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Pillole di Antropologia: Il Tarantismo.

La Puglia è la terra elettiva del tarantismo, un fenomeno storico- religioso nato nel Medioevo e giunto fino ai giorni nostri modificandone, in un certo senso, forma ed espressione portando con sé tutto un dibattito sul fenomeno della patrimonializzazione, rendendolo un fare solo per turisti (vedi concerto a tema, magliette e gadget nati) dimenticando che si tratta invece di una formazione religiosa “minore” prevalentemente contadina ma che coinvolge anche i ceti più elevati, caratterizzata dal simbolismo del morso della taranta che morde e avvelena.

Al morso segue il fondamentale esercizio coreutico musicale, fatto di danze, canti e preciso uso dei colori che servono a mettere in scena la sofferenza provata dall’avvelenato che così vive e rivive il “cattivo passato” che torna e opprime: questa è la storia della terra del Rimorso.

Il rapporto tra taranta e musica è attestato in un antico documento il Sertum papale de venenis, attribuito a Guglielmo De Marra di Padova e composto nel 1362. Nel capitolo dedicato al veleno della tarantola si menziona una tradizione popolare dove, dopo esser stato morso e avvelenato dalla taranta, il malato dopo aver udito una melodia che concorda con il canto della taranta che lo ha morso, ne riceve giovamento; ne consegue che il canto della taranta (il suo morso, la sua sofferenza) diventano ora ascoltabili.

Ciò che appare evidente è che il morso della taranta non è reale (se non in taluni casi descritti da De Martino e la sua equipe di studio, in cui tutto l’esercizio coreutico musicale si appoggia a un reale morso), ma il ballo, si presenta come la risposta al morso di un ragno che non è “vero”, ma si ripete ogni anno secondo scadenze connesse con il ciclo dell’annata agricola e del calendario dei santi cristiani.

L’argomento è lungo, complesso e affascinante. Mi rendo conto che così facendo, non rendo giustizia alla sofferenza provata da tutti i tarantati, ma una cosa voglio sottolineare.

La scelta della musica con cui il tarantato ballava per ore e giorni, al fine di cacciare il veleno, era scelta sulla base della diversità del veleno; alcuni erano così sensibili maggiormente ai colpi ritmici degli strumenti a percussione, altri al canto delle trombe; coloro che erano stati morsi dagli scorpioni gradivano (al pari dei morsi dalla tarantola), tarantelle e pastorali.

Le tarante potevano essere tristi, allegre, passionali o aggressive. Il canto poi aveva valenza esorcistica; la voce chiama “chi ti ha morso.. dove.. quando” e il tarantato risponde inscenando dando libero sfogo per almeno qualche giorno durante l’anno al suo malessere, al suo rimorso al ritorno di quel rimosso che opprime e fa male.. lo stesso rimosso che per un anno intero si cela e nasconde perchè fa vergogna e paura adesso, nell’esorcismo coreutico musicale mentre prego San Paolo nell’attesa della grazia.. può essere vissuto sul mio palcoscenico; ho ora, per qualche giorno, la possibilità di essere vista e di mettere in scena il mio dolore.

La canzone racchiude tutta la storia.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio