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Pillole di Psicologia: Allucinazioni uditive.

“Anche in altri visionari si è osservato questo meccanismo di formazione delle allucinazioni: Giovanna d’Arco vide innanzi tutto una nube luminosa dalla quale, poco dopo, uscirono San Michele, Santa Caterina e Santa Margherita. Swedenborg vide, per un’ora di seguito, solo sfere luminose e fuochi risplendenti.”

Carl Gustav Jung

Le allucinazioni sono false percezioni, che vengono interpretate e vissute come reali da chi ne fa esperienza, e nascono in assenza di stimoli sensoriali corrispondenti. Oltre alle allucinazioni uditive esistono anche allucinazioni visive, tattili e olfattive e sono caratteristiche di numerose patologie come la schizofrenia, l’abuso di sostanze, gli stati confusionali, gli episodi psicotici acuti. Anche la mancanza di sonno, la deprivazione sensoriale , la disidratazione possono indurre allucinazioni.

Tante figure di rilievo storico hanno in momenti della loro vita avuto esperienze di allucinazioni uditive. Ad esempio, erano voci quelle che ordinarono a Giovanna d’Arco di combattere per salvare la Francia. Erano voci interiori quelle che guidavano Socrate. “Grida di uomini, e particolarmente di donne e di fanciulli” tubarono Torquato Tasso. Robert Schuman aveva anch’egli allucinazioni uditive (ne parlammo in questo post “Tra follia e creazione artistica..”). Il premio Nobel per l’economia John Nash sentiva voci che lo criticavano aspra.

Secondo Jung, che aveva di persona sperimentato il fenomeno, prestare attenzione alle voci interiori è un modo per avvicinarsi ed ascoltare il senso più profondo del sé e quindi dare l’opportunità di mantenere il giusto equilibrio delle proprie funzioni psichiche.

Si stima che circa il 60% delle persone che soffrono di psicosi abbia anche allucinazioni uditive, ma non è detto che chi abbia avuto allucinazioni uditive soffra per forza di schizofrenia o abbia avuto un episodio psicotico. Può accadere anche a persone che non soffrono di disturbi psichici.

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Nel 1992 il neurologo Detlef Kompf ha scoperto che nei soggetti anziani con difficoltà uditive , la mancanza di stimoli acustici può portare ad allucinazioni musicali.

Le persone che conducono esistenze solitarie possono avere più probabilità di avere allucinazioni uditive, purtroppo le stesse allucinazioni favoriranno il loro ritiro dalla vita sociale e comunitaria. Infatti marinai solitari, che solcano i mari per tempi molto lunghi o eremiti, che vivono in condizioni di privazioni di stimoli per lunghissimi periodi, a volte riferiscono di allucinazioni visive.

“Essi mi hanno detto: “Queste cose sono allucinazioni”. Mi sono informato su che cosa fosse un’allucinazione, ed ho scoperto che sta ad indicare un’esperienza soggettiva o psichica che non corrisponde ad alcuna realtà oggettiva o fisica. Allora mi sono seduto e mi sono meravigliato dei miracoli della ragione umana.”

Sri Aurobindo

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Tra follia e creazione artistica: Robert Schumann.

La storia che oggi leggeremo racconta di una grande compositore, della sua follia e della sua creazione artistica sapientemente e indissolubilmente legate:

la storia di Robert Schumann.

Buona Lettura.

Il 4 Marzo 1854 il quarantaquattrenne Robert Schumann viene accolto nel manicomio di Endenich in seguito alla sua richiesta. E’ in questo manicomio che sarà seguito dallo psichiatra Richarz, fino alla sua morte nel 1856.

La psichiatria dell’epoca vive sotto l’opera di Philippe Pinel che nel Trattato differenzia la follia in 5 categorie: melancolia, mania con e senza delirio, demenza e idiotismo; molto probabilmente il nostro Schumann fu classificato tra i malati di melancolia. Schumann infatti, pochi giorni prima aveva cercato di suicidarsi gettandosi nel Reno (questo tuttavia non fu il primo tentativo di suicidio, ma il secondo) e il suicidio stesso era considerato tratto patognomonico della melancolia.

Robert viveva insieme all’eccellente pianista-moglie Clara Wieck; dal primo bacio del 25 novembre 1835 passeranno 5 anni prima di unirsi nel vincolo matrimoniale (passando attraverso una causa legale); Schumann infatti porterà in tribunale il suocero/maestro di pianoforte, accusato di aver offeso la libertà delle persone, rifiutando di dare la mano della propria figlia a Schumann stesso.

La vita di Schumann è costellata di lutti; fratelli e sorelle moriranno. Robert inoltre era sofferente fin da bambino di stati depressivi in conseguenza della morte del padre; inoltre anche la madre era depressa (segno della trasmissione familiare del disagio). Uno dei lutti peggiori da affrontare fu per Robert quello dell’amata sorella (così tanto amata da generare voci su un presunto legame incestuoso).

Il lutto però più importante fu per Schumann quello della perdita della sua mano destra; la mano perderà la funzione del dito terzo facendo cessare in Schumann ogni desiderio di poter diventare un grande pianista come Chopin. Nel 1832 Robert lega due dita della mano destra per poter allenare il medio e renderlo più forte e indipendente alla tastiera; questa pratica era piuttosto comune all’epoca ma per Schumann qualcosa andò storto giungendo alla completa perdita di tutto l’uso della mano.

Robert potè quindi dedicarsi alla sola composizione.

Clara divenne per Schumann la sua mano perduta. Interprete, mano e cuore mancante al compositore sofferente.

Robert inoltre era affetto da paralisi (forse a causa del mercurio usato per trattare la sifilide) e da maniacalità (curata con ipnosi e magnetismo); in quegli anni comporrà opere di straordinaria bellezza e inquietudine, mostrando l’evidenza clinica secondo cui il delirio e le allucinazioni sono presenti anche nelle fasi fortemente depresse.

Il dubbio diagnostico tra schizofrenia e disturbo bipolare (maniaco depressivo) è incentrato sul ruolo del delirio nelle due categorie.

Il delirio è una errata interpretazione della realtà; il soggetto infatti non riesce a dare una corretta lettura del mondo che lo circonda ma lo interpreta in funzione di un Io modificato. Al delirio si accompagnano le allucinazioni (percezioni di voci interne o esterne o di immagini). Nella iniziale storia della psichiatria, il delirio è stato legato alla schizofrenia, all’Io diviso, frammentato ma successivamente si è scoperto che anche nella melancolia e maniacalità vive questa condizione.

Per quanto concerne Schumann, quindi, è possibili ipotizzare un inquadramento dei suoi sintomi nelle alternanze maniacali e depressive e che in tale quadro si innesti la demenza propria della paralisi progressiva. Schumann quindi, soffriva molto probabilmente di una condizione a doppia diagnosi “disturbo bipolare e infezione luetica cerebrale”.

La nostra fortuna -tuttavia- è stata che Schumann non perdesse mai l’impulso vitale che ci ha regalato il genio che – nonostante tutto- ha saputo essere.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.