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Tono e Modo dell’opinione.

“Spesso contraddiciamo una opinione mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa.”

FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE

Questa frase mi è ritornata alla mente in seguito alla conduzione di un colloquio.

Come spesso accade i due non sembravano trovare un minimo punto di incontro persi com’erano a barcamenarsi in maniera piuttosto ondosa e tempestosa, tra le rispettive opinioni.

I toni erano sempre alti, presuntuosi (da ambo le parti) e ridondanti..

La continua enfasi posta “alla mia ragione”, rendeva vana ogni possibilità di spostare l’attenzione al contenuto della discussione.

(A parlare è una coppia indecisa sul procedere o meno con una separazione; l’astio è forte poiché lei non riesce a perdonare lui che per 2 anni ha avuto un’amante).

D’un tratto dopo un momento di pausa e un fortissimo pianto, il suono dei pensieri prendere il sopravvento sul rumore del parlato (vuoto) per ristabilire il tono .

“Ecco cosa non ti ho detto”…

(Barcarola, in musica classica, indica una composizione che evoca il modo ondeggiante delle imbarcazioni..)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

“Amore Vaffa*****”

Uno studio condotto nel 2011 da Edward Smith della Columbia University (Kross et al., 2011), mostra come la fine di una relazione attivi le stesse aree cerebrali deputate alla percezione del dolore fisico.

Lasciarsi implica una reale sofferenza che si esperisce come vera sensazione dolorosa sia a livello psicologico che fisico.

Sembra che tale sofferenza trovi radici nella questione biologica e più nello specifico, nella questione che fa dell’essere umano un essere deputato alla costruzione di legami sia sociali ma soprattutto amorosi. Ne deriva che quando una relazione cessa, il grado/livello di sofferenza provato è da mettere in relazione con il grado di coinvolgimento che c’è stato nella relazione stessa, la durata della relazione e la consapevolezza rispetto al rapporto ormai terminato (tutte variabili che, tuttavia, non necessariamente vengono avvertite allo stesso modo dai membri dell’ormai ex coppia).

Secondo una ricerca condotta nel 2005 (National Fatherhood Initiative, 2005) le ragioni più comuni che portano una coppia a dirsi “addio”, possono essere raggruppate in alcune categorie:

  • mancanza di impegno nella relazione
  • difficoltà comunicative
  • infedeltà
  • diminuzione di interesse verso il partner
  • situazioni di abuso
  • dipendenze

e così via…

Quando una relazione termina (soprattutto se inaspettatamente), la persona ha una prima reazione definita di shock. Le sensazioni tipiche sono abbattimento, ansia, senso di vuoto, calo della motivazione, ritiro e disinteresse per il mondo circostante oppure depressione vera e propria.

Talvolta a causa del profondo dolore provato, la mente utilizza una strategia di conservazione (meccanismo di difesa) chiamata negazione. La persona sperimenta una sorta di vuoto e di ottundimento emotivo che la distacca dall’evento; ne deriva che la persona si trova ad oscillare tra momenti di profonda sofferenza e momenti in cui agisce “come se” non fosse accaduto nulla.

Tale strategia consente, per così dire, di fare in modo che la persone resti “operativa” nonostante l’enorme sofferenza provata ma il risultato potrebbe, alla lunga, essere quello di incorrere in crisi dissociative o fenomeni di depersonalizzazione.

Ciò di cui la persona non è consapevole -tuttavia- è che perpetuare l’evitamento (esperienziale) non solo non risolve il problema, ma la espone a ondate di dolore qualora queste attività vengano a mancare. In tal senso, è utile che al termine di una relazione la persona riesca ad assumere un atteggiamento di compassione verso se stessa e tenendo conto che i primi mesi sono sempre i più difficili (imparare a vivere il distacco, la solitudine della nuova condizione, immaginarsi e viversi soli, …) darsi il tempo giusto per vivere i sentimenti di vuoto, paura e confusione al fine di procedere successivamente con l’elaborazione dell’evento luttuoso.

“Dottoressa, cazzo! Cazzo! Cazzo! Perché? me lo sa dire il perché di questa fine? Com’è possibile!! Io.. Io non ci dormo la notte, non vivo più di giorno… Mi sento impazzire… Non riesco a mangiare sento un dolore incredibile dentro sa.. come se qualcuno mi stesse bruciando il petto… Come se avessi una fiamma continuamente accesa qui (si indica il cuore). Lo odio, lo odierò per sempre. Questo non è amore!!!

La posso mettere una canzone? Senza che….”

Lo sa, nella sua isola del tempo la regola delle non regole dice che in questo -suo- spazio non ci sono giudizi che giudicano, emozioni da non provare o parole da non dire. Questo è il suo tempo e il suo spazio e io non le leggo la mente o i sentimenti ma la accolgo e contengo.

” Ma se la chiamo durante la notte, posso farlo?”

(…)

“Allora alla settimana prossima, Dottoressa… e comunque: Amore Vaffanculo!”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Da nord a sud: come il mare.

Immagine Personale.

Da quando la pandemia è diventata realtà sempre più presente, il disagio psicologico si è elicitato con sempre maggior forza. Da un lato abbiamo visto l’aumento di casi di ansia, depressione o fobia sociale ma dall’altro, i nostri giovani si sono “ammalati di relazioni”.

Basta dare uno sguardo alla cronaca per vedere come casi di violenza domestica o violenza agita fuori, nelle piazze, sia una questione sempre più presente.

Per quanto concerne le consultazioni, nella nostra “isola del tempo”, sempre più giovani parlano noi dell’amore, delle relazioni e dell’abbandono.

Qualcosa – i nostri ragazzi- vorranno pur dirci.

Il ragazzo giunge in consultazione perchè assillato da domande di cui nemmeno conosce l’origine; sa di avere qualcosa dentro… qualche quesito ma ne ignora, per ora, l’origine o il senso.

S. è un ragazzo del nord trasferitosi al sud perchè una notissima azienda campana era alla ricerca di una certa figura professionale. Il giovane ha 25 anni e un figlio di 9 anni avuto da quella che è la sua compagna attuale.

S. racconta di essere molto felice nella nuova città, si è integrato bene e quasi pensa di non esser mai vissuto altrove: “mi sento bene qui; la gente sorride, ti chiede come stai. C’è il sole e passeggiare guardando il mare prima di andare a lavoro mi rimette in pace con il mondo. Non oso immaginarmi, allo stato attuale, altrove.”

Dove nascono allora queste domande che S. dice di avere nella mente?

Il ragazzo si è trasferito poco prima dello scoppio della pandemia a laurea triennale conseguita; racconta degli sforzi immensi fatti per studiare e fare qualche lavoretto per mantenere la sua piccola famiglia. La compagna appena saputo di aspettare un figlio ha smesso di frequentare la scuola e ha come “spento ogni possibilità anche solo di sognare, Dottoressa”.

Il ragazzo inizialmente aveva ipotizzato di non portare avanti la gravidanza, ma la famiglia della ragazza li ha obbligati (facendo leva sul peccato che avrebbero compiuto), a tenere il bambino. S. successivamente è stato felice della scelta perchè si è sentito subito padre, ma la compagna “non è mai diventata madre”.

Il ragazzo quando è sceso giù, lo ha fatto da solo perché la famiglia di origine della compagna era piena di pregiudizi (che per questioni personali, chi scrive, evita di riportare).

S. si è integrato in una realtà altra che sente però vera e se nella sua vita ha sempre e solo avuto questa donna al suo fianco, comincia a vacillare ogni piccola certezza in precedenza avuta.

“Mi sento un padre e un uomo che ha bisogno di conoscere, scoprire e sapere, perché un giorno voglio che mio figlio sappia a chi chiedere e sappia che le risposte che riceve non sono fredde ma frutto di un vissuto da me sentito”.

La compagna è giunta in consultazione su insistenza, senza voglia e sfidando pesantemente la professionista (la proiezione è stato il meccanismo di difesa più utilizzato -durante il colloquio- insieme alla negazione). Il problema è che se mentre con gli altri, la ragazza è riuscita attraverso i suoi meccanismi difensivi ad ottenere un controllo fino a manipolarli, qui in consultazione la questione si fa differente.

Messi l’uno di fronte all’altro, i due giovani hanno come avuto la sensazione di essere per la prima volta soli con la possibilità di guardarsi e parlarsi. I ragazzi – di fatto- dal momento in cui hanno avuto il bambino non hanno mai comunicato come una vera famiglia; lei vittima dei suoi genitori quasi carnefice verso il compagno che per il bene del bambino non ha mai detto “no”.

Il problema è che ora S, ha ben chiari quali siano i suoi desideri e i suoi bisogni. Vuole che il bambino possa avere la possibilità di vedere ben oltre il quartiere della grande città del nord che però “ingloba e tiene dentro certi confini schematici. Voglio che mio figlio conosca la bellezza dell’incertezza e della plasticità.. Voglio che impari a sognare pure se le cose vanno male. Io sono sempre stato schematico, ho sempre fatto quel che mi veniva chiesto. Vorrei essere più come il mare che vedo: rilassato ma deciso; fiero pieno e accogliente. Voglio che la donna che è al mio fianco non ci sia per dovere ma per certezza: la certezza di essersi scelti”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Il tradimento nella coppia.

Quando si subisce un tradimento, può risultare molto difficile reagire: la rottura dell’equilibrio vissuto sino a quel momento risulta destabilizzante e annichilente. Essere traditi dalla persona che amiamo implica la perdita dei nostri punti di riferimento, e il dolore e l’umiliazione che proviamo mettono a nudo la nostra anima rendendola vulnerabile e fragile come mai prima era stata.

Aldo Carotenuto

I sentimenti che prova una coppia sottoposta ad un tradimento coniugale possono essere paragonati a periodi di totale sconvolgimento dell’omeostasi dei coniugi. Tutto viene sconvolto, tutto è rimesso in discussione. In coppie di età avanzata la sensazione che si prova è ancora più terrorizzante, in quanto i coniugi, già svincolati dai figli, vivono l’evento come decisamente destabilizzante perché hanno difficoltà a vedere la possibilità di rifarsi una vita. Prendere in considerazione di ricominciare daccapo, in un’età così incerta, può spaventare molto.

Una crisi coniugale ha terreno fertile quando ci sono delle condizioni stagnanti che restano irrisolte per molto tempo, nella falsa indifferenza generale o con l’illusione che “nascondendo sotto il tappeto” i problemi tendono a scomparire.

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Una crisi coniugale avviene quando ci sono:

  • Anni di conflitti aperti e mai risolti;
  • Evitamento dei conflitti che porta a segreti: si fa finta di niente;
  • Anni di rapporti insoddisfacenti e/o assenti ed assenza dell’intimità;
  • Insoddisfazione nella relazione e incapacità di soddisfare l’altro nei vari ambiti della vita coniugale;
  • Ostinazione nella conservazione del mito della famiglia ideale: i coniugi tendono a non far vedere le loro problematiche all’esterno, in modo che il matrimonio appaia buono anche se non lo è affatto;
  • Sfida alla struttura coniugale-familiare: un ribaltamento dei ruoli assunti in precedenza nella coppia (chi lavora di più, chi resta a casa, chi lavora di meno, chi porta avanti la famiglia) a causa di un evento particolare, può creare una crisi molto profonda (ad esempio la moglie comincia a lavorare e guadagnare più del marito).

L’esperienza del tradimento e del lutto può svolgere una funzione trasformativa, se riusciamo a elaborarne il vissuto.

Aldo Carotenuto

Un tradimento in una coppia è un evento sistemico nel ciclo vitale della famiglia e una terapia sistemica è consigliabile in questi casi. Infatti la crisi extra coniugale coinvolge pesantemente i due partner e con loro anche il sistema intergenerazionale che li circonda, con bugie e sotterfugi. Il tradimento in maniera implicita modifica le relazioni e il modo di interagire all’interno di una famiglia/coppia.

La crisi, opportunamente affrontata in terapia, può però divenire possibilità di sviluppo in positivo per la coppia, oppure può segnare una definitiva rottura secondo le aspettative iniziali.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi