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Riflessioni (libere) Psy #2.

Immagine Personale.

La pallina che ho inserito nella foto, mi è molto cara. Ho sempre amato lo sport e penso di averli fatti tutti (o quasi), nella vita. Quelli però che ho nel cuore e che ho fatto per molto, molto più tempo sono la pallavolo e il basket.

Ho sempre amato il pallone.. Da bambina non ho mai fatto i classici giochi da femmina; in famiglia si sprecano le storie che mi vedono “odiatrice seriale” delle bambole e bambolotti.. Proprio non fa per me l’idea della brava donna di casa dedita solo alla cura della prole, alla cucina e alle pulizie.

Ho sempre amato, invece, i giochi da maschio; pallone in primis (preferivo giocare a calcio con mio cugino e gli amici) o tutto ciò che concerne la manualità.

Ironicamente (ne siamo proprio sicuri?) son venuta fuori donna da saponette, borotalco e foulard di seta (un’immagine così agée da farmi sostenere, spesso, di avere 800 anni) con la rivoluzione nella testa e nel cuore (la bandiera non la poserò mai).

Il senso del mio discorso sarà chiaro quando, all’ennesima telefonata “Dottoressa, mio figlio gioca solo con le bambole!”, son caduta preda dello sconforto e dello stress..

In questi giorni in cui si susseguono ricorrenze e svariate “giornate per”.. mi viene da riflettere (come se non lo facessi già abbastanza)..

Nello scorso anno, ho tenuto con una collega dei progetti per conto della Regione Campania nelle scuole (interrotti poi a causa del Covid). Senza entrare nello specifico, il progetto era orientato alla prevenzione della violenza di genere..

Gran parte della questione sollevata, faceva leva sull’uso dei termini maschile/femminile (recentemente ho assistito anche a interviste televisive dove scrittrici varie erano arrabbiate a causa dell’uso di termini dal genere solo maschile).

Sorrido.

Personalmente non trovo avvilente o non mi fa sentire meno donna l’idea del presidente in luogo della presidentessa; anzi.. alcuni termini sono così forzati da far vibrare di terrore le mie orecchie..

La questione è altro.

Il giorno in cui non vedrò più madri e padri preda della paura totalizzante; preda dello sconforto a cui in tutta risposta attuano condotte violente contro i propri figli solo perché vogliono giocare con le barbie.. Ecco.. saprò che le rivoluzioni che da sempre porto avanti, hanno avuto senso di essere vissute.

Continuo a non comprendere perché un genitore si ponga il problema di “con chi o cosa ha rapporti sessuali, il figlio” (perché il problema quello è: stop), piuttosto di preoccuparsi di come il figlio/a si sente, di come vive, di come sta.. di come riempie lo spazio circostante e di come e se, lo spazio in cui lui si trova lo fa sentire protetto, accolto e al sicuro.

Sentirsi al sicuro, viene prima di tante accuse e/o problematiche che possiamo sollevare.

In un’epoca in cui le rivoluzioni personali non esistono più e in cui ci troviamo a portare avanti il fardello di una rivoluzione che non abbiamo scelto, ma che possiamo solo – per forza di cose- vivere, trova la tua personale rivoluzione e portala avanti.

Credi fermamente nella libertà e nella possibilità di poter essere te stesso anche se, il genere con cui ti appellano non è il tuo.

La più grande rivoluzione che puoi fare è vivere per te stesso sfidando e sorridendo verso chi ti vuole altro da Te.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio