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Come le Nuvole.

Amfiteatre de Tarragona.

I veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole“.

Charles Baudelaire

Come le nuvole i miei desideri corrono lievi lungo le strade del caso che mi portano a casa.

Ovunque – nel mondo- è casa mia.

Fa la scelta giusta per te e per l’altro..

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

La vita e le scelte

“La vita è fatta di scelte. Di alcune ci sentiamo, di altre siamo fieri. Siamo quelli che decidiamo di essere”. 

Graham Brown

La scelta è un atto di volontà che determina un “movimento”; la non scelta implica invece una sorta di immobilismo autoindotto. Ma anche la non scelta è pur sempre una scelta.

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Si sceglie di non scegliere perché probabilmente siamo spinti a restare al sicuro, nel punto esatto in cui siamo.

Anche il lavoro di psicoterapia è fatto di scelte. Il paziente, in terapia, sceglie per se stesso e ciò gli permette di svincolarsi dal vincolo delle scelte indotte dagli altri. Se decidiamo di non scegliere, molto probabilmente gli altri decideranno per noi, ma noi abbiamo sempre la libertà di scegliere purché decidiamo di farlo.

«La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti egli si trova sempre di fronte all’alternativa di una “possibilità che si” e di una “possibilità che no” senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell’altro

Søren Kierkegaard

Il sentimento dell’ angoscia secondo Kierkegaard nasce come contrappeso proprio alla libertà di scelta e di fronte alle molteplici possibilità di scelta. Ed è proprio questo sentimento d’angoscia che caratterizza le vite di tanti giovani e giovanissimi e non solo.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Scorciatoie della mente.

Immagine Personale.

Nei vari approfondimenti che sto condividendo con voi, ho spesso citato o evidenziato il fatto che il nostro sistema cognitivo sia un economizzatore di risorse. Il tempo in cui ci troviamo a vivere la nostra quotidianità è sempre più veloce, caotico e per nulla favorevole alle decisioni lente e meditate.

Ciò che oggi vi presenterò è un modo che il nostro sistema cognitivo ha di agire in maniera veloce ed essenziale (il che però non vuol dire privo di errori), ovvero le euristiche.

Buona lettura.

“Linda 31 anni, single schietta e molto intelligente, ha studiato filosofia; da studentessa era molto coinvolta in tutto ciò che era legato all’ambito sociale e delle discriminazioni. Partecipava alle manifestazioni antinucleare e amava vestirsi con abiti lunghi a fiori”.

Basandosi su tale descrizione, è più probabile che Linda sia:

1- Una cassiera in una banca

2- La cassiera in una banca e sia anche attivista in un gruppo femminista.

La maggior parte delle persone pensa che Linda sia una femminista attivista in quanto la sua descrizione si presta meglio all’idea, alla “rappresentazione” che nell’immaginario ha una donna attivista. Per giudicare qualcosa comparandolo intuitivamente alla rappresentazione mentale che si considera di “una certa categoria”, usiamo l’euristica della rappresentatività.

Tale euristica si basa sulla rilevanza degli attributi di una persona considerata come criterio per poter considerare la persona stessa come membro di una certa categoria. Si tratta di giudicare l’appartenenza di una persona a una categoria, sulla base della considerazione di quanto quella persona incarni il prototipo della categoria stessa. Con questa euristica le persone giudicano in modo veloce in quale categoria inserire gli altri.

“Ha più abitanti Mosca o Madrid?”

Probabilmente abbiamo risposto sulla base di un veloce sguardo mentale circa la grandezza delle due città e sulla loro successiva comparazione. Si tratta dell’euristica della disponibilità ovvero la tendenza a giudicare la frequenza o la probabilità di un evento o situazione, sulla base di quanto è facile pensare esempi di quel dato evento o situazione. Ciò che è rilevante non è tanto il contenuto del ricordo, quanto la facilità con cui un contenuto è ricordato o immaginato.

Una delle problematiche legata all’uso di tale euristica concerne però il fatto che si tende ad attribuire peso eccessivo a una situazione più recente e vivida rispetto ad una meno recente. Se “un certo giorno” ascoltiamo al telegiornale che ci sono state delle sparatorie nelle scuole, alcuni giorni dopo saremo portati a considerare il fenomeno della violenza e delle sparatorie nelle scuole, come più radicato e forte di quanto nella realtà, non sia. Ciò che tale euristica evidenzia è che le persone sono lente a dedurre casi particolari da una verità generale, ma sono incredibilmente veloci a dedurre una verità generale da un caso vivido.

Gli eventi facilmente immaginabili (quelli cognitivamente più disponibili) influenzano anche la sensazione di colpa, rimpianto, frustrazione e sollievo. Se la nostra squadra perde o vince una gara importante all’ultimo minuto, successivamente cominciamo ad immaginarci come sarebbe potuta andare “se”..

Immaginare alternative migliori e meditare quello che potremmo fare la prossima volta per avere un risultato migliore, ci aiuta ad arrivare meglio preparati al futuro. Si tratta dell’euristica della simulazione o pensiero controfattuale, secondo cui ci si può immaginare scenari e risultati alternativi. Tale euristica ha come risvolto il poter vivere di rimpianti o attribuire eccessiva importanza alla fortuna.

Quando dobbiamo emettere un giudizio in una situazione di incertezza, riduciamo l’ambiguità ancorandoci a un punto di riferimento stabile, facciamo dei progressivi aggiustamenti e prendiamo la decisione. L’euristica dell’ancoraggio e adattamento stima (partendo da un valore inziale cui ancorarsi), un qualche valore a cui viene accomodato un nuovo oggetto. Se ad esempio chiedo ad una persona “pensi che io sia alto meno di 1,75 cm?” la persona in questione ha un ancoraggio a “,meno 1,75” pertanto darà un valore molto vicino a quel numero dicendo magari “sì, credo tu sia alto 1,74” Il rischio in questo caso può essere sottostimare o sovrastimare la persona o l’oggetto considerati.

Le euristiche sono state considerati da molti studiosi, un “modo sciocco” di pensare che porta solo l’essere umano ad incorrere in errore, dimenticandosi di connettersi con il proprio mondo interno e la propria capacità riflessiva.

L’essere umano infatti – nonostante alcuni approcci teorici- non è qualcosa di rigidamente prestabilito e non funziona con modalità “input/output”. Se in certi casi le euristiche si sono mostrate come un modo freddo, veloce e rapido di prendere una scelta (ad esempio in caso di pericolo per la propria o altrui sicurezza), spesso riflettere e meditare evita fraintendimenti ed errori di cui, nel futuro, potremmo pentirci.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Un pezzo di cuore.. all’improvviso..

Immagine personale “Valencia”

Anni fa -abbastanza- direi.. abbiamo avuto modo di innamorarci del mondo. Abbiamo iniziato (nel nostro piccolo) a conoscerlo, scrutarlo.. amarlo talvolta odiarlo..

Abbiamo incontrato posti dove ogni colore poteva avere la sua sfumatura convivendo – senza troppi fronzoli- con ciascun aspetto di una palette infinita di possibilità.

Immagine personale “Procida”

Abbiamo scoperto la possibilità di sentirsi parte di un tutto.. per poi vedere questo tutto modificarsi ancora e ancora, donandoci aspetti sempre nuovi dell’essere.

Immagine personale “Varsavia”

Il mondo mi manca.. e ci manca. Manca la possibilità di sentirsi in dubbio, in difetto.. di apprezzare quello che hai e maledire la possibilità di non aver altro.

Manca il dubbio, la possibilità di poter scegliere dell’incertezza invece di vedersela obbligare.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio

LO SAPEVO GIA’! A CHE SERVE LA PSICOLOGIA?

Fonte Immagine “Google”

Lo so da sempre: la psicologia è semplice senso comune o c’è qualcosa in più?

E’ spesso capitato – da chi scrive o dai suoi colleghi- di leggere o sentire provenire dall’opinione comune, tutta una serie di “idee” in merito ad alcune ricerche o studi condotti dall’ambiente “psy”. La maggior parte dei luoghi comuni si divide tra chi immagina che gli psicologi siano essi stessi i primi ad aver bisogno di una terapia “sicuramente quel dottore è pazzo!” e tra chi suppone che in tutti gli esperimenti condotti, venga fatto uso delle scosse elettriche (che sadici questi psy!). La carrellata di idee, supposizioni e affermazione su questa bizzarra figura che è lo psicologo ahimè, non terminano qui. Un’altra delle ipotesi -per meglio dire bias- che colpisce il senso comune, risiede invece nel pensare che la maggior parte dei fenomeni studiati e indagati, fossero già noti… in sostanza: “lo sapevo già! non c’era mica bisogno della psicologia per sapere ciò!”.

C’è da dire che gran parte dei processi studiati in particolare dalla psicologia sociale sono presenti nella quotidianità delle persone. Il legame con qualcosa di così concreto e vicino alla quotidianità, potrebbe trarre in inganno tanto da far supporre che gli studi condotti, siano in realtà densi di banalità. Questi atteggiamenti che- badate bene- potrebbero essere interpretati come una sorta di difesa o fantasia messa in atto, traggono spunto un pò da quella che è la storia circa l’indagine “dell’animo umano”. In sostanza già nel corso dei secoli, poeti o filosofi hanno provato a definire e descrivere l’essere umano incorrendo, nel tempo, in una sorta di bias che vede “l’uomo” come qualcosa di facilmente e rigidamente etichettabile in una qualche categoria sia essa umana, diagnostica e così via.

Il problema è che già strizzando l’occhio all’etimologia della parola psicologia, scopriamo che la psiche è tutto fuorché “qualcosa” di etichettabile. Psiche significa infatti “soffio vitale” e presso i Greci designava l’anima che in origine veniva identificata con quel respiro. Nella psicologia moderna invece, specie in quella che è la psicologia sociale, si parla maggiormente dello studio scientifico, pertanto di come le persone e i gruppi percepiscono e pensano gli altri, li influenzano e vi si pongono in relazione.

Le difese messe in atto (il lettore mi perdonerà, ma da psicologa non posso non interpretare la chiusura che spesso vedo verso la mia professione, come una meccanismo di difesa) si allacciano con uno dei fenomeni indagati proprio dalla psicologia sociale.

Il filosofo Kierkegaard sostenne che “la vita è prima vissuta e dopo compresa” ed è un pò quello che accade dopo che alcune ricerche vengono diffuse. Si tratta di ciò che prende il nome di “bias della retrospezione” o “fenomeno dell’io lo so da sempre” ovvero la tendenza ad esagerare, dopo che si è verificato un evento, la propria abilità nell’averlo previsto come qualcosa che si sarebbe verificato. Questo fenomeno può avere effetti sorprendentemente nefasti. Siccome le conseguenze degli eventi sembrano spesso predicibili, spesso si commettono errori di comprensione, interpretazione, presa di decisione e scelta del comportamento da mettere in atto.

Ammetto di essermi un pò lasciata andare, e di aver provato a scherzare con il lettore irritando (probabilmente) qualche collega, ma senza rischi e senza tentativi, nella vita si resterebbe statici, fermi su se stessi.

Ecco.. questo è un pò quello che succede nel momento in cui si decide di procedere con un percorso di supporto psicologico o con una psicoterapia. Si sceglie.. si sceglie di non restare più fermi su se stessi e magari.. nonostante il perdurare di iniziali difficoltà o resistenze messe in atto, si decide di rischiare e provare. La passione che continuo a sentire per questo lavoro risiede un pò in tutto questo, nella possibilità offerta dalla psicologia di modificarsi scegliendo se restare se stessi o cambiare forma; nella possibilità di sperimentarsi e sperimentare.

https://ilpensierononlineare.com/2018/09/16/nelle-stanze-della-psicologia-a-colloquio-con-lo-psicologo/

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.