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Ricordi Fabrizio?

Un Giudice, una buona scelta.. dal momento in cui qualche persona diversamente alta, ultimamente, è ritornata prepotentemente alla ribalta..

La verità è che non potrei mai scegliere un pezzo preferito, nel repertorio di Faber.

La sua musica è la musica della mia infanzia; con lui ci sono cresciuta ascoltando le cassette in macchina e avendo la fortuna di sentirlo ogni giorno in versione cover, live, voce e chitarra.

Uno dei ricordi (di sempre) più belli?

Una piccola spiaggia soffice soffice fatta per metà di alghe.. la luna piena.. il mare e la brezza avvolgente salata a tratti piccante della notte incipiente..

Fabrizio De André in tuor che fa da sottofondo. Trovo (che cu.. fortuna!) tutte le cose che preferisco, insieme, per qualche ora.. creando il momento perfetto.

Il mare, le stelle, la luna, la musica.. l’affetto, la fantasia: il ricordo.

Anni dopo nella stessa location, l’emozione si è ripetuta ma in modo diverso e il sale, il piccante e la fiamma erano due giovani ragazzi che si sentivano impeto e tempesta, metallo fuso colato e tenuto tra le mani strette.. avvolti nella speranza che potesse durare per sempre..

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Suono come…

… L’ultimo sigaro al caffè, guardando la Torre Glòries…

… L’aria al sapore di sale arso dal sole; l’abbraccio malinconico che porta con sè i mille colori e le sfumature di un foulard di seta tra i capelli crespi…

… La birra, i saltelli improvvisi, la gente, la vita…

… La luce del sole accecante che rende tutti i colori ancora più vivi…

Ballare.

La libertà di non pensare.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Un libro, un biglietto, un cantante…

Immagine personale: Ricordi che ricordano.

Chiunque si sia imbattuto in un trasloco sa la fatica che questo comporta. Non mi riferisco solo (ahiNoi) allo stress che comporta in termini economici e fisici, quanto anche in termini psichici. Ci ritroviamo a scavare nei cassetti della scrivania, negli armadi.. scoviamo cose che avevamo completamente dimenticato. Diari scolastici, quaderni in cui gelosamente custodivamo i nostri segreti (questi sono i reperti migliori, ammettiamolo.. rileggere nel tempo presente cose che all’epoca dei fatti ci facevano soffrire è spesso esilarante). Scoviamo negli angoli più piccoli della nostra casa e di pari passo scoviamo nei nostri di angoli.. quelli più piccoli e sepolti.. Emergono ricordi, desideri, pensieri..

Sistemando – finalmente- i libri, ne stavo spolverando uno che ho sempre amato; un libro a cui sono legati molti ricordi.

Un biglietto del treno datato 14-12-03 mi riporta ad una me di 13 anni. L’ora era quella di pranzo e con mio padre andavamo nella Feltrinelli che per anni ci ha accolti. All’epoca era iniziato il mio amore per Bob Dylan e di converso, quello per Dylan Thomas. Con il cuore in gola morivo dalla voglia di poter leggere le sue poesie.. quelle che erano tanto care al mio amato Bob Dylan..

Con qualche anno in più.. oggi.. ricordo un momento intenso. Con mio padre queste “uscite” erano frequenti.. e tanto peso- lui- ha avuto nell’amore che nutro ancora oggi, per molti autori.

Con un biglietto tra le mani, un disco in sottofondo di Dylan e una tisana alla mora, menta e liquirizia condivido con voi una poesia che mi accompagna da quel giorno del lontano 2003:

Lasciatemi fuggire.

Lasciatemi fuggire, essere libero

(Vento per il mio albero, acqua per il mio fiore),

Vivere per me stesso

E soffocare dentro di me gli dei

O schiacciare sotto il piede le loro teste di vipera.

Nessuno spazio, voi dite, nessuno spazio;

Ma non mi ci terrete,

Anche se è forte la vostra gabbia.

La mia forza minerà la vostra,

Perforerò la nostra nuvola oscura

Per vedermelo il sole,

Pallido e marcio, una brutta escrescenza.

In Dylan Thomas, Poesie inedite, Einaudi Editore, 1980, Quinta Edizione.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.