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Pillole di Psicologia: Il Pensiero

Il pensiero è un’attività mentale complessa che permette di ordinare e metabolizzare il mondo che ci circonda.

Il pensiero comprende diverse attività mentali quali: ragionare, riflettere, immaginare ricordare, fantasticare, risolvere problemi, costruire ipotesi sul mondo.

La sua complessità deriva dal fatto che è legato anche ad altre attività cognitive che lo caratterizzano e lo dirigono, come: la percezione, le emozioni, la motivazione e il linguaggio.

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Il pensiero ha da da sempre affascinato la Psicologia e inizialmente, tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento del secolo scorso, i primi studi furono portati avanti in laboratorio da Wundt e Watson. L’approccio era riduttivo in quanto ciò che si andava ad analizzare era fondamentalmente l’aspetto comportamentale della funzione cognitiva del pensiero, cioè il linguaggio. Quella che veniva considerata la parte osservabile e quindi misurabile del pensiero.

La Psicologia della Gestalt, qualche anno più tardi, propose un approccio diverso che vedeva il pensiero come vivo e produttivo nel momento della risoluzione di un problema.

Kohler teorizzerà l’esistenza di un pensiero per insight, che può tradursi in italiano con il termine “intuizione” e che descrive il momento in cui si riesce ad arrivare alla soluzione di un problema, attraverso una comprensione dell’insieme degli elementi disponibili, fino ad assumere una nuova forma coerente alla risoluzione del problema.

Wertheimer invece parlò di pensiero produttivo, analizzando i processi che portano il pensiero ad una produzione di conoscenze e ad una ristrutturazione del campo.

L’approccio cognitivo ha focalizzato la sua attenzione, in particolare, a definire i concetti di pensiero induttivo e pensiero deduttivo. Il primo indica un tipo di ragionamento che parte dal particolare per poi generalizzare; nel caso del pensiero deduttivo, invece, ci si riferisce ad un tipo di ragionamento in cui si traggono le conclusioni a partire da premesse, ha quindi una validità logica.

Infine in ambito clinico ed in particolare nella diagnosi di alcune patologie, un funzionamento disfunzionale dei processi di pensiero (disturbi del pensiero formali e del contenuto), può essere uno dei sintomi che caratterizzano alcune patologie come le psicosi, disturbi di personalità (borderline o paranoide) oppure patologie legate ad abuso di sostanze.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Sei più intelligente di uno scimpanzè?

Fonte Immagine “Google”.

L’approfondimento che voglio proporvi oggi, concerne dei famosi studi condotti nell’ambito della psicologia della Gestalt da Wolfgang Kohler.

Gestalt significa “buona forma” è infatti un termine tedesco usato per indicare una specifica corrente psicologica (psicologia della forma o della rappresentazione-Gestaltpsychologie) i cui studi si focalizzarono in particolare sugli aspetti percettivi e del ragionamento/risoluzione di un problema. La Gestalt contribuì con i suoi studi, ad ampliare le teorie concernenti l’apprendimento, la memoria e il pensiero.

Cosa c’entra allora uno scimpanzè?

Buona lettura.

Kohler tra il 1913 e il 1917 decise di sottoporre delle situazioni problematiche a degli scimpanzé, per vedere se e come, le scimmie riuscissero a risolvere tali situazioni.

L’esperimento consisteva nel mettere una banana fuori dalla gabbia di uno scimpanzé che, nel caso specifico, si chiamava Sultan. La banana si trovava ad una distanza superiore a quella del braccio dell’animale.

Sultan comincia con diversi tentativi, a provare ad avvicinarsi alla banana; resosi conto che questa è troppo lontana, comincia a guardarsi intorno. All’interno della gabbia ci sono una serie di canne di bambù; Sultan decide di infilare le canne l’una dentro l’altra fino a quando – ottenuta una canna abbastanza lunga – non decide di usarla per arrivare alla banana.

L’esperimento fu ripetuto anche con altri oggetti, ad esempio una cassa su cui salire. Kohler ritenne che i tentativi di Sultan non fossero casuali, ma tentativi intelligenti in quanto derivati dopo l’osservazione, da parte dell’animale, dell’ambiente circostante. In tutti i casi, infatti, Sultan riusciva ad arrivare alla banana comprendendo che uso fare dell’oggetto a disposizione.

L’apprendimento avviene quindi per insight ovvero dopo una improvvisa scoperta di un “nuovo” modo di interpretare la realtà e il mondo circostante. L’insight è pertanto una scoperta di nuovi rapporti tra gli elementi; rapporti che sono ora diversi rispetto a quelli precedenti. Ciò però che i gestaltisti evidenziano è che l’insight non nega l’esperienza e le soluzioni passate; nei casi in cui la situazione non consente l’uso di nuove strategie, il soggetto ricorre a ciò che è già noto.

L’insight definisce quindi una intuizione nella sua forma immediata e improvvisa.

Dal minuto 1:02 l’esperimento della banana. https://www.youtube.com/watch?v=6-YWrPzsmEE

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.