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Italia sì.. Italia no.. Italia Gnamme!!

Il post di oggi si presenta come una riflessione – forse- psy..

La notizia del giorno vuole che il (loro) presidente del consiglio Mario Draghi, durante un conferenza stampa, se ne esca con una frase che vuole che gli psicologi siano una sorta di furbetti del vaccino (che cattivoni questi Psy!) e che gli under 35 non debbano avere diritto al vaccino.

Un momento Presidè.. vediamo di capirci perchè Lei sarà anche bravo a fare i conti (motivo per cui, a quanto pare, è stato al primo posto della luxury list di accesso alla suddetta carica), ma io son pratica di psicologia, iter di studio e tirocini quindi forse qualcosa gliela devo spiegare io , visto che lei è beatamente seduto sulla sua poltrona, al caldo, al chiuso.. esposto al nulla cosmico.

Non ho mai amato chi, parlando dell’iter di studi della psicologia, non fa che dire “sono più di 10 anni di studio.. nessun rimborso spese… tirocinio aggratis!“.. Questo perchè (a costo di sembrar noiosa) ho sempre e solo fatto leva sulla passione e l’amore perchè solo quelle reggono l’esistenza umana quando la frustrazione, lo sconforto o il buio è lì lì per fagocitarti.

Lei sostiene che sia inutile vaccinare un under 35 psicologo.

Un under 35 psicologo è, nella maggior parte dei casi psicoterapeuta o sta terminando gli studi di specializzazione (quella famosa, a gratis)..

Un under 35 che svolge il tirocinio vuol dire che è continuamente esposto (a differenza sua) al contatto con persone (mi sembra che il contatto con le persone, quotidiano, sia il modo per essere esposti al virus).

Un under 35 che lavora come psicologo o psicoterapeuta è un professionista che è esposto – quotidianamente- al contatto con le persone CFR., SUPRA.

Ancora.. un under 35 tirocinante è inoltre un professionista in costruzione che gratuitamente svolge un lavoro per lo stato che, quando si tratta di non retribuire o non riconoscere una figura professionale, ha bisogno dei tirocinanti o dei volontari per mandare avanti tutto il suo assetto così da ricavarne un rientro economico (ora qui mi fermo, i conti non sono il mio mestiere, ma il suo).

Altro punto Presidè..

La mia è una Professione Sanitaria! e.. in un DPCM è esplicitamente scritto che se si accerta la mancata vaccinazione dell’operatore sanitario in questione, si prevede la sospensione dall’esercizio della professione.

Una cosa che ho trovato molto, molto divertente Presidè, sai qual è? Quella che mi vuole furbetta del vaccino accusando la mia categoria di aver “rubato” il vaccino agli anziani..

Niente..niente..

Dopo le stragi nelle RSA che voi avete portato avanti (e chi mi conosce sa quanto questa cosa a me faccia male), la colpa ricade su una categoria professionale che non si è mai fermata?

Sono stati più gli psy che in tempo di pandemia hanno lavorato gratuitamente salvaguardando la salute psichica e preoccupandosi del benessere psicologico (di cui evidentemente lei non sa niente) della popolazione, che quelli che si sono chiusi nelle loro stanze dorate fingendo impegno e interesse sociale…

Presidè.. io rido.. ma è riso amaro, come il film.

L’Italia resta un paese che fa a chi figli e a chi figliastri.. dove vige ancora la differenza forte tra categorie professionali e – soprattutto- umane.

Rido inoltre.. perchè l’Ordine degli Psicologi della Campania è riuscita mesi fa, in tempo record, a fare avere (agli psicologi regolarmente iscritti all’albo) accesso ai vaccini; i vaccini vanno avanti senza problemi, con un ordine spaventoso, con grandissimo rigore, pulizia, puntualità buttando un occhio agli allergici, senza file code o altro..

No per dire..

C’è chi si ferma e crede a ciò che vogliono far vedere e chi non si ferma e va con occhio ad accertarsi dei fatti.

Ognuno svolga il suo lavoro Presidè.. ma ci pensi bene prima di accusare una categoria di giovani professionisti che sono ancora nel pieno della passione e per niente pervertiti (linguaggio psicoanalitico) dalla noia, dal sistema e dallo sconforto.

Ci pensi bene.

Si ricordi che la salute psichica è un bene da preservare e che può vacillare da un momento all’altro.

Nessuno escluso.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Gioco per vincere?

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“Non si può giocare davvero a nessun gioco se si sa in anticipo di vincere sempre”.

Massimo Recalcati.

Sapete -ormai- che sono un’appassionata del gioco, sia esso in forma prettamente sportiva che – soprattutto- di fantasia.

Proprio la sfera della fantasia (che in psicoanalisi assume però sfumature particolari e specifiche; prima o poi mi toccherà un approfondimento), e del gioco mi sono ampiamente utili durante lo svolgimento/osservazione dei colloqui clinici.

Uno dei problemi maggiormente evidenziati, negli anni recenti, è proprio l’impossibilità dell’accettare da parte dell’utente di turno (che si tratti di un bambino o di un adulto) la possibilità di perdere.

Evitare e negare la possibilità di “non vincere” limita ampiamente la nostra possibilità di fare esperienza anche e soprattutto dell’errore.

Vincere senza godere della partita, senza sudare farsi male e sbucciarsi le ginocchia, sapendo che il trofeo è lì che ci aspetta ancora e ancora, rende il gioco di fatto nullo e finto.

A chi piace la finzione?

“Finisce bene quel che comincia male” .

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Tutti scienziati…

Avete presente quelle persone che sanno sempre tutto, che ne sanno più di voi… che avevano capito di sicuro prima di voi…

Tutti scienziati, poeti, scrittori, filosofi e psicologi .. no…

Ecco..

La canzone di stasera è dedicata un po’ a loro..

E voi? come la mettete quando incontrate il “lo sapevo già!”.. come vi rapportate con lo “scienziato di turno?”

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Riflessioni Psy #3: Distanze.

In due giorni diversi mi sono capitate situazioni simili.

Situazione n1:

Il primo giorno -cinta nel mio fedele trench con ai piedi gli stivaletti neri- mi dirigo al negozio per comprare detersivi. Giunta alla cassa, tra distanziamenti, mascherine e guanti.. la commessa mi guarda e dice una cosa; sfortunatamente causa mascherine e musica non sento.. lei ripete e io “scusi.. ma non leggendo il labiale non avevo inteso”,

Lei mi guarda e parte un piccolo scambio di battute.

Era da un anno che una commessa non “perdeva tempo”, dedicandomi un minuto in più per parlare, per rendermi un sorriso.. Insomma.. era da un anno che non vivevo una interazione umana del genere.

La mia giornata ha preso tutt’altra piega e tra i sorrisi (immaginati, certo) ma almeno gli occhi che ridono li distingui ancora, sono uscita dal negozio non camminando, ma galleggiando nello spazio.

Situazione n2:

Al supermercato – cinta nel mio ancor più fedele giubbino di pelle con ai piedi le scarpe stile anni 40 uomo jazz- mi trovo nel reparto vini. Un signore piuttosto in là con l’età, lontano 200 km con mascherina e guanti mi dice “Signurì sapete per caso dove sta l’amaro del capo? Sta in offerta ma non lo vedo”.

Lo guardo e dico “Lì.. dove c’è il buco.. è finito, purtroppo”..

Signore “E’.. l’offerta era buona, però pure questo qua è buono”..

Silenzio..

Nella pausa erano chiari i nostri desideri e il bisogno di dover/voler parlare. Lui mi guardava come a dire “non te ne andare ancora” e analogamente io lo guardavo dicendo “fammi pure tutta la lista dei liquori ma parlami”.

Insomma.. un minuto di interazione umana ..

Un minuto di vita.

Un minuto con meno distanze.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Riflessioni (libere) Psy #2.

Immagine Personale.

La pallina che ho inserito nella foto, mi è molto cara. Ho sempre amato lo sport e penso di averli fatti tutti (o quasi), nella vita. Quelli però che ho nel cuore e che ho fatto per molto, molto più tempo sono la pallavolo e il basket.

Ho sempre amato il pallone.. Da bambina non ho mai fatto i classici giochi da femmina; in famiglia si sprecano le storie che mi vedono “odiatrice seriale” delle bambole e bambolotti.. Proprio non fa per me l’idea della brava donna di casa dedita solo alla cura della prole, alla cucina e alle pulizie.

Ho sempre amato, invece, i giochi da maschio; pallone in primis (preferivo giocare a calcio con mio cugino e gli amici) o tutto ciò che concerne la manualità.

Ironicamente (ne siamo proprio sicuri?) son venuta fuori donna da saponette, borotalco e foulard di seta (un’immagine così agée da farmi sostenere, spesso, di avere 800 anni) con la rivoluzione nella testa e nel cuore (la bandiera non la poserò mai).

Il senso del mio discorso sarà chiaro quando, all’ennesima telefonata “Dottoressa, mio figlio gioca solo con le bambole!”, son caduta preda dello sconforto e dello stress..

In questi giorni in cui si susseguono ricorrenze e svariate “giornate per”.. mi viene da riflettere (come se non lo facessi già abbastanza)..

Nello scorso anno, ho tenuto con una collega dei progetti per conto della Regione Campania nelle scuole (interrotti poi a causa del Covid). Senza entrare nello specifico, il progetto era orientato alla prevenzione della violenza di genere..

Gran parte della questione sollevata, faceva leva sull’uso dei termini maschile/femminile (recentemente ho assistito anche a interviste televisive dove scrittrici varie erano arrabbiate a causa dell’uso di termini dal genere solo maschile).

Sorrido.

Personalmente non trovo avvilente o non mi fa sentire meno donna l’idea del presidente in luogo della presidentessa; anzi.. alcuni termini sono così forzati da far vibrare di terrore le mie orecchie..

La questione è altro.

Il giorno in cui non vedrò più madri e padri preda della paura totalizzante; preda dello sconforto a cui in tutta risposta attuano condotte violente contro i propri figli solo perché vogliono giocare con le barbie.. Ecco.. saprò che le rivoluzioni che da sempre porto avanti, hanno avuto senso di essere vissute.

Continuo a non comprendere perché un genitore si ponga il problema di “con chi o cosa ha rapporti sessuali, il figlio” (perché il problema quello è: stop), piuttosto di preoccuparsi di come il figlio/a si sente, di come vive, di come sta.. di come riempie lo spazio circostante e di come e se, lo spazio in cui lui si trova lo fa sentire protetto, accolto e al sicuro.

Sentirsi al sicuro, viene prima di tante accuse e/o problematiche che possiamo sollevare.

In un’epoca in cui le rivoluzioni personali non esistono più e in cui ci troviamo a portare avanti il fardello di una rivoluzione che non abbiamo scelto, ma che possiamo solo – per forza di cose- vivere, trova la tua personale rivoluzione e portala avanti.

Credi fermamente nella libertà e nella possibilità di poter essere te stesso anche se, il genere con cui ti appellano non è il tuo.

La più grande rivoluzione che puoi fare è vivere per te stesso sfidando e sorridendo verso chi ti vuole altro da Te.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Essere.

“Anche ad essere si impara.

Italo Calvino.

Si impara – volendo- ad essere ed esserci.. esistere senza insistere.

Si impara – volendo- ad accogliere senza dimenticare di accogliersi.

Si impara – volendo- a rigenerarsi, trasformandosi restando diverso ma uguale a se stesso.

Si impara – volendo- che puoi essere il tuo essere incontrando le tue sfaccettature; domande pulsanti a cui dare vacillanti risposte in cerca di essere.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.