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Il potere delle contradizioni..

Il 21 Gennaio 1950 morì Orwell. Ecco un’estratto dal suo libro “1984” molto significativo.

immagine google

“Sapere e non sapere. Essere cosciente della suprema verità nel mentre che si dicono ben architettate menzogne, condividere contemporaneamente due opinioni che si annullano a vicenda, sapere che esse sono contraddittorie e credere in entrambe. Usare la logica contro la logica, ripudiare la morale nel mentre che la si adotta, credere che la democrazia è impossibile e che il Partito è il custode della democrazia. Dimenticare tutto quel che era necessario dimenticare, e quindi richiamarlo alla memoria nel momento in cui sarebbe stato necessario, e quindi, con prontezza, dimenticarlo da capo: e soprattutto applicare lo stesso processo al processo stesso.

Questa era l’ultima raffinatezza: assumere coscientemente l’incoscienza, e quindi, da capo, divenire inconscio dell’azione ipnotica or ora compiuta…”

George Orwell – 1984

Quanto le contraddizioni e i doppi messaggi possono condizionare le persone?

Il potere delle contraddizioni..

dott. Gennaro Rinaldi

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Per chi volesse leggere il libro : 1984 (George Orwell) ; 1984 (George Orwell) vers. Spagnola ; 1984 (George Orwell) vers. Inglese

Psico-cinema: “I nostri ragazzi”.

Fonte Immagine Google.

Nel 2014, liberamente ispirato al romanzo “La cena”, di Herman Koch, uscì al cinema “I nostri ragazzi”.

Ho sempre trovato questo film affascinante (seppur inquietante, per certi versi), specie per alcuni passaggi molto vicini alla mia professione.

Massimo e Paolo sono due fratelli che da anni, si costringono – insieme alle mogli, Sofia e Clara- a vedersi per una cena. Massimo (Alessandro Gassman) è un avvocato di successo mentre Paolo (Luigi Lo Cascio) è un chirurgo di un ospedale pubblico. I due fratelli vivono una (non) troppo celata rivalità per questioni legate a principi e orientamenti culturali.

Contrariamente ai due fratelli appena citati, i loro figli e cugini (Benedetta e Michele), due adolescenti, si frequentano senza problemi.

I due ragazzi, reduci da una festa in cui hanno consumato di tutto (sicuramente molto alcool), incontrano sulla loro strada una barbona addormentata che, pestano a morte con una ferocia senza senso. Noncuranti delle telecamere che hanno ripreso la scena, tornano a casa.. senza alcun pensiero.

La telecamera ha ripreso i giovani che però sono piuttosto nascosti; il filmato viene mandato in diretta in televisione, nella speranza di trovare i colpevoli.

La reazione dei genitori va dall’incredulità, all’angoscia fino ad arrivare alla terribile certezza che i figli siano stati capaci di mettere in atto in tale crimine. Da qui il terribile dilemma: affrontare o meno i ragazzi o continuare a proteggerli come da sempre fatto?

I due nuclei familiari non sono poi così dissimili dalle tante famiglie che quotidianamente vediamo. Famiglie distratte, impegnate; famiglie passeggere, famiglie sbrigative, famiglie annoiate.

L’autorità si ferma ad un semplice “quando torni a casa?”; si mangia separati.. alcuni lavorano invece di godersi la cena, altri guardano distrattamente la tv.

Perché alcuni giovani, cresciuti magari anche nell’agio più totale diventano criminali ?

Il comportamento delle mogli: Clara in nome dell’amore materno tenta di negare e nascondere la verità anche al marito mentre Sofia è pronta alla falsa testimonianza pur di mettere fine alla vicenda. I due fratelli convinti invece di avere basi solide prendono lentamente coscienza di vivere più che in una casa, su una palafitta pronta ad essere erosa dalla marea.

Il punto più inquietante resta però la reazione dei giovani.

I due ragazzi non sono mai sfiorati dal senso di colpa, dalla paura o dalla vergogna. Insistono invece a dire che la colpa non sia loro ed è soprattutto Benedetta (che forse del nome poco porta nello spirito) sfoderando il solito sorrisino nei confronti del padre, a dirsi innocente; a rendersi ancora una volta civettuola per ottenere la solita accondiscendenza da un padre mai veramente pater familias (diventa infatti un padre senza memoria, senza storia; un padre incapace di custodire il fuoco domestico arso dai suoi stessi membri).

Il loop della scusa della mancanza genitoriale, della frattura generazionale; il crollo dei garanti metapsichici e metasociali o la mancanza di umanità.. tutto lascia spazio ad un solo dubbio:

“io come genitore, cosa avrei fatto?”

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

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Cyberbullismo: sentirsi braccato nella “rete”.

Voglio riproporvi un articolo che tratta di un argomento molto attuale, in particolare in quest’ultimo anno, dove un aumento delle ore in rete, sui social, sui videogame ha di fatto aumentato il rischio di cyberbullismo tra i giovani e i meno giovani.
Buona lettura!!

ilpensierononlineare

Il cyberbullismo è la derivazione e l’evoluzione tecnologica del bullismo.

Quello del bullismo è un fenomeno tutt’ora diffuso e può essere definito come un’oppressione fisica e psicologica, continuata nel tempo, perpetuata da una persona percepita più forte, nei confronti di una percepita come più debole. Il bullismo riguarda in modo più ampio: ciò che subisce la vittima, il comportamento dell’aggressore/bullo e l’atteggiamento di chi assiste al fatto.

Il bullismo può essere diretto, indiretto, oppure, può evolversi e diventare “elettronico” (diventa quindi cyberbullismo) quando si passa dal piano del reale a quello del virtuale attraverso la diffusione illecita e perpetuata volutamente di messaggi, e-mail, foto, video offensivi (sulle diverse piattaforme social) creati ad hoc e di situazioni di violenze filmate da altri e non rispettosi della dignità altrui.

Spesso il cyberbullismo è legato a fenomeni di bullismo che avvengono nel reale ed è perpetrato con molta…

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Introversi ed estroversi

Chi è introverso e chi è estroverso? Sono termini che esprimono due aspetti del carattere di una persona totalmente opposti. L’introverso è generalmente descritto come una persona timida, insicura, chiusa, diffidente. Una persona sostanzialmente sola e con poca voglia di relazionarsi agli altri, a tratti addirittura ostile. L’estroverso invece è vista come una persona gentile, socievole, aperta, amabile e molto incline alle relazioni e alle amicizie.

Jung, che fu il primo a parlarne in psicologia, indica nell’estroverso un atteggiamento in cui vi è un volgersi della libido verso l’esterno; di contro nell’introverso vi è un atteggiamento caratterizzato da un “volgersi della libido verso l’interno”, quindi un rapporto abbastanza negativo con l’oggetto esterno (con gli altri).

Freud utilizzò invece il termine introversione per indicare il risultato o la conseguenza della frustrazione che il soggetto prova quando è in contatto con la realtà esterna. Questa intensa frustrazione porta ad un ripiegamento sulle proprie immagini e sui propri fantasmi. L’investimento libidico verso gli oggetti esterni, a causa di queste continue esperienze negative, sarà quindi convogliato sulla vita fantastica “nella quale crea nuove formazioni di desiderio e ravviva tracce di formazioni precedenti, di cui si è perso il ricordo” (Freud, 1912). L’introverso sarà così portato a chiudersi al mondo esterno per aprirsi nuovamente a piste regressive infantili.

Photo by Inga Seliverstova on Pexels.com

Insomma, questo dualismo è stato sempre molto dibattuto e ha sempre affascinato gli psicologi, ma soprattutto le persone.

“Gli introversi sono particolarmente sensibili alle avversità e tendono a spaventarsi e a preoccuparsi con maggiore frequenza degli estroversi, i quali riescono a stabilire maggiori legami con le altre persone proprio per la loro minore reattività. Se pensiamo che, per un essere umano, le altre persone sono i maggiori dispensatori di “ricompense” e “punizioni”, gli estroversi che sono meno sensibili alle punizioni, sono anche più propensi a cercare la compagnia degli altri di cui notano soprattutto i comportamenti di ricompensa.”

Anna Oliverio Ferraris

Voi come vi definireste introversi o estroversi? E quali sono i vantaggi e gli svantaggi del vostro carattere?

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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Out- of- body.

Immagine Personale.

Uno studio pubblicato su “Psychological Science” da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Losanna, ha mostrato come osservare un video del proprio corpo avvolto da un alone che pulsa al ritmo del proprio cuore, può provocare l’esperienza definita “out of body”, ovvero una sensazione di uscire o essere fuori dal proprio corpo; sensazione provata durante le crisi epilettiche (o situazioni prossime alla morte).

17 volontari hanno indossato un visore di realtà virtuale e elettrodi per la misurazione delle pulsazioni.

Con il visore, i volontari hanno osservato il proprio corpo ripreso in diretta da una telecamera posta alle loro spalle a 2 metri di distanza. Il corpo appariva come avvolto in un alone che pulsava in sincro con il proprio battito cardiaco (dell’osservatore) ma talvolta le pulsazioni non erano sincronizzate.

Dopo 6 minuti di osservazione i volontari chiudevano gli occhi e venivano allontanati dalla loro posizione per un pò; si è successivamente osservato che essi riuscivano a ritornare alla posizione di partenza (da cui erano stati allontanati).

Quando la pulsazione era sincronizzata, i soggetti andavano circa 2 metri davanti alla loro posizione reale (questo suggerisce una identificazione con l’immagine virtuale del corpo).

Esperimenti precedenti a questo, avevano puntato sull’identificazione con un corpo virtuale usando stimoli tattili o visuali contraddittori (che però erano altamente disorientanti).

Questo studio di Losanna è il primo ad usare il battito cardiaco (quindi uno stimolo interno e non esterno) per puntare all’identificazione.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Lontano dalla folla..

“Colui che segue la folla non andrà mai più lontano della folla. Colui che va da solo sarà più probabile che si troverà in luoghi dove nessuno è mai arrivato.”

Albert Einstein
Immagine personale – Giardini La Mortella – Ischia

Gli itinerari già percorsi, sono quelli più sicuri, quelli più battuti dal calpestio degli scarponi della gente, quelli già visti, esempi conformistici di scenari preconfezionati.

La curiosità della scoperta, lascia aperta la nostra mente a nuove possibilità, non conformistiche. Spingiamoci più in la, dove la folla non arriva..

dott. Gennaro Rinaldi

Come il nostro cervello percepisce il corpo: BIID.

Avete mai pensato a come il nostro cervello si rappresenti il corpo? In che modo lo fa?

Un neurochirurgo canadese nato alla fine dell’ottocento, Wilder Penfield, fu il primo a descrivere una possibile rappresentazione del nostro corpo sulla corteccia cerebrale. Questa rappresentazione è poi diventata nota con il nome di Omunculus.

L’omuncolo non è altro che un disegno in cui sono rappresentate le parti del nostro corpo sulla superfice della corteccia motoria e sensitiva con dimensioni più o meno alterate ad identificare la quantità di corteccia cerebrale deputata ad innervare le varie parti del corpo rappresentate.

Nell’immagine sotto riportata, si può notare che le mani, le labbra e la lingua occupano molta più corteccia di quanta ne occupa il busto. In effetti eseguono movimenti più precisi e hanno bisogno di una maggiore innervazione perché sono recettori di una grandissima quantità di stimoli sensoriali. Le mappe corporee sono però in qualche modo differenti ed individuali e anche plasmate dall’ambiente in cui viviamo. Un chirurgo o un musicista, avranno una rappresentazione più ampia e sofisticata delle mani proprio perchè hanno avuto bisogno per anni di aver maggiore abilità con gli arti superiori.

Omunculus – immagine google – Consciously Connected

I sensi che concorrono alla rappresentazione di un’immagine di sé quali sono e in che modo lo fanno? Il senso del soma che riguarda la consapevolezza completa del nostro corpo, che si muove nello spazio è generato dalla presenza di diverse sensazioni che arrivano alla corteccia cerebrale.

Il tatto attraverso i suoi recettori sparsi per tutto il corpo invia le informazioni al cervello e lo informa rispetto a tutto ciò che succede (urti, pressioni leggere, intense e profonde). Il tatto attraverso questo lavoro continuo contribuisce alla consapevolezza del nostro corpo nel mondo.

La termocezione ha a che fare con la percezione di caldo o freddo, ci dà la sensazione dei contorni del nostro corpo. Pensiamo a quando siamo esposti al sole o a quando ci scorre a dosso acqua fredda o calda.

La nocicezione invece ci informa delle sensazioni di dolore, che vengono veicolate al cervello per mezzo di appositi recettori. Il dolore può essere percepito in diversi modi, può essere urticante, profondo, da compressione, da taglio. La sensazione di dolore cronico (reale o immaginario) può contribuire in maniera significativa alla nostra immagine corporea.

L’equilibrio ci dà la possibilità di muoverci nello spazio correttamente e senza cadere. Proviene da alcuni recettori posti nel vestibolo dell’orecchio interno.

La propriocezione, infine, è la percezione esatta delle nostre parti del corpo nell’ambiente e del loro movimento e posizione nello spazio che ci circonda. Senza la propriocezione saremmo costretti, per muovere le gambe e le braccia o per camminare, a seguirli con lo sguardo.

In riferimento al BIID, trattato dalla collega nel post di ieri, un disturbo della schema corporeo che coinvolge anche l’identità della persona va indagato non soltanto guardando ad una possibile alterazione cerebrale. Peter Brugger per quanto concerne i pazienti affetti da BIID ha proposto uno schema che vede l’intersezione tra cervello società e mente. Indicando come vi sia una correlazione tra i correlati neuronali del corpo misurabili nel cervello e le norme culturali condivise sull’aspetto corporeo e la percezione dell’aspetto corporeo. Insomma non c’è secondo Brugger una spiegazione univoca e semplicistica del disturbo in questione, ma il tutto va ricercato in una commistione stretta tra gli aspetti prettamente neurologici, sociali e psicologici.

“Finisce bene quel che comincia male”.

dott. Gennaro Rinaldi

(Non) Tornare.

Immagine Personale.

Das Unheimliche dal tedesco, termine utilizzato da Freud per indicare un particolare sentimento (o meglio, una certa attitudine) non assimilabile tout court alla paura, che si presenta quando qualcosa (persona, situazione, impressione) viene avvertita come familiare ed estranea allo stesso tempo provocando in maniera generica angoscia e una spiacevole sensazione di confusione.

Nella traduzione italiana il termine è reso con perturbante .

Il termine fu reso per la prima volta (in psicologia) da Ernst Jentsch (senza tuttavia individuarne la radice inconscia).

Ad un livello prettamente semantico trovo interessante il fatto che Unheimlich è il contrario di heimlich (heim- casa) che indica appunto “familiare, intimo, confortevole”.

Un-heimlich significa estraneo, non familiare.

In linea generale tutto ciò che è estraneo, genera paura e turbamento ma.. non è necessariamente sempre così.

La paura (nella sua accezione più pura del termine, per come ci è dato conoscerla), è una cosa; l’oggetto perturbante un’altra.. perchè?

Per essere realmente perturbante, qualcosa, deve presentare contemporaneamente caratteristiche di familiarità ed estraneità portando ad una sorta di dualismo affettivo.

Si tratta di qualcosa che potrebbe/dovrebbe (?) restare nascosto, celato e invece affiora, riaffiora, torna e ritorna presentandosi carne viva per sentimenti, sensazioni, affetti e ricordi.

Cosa (non) vuoi che ritorni prepotentemente alla ribalta?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio