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Emozioni e mascherina: lo studio italiano.

Negli ultimi due anni mi sono trovata in una doppia posizione; una scissione – mi verrebbe da dire- che strizzava l’occhio alle sfaccettature di cui pure l’Io è fatto (analogamente ad una sfoglia di cipolla); sfaccettature che sono maggiormente state scomode (non per me, che della scomodità ne ho fatto il mio abito più comodo, ma per i vari esperti di cose che hanno spesso sindacato le riflessioni scientifiche, a cui mi sono abbandonata).

Questo cappello probabilmente parimenti scomodo, appare necessario visto l’argomento che condivido ancora una volta.

Da esperta di salute mentale, non potevo restare indifferente nei confronti della necessaria barriera che si adagia su gran parte del nostro volto: la mascherina.

Mi sono posta (lavorando a contatto diretto con tutte le fasce d’età, e lavorando -soprattutto- con il non detto e il linguaggio verbale e non verbale), come e cosa potesse comportare celare il proprio volto e il proprio sentire emotivo, dietro una barriera.

Le riflessioni maggiori e i pensieri più consistenti li ho rivolti a quella fascia d’età che comprende i bambini nati durante la pandemia; tutti questi bambini hanno rinunciato al giocattolo più accattivante e quello “perfetto”: il volto umano.

Oggi condivido con voi uno studio tutto italiano:

I ricercatori del Dipartimento di Scienze Psicologiche, della Salute e del Territorio dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, hanno condotto uno studio circa la lettura delle emozioni del cervello, con la mascherina.

Sembra che il cervello legga diversamente le emozioni.

E’ stata documentata una sistematica anomalia nel modo in cui il nostro cervello reagisce ogni qual volta vediamo un volto coperto da una mascherina; è quanto emerge dalla ricerca pubblicata dal professor Luca Tommasi e dalle ricercatrici Giulia Prete e Anita D’Anselmo sulla rivista internazionale Neuropsychologia. Dallo studio emerge che  il disagio psicologico che sperimentiamo nell’interagire con persone che indossano la mascherina è legato a doppio filo ad un cambiamento oggettivo e misurabile dell’attività cerebrale.

“Ai partecipanti allo studio condotto dai ricercatori della “d’Annunzio” sono stati mostrati centinaia di volti arrabbiati o felici che indossavano o meno la mascherina mentre veniva registrata la loro attività elettrica cerebrale tramite elettroencefalografia (EEG). I risultati, oltre a confermare la difficoltà nel riconoscere le emozioni dei volti mascherati, hanno dimostrato che la risposta della corteccia cerebrale è alterata rispetto alla norma durante la visione di quei volti, soprattutto nei partecipanti quotidianamente meno esposti alle mascherine. Queste conclusioni giungono a conferma di altri studi internazionali che hanno già dimostrato l’impressione che le mascherine indeboliscono la nostra capacità di percepire gli altri, rendendo più difficile il riconoscimento di identità ed espressioni emotive.” (da storiedabruzzo.com).

Il professor Luca Tommasi, docente di Psicobiologia e Psicologia fisiologica alla “d’Annunzio”, evidenzia come il necessario dispositivo che è la mascherina, stia comportando dei cambiamenti nel modo di interagire e rappresentarsi l’altro; dei cambiamenti che se fino ad ora erano stati soltanto ipotizzati -adesso- studi alla mano (sono presenti, in merito, anche altri studi internazionali), diventano una certezza scientifica.

Non possiamo essere indifferenti innanzi a queste presenti ma soprattutto future ripercussioni sulla nostra vita, specie per le implicazioni e modificazioni delle abilità comunicative e sociali cui stanno andando incontro i nostri bambini.

Fin dalla nascita, l’esposizione ai volti comporta -nei bambini- la costruzione di circuiti cerebrali predisposti a riconoscere le altre persone.

“In fondo non c’è idea cui non si finisca per fare l’abitudine.”

Albert Camus, Lo Straniero.

Dott.ssa Giusy Di Maio.