Archivi tag: Salvador Ramos

Mass Murderers: Assassini di massa (Pt1.)

Photo by Wilson Vitorino on Pexels.com

“I folli poi non sono in realtà quel che i più credono, non sono più sanguinari e più violenti dei sani”

(Ponti, Fornari,1995).

Fino agli anni 80, per indicare i crimini che comprendevano l’assassinio di più persone, si utilizzava il termine generico di “assassinio multiplo”.

Successivamente tramite il grande lavoro di sistematizzazione e classificazione compiuto dall’FBI*, si giunse a una classificazione (di cui oggi vi presenterò soltanto i Mass Murderes).

Assassini di massa- Mass Murderes: si tratta di assassini che uccidono quattro o più vittime nello stesso momento; l’esplosione della violenza (improvvisa o premeditata) si scarica su vittime casuali.

Frequentemente colui che compie questi crimini soffre di schizofrenia paranoide (una psicosi che comporta allucinazioni, deliri e così via). La persona può sentirsi perseguitata o disprezzata. Vive in un mondo che gli è ostile e per questo pieno di nemici. L’SI (Soggetto Ignoto – Unsub in inglese) ovvero il criminale di cui non conosciamo ancora l’identità, si avvia verso una involuzione progressiva, che lo allontana dal mondo, imprigionandolo nelle sue fantasie.

Nel periodo di “incubazione” l’SI spesso coltiva una immagine grandiosa di sé fino a convincersi della propria superiorità (immagina largamente, ad esempio, la strage che farà; una strage che lo consacrerà per sempre e lo renderà indimenticabile e per sempre presente nella storia). Un esempio di questo comportamento sono le foto che questi soggetti condividono delle armi (come Salvador Ramos ha fatto nei giorni precedenti la strage).

La vita comincia a perdere poi gradatamente significato e si concretizza l’ideazione suicidaria ma la rabbia prende il sopravvento così l’SI decide di vendicarsi e uccidere più persone possibili.

Il soggetto si trasforma in un Dio.

Può capitare che vi sia una relazione simbolica con le vittime (è possibile, ad esempio, che Salvador Ramos abbia aperto il fuoco sui bambini in una scuola perché simbolicamente ha sparato ai suoi bulli o a quei bambini che avevano una famiglia perfetta che lui non aveva).

Da quanto l’FBI riferisce, è importante distinguere tra i Mass Murders e gli Assassini Seriali (Serial Killers) che uccidono, invece, 3 o più vittime in luoghi diversi; tra gli omicidi, inoltre, trascorre un intervallo di tempo emotivo e temporale. La vittima può essere casuale o nota e l’atto omicida offre uno sfogo che sia di natura sessuale o aggressiva. Proprio per il fatto che l’omicidio offre una gratificazione, il serial killer non si ferma con un solo omicidio, ma continua fino a che non viene catturato.

Il mass murder invece, esaurisce la sua quota aggressiva/violenta con lo specifico atto; atto che termina con la sua stessa morte.

Nel prossimo approfondimento scopriremo più da vicino chi è il mass murder, qual è la sua evoluzione psicodinamica e il suo profilo psicologico approfondito.

Continua…

*La storia che porta alla nascita di ciò che oggi conosciamo come Profiling, è molto lunga; riassumendo (largamente) possiamo dire che Il Criminal Profiling -come lo conosciamo oggi- inizia a svilupparsi negli anni settanta del Novecento negli Stati Uniti, in particolare con il lavoro svolto da Howard D. Teten e Patrick J. Mullany. Teten teneva un corso “Criminologia applicata” in cui aveva cominciato a diffondere la sua teoria secondo cui si poteva riscontrare delle relazioni tra le tracce trovate sulla scena del crimine e colui che aveva commesso il crimine. L’idea del corso è stata concepita intorno al 1961-1962, ma prima di tenere questo corso Teten aveva esaminato tutta una serie di omicidi al fine di avere una casistica di riferimento.   Durante il suo corso all’Accademia dell’FBI, offriva suggerimenti su casi irrisolti tanto che, con il passare del tempo, la linea d’insegnamento di Teten, si è specializzata sempre di più fino a dare origine a una serie di corsi complementari che, alla fine, sono diventati parte integrante del programma di formazione dell’FBI noto come “Unità di supporto investigativo”. Il lavoro di Teten venne poi coadiuvato da Patrick Mullany, specializzato in psicologia.Nel 1972 Teten e Mullany formarono la Behavioral Science Unit (BSU, Unità di scienze comportamentali) dell’FBI per rispondere al numero sempre più crescente di aggressioni sessuali e di omicidi.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio

Mani Armate

Notizia di stamattina: West Virginia, un uomo inizia a sparare verso un gruppo di persone che partecipavano ad un party. Una donna che partecipava al party ha estratto la sua arma e ha ucciso l’uomo. Il fatto sarebbe successo mercoledì. All’uomo che ha cominciato a sparare a caso verso le persone, era stato vietato di parcheggiare la sua auto nello spazio dove si stava tenendo il party.

Ad inizio settimana invece, ha sconvolto un po’ tutti la notizia dell’ennesima strage in una scuola del Texas. Un diciottenne, Salvador Ramos, ha ucciso 19 bambini e due insegnanti. Poco prima della strage nella scuola di Uvalde, aveva sparato anche alla nonna. Alla fine della vicenda Ramos verrà ucciso dalla polizia e si conteranno altri 17 feriti. La cosa più inquietante è che il ragazzo ha fatto la “cronaca” di tutti i suoi spostamenti e delle sue intenzioni, scrivendole sui suoi social in alcuni post. Sembra inoltre abbia raccontato in maniera più o meno diretta, ciò che stava succedendo ad una ragazza tedesca conosciuta su internet.

Ramos aveva acquistato le sue armi in occasione del suo compleanno.

Ramos era palesemente affetto da qualche psicopatologia, da diverso tempo.

“Quando le aveva detto delle munizioni, ad esempio, che si “espandevano a contatto con le persone”. Lei gli aveva chiesto cosa avesse in mente di fare e lui le aveva risposto: “Aspetta, è una sorpresa”. In un altro di questi messaggi, il killer le aveva scritto di aver “lanciato gatti morti contro alcune case”.” (fonte : Tgcom)

Come è possibile che un ragazzo con gravi ed evidenti problemi psichiatrici abbia accesso al porto d’armi e possa acquistare senza grossi problemi armi di diverso tipo?

Photo by Karolina Grabowska on Pexels.com

In uno studio del 2016 pubblicato sull’American Journal of Medicine e frutto di un lavoro dell’Università del Nevada e della Harvard School of Public Health viene evidenziato che gli Stati Uniti hanno solo la metà della popolazione delle altre 22 nazioni ad alto reddito, ma contano da soli l’82% dei decessi legati a reati contro la persona. L’omicidio è la seconda causa di morte tra i 15 e i 24 anni, e nella stragrande maggioranza dei casi l’arma del delitto è una pistola. I ricercatori concludono che: non c’è grossa differenza nella salute psichica dei vari paesi presi in considerazione rispetto a quella dei cittadini americani ma “non possiamo che segnalare il libero accesso alle armi sia di per sé un fattore sufficiente a spiegare le differenze misurate.”

In Italia, la richiesta del porto d’armi e l’acquisto di un’arma è un processo lungo, che richiede qualche mese. Il medico di famiglia, che deve valutare inizialmente la persona che richiede il porto d’armi, deve rilasciare un certificato di buona salute fisica e psichica. E per arrivare a questo può richiedere anche accertamenti più specifici, affinché si possano escludere patologie fisiche o malattie neurologiche e psichiatriche all’Asl di competenza o ai corpi militari dello stato.

Il problema è che in tutti questi casi la valutazione spesso e volentieri è fatta da Medici con diverse specializzazioni e non da Psicologi o Psichiatri. Infatti i test cognitivi, vengono fatti solo se richiesti, ma non sono obbligatori per avere il porto d’armi.

La variabile psicologica e psicopatologica non è mai fissa e controllabile.

Una persona che pare essere in buona salute (psichica) e senza apparenti problemi ad una prima valutazione anamnestica, può nel giro di poco tempo sviluppare una grave depressione o una psicosi. Infatti un’analisi superficiale può non garantire la diagnosi di un disturbo di Personalità o una particolare fragilità psichica.

Anche fattori ambientali, come lo stress, una delusione affettiva, un lutto, la perdita di un lavoro, una separazione, possono indurre uno scompenso acuto in persone particolarmente fragili.

Inoltre il rischio maggiore per chi detiene armi (paradossalmente) è il suicidio e esiste anche una relazione accertata tra la disponibilità di un’arma da fuoco e il ricorso all’omicidio-suicidio in contesti di stragi familiari, dove la persona con problemi psichici gravi, uccide i membri della famiglia prima di togliersi la vita.

Non è facile identificare una particolare fragilità psichica o un disturbo di Personalità quando siamo in assenza di sintomatologie acute. Per questo è importante che a valutare vi sia la competenza specifica di uno specialista Psicologo o Psichiatra.

Infine, premettendo che sono personalmente molto in disaccordo con l’uso e il possesso di armi da parte della popolazione civile, credo che in presenza di questa possibilità (prevista dallo Stato) dell’uso e del possesso di armi, sia quantomeno necessario e obbligatorio prevedere controlli psicologici, psichiatrici e neuropsicologici, periodici e costanti per tutti i possessori di armi.

“Non lamentiamoci della mancanza di giustizia finché abbiamo armi, e finché siamo liberi di usarle.”

Frank Herbert

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi