soddisfacenti, al contrario, se gli effetti sono ritenuti insoddisfacenti il comportamento non verrà ripetuto.

Tolman propose un concetto diverso e meno riduzionista, sostenendo la presenza di mappe cognitive capaci di far scegliere attraverso il principio del minimo sforzo sempre la strada più breve e semplice. Per raggiungere uno scopo anche senza la presenza di incentivi vi era quindi un apprendimento latente.

Per approfondire vi invito a leggere anche:

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: I meccanismi di difesa.

I Meccanismi di difesa sono processi mentali non consapevoli che servono a mantenere un equilibrio e una stabilità emotiva ragionevole.

Hanno importanti scopi difensivi e sono al servizio dell’Io. Sono essenziali a gestire e sedare “conflitti” interiori, altrimenti potenzialmente pericolosi.

Ma anche i meccanismi di difesa possono diventare dannosi. Infatti, quando si ricorre troppo spesso ad essi o troppo a lungo, possono portarci ad una sorta di “rigidità psichica” e ci impediscono un adeguato adattamento alla vita e alle difficoltà.

L’utilizzo più o meno frequente dei meccanismi di difesa costituiscono un aspetto distintivo della personalità di ciascuno.

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Quali sono gli scopi dei meccanismi di difesa?

(schema dello psicoanalista Henry P. Laughlin)

  • mantenimento della sicurezza emotiva.
  • aumento della sicurezza.
  • mantenimento o aumento della stima di se.
  • difesa contro l’esperienza soggettiva dell’ansia
  • risoluzione del conflitto psichico.
  • raggiungimento di un compromesso tra bisogni e le mire inaccettabili o impossibili e le richieste della società.
  • aiuto a ottenere il controllo, il rifiuto o la soddisfazione nascosta di impulsi o bisogni altrimenti (consciamente) intollerabili
  • mantenimento o accrescimento della rimozione.

Quali sono invece possono essere gli effetti e le conseguenze?

  • contributi positivi all’efficienza, alla soddisfazione nella vita e alla serenità.
  • contributo nel determinare la struttura del carattere e la costellazione dei tratti della personalità.
  • formazione di sintomi che conducono a ogni genere di disturbi.
  • patologica esagerazione dei tratti difensivi del carattere già esistenti.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi