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L’importanza del sonnellino.

Dormire dolce dormire.. sin dai primi giorni della nostra vita trascorriamo gran parte del nostro tempo dormendo. Il nostro cervello però non è mai a riposo, è sempre attivo anche nei neonati, anzi soprattutto nei neonati.

Il sonno sembra infatti svolgere un ruolo cruciale per il consolidamento dei ricordi e della memoria nelle prime fasi di sviluppo. Una ricerca pubblicata qualche tempo fa su “Proceedings of the National Academy of Science” ha dimostrato che un semplice sonnellino di mezz’ora può aiutare i bambini con meno di un anno di età (dai 6 ai 12 mesi) a migliorare la loro memoria. Lo studio ha evidenziato che proprio la possibilità di dormire nelle quattro ore successive ad un apprendimento (nello studio è stato mostrato un gioco con la manipolazione di peluche) migliora la capacità del bambino di ricordare quelle azioni che ha potuto osservare. Infatti nel gruppo di controllo, nei bambini che non avevano dormito dopo l’osservazione del gioco, questi non erano riusciti a ricordare le azioni viste precedentemente. Presumibilmente non erano riusciti ad assimilare il ricordo e quindi l’apprendimento di quelle azioni.

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Gli effetti positivi del sonno sono decisamente importanti nei neonati come per gli adulti del resto. Ma nei bambini è davvero cruciale il ruolo del sonno perché permette addirittura il corretto e pieno sviluppo delle funzioni cognitive, necessarie alla crescita.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Siamo la somma dei nostri pensieri o la somma delle nostre scelte?

Immagine Personale: ” Quanto (Io) sono la mia scelta? “

Durante i corsi di “Psicologia dello sviluppo” il mio professore (ammetto.. uno dei migliori mai incontrati), ci sottopose tutta una serie di “dilemmi morali” a cui in maniera divertita (e probabilmente anche uno pò sadica, ironica e compiaciuta), assisteva alle nostre – spesso assurde – rispostone. Oggi condivido con voi il pensiero di Kolberg, noto psicologo e filosofo conosciuto proprio per le sue teorie sullo sviluppo morale.

Secondo Lawrence Kohlberg lo sviluppo morale evolve dall’infanzia all’età adulta passando per punti di svolta; si ha in sostanza il passaggio da un livello inferiore di ragionamento morale a uno superiore. La teoria considera in particolar modo come un individuo affronta e risolve – a livello cognitivo- conflitti o dilemmi relativi all’ambito morale. Le questioni poste da Kohlberg sono:

  1. che cosa è giusto fare
  2. perchè è giusto
  3. quali prospettive sociomorali sono sottese al ragionamento nei vari stadi

Il punto di partenza di Kohlberg è rappresentato dal sottoporre ai soggetti il noto “Dilemma di Heinz”:

“Heinz é un uomo la cui moglie è ammalata di cancro, ma che potrebbe essere salvata da un farmaco inventato da un farmacista della sua città. Questi però, volendo far soldi con la sua scoperta, pretende una cifra molto elevata, che Heinz non può pagare: invano egli chiede al farmacista di ridurre la cifra o di pagare successivamente per poter salvare la moglie, così Heinz é alle prese col dilemma se rubare il farmaco o veder morire sua moglie”.

In base alle risposte analizzate, Kohlberg identifica 3 livelli di ragionamento morale: pre-convenzionale, convenzionale e post-convenzionale ognuno dei quali è suddiviso a sua volta in 2 stadi corrispondenti a diverse forme di ragionamento.

Livello 1: Nel livello pre-convenzionale (si manifesta nei bambini fino a 9- 10 anni), la persona vive le norme morali e sociali come esterne e non soggette alla riflessione personale. Bambini o individui fermi a questo livello (Kohlberg vi include anche alcune categorie di delinquenti), non hanno percezione del nesso tra regole di comportamento e funzionamento sociale. Le regole vengono pertanto rispettate solo per massimizzare i propri interessi ed evitare i guai e quando possibile, soddisfare i bisogni personali. L’individuo crede che rispettare le regole porti a un vantaggio, mentre disobbedire comporterebbe una punizione. La risposta fornita al dilemma è :“Non deve rubare il farmaco altrimenti andrebbe in prigione”. Gli stadi di tale livello sono: Orientamento premio-punizione; Orientamento individualistico e strumentale.

Livello 2: livello convenzionale (livello raggiunto dalla maggior parte delle persone che, assesta il proprio sviluppo morale a tale livello). Convenzioni, obblighi, regole o aspettative sono sperimentate come componenti salienti del sè. Il fatto che la maggior parte delle persone raggiunga questo livello è evidenziabile nel fatto che esse, si identifichino con un sistema di obblighi o aspettative verso organismi sociali (es la società) o organismi più ristretti (la famiglia). A tale livello si trova un certo conformismo sociale in quanto l’adesione alle regole avviene in modo acritico. La risposta al dilemma è : “bisogna sempre rispettare le leggi”. Gli stadi di tale livello sono: Orientamento del bravo ragazzo o del conformismo e delle mutue aspettative interpersonali; Del sistema sociale e coscienza.

Livello 3: post-convenzionale (livello raggiunto solo da pochi individui). I giudizi morali sono formulati sulla base di un’adesione a valori generali come: libertà, equità, solidarietà. Bisogni personali e leggi della società sono subordinate a principi generali. Obbligatorio infatti, in questo stadio indica qualcosa (adesione a principi) liberamente scelti. Occorre rispettare le regole della società, consapevoli che sono frutto di un contratto tra persone, ma alcuni valori, come il diritto alla vita e alla libertà, non possono mai essere messi in discussione. La risposta al dilemma è: “Il furto di Heinz è giustificato dal fatto che c’è un vita umana in pericolo, ciò che trascende gli interessi personali del farmacista sul farmaco”. Gli stadi di tale livello sono: Del contratto sociale e dei diritti individuali; Principi etici e universali.

E voi? cosa avreste fatto al posto del nostro Heinz? Rispondete pure con il massimo della libertà (morale).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

I Vantaggi del Gioco e della Fantasia per l’apprendimento.

Il gioco è essenziale per lo sviluppo intellettivo dei bambini. Attraverso il gioco e la fantasia i bambini hanno l’opportunità di conoscere il mondo che li circonda e quindi sarà più semplice per loro ricercare il loro posto nel mondo. Dedicare un tempo non strutturato al gioco libero, può contribuire a rendere i bambini più felici, creativi e socievoli.

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In alcuni studi è stato dimostrato che le situazioni “fantastiche” create dai bambini e per i bambini possono aiutare a potenziare l’apprendimento. Nel 2015 negli Stati Uniti hanno svolto uno studio su 154 bambini provenienti da scuole per l’infanzia (Dipartimento di Psicologia della Pennsylvania – Deena Weisberg). Il gruppo dei 154 bambini è stato diviso a metà; ad un gruppo sono stati letti dei libri realistici su argomenti reali e quotidiani (cucina, agricoltura..); ad un’altra metà sono stati letti dei libri di fantasia (con draghi e castelli). Durante la lettura sono state insegnate ai bambini parole nuove. Dopo ogni sessione di lettura è stata data la possibilità ai bambini di dedicarsi a giochi di finzione con oggetti e giocattoli, che rappresentavano alcuni elementi e personaggi incontrati nei libri. Alla fine è stato verificato l’apprendimento delle parole nuove. Il risultato è stato che entrambi i gruppi di bambini hanno imparato parole nuove, ma il gruppo che ha ascoltato le storie di fantasia aveva imparato più parole. Probabilmente nel vocabolario utilizzato per le storie di fantasia ci sono cose più interessanti, che hanno fatto si che l’attenzione dei bambini alle nuove parole fosse maggiore.

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Questo studio, insieme ad altri, rivelano  che la fantasia può contribuire positivamente all’apprendimento dei bambini. Inoltre un ambiente irrealistico (in cui avviene qualcosa o viene raccontato qualcosa) o una storia che si discosta dal reale e dalla routine, predispone i bambini a determinati tipi di pensieri e comportamenti, che faciliteranno l’attenzione. I bambini, infatti sanno che in una situazione “ordinaria” e conosciuta, sanno di non dover aspettarsi nulla. Mentre in una situazione straordinaria, sono predisposti ad aspettarsi qualcosa e fanno molta attenzione alla “novità” e all’eccezionalità di ciò che accadrà. Infatti saranno più coinvolti e preparati mentalmente ad apprendere. In tal senso, si potrebbe dire che gli scenari irrealistici aiutano i bambini a vedere le possibilità intrinseche della realtà. Infatti è probabile, in base ai risultati di questi studi che i bambini vadano a cercare gli eventi impossibili, non per usarli come guida diretta alla realtà, bensì per pensare a possibilità irrealistiche che possono, in contrasto con la realtà, aiutarli a modulare una visione della realtà e del mondo reale coerente con la loro futura personalità.

Le nuove scoperte indicano che per troppo tempo si è sottovalutato il potere della fantasia nei bambini. Infatti la capacità e l’abilità nel fantasticare sarebbe particolarmente utile in determinati contesti didattici. Ad esempio nello studio della Fisica ( ma anche di altre materie che tendono a discostarsi dalla visione statica e oggettiva della realtà per come la percepiamo, come ad esempio la filosofia, la psicologia) un pensiero fantasioso è indispensabile per sondare, studiare, analizzare situazioni complesse, come particelle invisibili, gravità, velocità.

Se gli elementi fantastici sono particolarmente utili per l’apprendimento, si potrebbero incoraggiare i bambini al gioco basato sulla fantasia. Stimolare i bambini a osservare gli aspetti impossibili di questi giochi e racconti, condurli a comprendere cosa può o non può accadere nella realtà potrebbe preparare il terreno all’apprendimento futuro.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott. Gennaro Rinaldi