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Il luogo del ricordo.

Ogni ricordo è un luogo;

Ogni luogo è un ricordo.

Varsavia.

“Finisce bene quel che comincia male”.
Dott.ssa Giusy Di Maio.

L’emozione in una t-shirt.

Immagine Personale.

Questa maglietta mi fu donata da una persona a me molto cara.

Erano gli anni in cui accompagnavo, al pianoforte. Per anni mi è toccato il compito di accompagnare, offrendo conforto, spalla e piede (vedi i pedali del pianoforte) a chi si trovava seduto, al mio fianco.

Mi sono – in sostanza- resa conto che -da sempre- il mio ruolo è stato accompagnare per un tot, le persone..

Sentivo il respiro dell’altro, vedevo tremare le sue mani (più o meno delle mie), avvertivo la presenza fisica di un corpo caldo, accostato al mio.

C’era il terrore del non riuscire a girare la pagina in tempo “va tranquillo tanto io so a memoria”.. Il dover cantare la melodia ai piccolini..

Poi il momento del duo…

Una t-shirt che resta e ti ricorda delle ore eterne passate a studiare mentre gli altri si divertivano, il panico sul filo del sipario, l’applauso e un bacio veloce, veloce lì.. sullo sgabello, prima della fuga.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Il passato ricorda.

“Siamo felici solo nel passato. Dal passato emergono ricordi di una mattinata, di una festa, di un pranzo, magari con una persona cara che non c’è più, come nel mio caso, o semplicemente della gioventù perduta, ed ecco che sorge lancinante il rimpianto. Eppure, in quel momento che stai ricordando, eri davvero felice? No, non lo eri. Pensavi al mutuo, alle vacanza, a un paio di scarpe nuove, non sapevi che di lì a qualche anno ne avresti avuto nostalgia”.

Maurizio De Giovanni.

In quel luogo, questa canzone è diventata fondamentale.

Amo Almodòvar, amo i suoi film e il taglio degli occhi che riesce a conferire ai suoi personaggi. Amo i suoi colori, la Spagna e questa canzone che anche se âgée, per me è tanto cuore e ricordi..

Inoltre.. mi diverto tantissimo a cantarla (balletto incluso).

Avete una canzone che (seppur non sia la vostra preferita in assoluto), portate nel cuore perché vi è legato un ricordo specifico, unico e indimenticabile?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Ricordami di prenderti..

“È un gioco tinto, quello dei ricordi, nel quale finisci sempre col perdere.”

Andrea Camilleri.

Preferite prendere o dimenticare?

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Passato

“Il passato è quello che ci definisce. Possiamo cercare a torto o a ragione di sfuggirgli o di sfuggire alle brutture che contiene, ma ci riusciremo solo se gli aggiungeremo qualcosa di migliore.”

Wendell Berry
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Il passato ci definisce sicuramente e non sempre ci regala ricordi, sensazioni ed emozioni belle. I ricordi che ci portano dolore vanno affrontati, quelle ferite vanno curate prima che possano infettarsi e cominciare a provocare più dolore.

Prendersi cura delle proprie ferite e cominciare ad aggiungere qualcosa di nuovo, di migliore..

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Ricordi Fabrizio?

Un Giudice, una buona scelta.. dal momento in cui qualche persona diversamente alta, ultimamente, è ritornata prepotentemente alla ribalta..

La verità è che non potrei mai scegliere un pezzo preferito, nel repertorio di Faber.

La sua musica è la musica della mia infanzia; con lui ci sono cresciuta ascoltando le cassette in macchina e avendo la fortuna di sentirlo ogni giorno in versione cover, live, voce e chitarra.

Uno dei ricordi (di sempre) più belli?

Una piccola spiaggia soffice soffice fatta per metà di alghe.. la luna piena.. il mare e la brezza avvolgente salata a tratti piccante della notte incipiente..

Fabrizio De André in tuor che fa da sottofondo. Trovo (che cu.. fortuna!) tutte le cose che preferisco, insieme, per qualche ora.. creando il momento perfetto.

Il mare, le stelle, la luna, la musica.. l’affetto, la fantasia: il ricordo.

Anni dopo nella stessa location, l’emozione si è ripetuta ma in modo diverso e il sale, il piccante e la fiamma erano due giovani ragazzi che si sentivano impeto e tempesta, metallo fuso colato e tenuto tra le mani strette.. avvolti nella speranza che potesse durare per sempre..

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Suono come…

… L’ultimo sigaro al caffè, guardando la Torre Glòries…

… L’aria al sapore di sale arso dal sole; l’abbraccio malinconico che porta con sè i mille colori e le sfumature di un foulard di seta tra i capelli crespi…

… La birra, i saltelli improvvisi, la gente, la vita…

… La luce del sole accecante che rende tutti i colori ancora più vivi…

Ballare.

La libertà di non pensare.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Un libro, un biglietto, un cantante…

Immagine personale: Ricordi che ricordano.

Chiunque si sia imbattuto in un trasloco sa la fatica che questo comporta. Non mi riferisco solo (ahiNoi) allo stress che comporta in termini economici e fisici, quanto anche in termini psichici. Ci ritroviamo a scavare nei cassetti della scrivania, negli armadi.. scoviamo cose che avevamo completamente dimenticato. Diari scolastici, quaderni in cui gelosamente custodivamo i nostri segreti (questi sono i reperti migliori, ammettiamolo.. rileggere nel tempo presente cose che all’epoca dei fatti ci facevano soffrire è spesso esilarante). Scoviamo negli angoli più piccoli della nostra casa e di pari passo scoviamo nei nostri di angoli.. quelli più piccoli e sepolti.. Emergono ricordi, desideri, pensieri..

Sistemando – finalmente- i libri, ne stavo spolverando uno che ho sempre amato; un libro a cui sono legati molti ricordi.

Un biglietto del treno datato 14-12-03 mi riporta ad una me di 13 anni. L’ora era quella di pranzo e con mio padre andavamo nella Feltrinelli che per anni ci ha accolti. All’epoca era iniziato il mio amore per Bob Dylan e di converso, quello per Dylan Thomas. Con il cuore in gola morivo dalla voglia di poter leggere le sue poesie.. quelle che erano tanto care al mio amato Bob Dylan..

Con qualche anno in più.. oggi.. ricordo un momento intenso. Con mio padre queste “uscite” erano frequenti.. e tanto peso- lui- ha avuto nell’amore che nutro ancora oggi, per molti autori.

Con un biglietto tra le mani, un disco in sottofondo di Dylan e una tisana alla mora, menta e liquirizia condivido con voi una poesia che mi accompagna da quel giorno del lontano 2003:

Lasciatemi fuggire.

Lasciatemi fuggire, essere libero

(Vento per il mio albero, acqua per il mio fiore),

Vivere per me stesso

E soffocare dentro di me gli dei

O schiacciare sotto il piede le loro teste di vipera.

Nessuno spazio, voi dite, nessuno spazio;

Ma non mi ci terrete,

Anche se è forte la vostra gabbia.

La mia forza minerà la vostra,

Perforerò la nostra nuvola oscura

Per vedermelo il sole,

Pallido e marcio, una brutta escrescenza.

In Dylan Thomas, Poesie inedite, Einaudi Editore, 1980, Quinta Edizione.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.