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Chi ci dice che è reale?

“È reale ciò che viene definito tale da un numero sufficientemente alto di essere umani. In questa occasione estrema la realtà è una convenzione interpersonale, proprio come l’uso di una lingua si basa sull’accordo tacito e per lo più assolutamente inconscio che determinati suoni e segni abbiano un ben preciso significato.”

Paul Watzlawick
Chi ci dice che è reale?

Può essere che ciò che consideriamo come realtà sia il risultato di una mera convenzione sociale? Probabilmente è proprio cosi..

dott. Gennaro Rinaldi

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Consigli di lettura: “Istruzioni per rendersi infelici” – Paul Watzlawick

La mia realtà, la tua realtà..

La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come?

Ma costruendomi, appunto.

Ah, voi credete che si costruiscano soltanto le case?

Io mi costruisco di continuo e vi costruisco, e voi fate altrettanto.

Luigi Pirandello – “Uno, nessuno, centomila”

Renè Magritte

Non crederete mica che la vostra visione della realtà e dell’altro sia la sola?

Uscite da questa rassicurante illusione..

dott. Gennaro Rinaldi

Vicinanza reale e vicinanza social

Siamo proprio certi che le nuove tecnologie, che i nuovi mezzi di comunicazione, ogni anno sempre più raffinati e potenziati siano veramente in grado di “avvicinarci” ?

Tra “me” e l’altro si è in maniera prepotente inserito un mezzo tecnologico che promette di far “rete”, di creare connessioni. La questione è che le persone comunicano tra loro non solo attraverso le parole, ma anche attraverso la comunicazione “analogica” (non verbale). Lo stare insieme, vicini, sentire la presenza reale dell’altro è un’esperienza che difficilmente può essere sostituita. Il rischio, in “assenza di presenza”, che si corre è quello di alimentare il senso dell’assenza con un’inebriante illusione della presenza. Essere solo in presenza degli altri, gruppi di persone anonime e distanti.

Le persone costrette all’uso smodato dell’intermediario tecnologico, perdono la loro abilità sociale, quel senso del reale, dello stare assieme a livello umano, emotivo, psicologico.

“L’incontro con l’altro, o con gli altri, è sempre stata l’esperienza comune e fondamentale per il genere umano “

Ryszard Kapuscinski

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

SONO SOTTO I RIFLETTORI: ILLUSIONE O REALTA’?

Chi ci sta intorno è realmente attento ad ogni nostro cambiamento (fisico o emotivo), oppure si tratta solo di un’illusione?

Spesso quando ci troviamo in una situazione (nuova o consolidata che sia), siamo portati a percepirci come sotto la luce di un riflettore. Siamo in sostanza convinti che ad esempio il modo in cui siamo vestiti, come stiamo parlando, come ci stiamo muovendo, sia continuamente osservato e giudicato “dall’altro”.

Immagine fonte “Google”

Si tratta del fenomeno definito “effetto spotlight” (effetto riflettore), ampiamente studiato nell’ambito della psicologia sociale. Nell’anno 2000 Gilovic, Medev e Savitsky, decisero di condurre un esperimento nelle aule universitarie, per controllare se effettivamente le persone notassero dei cambiamenti o dei movimenti nel loro interlocutore. Ad un gruppo di studenti fu chiesto di indossare una giacca bizzarra e stravagante, prima di entrare in aula. Il 50% di questi studenti (prima di entrare in aula) dichiarò di essere convinto che i loro colleghi, avrebbero notato la maglietta stravagante; in realtà solo il 23% dei compagni notò la giacca. Nel 2010 Timothy Lawson condusse un esperimento analogo. Lo studioso chiese a degli studenti che partecipavano ad un gruppo di studio, di lasciare un attimo il gruppo, cambiarsi la maglietta ed indossarne una con la scritta American Eagle . Quasi il 40% degli studenti era convinto che gli altri avrebbero notato il cambiamento, mentre solo il 10% fu in grado di ricordare la scritta sulla maglietta. Molti studenti del gruppo, non si accorsero nemmeno che la maglia era stata cambiata.

Da ulteriori studi è emerso che ciò che vale per pettinature, capelli, vale anche per le emozioni: ansia, irritazione, paura.. molte meno persone di quante ci si aspetta, notano le nostre emozioni. Spesso infatti soffriamo di un’illusione di trasparenza, ovvero se ad esempio siamo felici e ne siamo consapevoli, siamo portati a pensare che anche gli altri percepiscano dal nostro volto che siamo felici. Analogamente si tende a sopravvalutare l’entità di gaffe o lapsus sociali. Se ad esempio facciamo scattare l’allarme in biblioteca, ci sentiamo mortificati in quanto pensiamo di aver fatto una brutta figura; le ricerche tuttavia mostrano che ciò per cui ci si preoccupa a dismisura viene a stento notato dagli altri, o subito dimenticato.

In definitiva non dobbiamo essere troppo preoccupati e sentirci frenati o “bloccati”, quando ci troviamo in una situazione sociale che ci espone al possibile giudizio altrui.

La luce di un riflettore può sempre essere spenta da un interruttore.

Dott.ssa Giusy Di Maio