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Da nord a sud: come il mare.

Immagine Personale.

Da quando la pandemia è diventata realtà sempre più presente, il disagio psicologico si è elicitato con sempre maggior forza. Da un lato abbiamo visto l’aumento di casi di ansia, depressione o fobia sociale ma dall’altro, i nostri giovani si sono “ammalati di relazioni”.

Basta dare uno sguardo alla cronaca per vedere come casi di violenza domestica o violenza agita fuori, nelle piazze, sia una questione sempre più presente.

Per quanto concerne le consultazioni, nella nostra “isola del tempo”, sempre più giovani parlano noi dell’amore, delle relazioni e dell’abbandono.

Qualcosa – i nostri ragazzi- vorranno pur dirci.

Il ragazzo giunge in consultazione perchè assillato da domande di cui nemmeno conosce l’origine; sa di avere qualcosa dentro… qualche quesito ma ne ignora, per ora, l’origine o il senso.

S. è un ragazzo del nord trasferitosi al sud perchè una notissima azienda campana era alla ricerca di una certa figura professionale. Il giovane ha 25 anni e un figlio di 9 anni avuto da quella che è la sua compagna attuale.

S. racconta di essere molto felice nella nuova città, si è integrato bene e quasi pensa di non esser mai vissuto altrove: “mi sento bene qui; la gente sorride, ti chiede come stai. C’è il sole e passeggiare guardando il mare prima di andare a lavoro mi rimette in pace con il mondo. Non oso immaginarmi, allo stato attuale, altrove.”

Dove nascono allora queste domande che S. dice di avere nella mente?

Il ragazzo si è trasferito poco prima dello scoppio della pandemia a laurea triennale conseguita; racconta degli sforzi immensi fatti per studiare e fare qualche lavoretto per mantenere la sua piccola famiglia. La compagna appena saputo di aspettare un figlio ha smesso di frequentare la scuola e ha come “spento ogni possibilità anche solo di sognare, Dottoressa”.

Il ragazzo inizialmente aveva ipotizzato di non portare avanti la gravidanza, ma la famiglia della ragazza li ha obbligati (facendo leva sul peccato che avrebbero compiuto), a tenere il bambino. S. successivamente è stato felice della scelta perchè si è sentito subito padre, ma la compagna “non è mai diventata madre”.

Il ragazzo quando è sceso giù, lo ha fatto da solo perché la famiglia di origine della compagna era piena di pregiudizi (che per questioni personali, chi scrive, evita di riportare).

S. si è integrato in una realtà altra che sente però vera e se nella sua vita ha sempre e solo avuto questa donna al suo fianco, comincia a vacillare ogni piccola certezza in precedenza avuta.

“Mi sento un padre e un uomo che ha bisogno di conoscere, scoprire e sapere, perché un giorno voglio che mio figlio sappia a chi chiedere e sappia che le risposte che riceve non sono fredde ma frutto di un vissuto da me sentito”.

La compagna è giunta in consultazione su insistenza, senza voglia e sfidando pesantemente la professionista (la proiezione è stato il meccanismo di difesa più utilizzato -durante il colloquio- insieme alla negazione). Il problema è che se mentre con gli altri, la ragazza è riuscita attraverso i suoi meccanismi difensivi ad ottenere un controllo fino a manipolarli, qui in consultazione la questione si fa differente.

Messi l’uno di fronte all’altro, i due giovani hanno come avuto la sensazione di essere per la prima volta soli con la possibilità di guardarsi e parlarsi. I ragazzi – di fatto- dal momento in cui hanno avuto il bambino non hanno mai comunicato come una vera famiglia; lei vittima dei suoi genitori quasi carnefice verso il compagno che per il bene del bambino non ha mai detto “no”.

Il problema è che ora S, ha ben chiari quali siano i suoi desideri e i suoi bisogni. Vuole che il bambino possa avere la possibilità di vedere ben oltre il quartiere della grande città del nord che però “ingloba e tiene dentro certi confini schematici. Voglio che mio figlio conosca la bellezza dell’incertezza e della plasticità.. Voglio che impari a sognare pure se le cose vanno male. Io sono sempre stato schematico, ho sempre fatto quel che mi veniva chiesto. Vorrei essere più come il mare che vedo: rilassato ma deciso; fiero pieno e accogliente. Voglio che la donna che è al mio fianco non ci sia per dovere ma per certezza: la certezza di essersi scelti”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Il tradimento nella coppia.

Quando si subisce un tradimento, può risultare molto difficile reagire: la rottura dell’equilibrio vissuto sino a quel momento risulta destabilizzante e annichilente. Essere traditi dalla persona che amiamo implica la perdita dei nostri punti di riferimento, e il dolore e l’umiliazione che proviamo mettono a nudo la nostra anima rendendola vulnerabile e fragile come mai prima era stata.

Aldo Carotenuto

I sentimenti che prova una coppia sottoposta ad un tradimento coniugale possono essere paragonati a periodi di totale sconvolgimento dell’omeostasi dei coniugi. Tutto viene sconvolto, tutto è rimesso in discussione. In coppie di età avanzata la sensazione che si prova è ancora più terrorizzante, in quanto i coniugi, già svincolati dai figli, vivono l’evento come decisamente destabilizzante perché hanno difficoltà a vedere la possibilità di rifarsi una vita. Prendere in considerazione di ricominciare daccapo, in un’età così incerta, può spaventare molto.

Una crisi coniugale ha terreno fertile quando ci sono delle condizioni stagnanti che restano irrisolte per molto tempo, nella falsa indifferenza generale o con l’illusione che “nascondendo sotto il tappeto” i problemi tendono a scomparire.

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Una crisi coniugale avviene quando ci sono:

  • Anni di conflitti aperti e mai risolti;
  • Evitamento dei conflitti che porta a segreti: si fa finta di niente;
  • Anni di rapporti insoddisfacenti e/o assenti ed assenza dell’intimità;
  • Insoddisfazione nella relazione e incapacità di soddisfare l’altro nei vari ambiti della vita coniugale;
  • Ostinazione nella conservazione del mito della famiglia ideale: i coniugi tendono a non far vedere le loro problematiche all’esterno, in modo che il matrimonio appaia buono anche se non lo è affatto;
  • Sfida alla struttura coniugale-familiare: un ribaltamento dei ruoli assunti in precedenza nella coppia (chi lavora di più, chi resta a casa, chi lavora di meno, chi porta avanti la famiglia) a causa di un evento particolare, può creare una crisi molto profonda (ad esempio la moglie comincia a lavorare e guadagnare più del marito).

L’esperienza del tradimento e del lutto può svolgere una funzione trasformativa, se riusciamo a elaborarne il vissuto.

Aldo Carotenuto

Un tradimento in una coppia è un evento sistemico nel ciclo vitale della famiglia e una terapia sistemica è consigliabile in questi casi. Infatti la crisi extra coniugale coinvolge pesantemente i due partner e con loro anche il sistema intergenerazionale che li circonda, con bugie e sotterfugi. Il tradimento in maniera implicita modifica le relazioni e il modo di interagire all’interno di una famiglia/coppia.

La crisi, opportunamente affrontata in terapia, può però divenire possibilità di sviluppo in positivo per la coppia, oppure può segnare una definitiva rottura secondo le aspettative iniziali.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Relazioni d’affetto.

“Per crescere i figli in modo felice c’è una sola soluzione: le relazioni d’affetto, sia che si tratti di una coppia etero sia che si tratti di una omosessuale. Là dove vige l’amore si cresce bene, là dove vige la violenza o il gelo emotivo si cresce male.“

Umberto Galimberti (Psicoanalista e Filosofo)
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Ciò che rende problematico lo sviluppo e la crescita dei propri figli sono proprio quelle relazioni familiari dove vige gelo emotivo, rigidità, violenza fisica e psicologica, ambiguità, intolleranza e rabbia. Le relazioni d’affetto sane, a prescindere dal tipo di coppia che va a formare una famiglia, garantiscono un ambiente ideale, in cui crescere e formarsi come individui.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’amore è cieco?

L’amore è cieco. Pare proprio di si, o almeno in alcuni casi.

Alcuni psicologi ricercatori dell’Università del Texas hanno chiesto a 167 coppie di fidanzati quanto tempo era passato della prima volta che si erano incontrati al primo appuntamento. In base alle risposte avute da queste coppie, i ricercatori hanno scoperto che i partner che si conoscevano da tempo, esprimevano giudizi molto personali sull’aspetto fisico del proprio partner.

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Sembra, pertanto, (secondo questa ricerca) che quando il primo appuntamento e il primo bacio sono preceduti da una conoscenza graduale, l’avvenenza dell’altro sarà giudicata in maniera diversa e sicuramente differente dai parametri estetici comuni.

Nei casi in cui le coppie si sono formate dopo un periodo precedente di conoscenza ( amicizia, conoscenza, colleganza) l’opinione che ci si fa dell’altro, in base ai tanti parametri avuti a disposizione nel periodo precedente, condizionerà anche la valutazione dell’aspetto fisico. L’altro quindi risulterà più attraente di quanto possano giudicarlo altre persone.

Voi siete mai stati influenzati nel giudizio sull’aspetto fisico e l’avvenenza del vostro partner dall’opinione che vi siete fatti di lui/lei?

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Disfunzioni sessuali.

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R. ha cominciato da qualche tempo una terapia di coppia, insieme a sua moglie, a causa della sua (recente, rispetto agli anni di matrimonio) difficoltà nel raggiungere l’erezione. Dai racconti della coppia emerge che la prima difficoltà era emersa una sera che i due erano in vacanza; lì per lì la “colpa” era stata data all’alcool e al fatto che R., fosse un po’ brillo. In realtà da quella sera in poi, tra i due è stato praticamente impossibile vivere l’intimità in maniera attiva, piena e soddisfacente.

Le disfunzioni sessuali sono disturbi caratterizzati da anomalie nei fattori chiave del funzionamento sessuale e possono rendere difficile e/o impossibile provare piacere nei rapporti sessuali.

Le disfunzioni sessuali creano in genere molto disagio e spesso provocano frustrazione, senso di colpa, perdita di autostima e problemi interpersonali; è inoltre frequente che nelle coppie si parta con accuse reciproche “tu non sei eccitante; tu ti trascuri; è colpa tua se..”, al fine di rimandare e non affrontare precocemente, il disagio.

La risposta sessuale dell’essere umano può essere descritta come un ciclo di quattro fasi: desiderio, eccitazione, orgasmo e risoluzione.

Le disfunzioni sessuali riguardano una o più delle prime tre fasi; la risoluzione consiste semplicemente nella situazione di rilassamento e nella riduzione dell’eccitazione successiva all’orgasmo. Una disfunzione sessuale può continuare a persistere per tutta la vita o può essere talvolta preceduta da un funzionamento sessuale normale.

In certi casi, la disfunzione è presente in tutte le situazioni sessuali; in altri è connessa a situazioni particolari (APA, 2000).

Disturbi del desiderio sessuale.

La fase del desiderio del ciclo di risposta sessuale consiste di un impulso a praticare attività sessuale, accompagnato dalla presenza di attrazione sessuale per altri e, per molti, di fantasie sessuali. Due sono le possibili disfunzioni della fase del desiderio: disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile e disturbo dell’interesse/eccitazione sessuale femminile (questo disturbo riguarda in realtà sia la fase del desiderio che quella dell’eccitazione e viene trattato dal DSM-5 come un disturbo a sé stante poiché, secondo diverse ricerche, nella donna il desiderio e l’eccitazione tendono a sovrapporsi al punto che molte donne trovano difficile esprimere le differenze tra le sensazioni di desiderio ed eccitazione, APA,2000).

Coloro che soffrono di disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile non hanno interesse nel sesso e hanno infatti una vita sessuale ridotta. Ciononostante quando questi soggetti hanno un rapporto sessuale, la loro risposta fisica può essere normale fino a giungere al piacere. A differenza di ciò che culturalmente siamo portati a pensare “ogni volta che un uomo ha la possibilità di avere un rapporto sessuale, lo avrà”, circa il 17% degli uomini soffre del disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile e nell’ultimo decennio è largamente aumentato il numero di coloro che si rivolge a un terapeuta esperto.

Parimenti, le donne affette da disturbo dell’interesse/eccitazione sessuale femminile non si interessano al sesso e hanno una vita sessuale ridotta. A ciò si aggiunge uno scarso eccitamento durante i rapporti sessuali; queste donne non sono eccitate dai segnali erotici e hanno una scarsa sensibilità genitale durante l’attività sessuale (APA, 2013); ne soffre il 33% delle donne.

Questo disturbo non viene diagnosticato a quei soggetti che pur provando un normale interesse sessuale, per scelta di vita decidono di non avere un’attività sessuale.

La spinta sessuale di un individuo è determinato da una combinazione di fattori biologici, psicologici e socioculturali e uno qualsiasi di essi può determinare il calo del desiderio.

Nella maggior parte dei casi il calo del desiderio sessuale dipende in primo luogo da fattori socioculturali e psicologici, tuttavia vi è spesso al compresenza di fattori biologici.

Circa le cause psicologiche abbiamo ansia, depressione, rabbia; spesso coloro che vivono un disturbo della sfera della sessualità hanno pensieri (magari di natura inconscia) che li spingono a vedere il sesso come qualcosa di immorale, pericoloso, sporco; molti altri hanno paura di perdere il controllo e cercano di reprimere il proprio desiderio o per paura di una possibile gravidanza o per paura di scoprire/scoprirsi sotto una nuova veste che non avevano considerato.

L’argomento è vasto; bisogna considerare che un grande fattore legato allo sviluppo di questi disturbi, è spesso nel tipo di educazione subita durante la propria vita; uno stile genitoriale freddo, distaccato, così come crescere in un ambiente rigido (molto religioso, inteso come qualsiasi tipo di religione), non aperto al confronto, dialogo e soprattutto poco propenso a favorire una crescita/ scoperta del corpo, può a lungo andare avere forti ripercussioni sulla scelta del partner, e sul modo in cui la persona vivrà la propria sessualità.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

La scelta del Partner: Psicologia della coppia.

Una coppia è come un sistema aperto, molto più complesso della somma individuale dei due singoli individui, ma piuttosto l’incontro e l’integrazione di due “storie”.

La coppia è un sistema composto da tre elementi: io, tu, noi. In questi tre elementi ci sono le aspettative di un partner e quelle dell’altro e il modello “idealizzato” di coppia che entrambi hanno interirizzato dalle proprie “esperienze familiari”.

La formazione di una coppia avviene nel momento in cui due persone si scelgono e si innamorano. La bellezza dell’incontro di due persone che si innamorano è nel rituale di corteggiamento che fa da cornice alla coppia che prende forma e si comincia a prendere forma in una personale identità.

“La fusionalità è patologica laddove esprime non l’armonia comunicativa e reciprocamente fertile di due mondi interni, ma piuttosto la netta esplicitazione di una concreta necessità di uso dell’altro”.

(Neri)
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La scelta del partner è strettamente interconnessa con la storia personale e familiare di ogni individuo. Infatti la scelta del partner avviene per somiglianza (scelta complementare) o per differenza (scelta per contrasto) del genitore del sesso opposto.

Nella scelta complementare entrambe i partner si ritroveranno a scegliere un partner simile per tanti aspetti al proprio genitore di sesso opposto. Nella scelta per contrasto, invece, ci sarà una scelta in cui i partner faranno un investimento sui propri partner in apparente contrasto con i propri modelli genitoriali.

Diks dice a tal proposito che spesso le tensioni tra i coniugi o i partner nascono proprio dalla delusione nel constatare che l’altro membro della coppia interpreti il proprio ruolo nella coppia , proprio come faceva il genitore che veniva considerato come frustrante. Una somiglianza che nella fase del corteggiamento veniva spesso negata.

Come è stata la vostra scelta del partner? Per somiglianza o per differenza?

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi