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Mio padre mi chiamava così.

“Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.”
Isabel Allende.

Immagine Personale

Voi avete qualche piccolo rituale, gesto o altro che sfoderate quando la giornata è stata davvero molto stressante?

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Obsessum- Assediato: La nevrosi ossessiva.

Fonte Immagine “Google”.

“Dottorè io non ci sto capendo più niente… Se non conto almeno dieci volte fino a dieci so che succede qualcosa di brutto a mia madre, cioè.. Io lo so che non succede niente ma non ci riesco.. Non so perchè ma so che devo contare pure se è una cosa stupida..”

Luca, ventenne esile di corporatura; ragazzo dallo sguardo timido e basso racconta perso nelle sua fragili movenze della sua “smania” di contare “conto dieci, cento volte… fino a che non sono esausto e dormo.. ogni giorno sempre la stessa cosa.. devo contare altrimenti mamma sta male e la colpa è solo mia”.

Ossessivo deriva da Obsessum ovvero assediato. La terminologia rimanda proprio al pensiero costante, continuo che la persona ha: pensiero tenuto continuamente nella mente.

Il viaggio di stamattina prosegue alla scoperta della nevrosi ossessiva.

Buona lettura.

Il nostro viaggio sarà centrato su alcuni aspetti salienti della nevrosi ossessiva, saltando anche qui tutta la storia e le varie teorie psicoanalitiche in quanto strettamente connesse con l’evoluzione e la storia della psicoanalisi stessa, pertanto, dense di ramificazioni.

L’attenzione che l’ossessivo rivolge all’ambiente circostante è intensa e lucida, mentre molti altri aspetti della realtà vengono facilmente trascurati. Ne deriva che la persona presti attenzione a ciò che aderisce ad un suo “sistema generale” per ignorare e trascurare le novità e le sorprese. La persona è continuamente preda del dubbio e dell’incertezza ma dall’altro lato fervido sostenitore di dogmi; si mostra determinato a essere persuasivo ed esauriente nei suoi ragionamenti al punto tale da risultare confusivo e “pesante” quando si relaziona con gli altri.

L’ossessivo tende quasi del tutto ad evitare le situazioni che richiedono coinvolgimento emotivo in quanto considerate come debolezza; tali situazioni vengono inoltre viste come qualcosa di profondamente umiliante. Per questa persona è quasi del tutto impossibile vivere con piacere il momento presente. Il desiderio di controllare la propria pulsionalità lo fa vivere in un continuo stato di tensione volitiva ovvero in continuo conflitto tra il desiderio di controllo della sua pulsionalità ed emotività; è inoltre presente in lui il conflitto tra il sentirsi piccolo mai cresciuto (pertanto inferiore agli altri) e la concezione megalomanica (sono dotato di capacità superiori).

E’ molto forte il senso del dovere: Devo.

Tale senso del dovere non lo fa sentire una persona libera e quando di converso potrebbe sentirsi libero, trovandosi a disagio diventa preda del dubbio.

I tratti distintivi del disturbo sono : ordine, ostinazione e parsimonia. L’ossessivo ha un forte rimando alla cattiveria, al sadismo e al far del male. La persona si difende da un esordio psicotico ovvero dalla paura di “diventare ingestibile a se stesso”, motivo per cui le ossessioni riferiscono sempre a questo ambito (ad esempio paura di entrare in chiesa e bestemmiare), in sostanza si ha paura di perdere le staffe come da metafora freudiana (Cavallo è l’ES che core libero e il cavaliere l’IO che deve indirizzare il cavallo).

L’ossessivo è molto frequente nella nostra epoca; in tal senso riferisco all’organizzazione caratteriale senza sintomi, ovvero non così intensa da sfociare nella patologia.

Nel Disturbo Ossessivo Compulsivo come sintomi abbiamo: ossessioni, ossessioni legate ad igiene, pulizia e ordine, compulsioni (rituali) gesti, comportamenti ritualistici che devono essere messi in atto (nel caso di Luca ad esempio era contare).

Il rituale ha una finalità: come apprendo a controllare le feci (il punto di fissazione qui è la fase anale), così apprendo a controllare gli affetti (l’attività psichica si appoggia ad una corporea).

L’ossessivo sa che il suo pensiero non è reale, che è falso e che potrebbe non fare quella cosa (lavare le mani di continuo, contare fino a cento, camminare solo sulle mattonelle senza righe), ma deve farlo.

Grazie per la lettura.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.