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Psicologia del Trasloco – PODCAST

In questa tappa del nostro viaggio esploreremo un aspetto molto comune nella di vita di tantissime persone, un evento che potremmo definire potenzialmente molto stressante e spesso e volentieri destabilizzante.

Il trasloco può considerarsi un momento di profondo cambiamento dove si mettono in discussione una parte delle nostre certezze e delle sicurezze. Traslocare è un evento molto stressante che può rompere alcuni equilibri personali e familiari..
Buon Ascolto..

Psicologia del Trasloco – Podcast – In viaggio con la Psicologia – Spreaker
Psicologia del Trasloco – Podcast – In viaggio con la Psicologia – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Benessere Psicologico: Esercizio di Training Autogeno – PODCAST

Questa tappa del nostro viaggio sarà dedicata al nostro benessere psicologico.
Prendetevi qualche minuto da dedicare a voi stessi.
Un tempo vostro, personale che vi porterà lontano dallo stress quotidiano.. concedetevi un momento per rilassarvi..
Questo è un esercizio per la gestione dello stress che – mediante il Training Autogeno – si può fare in qualsiasi momento si abbia bisogno di eliminare le tensioni.
Buon ascolto..

Training Autogeno – esercizio per eliminare lo stress quotidiano e per rilassarsi – PODCAST – In viaggio con la Psicologia
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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Relax, Calma, Natura – benessere psicologico

E ti ritrovi immerso nel verde, circondato dall’azzurro del mare, più giù in lontananza.. e camminando tra le vie in salita, sul dorsale del vulcano dormiente, chiudi gli occhi e ascolti la musica dell’estate..

Ascolta, guarda e rilassati..

Abbiamo bisogno di prenderci un po’ di tempo per noi stessi..

Se puoi, metti le cuffie, fermati, guarda o se preferisci chiudi gli occhi e ascolta.. i suoni della natura e la voce ti guideranno in un’esperienza rilassante..

Ascolta ancora.. se hai bisogno di tranquillità.

Relaxing sounds of nature (song of cicadas) immersed in the nature of the green island (Gulf of Naples)

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Ricaricare le vitamine: Warr-Psicologia del lavoro. PODCAST.

E se ti dicessi che le vitamine hanno una qualche relazione con la psicologia del lavoro, ci crederesti?
Warr nel 1987 ci ha fornito un modello teorico “Vitamin model” con cui ha spiegato come l’effetto di 12 fattori lavorativi possano essere paragonati(in termini di aumento o decremento) alle vitamine; così come un accumulo o una carenza delle vitamine hanno effetti positivi o negativi sull’organismo umano, così questi fattori lavorativi influenzano il benessere psicofisico del lavoratore.
Come gestire al meglio lo stress-lavoro-correlato?
Buon viaggio e buon ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio..

Psicopatologia. Il significato del Sintomo

La patologia si crea quando l’equilibrio interno alla persona si rompe. In ognuno di noi, nella nostra storia, crescita, nella strutturazione del Sé, nell’assetto di identità si crea uno stile psicopatologico di base che non è altro che la nostra potenzialità psicopatologica, che determina il nostro sistema difensivo, la modalità con cui si affrontano i conflitti e le situazioni stressogene e di tensione. Fa parte della maschera strutturale della persona ed è il sistema di riferimento automatico che si attiva nell’emergenza conflittuale.

Ad esempio, se prendiamo in considerazione lo stress, che può essere determinato da pressioni esterne che agiscono sull’individuo creando una condizione di necessità, ma anche di impossibilità a fornire una risposta adeguata. Nell’individuo si determina una situazione di tensione conflittuale che comporta manifestazioni di ansia, con la relativa adozione di modalità difensive, che sono patrimonio strutturale dell’assetto di personalità.

Photo by Keira Burton on Pexels.com

Da questa condizione si può generare il sintomo, che è l’espressione dello stile psicopatologico di base attivato da una pressione esterna o da una condizione interna; è espressione della riorganizzazione funzionale di sistemi ed apparati in situazione di emergenza e di difesa; è la comunicazione esterna del disagio tramite una manifestazione estranea al comportamento della persona.

Nella valutazione clinica psicologica è necessario comprendere la complessità degli elementi che definiscono il sintomo.

Il sintomo può avere due vesti, può essere:

Soggettivo: quando quello che la persona vive e denunzia allo psicologo coincide con ciò che la persona vive come disagio e sofferenza, spesso non coincide col sintomo individuato dallo psicologo.

Oggettivo: quando il sintomo è colto dall’operatore; è importante cogliere la valenza e la peculiarità del sintomo durante la relazione con il paziente e il colloquio clinico.

Il sintomo può essere valutato come segno, segnale o simbolo.

È segno quando si inserisce in un sistema chiuso, in un rapporto di causa – effetto. Dalla manifestazione si può risalire alla causa. Si valuta il segno quando si vanno a definire gli aspetti strutturali della personalità.

È segnale quando svolge una funzione di comunicazione e si inserisce in un sistema aperto. È quel sintomo che si pone come manifestazione indiretta, collegata a situazioni evolutive in fieri o di rischio, è pertanto importante risalire alla concatenazione, all’interno di un sistema per intervenire sulla causa reale e non sulle espressioni di copertura.

È simbolo quando è espressione di un conflitto interno. È importante risalire al perché della scelta del sintomo per risalire poi al suo carattere simbolico, che è da ricercare nella storia personale del soggetto.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Come regolare le emozioni spiacevoli?

La capacità di regolare le emozioni come la rabbia, la paura, la tristezza è essenziale per affrontare in maniera efficace lo stress e le situazioni potenzialmente traumatiche. Le emozioni negative sono esperienze normali e spesso sono adattive, ma possono diventare controproducenti e incontrollabili e metterci addirittura in difficoltà nella quotidianità. Possono finanche mettere a repentaglio la nostra capacità di giudizio, quando siamo chiamati a prendere decisioni importanti e difficili.

Alcuni ricercatori hanno trovato dei modi e delle strategie che permettono la regolazione emotiva e il miglioramento della resilienza. Uno di questi metodi prende il nome di “rivalutazione cognitiva“. Con questo metodo, ad esempio, si reinterpreta il significato di un evento negativo, per arrivare a considerarlo in modo più positivo. Così facendo, i ricercatori hanno potuto notare anche una attenuazione delle reazioni fisiologiche ed emotive connesse all’evento negativo vissuto.

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I ricercatori della Columbia University (coadiuvati dallo psicologo Kevin Ochsner) hanno potuto rilevare, inoltre, che quando si reinterpreta intenzionalmente (in positivo) un evento brutto o una situazione emotivamente complessa (perdita di un lavoro, esito negativo di un colloquio, un lutto improvviso) si arrivano a provare emozioni meno spiacevoli e più gestibili. Questo cambiamento dell’umore porta inevitabilmente a cambiamenti cerebrali, in particolare ad una minore attività della corteccia prefrontale (la parte del nostro cervello che si occupa della pianificazione e della inibizione del comportamento) e ad una maggiore attività dell’amigdala (la sede del cervello dove vengono elaborate le emozioni come la paura).

Chi utilizza questa strategia della “rivalutazione cognitiva” per modulare le proprie reazioni emotive allo stress e ai traumi, ha un maggiore benessere psicologico rispetto a chi si limita ad affrontare questi eventi in maniera “neutra” o in maniera negativa.

In uno studio del 2008 della Mount Sinai School of Medicine alcuni ricercatori hanno intervistato 30 veterani ex prigionieri di guerra in Vietnam, chiedendo loro come valutassero le loro esperienze in campo bellico. Gran parte dei prigionieri avevano subito torture anche brutali, ma la maggior parte di loro avevano rivalutato in maniera positiva il periodo di prigionia, dando un senso alla loro esperienza, tanto da diventare più saggi e più resilienti. Riferivano, inoltre, che era migliorata in loro anche la loro capacità di scorgere prospettive per il futuro, relazionarsi con gli altri e apprezzare la vita.

La “rivalutazione cognitiva” è parte integrante di diversi approcci teorici psicoterapeutici ed è molto utile a migliorare il benessere psicologico, aumentare la resilienza e diminuire la sofferenza.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Stress – conseguenze psicologiche e fisiche – Podcast

La nostra prossima tappa ci metterà un po’ sotto pressione, ma ci darà anche gli strumenti adatti per comprendere come liberarcene per vivere meglio.
Scopriamo insieme cosa si intende per Stress e quali potrebbero essere le sue conseguenze patologiche; sia per la nostra mente, sia per il nostro fisico.


Buon ascolto!

Stress – conseguenze psicologiche e fisiche – In viaggio con la Psicologia – Podcast

“La più grande arma contro lo stress è la nostra capacità di scegliere un pensiero piuttosto che un altro”

William James
Stress – conseguenze psicologiche e fisiche – In viaggio con la Psicologia – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Alla ricerca della perfezione..

Lo stimolo a far sempre meglio e alla ricerca continua della perfezione è una delle chiavi del successo (in particolare nel lavoro), ma se si trasforma nella ricerca di una perfezione difficilmente raggiungibile, allora può diventare unavera e propria malattia.

Il perfezionismo è un tratto della personalità molto importante. Consente infatti di orientare il processo creativo ed il lavoro, fino ad essere determinante per la riuscita degli obiettivi prefissati. In tal senso, una buona dose di perfezionismo può aiutarci tantissimo, perché ci consente di essere efficaci e ci spinge a sfidare noi stessi e a dare il meglio di noi in ogni cosa.

Ma c’è il risvolto della medaglia. Se il perfezionismo comincia ad assumere proporzioni esagerate, diventa incontrollabile e può intrappolare in un loop ossessivo sia coloro che ne soffrono, sia coloro che ci vivono accanto.

Esistono tre tipi di perfezionismo:

  • quello orientato verso di sé, che consiste nell’esigere la perfezione da se stessi;
  • quello orientato verso gli altri, in cui siamo noi ad esigere la perfezione dagli altri che ci circondano;
  • quello socialmente prescritto, e cioè richiedere perfezione verso l’ordine sociale.
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Il perfezionismo orientato verso di sé rappresenta un fattore di vulnerabilità per una psicopatologia. Ad esempio, in situazioni di stress, chi ne è affetto rischia. Il perfezionismo sociale può generare un sentimento di impotenza simile a quello delle persone depresse. Il perfezionismo orientato verso gli altri, potrebbe avere effetti devastanti, specialmente all’interno delle relazioni dove il perfezionista esige in modo quasi tirannico che il partner sia perfetto (secondo i suoi standard) e lo critica in continuazione.

Quindi se il perfezionismo risulta essere un carattere prevalente e rilevante, può causare vari sintomi; in particolare una insoddisfazione permanente e una paralisi all’azione. In questo caso il perfezionismo diventa “tossico” e bisognerebbe intervenire per rimediare e contenerlo, perché può assumere facilmente i contorni di una psicopatologia.

Le aspettative del perfezionista tossico sono sempre troppo elevate, e si impone sempre e soltanto obiettivi irraggiungibili, non è mai soddisfatto dei risultati ottenuti. I perfezionisti tossici sono eterni insoddisfatti e invece di ammettere dell’impossibilità dei loro obiettivi, pensa di non essere abbastanza bravo per raggiungerli. Questo tipo di atteggiamento li porteranno a perdere fiducia in se stessi e quindi a imporsi degli obiettivi ancora più assurdi (ovviamente saranno destinati a fallire in continuazione). Questo perfezionismo è definito di valorizzazione: per sentirsi valido una persona deve essere perfetta.

Malgrado poi alcuni successi, il perfezionista tossico, sarà sempre e comunque insoddisfatto si se stesso. Non sa godere dei momenti di piacere e di gioia. Teme l’errore e il fallimento ed è terrorizzato dall’imperfezione. I perfezionisti sono spesso anche ossessionati dal senso dell’ordine e del dettaglio. Hanno difficoltà a prendere decisioni, rimandano spesso o fanno decidere gli altri. Inoltre non sopportano le critiche.

Ma non bisogna demonizzarlo, a esserne consapevoli. Il perfezionismo se è moderato è assolutamente benefico; infatti le aspirazioni sono elevate, ma non irrealizzabili e raggiunti gli obiettivi si è fieri di se stessi. Questo perfezionismo buono si accompagna ad un sentimento di soddisfazione personale. L’errore è visto come fattore positivo e punto di partenza: sbagliando si impara.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi