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Coinema.

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Il termine coinema è stato introdotto da Fornari per indicare “le unità minime del significato affettivo, intese come competenza affettiva innata comune ad ogni uomo” (1979).

La parola, ricavata dal greco koinos, che significa “comune”, e da cui deriva anche la parola “comunicazione”, è l’omologo sul piano affettivo del fonema sul piano linguistico.

“Lo statuto psichico dei sintomi nevrotici del sogno e dei lapsus, passa attraverso la relazione espressione-contenuto , e pertanto ha, in definitiva, uno status linguistico.”

Il riconoscre i sintomi, i sogni, i lapsus come aventi un “significato”, con espressione di contenuto, e come promossi da una intenzione, ha permesso a Freud di avventurarsi nel campo della significazione degli affetti, ovvero nel campo della semiosi affettiva, disancorando il disturbo psichico dalla tradizione medica per ancorarlo al linguaggio.

Partendo dalle invarianti affettive che presiedono al simbolismo onirico si arriva a postulare unità elementari del significato affettivo paragonabili alle unità elementari sonore (fonemi).

La teoria coinemica si propone di arrivare a spiegare fatti empirici, e precisamente il coefficiente di semiosi affettiva implicita in ogni frase. Attraverso la metapsicologia coinemica la psicoanalisi elabora una teoria generale della semioisi affettiva come parte essenziale di ogni processo di semiosi, nel senso che ogni processo di significazione è postualto come implicante sempre anche un significato di affetti regolati da codici.

Ma se la significazione degli affetti inerisce sempre al linguaggio umano, la chiarificazione della semiosi affettiva può diventare propedeutica ad uan teoria generale della struttura profonda del linguaggio umano.

Rilevante è il rapporto tra coinema e produzione artistica.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.