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Può il clima influenzare la nostra creatività?

Finalmente ci siamo inoltrati pienamente in una delle quattro stagioni più colorate e climaticamente più piacevoli. Questo discorso non vale proprio per tutti, c’è infatti chi, alla primavera e all’estate preferisce decisamente l’inverno, il freddo, le giornate più corte, la pioggia e la neve. Insomma questione di gusti e di personalità diverse.

Ma la domanda che vorrei porvi è questa: può il clima influenzarci in qualche modo? Può influenzare il nostro umore, il nostro stato d’animo? Può influenzare anche la nostra creatività?

La risposta a tutte queste domande è si.

Oggi però vorrei approfondire solo l’ultima domanda. In effetti il clima può avere il proprio peso specifico sulla nostra creatività. In una ricerca di non molto tempo fa pubblicata sulla rivista scientifica Acta Psycologist è riportata una ricerca che afferma proprio che, le condizioni climatiche influenzerebbero il modo in cui la nostra mente elabora le informazioni, condizionando, in questo modo, la creatività delle persone.

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Gli studiosi per la loro ricerca hanno coinvolto delle persone in attività diversificate, di gruppo e non. La caratteristica principale è che queste attività venivano svolte in luoghi e ambientazioni “calde” o “fredde”.

Alla fine della ricerca si è notato che le persone coinvolte in attività con un clima più caldo, sviluppavano una “creatività più sociale”. Riuscivano infatti ad elaborare attività e compiti che li mettevano in relazione con gli altri, inoltre le relazioni e le attività di gruppo ne risentivano molto positivamente.

Le persone invece coinvolte nelle attività al “freddo”, avevano più una tendenza a sviluppare attività incentrate su processi mentali autoreferenziali e astratti (una creatività più personale), annullando quasi le attività svolte in gruppo.

In generale in questo studio, si è potuto arrivare alla conclusione che il caldo renderebbe le persone più “generose”, sia a livello relazionale che a livello di idee e attività cognitive, quindi più inclini a socializzare; mentre un clima più freddo avrebbe l’effetto contrario.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Jazz, creatività ed emozioni.

Uno studio ha mostrato come le emozioni influenzino la creatività aprendo un ponte sulla comprensione, ad esempio, dell’improvvisazione in ambito jazz.

Studi di imaging cerebrale confermano che le emozioni modulano la creatività dei musicisti. Malinda Mc Pherson (Harvard/MIT) sotto la guida di Charles Lib, condusse uno studio in cui osservò tramite risonanza magnetica funzionale, l’attività cerebrale dei musicisti jazz professionisti mentre improvvisavano delle melodie.

Durante l’improvvisazione ai musicisti venivano mostrate delle immagini in cui le persone avevano alternativamente una espressione triste o allegra. Durante la visione di queste immagini, i musicisti dovevano improvvisare ed esprimere le emozioni che visualizzavano.

Con le emozioni positive si osservava, nel cervello del musicista, una forte disattivazione della corteccia dorsolaterale prefrontale (DLPFC).

In studi precedenti questo tipo di risposta è stata associata ai processi creativi.

Quando però l’emozione nella foto era negativa, la disattivazione della DLPFC era molto inferiore mentre vi era un incremento dell’attività nelle aree cerebrali normalmente associate al piacere e alla ricompensa.

I ricercatori hanno concluso che quando si parla di creatività, non possiamo immaginare che vi siano attivazioni o disattivazioni di circuiti cerebrali specializzati ma che vi sia un effetto modulatorio da parte delle emozioni, in circuiti diversi.

L’attivazione osservata nelle aree legate al piacere è da collegarsi all’effetto psicologico della musica triste e di quella felice.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.