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“Hola Doctora”: seguendo la scia dei pensieri…

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Disclaimer:

Coloro che inviano la mail, acconsentono alla resa pubblica di quanto espressamente detto. Tutte le informazioni personali (ad esempio nome), così come tutti gli altri dati sensibili, sono coperti dal segreto professionale e dalla tutela del cliente (ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi). Le fonti di invio delle mail sono molteplici (non legate al solo wordpress).

La richiesta che decido di prendere in carico oggi, giunge dalla Spagna. E’ un giovane uomo a scrivere. Ho risposto lui privatamente successivamente mi è stato fornito il consenso per la pubblicazione (tradotta) della versione web di quanto tra di noi, detto.

Il motivo che mi ha spinta a rispondere lui, risiede non solo nella fiducia accordatami da parte di un utente straniero, ma soprattutto nel fatto che la lunghissima mail (più o meno un paio di pagine word), è densa di ricchi dettagli; tali dettagli mi hanno profondamente colpita poiché hanno evidenziato, da parte del ragazzo, una capacità introspettiva piuttosto rara e una consapevolezza delle proprie risorse, di cui.. serve solo comprendere bene la rotta.

“Buongiorno Dottoressa, le scrivo nella speranza di trovare sollievo ai miei pensieri. Mi dispiace cominciare subito gettandola nel mare della mia mente così tanto confusa e complessa, ma apprezzo molto la possibilità che mi è stata data. Sono anni che frequento gli studi prima di psichiatri, poi di psicologi e non sono pentito (..).. Con gli psichiatri il discorso è diverso, non hanno mai capito che la questione per me, era parlare e mi hanno solo inondato di farmaci (..).. Ho intrapreso anni di terapia e ne ho trovato giovamento. Con la pandemia a causa di problematiche economiche ho dovuto sospendere e sono rimasto accompagnato da questi pensieri oscillanti e nebulosi; spero di riprendere presto un percorso psicoterapeutico.

Sono sempre stato un ragazzo solitario ed emotivo; non ho mai cercato l’apparenza nelle cose; non mi sono mai soffermato sull’immagine, statica riproduzione dell’apparenza.. e al contempo non ho mai voluto vivere come l’artista maledetto del momento. Odio quelli che si vestono “da sapienti”, i convinti che sappiano scrivere, leggere o interpretare. A me piace vivere sereno e vorrei solo assecondare il flusso della natura, insieme alla mia arte.

Nella mia famiglia, però, fatta di corrida, birra, e tanto altro, la mia sensibilità è stata sempre un problema (..).. Mi sono sempre sentito schiacciato, così tanto oppresso da sparire nel nulla. Ho deciso di togliermi il cibo (ho lottato per anni con un disturbo alimentare, fino a quando non ho capito che questo faceva male solo a me), l’aria (restando chiuso in casa per giorni interi), l’amore (ho avuto così tanta paura quando mi sono innamorato che ho deciso di scappare) e l’elenco potrebbe continuare a dismisura (..).. Ho avuto così tanta paura di impazzire da avere avuto attacchi indescrivibili di ipocondria. Ho abusato di farmaci, sono stato estremamente triste poi, vestendomi di una maschera pesantissima, di fasulla felicità.

Quanto è difficile trovare il filo conduttore della propria esistenza?

Gentile X.,

ti ringrazio per la tua mail, per la fiducia che – da lontano- riponi in me e per l’estrema sincerità con cui riporti la tua storia. Sono molto colpita dalle tue parole, da quelle che pur mostrandosi come semplici segni grafici inviati da circuiti sempre in circolo, giungono a me, piene e cariche di emotività e significato.

Leggo di te, della tua storia e dell’estremo coraggio che si nasconde dietro l’apparente fragilità che racconti. Ci sono sempre – almeno- due piani di analisi, delle cose: un piano immediato, visibile, quello che sembra certo (il più semplice), e il piano sottostante.. quello da scardinare il più delle volte a mani nude senza strumentazione alcuna.

Da quel che vedo non hai avuto timore, nel tempo, nel dedicarti alla tua personale esplorazione del “secondo livello”.

Non tutti sono pronti a questo tipo di indagine.

Mi sono sempre sentito schiacciato, così tanto oppresso da sparire nel nulla. Ho deciso di togliermi il cibo “.. Trovo molto interessante l’immediatezza con cui riesci ad analizzare il tuo percorso di vita; togliersi il cibo è spesso un modo che abbiamo per punire l’altro (un modo disfunzionale che passa attraverso di noi), rendendoci il nostro stesso dolore. Un corpo denutrito è un corpo visibile che soffre.. una sofferenza non più celata ma che urla esprimendo tutto il suo dolore attraverso le ossa che sporgono. Togliersi il cibo è -spesso- un modo per rendere vuoto un pieno “troppo pieno” e qui.. mi viene da pensare alla tua mente “tanto confusa e complessa”, una sorta di schiuma cerebrale che ha bisogno di uscire in qualche modo (analogamente alle tue condotte eliminatorie con il cibo).

Penso molto al tuo sentire la sensibilità così fuori luogo; mi parli della tua “classica famiglia spagnola”.. alle “feste caotiche, alla birra, alle urla” fino a giungere ai tuoi pensieri più bui in cui pensi di non essere realmente figlio dei tuoi genitori.

Non è facile restare soli in balìa dei propri pensieri (ripenso all’episodio di terrore notturno che mi hai raccontato, così come al tuo incubo ricorrente di annegare in mare); l’incubo si è fatto strada dall’inconscio attestandosi sotto forma di sintomo psicosomatico (la mancanza di aria – che ti ha portato a rinchiuderti in casa- e l’ipocondria). La fame d’aria, il vuoto e la solitudine sperimentati anche attraverso gli incubi, richiamano la tua attenzione e ti portano a riflettere ogni giorno sul filo da (ri)trovare.

Ripenso a lungo alla tua mail, all’incubo che mi hai descritto in maniera dettagliata e al tuo bisogno di trovare la scia della tua esistenza.

Ho come la sensazione di essere su un vecchio galeone, un veliero da guerra progettato per affrontare le difficili e spaventose acque oceaniche. Hai l’equipaggio a disposizione (le tue risorse personali); hai i ponti di stiva (con cui caricare e scaricare le tue emozioni e i tuoi vissuti) e hai potenti e grosse vele, momentaneamente chiuse.

Credo non sarà troppo difficile per te, riprendere in mano la rotta che hai sospeso tempo fa (avevi molto probabilmente bisogno di riassestare la bussola), ma ho fiducia nel fatto che opportunamente seguito, da un mio collega, riuscirai a farti strada tra la schiuma marina, liberando lentamente pensieri e emozioni dal buio del blu, per riportarli a risplendere nel sereno della luce del tramonto.

(Ripenserò a lungo alla mail di X., alle sue acque buie e profonde, agli incubi che lo lasciano senza fiato; alle lacrime salate che ogni giorno beve nella solitudine della sua stanza. Ci vuole molto coraggio per esporsi; molto coraggio per capire che noi non siamo il nostro dolore e che il dolore può essere compreso e vissuto, prima che questo ci faccia annegare nel mare della disperazione).

E’ stato davvero bello fare un piccolo pezzo del viaggio sul tuo galeone, X. non credo che le normali falle della vita, fermeranno tanto facilmente il tuo lungo viaggio.

I miei migliori auguri.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Mangerò per il tuo piacere.

Immagine Personale.

Avete mai sentito parlare del fenomeno (non del tutto nuovissimo) ma al momento in voga più che mai, del mukbang?

Mukbang è una parola che viene dalla lingua coreana e si presenta come una crasi tra la parola “mangiare” e “trasmettere”: “Muok-da/mokta” e “bangsong”; il termine è comparso per la prima volta tra il 2009 e 2010 andando a indicare un fenomeno con cui giovani ragazzi e ragazze compiono delle abbuffate davanti la videocamera.

Cos’è nello specifico il mukbang?

Il mukbanger (colui o colei che consuma il pasto), sistema innanzi la telecamera (su di un tavolo, per terra, sul divano), il cibo. Spesso questo cibo è stato precedentemente (e minuziosamente) preparato dalla persona che poi lo consumerà online. Il mukbanger di solito riprende anche se stesso nella fase di preparazione del pasto, oppure mentre è al supermercato a comprare il cibo.

I canali di questi giovani consumatori di cibo, sono tra i più seguiti sulle piattaforme online (un esempio sono la madre e la figlia Kim&Liz che vantano 4,94 Mln di iscritti al canale; le due donne raggiungono tranquillamente i 40.000 like durante un video abbuffata o ancora Hongyu Asmr con 9,44 Mln di follower).

I seguaci di questi canali, interagiscono largamente con i loro idoli – abbuffatori seriali-, giungendo a chiedere o pagare per veder mangiare determinate cose.

Cosa accomuna i mukbang?

Uno dei problemi principali è che durante questi video, il cibo consumato è altamente calorico. Si tratta di junk food consumato alla velocità della luce (cercando anche di fare più rumore possibile), sembra infatti che questi rumori da masticazione o deglutizione siano largamente apprezzati da chi visualizza questi video. Spesso i mangiatori consumano grandissime quantità di cibo in pochissimo tempo (parliamo dell’introito di 15.000 calorie con una sola abbuffata fatta in 9 minuti di tempo); si passa dal dolce al salato al crudo al cotto.. dallo scondito all’iper condito, il tutto in uno stato quasi di dissociazione in cui si accennano ammiccamenti vari alla telecamera e in cui ci si mostra particolarmente soddisfatti per ciò che si riesce a fare.

I follower spesso pagano per veder mangiare un boccone esageratamente grande oppure si paga per veder aggiungere un quantitativo di peperoncino assurdo, alle pietanze (il tutto al fine di vedere le lacrime, il pianto disperato del mangiatore che non riesce a sopportare il dolore da ustione).

I video Mukbang hanno preso così tanto piede che attualmente sono strettamente legati al fenomeno dell’asmr e anche le normali influencer (magari di makeup), ogni tot al mese decidono di premiare i loro follower concedendosi una abbuffata online (spesso sono condotte in direct in modo da consentire una interazione live tra lo spettatore e il mangiatore).

Proviamo a fare il punto della situazione.

Una delle cose che balza subito all’occhio, è il fatto che molte/i di questi mangiatori siano straordinariamente in forma. La maggior parte ha un fisico altamente scolpito, tonico o decisamente anoressico; dall’altra parte poi ci sono anche molte persone altamente sovrappeso che attuano tali condotte (c’è da dire che persone obese che consumano cibo online non sono nuove su queste piattaforme. Nell’ambito delle perversioni online era già presente tale fenomeno), ciò che rende interessante i Mukbang, ora, è proprio il fattore magrezza.

Nella maggior parte dei casi queste “star” sono molto magre proprio perchè sfruttano la loro immagine per aumentare i like e varcare quel sottile confine che separa i mukbang dalle perversioni sessuali.

Si giunge al sottile paradosso in cui il consumatore del cibo diviene egli stesso cibo consumato, mostrandosi – infatti- spesso in biancheria intima mentre succhia con le labbra (rigorosamente rifatte) un lollipop gigante (questo è tendenzialmente lo stile mukbang americano).

Le possibili implicazioni psicopatologiche.

Ci sono alcune domande, a cui non possiamo evitare di rispondere. Lasciare i giovanissimi alle prese con questi video, apre alla questione dei siti e video pro-ana e pro-mia (rispettivamente i siti pro anoressia e pro bulimia). Ho visionato spesso questi video per concentrarmi soprattutto nella sezione commenti. Da una lato vi sono commenti di uomini che dichiarano di aver condotto autoerotismo durante la visione del video; dall’altra ci sono tutte quelle ragazzine che si soffermano sul fatto che la ragazza che mangia è “straordinariamente in forma! come sarà mai possibile?” .

Il Mukbang è a tutti gli effetti l’elicitazione di un disturbo alimentare. Si tratta di una abbuffata in piena regola (mangiare un quantitativo spropositato di cibo in pochissimo tempo, come il DSM V ricorda) con successiva attuazione di condotte di compensazione/eliminazione (non credo sia umanamente possibile mantenere un peso basso o stabile se ogni giorno consumi la media di 15/20.000 calorie).

Molti utenti, inoltre, dichiarano di consumare le stesse ricette condivise dai propri idoli, live (una su tutte il noto gelato magnum su cui si spalma, in aggiunta, la nutella. Di solito si mangiano 15 magnum contemporaneamente a cui si aggiunge altro cibo).

I mukbang andrebbero forse considerati una nuova frontiera della psicopatologia visto il loro sovvertire il legame dell’essere umano con il cibo.

Alcune youtuber coreane sostengono che i loro video siano atti di protesta contro una società che le vuole sempre magre e belle; donne senza desiderio che aboliscono il desiderio primario che è quello del cibo. Le giovani donne però non comprendono che mostrarsi all’occhio indiscreto di qualsivoglia utente, mentre sorridenti e ben truccate e curate, mangiano kg e kg di cibo, veicola il messaggio opposto.

“Sarò sempre bella, in forma e attraente. Mangerò non per il mio gusto ma per il tuo piacere”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Comunicazione Patologica: La disconferma

“Se fosse realizzabile, non ci sarebbe pena più diabolica di quella di concedere a un individuo la libertà assoluta dei suoi atti in una società in cui nessuno si accorga mai di lui”

William James

Parliamo di disconferma, un fenomeno che avviene nella comunicazione patologica. Watzlawick in “Pragmatica della comunicazione umana” utilizza questa frase di William James per introdurre e presentare probabilmente uno dei fenomeni più importanti nella comunicazione patologica umana.

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La situazione descritta da James, secondo Watzlawick, potrebbe senza dubbio portare alla perdita del Sé, essendo un esperienza alienante per la persona che la vive.

Nella disconferma avviene qualcosa che va al di là del mero rifiuto di una comunicazione o di una definizione data da una persona (emittente). La disconferma nega la realtà della persona (emittente). Il rifiuto si limita a prendere il messaggio della persona che lo emette e gli dice “hai torto, non è come dici“. La disconferma, invece, reca il messaggio, “tu non esisti“.

“Si compie l’atto conclusivo di questo processo […] quando – trascurando completamente come il soggetto agisce, cosa prova, che senso dà alla sua situazione – si denudano di ogni valore i suoi sentimenti, si spogliano i suoi atti delle motivazioni, intenzioni e conseguenze, si sottrae alla situazione il significato che ha per lui – e così egli è totalmente mistificato e alienato. ”

Laing

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Ansia e procastinazione.

Oggi vorrei parlarvi di una cosa molto comune in particolare tra gli studenti universitari, ma non solo: l’ansia da valutazione. Questa “tipologia” di ansia, può incidere così tanto su uno studente, da arrivare a “costringerlo” a rinviare un’infinità di volte un esame.

Il ritardo con cui si decide di affrontare la prova, dipende da numerosi fattori tra i quali il grado di pericolosità percepita e la tendenza, che tante persone hanno, a rimandare scelte e decisioni: la procastinazione.

Da alcuni studi effettuati all’Università di La Verne, in California, si è potuto dedurre che la severità della valutazione interagisce con la tendenza individuale alla procastinazione in maniera complessa. Ciò vuol dire che gli studenti che hanno una maggiore predisposizione alla procastinazione tenderanno ad essere più condizionati da una “probabile” valutazione severa del loro compito o del loro esame. Gli stessi studenti, invece, alle prese con un compito e una situazione poco minacciosa e severa, saranno addirittura più veloci degli altri studenti.

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La procastinazione potrebbe essere ridotta, provando a controllare e gestire l’ansia da valutazione sui temperamenti individuali. Infatti, i grandi procastinatori, hanno in genere alti livelli di perfezionismo e insicurezza circa le proprie prestazioni; risentono – inoltre- moltissimo del giudizio altrui e delle valutazioni severe.

In genere un supporto psicologico mirato può dare ottimi risultati e quindi aiutare i grandi procastinatori a gestire meglio l’ansia, comprendere la fonte delle proprie incertezze e insicurezze, e trovare nuove strategie di adattamento agli esami.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: le Ossessioni più diffuse.

Le ossessioni sono pensieri ripetitivi e intrusivi che assillano la mente e di cui è molto difficile liberarsene. Spesso alle ossessioni sono legate le compulsioni, che sono delle azioni, dei rituali con delle regole ben precise, ripetuti in determinate circostanze e diverse volte al giorno, atti a “controllare” le idee ossessive.

Chi ha questi sintomi soffre di un disturbo ossessivo – compulsivo.

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Tra le ossessioni, le idee più diffuse sono:

  • la paura di contaminarsi con lo sporco e i germi: chi ne soffre generalmente tende a lavarsi in continuazione (le mani ad esempio);
  • le idee ossessive legate al controllo: queste persone sono ossessionate dal timore che possano essere responsabili di un evento grave, controllano tante volte se hanno spento il gas o se hanno lasciato il rubinetto aperto;
  • ci sono le idee ossessive legate all’ordine e alla simmetria: queste persone sono impeccabili, hanno tutto super ordinato, mettono oggetti in un ordine preciso e allineati, perché temono che se si sconvolgesse quell’ordine potrebbe accadere qualcosa;
  • ci sono inoltre le ossessioni legati ad argomenti inerenti la religione o la religiosità e a “pensieri proibiti” e sessuali (bestemmie, immagini blasfeme) che possono occupare e ossessionare la mente.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Il razzismo è una cosa -seriamente- stupida.

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Ricordate il famoso discorso antisemitico tenuto da ubriaco, da Mel Gibson?

E gli omicidi degli agenti di polizia americani che hanno ucciso persone di colore, senza motivo?

I protagonisti di queste vicende hanno qualcosa in comune. Subito dopo questi fatti, infatti, i diretti interessati hanno precisato di non aver alcun pregiudizio razziale.

Sarà davvero così? Proviamo a dare una risposta.

A livello attitudinale esplicito e cosciente, potrebbero essere sinceri, ma potrebbero essere smentiti da atteggiamenti inconsci e impliciti (che solitamente implicano una certa diffidenza nei confronti degli sconosciuti o di coloro che assomigliano a persone con le quali abbiamo avuto esperienze negative in passato.)

Per questo motivo può capitare di manifestare – in modo primitivo e automatico- disprezzo e paura verso persone che rispettiamo e ammiriamo e, anche se i comportamenti espliciti si manifestano nelle nostre azioni volontarie e intenzionali, gli atteggiamenti impliciti possono esplodere in emozioni spontanee e incontrollabili.

Diversi e numerosi esperimenti, tra i quali “Project Implicit” che vede la collaborazione dell’Università di Harvard, l’Università della Virginia e quella di Washington, dimostrano come determinate parole o volti, anche se mostrati per un solo istante, fanno automaticamente scattare nella mente gli stereotipi di razza o genere; in sostanza senza nemmeno rendersene conto, questi pregiudizi influenzano il comportamento dei soggetti.

Vedendo il viso di una persona di colore, a volte gli intervistati rispondevano in modo ostile a una domanda fastidiosa dei ricercatori oppure pensavano con maggior frequenza alle armi.

Persino gli intervistati che in apparenza sembravano più tolleranti, hanno impiegato più tempo a definire positivamente termini quali “pace; paradiso” se presentati in associazione al volto di una persona di colore.

I soggetti, poi, in cui questi pregiudizi impliciti erano più forti, hanno letto con maggior facilità la rabbia nei volti delle persone di colore.

La consapevolezza della distanza esistente tra come bisognerebbe sentirsi e come in realtà ci si sente, potrebbe aiutarci a contenere reazioni automatiche, ma superare ciò che la ricercatrice Patricia G. Devine, definisce “l’abitudine al pregiudizio” non è così semplice.

Secondo la Devine, infatti, avere reazioni improvvise e incontrollate è comune, ma l’importante è ciò che coscientemente facciamo: permettiamo alle nostre sensazioni di controllare il nostro comportamento, oppure valutiamo la loro influenza e correggiamo le nostre azioni?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Separarsi da un manipolatore narcisista.

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“Quando ci siamo conosciuti, lui era molto gentile e premuroso; uno da fiori ad ogni appuntamento, un uomo soddisfatto che stava raggiungendo tutti i suoi obiettivi professionali e personali. Era indubbiamente un uomo geloso, ma la sua gelosia non mi infastidiva: anzi! Mi sentivo lusingata da tutte queste attenzioni. Lui un giorno mi propose di sposarlo ed io, certa di aver trovato il mio principe azzurro, dissi sì senza il minimo dubbio. Le mie amiche erano tutte gelose della mia storia d’amore.

Poco a poco però le cose cambiarono.

Lui cominciò ad essere sempre più sgradevole e odioso; è riuscito a farmi il vuoto intorno. Insulta la mia famiglia, i miei amici, mi ha fatto licenziare a causa della morbosa gelosia. Ho la sensazione – Dottoressa- che il passaggio da coppia a famiglia (ora abbiamo un figlio), lo abbia destabilizzato. Il problema è che mentre – quando litighiamo- è un uomo crudele, subito dopo poi mi dice piangendo a grosse lacrime, che cambierà, che devo perdonarlo e che lui mi ama più della sua stessa vita.

Quando è crudele dice di sentire un vuoto dentro di sé e la colpa di questo vuoto, è mia. Ho parlato con i miei suoceri e mi hanno detto che lui è sempre stato irascibile ma dicono anche che il matrimonio gli ha fatto bene e che ora è più stabile; mi dicono di portare pazienza e credere nell’amore e nella famiglia.

Il problema è che le crisi peggiorano e ora ho paura anche per mio figlio.. Ha preso a strattonarmi, mi ha fatta cadere dalle scale e riempiendomi di pugni mi ha minacciata di morte.

Il marito della signora è un manipolatore narcisista: cosa significa?

Parliamo di un soggetto dai particolari inquietanti e pericolosi; spesso la persona in questione ha come un doppio volto – una doppia maschera- una che usa all’esterno (ad esempio negli ambienti di lavoro) e una che usa in famiglia, nelle mura domestiche.

La sua capacità di manipolazione è tale da riuscire (con manovre molto sottili) a mettere la vittima sul banco degli accusati portandola a diventare colpevole mentre lui, diventa – magicamente – la vittima.

Questo tipo di violenza la vediamo frequentemente in quelle coppie che giungono da noi per procedere con il percorso che li porterà verso la separazione e/o divorzio; così come è spesso frequente vedere queste scene, nelle eterne lotte /trattative portate avanti con l’ex coniuge. Queste lotte sono spesso così forti che anche lo psicologo che svolge la funzione di CTU o CTP (Consulente tecnico d’ufficio o di Parte) può essere querelato (perché preso di mira).

Per quanto concerne i figli, il manipolatore o la manipolatrice, riesce spesso a tenere la maschera così incollata al proprio volto, da indurre i figli a schierarsi dalla sua parte, portando i bambini ad allontanarsi pian piano dall’altro genitore.

Il rischio è che se avvocati, magistrati o esperti non si rendono conto di ciò, alla violenza familiare si aggiunge anche la violenza istituzionale.

La separazione non sempre mette fine alla manipolazione distruttrice dell’ex coniuge; spesso infatti le molestie proseguono anche con procedure finanziarie, il diritto di visita dei bambini, le scelte educative, e così via.

Impariamo a chiedere aiuto: senza vergogna.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.