Archivi tag: psicoterapia familiare

“Ero in una spirale buia.. avevo perso il mio compagno, ma non posso continuare così.. lo devo anche a mio figlio”

Un caffè (freddo) con i dottori – Rubrica settimanale –

Disclaimer:

Coloro che inviano la mail, acconsentono alla resa pubblica di quanto espressamente detto. Tutte le informazioni personali (ad esempio nome), così come tutti gli altri dati sensibili, sono coperti dal segreto professionale e dalla tutela del cliente (ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi). Le fonti di invio delle mail sono molteplici (non legate al solo wordpress).

Per la rubrica “Una caffè freddo con i dottori”, ho scelto di rispondere ad una mamma di un bambino di 6 anni. Nella mail ci racconta della perdita del suo compagno, del dolore provato e di alcuni suoi timori, conditi da tante domande sul futuro suo e di suo figlio. Ecco la sua lettera:

” Buonasera dottori, approfitto di questa rubrica per chiedere una cosa che mi frulla per la mente da un po’ di tempo. Premetto che sono mamma di un bambino di 6 anni e mezzo. Purtroppo il mio compagno, padre di mio figlio è morto a causa di una malattia circa due anni e mezzo fa, nel 2019, mio figlio aveva 4 anni. Non vi nascondo che sono stata molto male per diversi mesi, ero entrata in una spirale molto buia. Tutt’ora non credo ancora di esserne uscita completamente. Il mio medico di base mi ha consigliato più volte di iniziare un sostegno psicologico, ma non ho mai avuto il coraggio di iniziare. La mia mente non era molto lucida e ho preferito cominciare a prendere i farmaci prescritti dal medico. Ora a distanza di due anni e mezzo e con questo periodo difficile che abbiamo vissuto tutti, comincio a capire che ho bisogno di uscirne definitivamente. Non posso continuare così. Lo devo anche a mio figlio. Lui nota la mia tristezza, mi vede spesso piangere. Dovrei essere io a consolarlo e no lui a me. Probabilmente quello che mi spinge a cambiare le cose è anche il fatto che ho incontrato, due mesi fa, un mio ex compagno di classe del liceo, anche lui reduce da una brutta storia. E credo di trovarmi bene con la sua compagnia.. ma ho paura di tradire il mio compagno, di fare un torto a mio figlio. Mio figlio me lo perdonerà? Lui ricorda ancora bene il padre.. Accetterà la presenza di quest’uomo? Sono giorni che i sensi di colpa mi travolgono. So che le vostre risposte non possono risolvere tutto e subito, ma mi farebbe piacere avere un vostro parere e se potreste darmi un consiglio. Grazie.”

Photo by Taryn Elliott on Pexels.com

Non è mai troppo tardi per cambiare le cose e non è mai troppo presto per cominciare a farlo. Probabilmente questa sua voglia di riprendersi di nuovo la vita in mano è realistica rispetto al fatto che ci sono le condizioni per riprendere in mano il timone della sua vita e ricominciare a “comandare” e decidere la direzione da prendere.

Innanzitutto vorrei che prendesse seriamente in considerazione il consiglio che le ha dato il suo medico. Iniziare una psicoterapia la potrebbe “sostenere e contenere” nel suo percorso di ri-costruzione personale e inoltre la potrebbe anche dare un grosso aiuto per riequilibrare alcuni aspetti relazionali legati alla genitorialità

Se quella che sta nascendo, con questo suo ex compagno di classe, è una relazione d’amore sincera e sana, non sarà di intralcio alla crescita di suo figlio. Anzi potrà colmare quel vuoto che ora caratterizza la vostra vita e lo aiuterebbe moltissimo a scaricarsi di pesi emotivi e responsabilità che potrebbero intralciare il suo normale percorso di crescita e sviluppo psicologico, cognitivo ed emotivo, rischiando di fargli saltare step importanti di sviluppo.

Se lei comincerà ad affrontare le sue paure e risolverà, metabolizzando, i nodi del lutto e della sua vita personale e familiare, con la psicoterapia e nel frattempo serenamente farà entrare nella sua e nella vostra vita (quella sua e di suo figlio) una terza persona, tutto diventerà più sostenibile e gradualmente le vostre vite cambieranno.

Se lei accetterà di ri-costruire e ri-partire da una nuova relazione, lasciando andare il capitolo precedente della sua vita, rimettendosi in gioco, allora anche suo figlio la seguirà. Comprenderà e accetterà la nuova figura genitoriale, conservando però sempre il ricordo di suo padre..

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Relazioni d’affetto.

“Per crescere i figli in modo felice c’è una sola soluzione: le relazioni d’affetto, sia che si tratti di una coppia etero sia che si tratti di una omosessuale. Là dove vige l’amore si cresce bene, là dove vige la violenza o il gelo emotivo si cresce male.“

Umberto Galimberti (Psicoanalista e Filosofo)
Photo by Vu0103n Thu1eafng on Pexels.com

Ciò che rende problematico lo sviluppo e la crescita dei propri figli sono proprio quelle relazioni familiari dove vige gelo emotivo, rigidità, violenza fisica e psicologica, ambiguità, intolleranza e rabbia. Le relazioni d’affetto sane, a prescindere dal tipo di coppia che va a formare una famiglia, garantiscono un ambiente ideale, in cui crescere e formarsi come individui.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Comunicazione Patologica: La disconferma

“Se fosse realizzabile, non ci sarebbe pena più diabolica di quella di concedere a un individuo la libertà assoluta dei suoi atti in una società in cui nessuno si accorga mai di lui”

William James

Parliamo di disconferma, un fenomeno che avviene nella comunicazione patologica. Watzlawick in “Pragmatica della comunicazione umana” utilizza questa frase di William James per introdurre e presentare probabilmente uno dei fenomeni più importanti nella comunicazione patologica umana.

Photo by Hoang Loc on Pexels.com

La situazione descritta da James, secondo Watzlawick, potrebbe senza dubbio portare alla perdita del Sé, essendo un esperienza alienante per la persona che la vive.

Nella disconferma avviene qualcosa che va al di là del mero rifiuto di una comunicazione o di una definizione data da una persona (emittente). La disconferma nega la realtà della persona (emittente). Il rifiuto si limita a prendere il messaggio della persona che lo emette e gli dice “hai torto, non è come dici“. La disconferma, invece, reca il messaggio, “tu non esisti“.

“Si compie l’atto conclusivo di questo processo […] quando – trascurando completamente come il soggetto agisce, cosa prova, che senso dà alla sua situazione – si denudano di ogni valore i suoi sentimenti, si spogliano i suoi atti delle motivazioni, intenzioni e conseguenze, si sottrae alla situazione il significato che ha per lui – e così egli è totalmente mistificato e alienato. ”

Laing

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

“Dott. mio figlio è cambiato.. e questa cosa mi spaventa”

Un caffè (freddo) con i dottori – Rubrica settimanale –

Disclaimer:

Coloro che inviano la mail, acconsentono alla resa pubblica di quanto espressamente detto. Tutte le informazioni personali (ad esempio nome), così come tutti gli altri dati sensibili, sono coperti dal segreto professionale e dalla tutela del cliente (ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi). Le fonti di invio delle mail sono molteplici (non legate al solo wordpress).

Per la rubrica “Una caffè freddo con i dottori”, ho scelto di rispondere ad una madre di due ragazzi adolescenti. Ecco la sua lettera:

“Salve, sono madre di due ragazzi di 16 e 13 anni. Vi scrivo per mio figlio di 16 anni. Sono abbastanza preoccupata per il suo comportamento, strano e inusuale per il suo carattere. Lui è sempre stato un ragazzo socievole, allegro, vivace. Facevamo fatica (io e mio marito) a tenergli testa. Invece adesso, sono ormai alcuni mesi che non esce di casa ( ha fatto una gran fatica a finire l’anno scolastico in presenza, con tantissime assenze), resta nella sua camera buttato sul letto a guardare video sullo smartphone o sul portatile. Pare abbia perso la maggior parte dei contatti con i suoi amici di sempre. A volte lo sento giocare alla play e parlare con alcuni suoi amici di gioco. Dice che si annoia e che gli va di stare solo. Spesso mangia in camera e non esce per ore intere. Di notte non dorme e vaga per casa, di giorno dorme fino al pomeriggio. Non gli abbiamo mai fatto mancare niente e non ha mai avuto nessun problema. Non so che fare. Non riesco a capire cos’abbia. Non lo riconosco più e questa cosa mi spaventa. Grazie mille.”

Photo by Sebastiaan Stam on Pexels.com

Salve. Non c’è ragazzo o ragazza, dell’età di suo figlio che non provi ad esplicitare in maniera più o meno “rumorosa” il suo diritto ad essere disperato, depresso, arrabbiato, infelice e inquieto. Essere genitori di un adolescente è complicatissimo, ma essere adolescenti è a dir poco un’esperienza “sconvolgente” e tormentata. Ovviamente non conosco abbastanza bene suo figlio e non posso essere esaustivo riguardo il suo malessere. Mi pare però abbastanza chiaro guardando alla descrizione che stia vivendo una fase piuttosto complicata della sua vita. La struttura psichica di un ragazzo di 16 anni è ancora in piena fase evolutiva e quindi in continua trasformazione. Quindi spesso gli aspetti apparentemente patologici o preoccupanti sono transitori. Possono invece destare preoccupazione nel momento in cui ci sono cambiamenti abbastanza radicali dello stile di vita e del comportamento; inoltre i sentimenti di tristezza , noia, apatia possono diventare preoccupanti quando restano invariati e costanti per molto tempo, senza alternarsi periodicamente a situazioni emotive di equilibrio o di polo opposto.

Nel caso di suo figlio, come lei descrive, ci sono state delle vere e proprie rotture con quello che era il suo usuale percorso evolutivo e di sviluppo. Suo figlio ha allontanato gli amici di sempre, non ne ha altri e ha scarso interesse a relazionarsi e a ricercare relazioni affettive (a differenza di qualche mese fa); inoltre tende ad isolarsi per giorni interi rimanendo chiuso in casa, evitando così i contatti con gli altri e il mondo fuori la propria stanza ( luogo sicuro); ha invertito il proprio ritmo circadiano, vivendo nelle ore notturne; ha cominciato a disinteressarsi della scuola, dei compagni di scuola. Queste premesse evidentemente possono preludere a situazioni di disagio psichico più complesse e profonde come: depressione, disturbi dell’umore, disturbi di personalità, ansia sociale, isolamento sociale, hikikomori (dal giapponese “stare in disparte”).

Spesso noi adulti consideriamo gli adolescenti come esseri strani, lunatici, misteriosi, incomprensibili. Parliamo troppo spesso di loro, ma parliamo troppo poco di loro, ascoltandoli realmente. Bisogna fare un passo indietro e provare a ritornare con la memoria a quando anche noi eravamo adolescenti, solo in quel momento possiamo forse avremo l’opportunità di cogliere l’intensità emotiva del loro “stare nel mondo”.

Fatta questa premessa le consiglio di considerare per suo figlio (ovviamente dopo averne parlato insieme della necessità) l’inizio di un percorso psicoterapeutico e se possibile parallelamente a questo percorso, una psicoterapia familiare.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La trigenerazionalità

“Noi pensiamo per storie perchè siamo costituiti da storie, immersi in storie, fatti di storie”

Gregory Bateson

Ogn’uno di noi, ogni famiglia ha una propria storia, una propria “cultura familiare”, che si tramanda di generazione in generazione.

Ogni generazione ha un legame diretto con le generazioni precedenti, da cui dipendono in qualche modo. La trasmissione intergenerazionale avviene attraverso il passaggio di tutta una serie di insegnamenti, tradizioni, valori, comportamenti.

Photo by Alena Darmel on Pexels.com

Il processo di trasmissione può avere degli intoppi dei “nodi” che dipendono proprio dal modo in cui sono state affrontati i compiti di sviluppo, gli eventi critici e i processi di differenziazione e di separazione. Se questi eventi, per qualche motivo, non sono stati superati, risolti o elaborati, diventano l'”aspetto nodale” che viene riproposto come vincolo o obbligo ad ogni generazione successiva. Se invece vengono elaborati e superati, saranno anche compresi e quindi il passaggio intergenerazionale favorirà la crescita.

“Quando le generazioni precedenti non riescono a trattare i sentimenti di colpa di vergogna, di scacco, di perdita irreparabile connessi a tali difficoltà del vivere, facilmente trasferiscono tale incapacità sulle generazioni successive […] Per pensare, sentire, agire come persone, bisogna essere stati fiduciosamente attesi..”

Vittorio Cigoli

La trasmissione intergenerazionale riguarda anche il passaggio di “eredità” positive. Infatti, se il legame familiare sarà improntato sulla fiducia, sul rispetto, il riconoscimento dell’altro e sull’empatia, allora i membri della famiglia ne trarranno grossi benefici, perché saranno risorse positive da utilizzare nelle relazioni future.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Ciclo di vita e criticità

La vita di ogni persona è costellata di eventi critici e passaggi evolutivi importanti che spesso sono superati senza troppi problemi, ma a volte possono creare rotture nell’equilibrio psichico..
Buona lettura!

ilpensierononlineare

Spesso noi psicologi e psicoterapeuti ci troviamo ad intervenire in situazioni che riguardano il ciclo di vita delle persone, il loro sviluppo e la loro crescita personale. Potremmo definire queste fasi determinanti della vita come “processi di cambiamento” o “eventi critici“.

Nella vita di una persona l’intero ciclo di vita e il proprio sviluppo è caratterizzato da episodi o eventi che determinano passaggi evolutivi importanti per la persona stessa.

I ritmi evolutivi sono spesso scanditi da eventi socialmente riconosciuti (adolescenza, maternità, menopausa, invecchiamento, matrimonio..). Questi eventi sono fondamentali per la crescita personale, ma determinano rotture dell’equilibrio precedente che possono a volte attivare reazioni emotive o difese, che a loro volta possono sfociare in manifestazioni sintomatologiche di vario tipo in cui prevale il disagio e la sofferenza emotiva.

Gli episodi critici, invece, possono essere considerati come eventi imprevisti traumatici (lutti, malattie, separazioni, insuccessi, eventi esterni). Questi…

View original post 228 altre parole