Archivi tag: psicologia

Non raccontarmi.

Non raccontarmi di uno sconosciuto domani.

Raccontami del (nostro) oggi.

La via si percorre passo dopo passo. Se un passo è intenso e perfetto, lo sarà anche quello successivo. Pensiamo a fare ogni passo in maniera perfetta, non alla via. Non chiediamo altro che il nostro pane quotidiano. E cioè: qui e ora, il nostro presente.

Alejandro Jodorowsky

Dott.ssa Giusy Di Maio

Emotività #psicologia #ilpensierononlineare #emotional #emotive #emotivo #emotiva

Che cos’è l’emotività? Cosa si intende per personalità emotiva?

Scoprilo insieme a me, viaggiando tra le stanze della psicologia.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

“Comunque mi manchi”

C’è un momento che arriva sempre, nel lungo processo che si snoda analogamente alla corrente di risacca, quando bisogna sistemare le cose dopo un addio.

Quando arriva l’addio senza ritorno, quello che mette fine alla presenza del corpo, resta sempre qualcosa nel piano reale che attesta la presenza di chi non c’è più.

Resta sempre un oggetto, qualcosa che rimanda al profumo, al calore, alla sensazione dell’esserci, di chi invece non c’è più. Resta quel qualcosa che resiste, per chi rimane, con la stessa funzione di un oggetto transizionale di winnicottiana memoria. Winnicott lo diceva, vi sarà un oggetto (o attività) nella vita dell’infante (un pupazzo, una copertina, un gesto, una tonalità ridondante di voce) che creerà un’aera intermedia di esperienza che consentirà al bambino di comprendere i propri e l’altrui confini corporei, un oggetto che lo aiuterà a capire il me dal non me; un oggetto che lo aiuterà quando sarà solo nel mondo, senza il supporto del caregiver.

Si tratta di un oggetto esterno al bambino che rimanda a quel contatto fusionale avuto con la madre (mentre è -ora- in stato di separazione).

Separarsi, in via definitiva, si situa pertanto come un processo, un percorso -come dicevo- e non di uno stato.

Non sono “in lutto, in separazione, in solitudine”, ma affronto il processo del lutto, della separazione e della solitudine; non mi assesto – in sostanza- sulla condizione dolorosa ma tempo al tempo, la attraverso.

Arriva quindi il momento in cui resti solo e guardi quell’unica cosa rimasta, ad esempio in casa, dell’altro.

L’oggetto ti guarda e tu per tanto tempo lo hai guardato senza conferirgli corpo e sostanza; lo strizzavi leggermente con gli occhi fingendo quasi che non esistesse, come facesse parte dell’ambiente in maniera incastonata e fissa.

Nulla permane, però, in natura nello stato di fissità.

La fissità infatti non è condizione umana (e naturale).

Finisci con l’avvicinarti all’oggetto incriminato che al solo sfiorare il tuo corpo ti fa sentire sfiorire: è quello il momento di accomodarsi di fronte l’oggetto per dirgli chiaramente come stai e come ti senti.

E’ quello il momento più difficile della separazione: relegare nel registro del simbolico, passando per l’immaginario, la cosa che reca con sé ricordi, sentimenti, passioni, anni, idee…

Ma in certi momenti, ti dimentichi pure come ti chiami, figuriamoci a render giustizia ai registri di lacaniana memoria.

Accade allora che l’oggetto va via, riposto in un luogo sicuro che diventa ora casa per lui quasi a sovvertire il legame in cui se prima era l’oggetto a consentire questo passaggio tra il me e il non me situandosi come locus transizionale, ora è il locus che occupa la cosa ad essere fonte di protezione per la cosa in sé.

Il ricordo allora prende il sopravvento incistandosi nella pelle come poro conferito al corpo quando tutto ebbe origine.

“Mi manchi, Ti Amo”

Paroline misere per costruzione ma dallo straordinario potere spaventoso.

Perché fa così paura dire “mi manchi e ti amo?”

“Oh che stai facendo?”

“Aspè.. sto scrivendo il resoconto del colloquio”

“Scrivendo?”

“Eh…”

“Ma scrivi ancora, tu?”

“In che senso? -Rido-“

“Io uso I….”

“Rido ancora fingendo di aver capito ma di fatto, la tecnologia per me resterà un mistero ed essendo pessima a fare i bluff, anzi.. notoriamente incapace, è palese il mio non aver capito”

“Guarda.. io parlo e questo scrive. Minimo sforzo massimo risultato!”

“Ah.. il massimo della ricotta* ho capito”

“Ja.. muoviti. Ci facciamo una pizza?”

“Dipende… cartone in mano, sigaro, birra ghiacciata e gradino sul mare?”

“Nooo… ristorante comodamente seduti con musica live”

“Madonna e come siamo diversi -rido- Non fa per me, lo sai”

“A domani”

“Ciao!”

Comunque: mi manchi.

*Gergo partenopeo -a dire il vero- anche un po’ volgare, ma nell’informalità tra amici si usa molto

Dott.ssa Giusy Di Maio

Rilassa..Mente

“Gli uomini sono come i fiumi: l’acqua è in tutti uguale e ovunque la stessa, ma ogni fiume è ora stretto, ora rapido, ora ampio, ora tranquillo, ora limpido, ora freddo, ora torbido, ora tiepido.”

Lev Tolstoj
Suoni della Natura – Rilassa..Mente – ilpensierononlineare Youtube channel
Suoni della Natura – Rilassa..Mente – ilpensierononlineare Youtube channel
Suoni della Natura – Rilassa..Mente – ilpensierononlineare Youtube channel

La Natura, il verde, il suono del vento e dell’acqua permettono alla nostra mente di ritemprarsi e di rilassarsi.

Il Benessere Psicologico è determinato anche dallo stare bene nel proprio ambiente.. sulla nostra terra.

Nessun uomo può bagnarsi nello stesso fiume per due volte, perché né l’uomo né le acque del fiume sono gli stessi.

Eraclito

Passeggiare lentamente osservando il verde della natura e le sue numerose sfaccettature;

ascoltare i suoni che essa ci offre “gratuitamente” come in un concerto esclusivo, personale;

respirare l’odore della terra appena umida, delle piante e dei pini, degli abeti;

farsi accarezzare dal vento nel mentre si toccano con le dita, l’acqua del fiume e le piante intorno all’argine.

La natura ci inebria, ci avvolge e ci accoglie.

Tutti i nostri sensi quando ci immergiamo in una passeggiata in un parco, in un bosco, sono come invasi da sollecitazioni positive.

Il verde è un calmante naturale.. e solleva l’umore; il grigio delle città rende stressati e tristi.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Totem e Tabù – Il funzionamento delle nevrosi – Sigmund Freud – PODCAST

Anche in questa breve tappa del nostro viaggio torneremo per qualche minuto indietro nel tempo.. a circa cento anni fa o poco più.


Erano anni fondamentali per la psicoanalisi e Freud con alcuni suoi scritti provava ad avere una visione più globale della psicologia e attraverso lo sguardo della psicoanalisi per comprendere alcuni fenomeni psichici dell’individuo cominciò ad osservare ed analizzare anche la società, la cultura e la storia.


Buon Ascolto..

Totem e Tabù – Il funzionamento delle nevrosi – Sigmund Freud – In viaggio con la Psicologia – Podcast Spreaker
Totem e Tabù – Il funzionamento delle nevrosi – Sigmund Freud – In viaggio con la Psicologia – Podcast Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Fobia sociale #Shorts #YoutubeShorts #ilpensierononlineare

Che cos’è la fobia sociale?

Dott.ssa Giusy Di Maio

Nella testa troppo a lungo..

“Sono rimasto nella mia testa troppo a lungo e ho finito per perdere la mente”.

Edgar Allan Poe
Photo by Oluwatoyin Adedokun on Pexels.com

Un giorno a lavoro in una nuova struttura mi informarono che c’era un uomo di circa 30 anni che da diverso tempo si isolava.

Era in Italia da ormai diverso tempo, forse tre o quattro anni. Era stato sempre paziente, socievole, un gran lavoratore. Rispettoso delle regole e delle persone con cui condivideva la sua stanza e gli spazi del luogo che lo ospitava.

Ad un tratto, stanco e frustrato dall’attesa della farraginosa burocrazia dei documenti, si chiuse in se stesso. Era costretto all’inerzia, in una condizione paradossale in cui era letteralmente un prigioniero senza cella.

Viveva ormai da qualche tempo isolato, in mezzo agli altri. Passava ore a guardare l’orizzonte, mangiava poco e non parlava con nessuno.

Quel mondo lo aveva tradito.. e lui aveva deciso di rinchiudersi nella sua testa.

Il suo corpo mostrava delle cicatrici, la sua storia e la sua mente erano costellate da numerose ferite ancora aperte, che provocavano dolore.

Lui sopportava quel dolore in silenzio e si rifugiava nella sua mente.. che inesorabilmente si stava ammalando..

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Comunico con o senza le parole?

Parole dette, non dette, sussurrate lette appena sfiorate.
Le parole dicono senza dire e non dicono dicendo.
Lo straordinario potere delle parole.
Buona Lettura

ilpensierononlineare

Photo by Skitterphoto on Pexels.com

Per definizione, il colloquio, riguarda una comunicazione che avviene tramite il canale verbale.

Quanto detto rimanda alla psicoanalisi che, come ormai abbiamo avuto modo di capire, nasce con la cura parlata- talking cure, definizione data da Anna O.

Per la psicoanalisi, il linguaggio, svolge la funzione di veicolare significati nascosti connessi all’attività inconscia del pensiero. La parola diviene pertanto l’elemento centrale della comunicazione; veicolo di pensieri ed emozioni.

“Nella prospettiva della relazione terapeuta- paziente, le comunicazioni verbali occupano una posizione particolare per la loro funzione di “rappresentazione”: una parola “rappresenta” una cosa senza essere veramente la cosa stessa” Gilliéron, 1994.

Ciò a cui apre la comunicazione verbale è in sostanza un paradosso: le parole possono assumere un significato diverso e ciò, nello specifico, in base alle modalità con cui vengono pronunciate (intonazione, ritmo, tonalità, emotività), in base al contesto (di quel dato colloquio, in…

View original post 133 altre parole