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Sempre lo stesso punto (ma diverso).

L’altro giorno stavo leggendo un gradevolissimo post di Luisella, non conoscete il suo spazio? Male! ehehehe

Allora il blog è Tra Italia e Finlandia e il post in questione questo qui (andate a vedere lo spazio di Luisella perchè è super interessante e lei è davvero tanto accogliente e gentile, unica cosa -siete avvisati- sarete svariate volte, durante la giornata, tentati di prenotare un volo!).

Il post è sui tramonti che -guarda caso- sono una delle mie più grandi passioni.

Posso con un fare stoico che talvolta mi impressiona, mettermi ad osservare, (aggiungendovi una pazienza di Penelopiana memoria), il cielo (il mare, la natura).

Sono una di quelle persone che può piangere per un ramo spezzato, un albero sradicato a forza; un buco nella terra, un animale senza casa, la natura bruciata. Sono queste, cose che a me fanno male fisico, sul serio.

Allora Einstein lo diceva: “Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata“.

Vi lascio con qualche foto scattate a distanza di qualche minuto un po’ come fece Claude Monet con la serie delle Cattedrali di Rouen (una serie di dipinti a olio raffiguranti dallo stesso punto di vista il portale della Cattedrale di Notre-Dame in condizione di luce, diversa).

Proviamo a non dare la natura per scontata: si occupa di noi, ogni giorno.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

“That’s Life”…

Fila per….

“I migliori anni della tua vita sono quelli in cui decidi di assumerti la responsabilità dei tuoi problemi. Non incolpi tua madre, l’ecologia o il presidente. Ti rendi conto che controlli il tuo destino”.

Albert Ellis (psicologo statunitense, fondatore della Rational Emotive Behavior Therapy, è considerato il precursore della terapia cognitivo-comportamentale).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Psicologia. L’importanza della Comunicazione (P. Watzlawick – I Assioma) – PODCAST

Il termine comunicare anticamente significava “mettere in comune”. Poi nel corso del tempo il significato si è evoluto in: far conoscere, far sapere, divulgare, diffondere, rendere partecipe di un sentimento.

Si può comunicare a parole (comunicazione verbale) o con i gesti, attraverso le nostre espressioni del viso e la postura del corpo (comunicazione non verbale).
Possiamo persino comunicare stando semplicemente in silenzio.
Insomma.. come direbbe Paul Watzlawick: “Non si può non comunicare“.
Buon Ascolto.

Psicologia. L’importanza della Comunicazione (P. Watzlawick – I Assioma) – PODCAST – In viaggio con la Psicologia
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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Infanzia istrionica.

Photo by cottonbro on Pexels.com

Seguendo l’opera di Lorna Smith Benjamin, possiamo rintracciare quattro caratteristiche fondamentali nei bambini che svilupperanno (o potrebbero sviluppare) un disturbo istrionico di personalità.

Le caratteristiche possono essere schematicamente riassunte nel modo seguente (saranno tre perché la quarta è in realtà una variante della prima):

  • La capacità fondamentale di questi bambini è quella di farsi amare dal genitore del sesso opposto utilizzando:

a) il loro aspetto esteriore e i loro modi piacevoli

b) la salute cagionevole, la fragilità e il bisogno di aiuto (maggiormente la caratteristica a si risconta nelle bambine e la b nei bambini. Entrambe sono tuttavia presenti in ambo i sessi).

  • Il gioco relazionale che risulta da tale predilezione prevede asimmetria del triangolo edipico, in cui il genitore dello stesso sesso viene allontanato -per così dire- e relegato in una posizione periferica. Questo gioco mostra delle sfumature maggiormente erotiche quando una bambina molto gradevole esteticamente “flirta” con il padre prendendo il posto di una madre che si trascura e ha invece un aspetto “regressivo” nel caso di un bambino timido, cagionevole o iper sensibile molto (troppo) legato alla madre.
  • Il ruolo della bambina piacente e del bambino cagionevole, diventano nel tempo un ruolo obbligato. Ne deriva che nel giro di persone intorno a questi bambini, si concretizza l’immagine di bambini dalle risorse limitate “è bella sì, ma è un’oca” “un bambino debole e senza palle”.

La richiesta di aiuto per questi bambini, non arriva di solito presso centri o comunità che si occupano di maltrattamento. Tali richieste sono tuttavia di varia natura: disturbi di tipo fobico o psicosomatico, disturbi del comportamento alimentare o disturbi dell’attenzione (evidenziati dalla scuola). Ciò però che appare più caratteristico, del disturbo, è l’organizzazione familiare in cui si riscontra maggiormente la costellazione tipica del “genitore preferito” a cui, corrispondono sul piano della clinica:

  • il caso del bambino vicino alla madre (che ha scarsi rapporti con il padre) che presenta disturbi attivi del comportamento (provocatorio o intrattabile) o sintomi più nevrotici (fobie), manifestati abitualmente dalla madre in relazione alla mancanza di una figura maschile e dal padre in relazione all’eccessiva vicinanza della madre all’interno di un circolo vizioso che evidenzia poi una fragilità espressa dal bambino stesso, con il suo sintomo.
  • il caso della bambina più o meno bella ma comunque ammirata dal padre, un padre che sia bello e interessante. Lei di rimando adora e venera il padre; la relazione con lui è passionale ma non incestuosa, mentre quella con la madre è competitiva: le due donne sono rispettivamente gelose.

Il problema fondamentale, in questi casi, è che il riconoscimento la cura e l’affetto dei genitori, per il bambino, è legato solo ad aspetti esteriori del bambino stesso; si arriva pertanto a non aiutare il bambino (che si muove sempre come fosse su un palcoscenico), a sviluppare sufficiente fiducia nelle proprie capacità ma lo si vincola alla ricerca di rapporti che siano tendenzialmente basati sulla dipendenza (che hanno come unico punto di forza ostentare la fragilità e/o la piacevolezza).

La varietà dei comportamenti con cui questo tipo di disturbo può manifestarsi è enorme. Una volta che i bambini trovano un sintomo, tendono a mantenerlo poichè tale sintomo assicura il prosieguo delle cure e dell’attenzione.

Va sottolineato che la cura che l’adulto pone al bambino, in tale dinamica, è una cura offerta con piacere al proprio bambino fragile o alla bambina gradevole; tale cura viene offerta fino al momento in cui l’adolescenza non lo mette in crisi, mentre la cura e l’affetto assicurati dal sintomo si accompagnano, sul versante dell’adulto, a una sensazione sgradevole di costrizione che naturalmente si collega a quello che è l’utilità del sintomo.

La paziente che lega (o tenta) a sé con i suoi sintomi (panico, vaginismo, tentativo di suicidio) l’uomo che ama e il paziente che lega (o tenta) a sé con i suoi sintomi (impotenza, blocco esami, ansia sociale) la sua donna, propongono situazioni di coppia angosciose e poco, meno, riuscite rispetto alla relazione che da bambino avevano con il genitore dell’altro sesso.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Le fasi dello sviluppo libidico- Freud: Podcast.

Nell’apparato psichico nulla si perde e nulla si distrugge ma l’originario permane accanto a formazioni psichiche più recenti.

Il viaggio di oggi ci porta alla scoperta della storia dello sviluppo libidico affettivo all’interno dell’Opera Freudiana; un’opera che sarà continuamente rielaborata.
Cosa è una fase (e quali le sue caratteristiche), cosa è la fissazione e la difesa della regressione?

Buon viaggio e buon ascolto.

https://www.spreaker.com/user/14965187/le-fasi-dello-sviluppo-libidico-freud

Dott.ssa Giusy Di Maio.

“Spirits in my head”.

“Dottoressa, sa.. temo di non capirci più molto! Sto impazzendo dietro questi social. Ogni volta che apro qualche pagina vedo questa gente piena di like o commenti super positivi. Tutti pieni di amici.

Non lo so come mi sento, quando vedo il successo degli altri! Perché loro sì e io no? Cosa ci rende interessanti agli occhi degli altri?

Vorrei essere anche io come loro e alla fine mi ritrovo poetuccio di 4 soldi che cerca di farsi vedere poi mi vedo passare avanti gente che non sa nemmeno usare la punteggiatura o utilizzare le doppie che pubblica.. scrive… scrive.. ma di cosa, poi? Gente bellissima, figa che ce la fa.. mentre io… io sono qui (senza offesa per lei, Dottoressa), chiuso in questa stanza a cercare di trovare un nesso… un punto… un inizio… ma quel che vedo, a momenti, è solo la fine.

(Risposta)

Posso tirare il filo del cappello magico, ora? Mi gioco il jolly altrimenti gli spiriti nella mia testa, prendono il sopravvento.

(Risposta)”

“Dottoressa sa… Ho riflettuto molto in questi mesi e credo di aver capito.

Quello che mi ha dato tormento, per tutti questi anni, è stato vedere questo presunto successo degli altri. Non è il gluteo tonico della donna che non avrò mai, a darmi pensiero, né il pettorale gonfio del culturista a farmi tormento; non tollero più -e adesso lo so- che qualcuno venga preso e innalzato a icona di una certa piattaforma pur senza che ve ne siano qualità o motivi alcuni. Non possono gli altri decidere se io sono meritevole di un like o di parole di affetto, di stima (professionale ma soprattutto umana), senza sapere se davvero quella è la mia storia. Non possono -gente che non vedrò mai- decidere del mio destino.

Ho deciso di abbandonare i miei spiriti nella testa.

Ho deciso, Dottoressa, spengo tutto e accendo la mia vita.

Questa volta per sempre.

Questa volta per davvero.

Posso tirare per l’ultima volta il filo del cappello magico?

(Credo che il cappello non le serva più. Mi sembra di capire che le sue notti in fuga, siano diventate notti di movimento, notti di presa di coscienza; non più luogo buio dove scappare tra i tormenti di quegli spiriti fagocitanti. Mi sembra di vederla, ora, nelle sue notti dove gli spiriti ci sono sempre, ma questa volta sono diventati compagni di avventura. Ora è tempo per la vita vera).

Il colloquio mi ha lasciata, nell’Eco della mia mente, il ricordo di una canzone che al ragazzo, dedico (insieme al grande tifo che per lui, faccio).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Reazioni e trasformazioni

“L’incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche; se c’è una qualche reazione, entrambi ne vengono trasformati.”

Carl Gustav Jung
Photo by Ron Lach on Pexels.com

I legami tra persone sono il frutto di alchimie particolari e spesso poco lineari. E sono alchimie trasformative.

dott. Gennaro Rinaldi

Duele el corazon (a Valencia).

Sotto quest’Albero un ragazzo con la chitarra cantava per una ragazza

“Duele el corazon”.

La voce tremava, la chitarra era blandamente accordata e in una calda e luminosissima giornata, due ragazzi imbarazzati si guardavano. Noi.. bevevamo Horchata di chufa dopo aver fatto tutto il giardino del Turia, il parco Oceanografico e il museo delle Scienze Principe Felipe.

Rincoglioniti e felici…

E così.. pure quel ragazzo mi è rimasto nel corazon: che coraggio.

Mica è cosa facile portare avanti il proprio sentire e il proprio sentimento?

“I legami più profondi non sono fatti né di corde né di nodi, eppure nessuno li scioglie.”

Lao Tse

… Comunque: Valencia è un incanto e la chufa buonissima!!

Dott.ssa Giusy Di Maio.