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Il potere dei baci

“L’unico linguaggio universale è il bacio.”

Alfred De Musset

Il bacio ha un potere: è curativo.

Il bacio di una madre al suo bambino sulla “bua”, è il più potente “analgesico” che esista; la mamma con quel bacio rassicura il bambino, contenendo e compensando il dolore e le emozioni di ansia e paura correlate.

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Il bacio ha può davvero alleviare il dolore; ha la capacità di calmare e rasserenare; ha il potere di alleviare l’ansia e la paura.

Quando si bacia e si riceve un bacio (o si abbraccia qualcuno) il nostro organismo rilascia l’ossitocina che può calmare il dolore, diminuire l’ansia e migliorare l’umore, perché ha proprietà analgesiche. Il bacio ha il potere di scatenare tutta una serie di effetti benefici, sul nostro corpo e sulla nostra mente.

Il bacio rassicura e accoglie, è universale.

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: le Ossessioni più diffuse.

Le ossessioni sono pensieri ripetitivi e intrusivi che assillano la mente e di cui è molto difficile liberarsene. Spesso alle ossessioni sono legate le compulsioni, che sono delle azioni, dei rituali con delle regole ben precise, ripetuti in determinate circostanze e diverse volte al giorno, atti a “controllare” le idee ossessive.

Chi ha questi sintomi soffre di un disturbo ossessivo – compulsivo.

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Tra le ossessioni, le idee più diffuse sono:

  • la paura di contaminarsi con lo sporco e i germi: chi ne soffre generalmente tende a lavarsi in continuazione (le mani ad esempio);
  • le idee ossessive legate al controllo: queste persone sono ossessionate dal timore che possano essere responsabili di un evento grave, controllano tante volte se hanno spento il gas o se hanno lasciato il rubinetto aperto;
  • ci sono le idee ossessive legate all’ordine e alla simmetria: queste persone sono impeccabili, hanno tutto super ordinato, mettono oggetti in un ordine preciso e allineati, perché temono che se si sconvolgesse quell’ordine potrebbe accadere qualcosa;
  • ci sono inoltre le ossessioni legati ad argomenti inerenti la religione o la religiosità e a “pensieri proibiti” e sessuali (bestemmie, immagini blasfeme) che possono occupare e ossessionare la mente.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: Skinner e il comportamentismo.

“Non c’è motivo per cui non si possa insegnare ad un uomo a pensare.

Burrhus Skinner

Insomma Skinner era un inguaribile ottimista. Probabilmente ignorava, agli esordi della psicologia sperimentale, la grandissima presenza di variabili. Infatti, nel corso degli anni, queste sue convinzioni hanno dovuto subire diverse correzioni. Ma le sue ricerche e i suoi studi hanno avuto un grosso impatto sulla psicologia moderna e sull’utilizzo dei principi del condizionamento, in diversi ambiti.

Skinner è stato uno psicologo statunitense (1904 – 1990), molto influente nell’ambito della Psicologia Comportamentale e della Psicologia Sperimentale. Studiò il “condizionamento operante” e inventò la Skinner box, ampliando così gli studi precedenti sul comportamentismo classico di John Watson.

Skinner dimostrò che era possibile “modellare” (shape) il comportamento di un animale (un piccione) con la tecnica del rinforzo.

Un esempio di modellamento (shaping) del piccione

Skinner, in altri esperimenti, cominciò a modificare di volta in volta la quantità di cibo erogate dal dispensatore, ciò comportò un cambiamento nel comportamento del piccione nella gabbia che iniziò a premere compulsivamente e ossessivamente la leva, fino a mostrare gravi segni di stress.

I principi dei questi suoi studi sono stati poi utilizzati in seguito per lo studio del comportamento patologico in alcune dipendenze (dipendenza da gioco d’azzardo e dipendenza da internet).

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Quando lo Stress ci fa dimenticare gli appuntamenti importanti..

Vi è mai capitato di essere così pieni di lavoro, imbrigliati nel traffico e travolti dagli impegni quotidiani che vi dimenticate di fare delle cose o di un appuntamento importante?

Queste dimenticanze improvvise e inaspettate possono preoccuparci e pensare a chissà che problema (magari un invecchiamento cerebrale precoce). In realtà, spesso condizioni di stress continuo possono produrre nel nostro cervello un vero e proprio “cortocircuito” che può provocare anche problemi di memoria e inficiare le nostre capacità di apprendimento o di attenzione. Quindi condizioni di stress intensivo come ore passate nel traffico e nel caldo, oppure un trasloco, o un lavoro incessante, possono farci dimenticare un appuntamento importante o una incombenza necessaria da svolgere.

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Alcune ricerche negli Stati Uniti (Università della California) hanno evidenziato che anche lo “stress lampo” (quello legato ad episodi stressanti acuti, ma temporanei) può danneggiare la trasmissione delle informazioni nelle aree cerebrali deputate alle funzioni di ricordo e apprendimento. Quindi avviene più o meno la stessa cosa che accade per uno stress prolungato.

Il cervello, sovraccaricato, è come se si “spegnesse” per l’attivazione delle corticotropine, molecole selettive in grado di rilasciare ormoni (cortisolo) capaci di influire sul processo di archiviazione e conservazione dei dati in memoria.

Insomma, l’ansia e lo stress, sono fenomeni costanti nella nostra vita, possono anche in forma acuta e temporanea generare fenomeni, come quelli legati alle dimenticanze e alle “assenze temporanee” che possono farci preoccupare.

Lo stress e l’ansia non si possono eliminare, bisogna solamente saperli gestire, ad esempio, evitando eccessi e sovraccarichi inutili quando è possibile e gestendo al meglio i propri limiti e le proprie forze.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: Perché non riesco a convincerti?!?

Come mai alcune persone non riescono mai a cambiare idea, non lo vogliono fare e non ne vogliono proprio sapere di farlo? In una conversazione con queste persone non basta aver palesemente ragione e non basta ricorrere anche a dati scientifici e certi per farle cambiare idea o per farle almeno provare a ragionare e prendere in considerazione ciò che state dicendo loro.

L’uomo si può considerare, in generale (fatte ovviamente le dovute eccezioni), un “conservatore” delle proprie idee e convinzioni. Quindi l’aspetto “conservativo” è una caratteristica comune. Siamo un po’ tutti “capatosta”.

Volendo descrivere attraverso caratteristiche comportamentali e di carattere le persone più “capatosta” potremmo (per gioco) definire quattro diverse tipologie dei più “resistenti” al nuovo e a tutti i tipi di argomentazioni:

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I Tradizionalisti sono quelli che tendono a sposare le idee della maggioranza delle persone che considerano aderenti alle proprie idee e che hanno sempre pensato fosse così. Sono in genere persone “intellettualmente pigre”, poco curiose e abitudinarie nella vita. Sono poco avvezzi alle novità.

I Dogmatici invece sono quelli che basano le proprie idee e il proprio pensiero su principi e dogmi indiscutibili, spesso indirizzati dalla propria fede. Tante volte le loro idee sono in contrasto con la scienza.

I Bulli sono quelle persone che difficilmente riescono ad ammettere i propri errori. Si impuntano su delle tesi proprie solo per affermare che hanno ragione e pur di non ammettere di aver torto (perché rappresenterebbe una brutta figura ed una sconfitta personale). L’importante è non perdere la faccia e non farsi vedere “deboli”.

I Complottisti sono persone che per stabilire dove sia la verità tendono subito ad individuare chi può trarne vantaggio in quella situazione (politici, multinazionali, governi, aziende farmaceutiche..). Questa sarà una delle prove fondanti delle loro idee e la porteranno avanti con grande tenacia. Generalmente hanno difficoltà a tollerare la complessità e la casualità di eventi e situazioni che caratterizzano la propria vita o la società. Sono diffidenti e quindi molto difficilmente cambiano idea perché ovviamente hanno dalla loro parte ragionamenti e deduzioni apparentemente molto soddisfacenti e vicini alla verità.

Insomma convincere qualcuno non è affatto semplice e bisognerebbe comprendere innanzitutto le ragioni del nostro interlocutore, dove originano le proprie idee, la propria cultura e il proprio background formativo e cognitivo.

L’ascolto e la comprensione delle idee altrui è sempre alla base di un buon scambio verbale e di una buona comunicazione. In fondo siamo un po’tutti “capatosta”.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: I trucchi percettivi della paura.

Ricordate l’articolo di due giorni fa sul tarantismo? (Pillole di Antropologia: Il Tarantismo. | ilpensierononlineare per chi volesse andare a rivederlo).

Ok.. Stasera vorrei parlarvi di un meccanismo cognitivo del nostro cervello che si attiva per gestire la percezione di stimoli considerati “paurosi” dalla nostra mente. Cosa centra l’articolo sul tarantismo?

Provate ad immaginare di essere in una stanza chiusa e piccola. Non avete modo di uscire e la luce è fioca. Nella stessa stanza c’è una grossa tarantola viva che sgambettando (tic tic tic) si avvicina a voi furtiva e curiosa..

Chi ha paura della tarantola avrà la percezione che sia più vicina di quanto è realmente, che invece non ha paura ma prova solo disgusto e ribrezzo può addirittura considerarla più lontana.

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Perché?

In uno studio alla Cornell University di New York che ha coinvolto un centinaio di volontari le reazioni sono state proprio queste: chi temeva il ragno lo percepiva come più vicino di quanto era in realtà a differenza di chi non lo temeva o provava solo disgusto, che addirittura lo percepiva più distante.

Per i ricercatori si possono spiegare queste reazioni e le diverse percezioni considerando ciò che è accaduto come un “trucco percettivo” che aiuta l’organismo a prepararsi in caso di pericolo. Infatti, quando qualcosa ci minaccia e ci spaventa, una delle nostre reazioni istintive è darci alla fuga o al massimo prepararci a lottare. Quanto più la minaccia è vicina, tanto più siamo pronti all’azione. Ritenere e percepire un pericolo più vicino di quanto sia in realtà non fa altro che potenziare il nostro stato di allerta.

Nel caso di situazioni “disgustose”, non c’è bisogno di fuggire o di reagire alla minaccia, ci basta voltarci.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Psicologia in Pillole: Il Sogno e il desiderio.

“Il sogno non è paragonabile a suono discordante di uno strumento musicale, percosso da un tocco estraneo anziché dalla mano del suonatore; non è privo di senso, non è assurdo, non si basa sulla premessa che una parte del nostro patrimonio rappresentativo dorme, mentre un’altra comincia a destarsi.

Il sogno è un fenomeno psichico pienamente valido e precisamente l’appagamento di un desiderio..”

Sigmund Freud
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Prendendo in considerazione il lavoro sull’ “Interpretazione dei Sogni” fatto da Freud, si è appreso che nei sogni infantili il lavoro onirico si propone di eliminare uno stimolo, che disturba il sonno, mediante l’appagamento di un desiderio. Ci si attendeva di vedere anche i sogni deformati allo stesso modo di quelli infantili. Tale aspettativa è stata confermata dalla scoperta che in realtà tutti i sogni lavorano con materiale infantile, impulsi psichici e meccanismi infantili.

Ma la concezione dei sogni come appagamenti di desideri ha validità anche per i sogni deformati (sostanzialmente quelli angosciosi)?

Nei sogni deformati l’appagamento del desiderio non è affatto palese, esso deve essere ancora cercato, non può essere indicato prima che il sogno sia interpretato. Secondo Freud i desideri di questi sogni deformati, sono, fondamentalmente desideri proibiti, respinti dalla censura, la loro esistenza è la causa della deformazione del sogno.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Per approfondire: “L’Interpretazione dei Sogni” – Sigmund Freud