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Passato

“Il passato è quello che ci definisce. Possiamo cercare a torto o a ragione di sfuggirgli o di sfuggire alle brutture che contiene, ma ci riusciremo solo se gli aggiungeremo qualcosa di migliore.”

Wendell Berry
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Il passato ci definisce sicuramente e non sempre ci regala ricordi, sensazioni ed emozioni belle. I ricordi che ci portano dolore vanno affrontati, quelle ferite vanno curate prima che possano infettarsi e cominciare a provocare più dolore.

Prendersi cura delle proprie ferite e cominciare ad aggiungere qualcosa di nuovo, di migliore..

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La questione del Tempo.

Immagine Personale.

So di aver scritto spesso del tempo e so di correre il rischio di sembrare ridondante, noiosa o ripetitiva, ma la questione tempo mi è molto cara.

Credo che le ragioni risiedano innanzitutto nel mio essere pianista; musicista a costante contatto col ritmo e la melodia.. a ciò si aggiunge che per svariate ragioni io sia stata cresciuta in un “bagno di ritmo” (prendo in prestito le parole di Lacan quando sostiene che noi siamo immersi in un bagno di linguaggio) e il tutto, ha trovato unione nella mia professione: la psicologa.

Durante gli anni di formazione (continua, costante e sempre in essere) e gli anni dello sviluppo (quello personale), la questione tempo mi si è riproposta in vario modo e nei momenti più disparati, presentandosi alla mia porta senza avvisare, senza chiedere ma entrando – mi viene in mente una espressione della mia lingua madre- che traduco con prepotentemente.

A colloquio, stamattina, una signora esordisce con “Eh Dottorè.. ma quanto tempo ci vuole?”

Questa frase la ripropongono di continuo nella speranza di sentire dalla mia bocca parole come “No Signò.. e che ci vuole.. ppuf! – bacchetta magica- e tutto si risolve”.

Cos’è questo nemico tempo che tanto perplime e genera caos?

Non oso dare una definizione del tempo, né in termini filosofici, né musicali, psicologici o altro.. Vorrei soffermarmi sulla questione personale (riferito come spazio dato a e dalla persona), al tempo.

Le terapie non sono mai veloci (diffidare da chi in poche sedute dice di aver compreso/risolto) ma le terapie non sono neanche eterne (analisi o psicoterapie interminabili sono spesso indicative di un attaccamento che poi cela ben altro).. la famosa questione freudiana dell’analisi terminabile e interminabile..

Negli anni in cui studiavo pianoforte il tempo per lo studio era infinito.. eterno.. ore continue (ore, ore e se dico ore.. sono ore) il pianoforte, tu, la musica e il tuo tempo che vedevi andare via senza chiedere troppo..

Al massimo avevi un maestro che letteralmente ti cantava o urlava nelle orecchie, pretendendo che tu agissi il tuo tempo e lo lasciassi fluire ritmicamente disseminandolo tra i tasti che andavi ad abbassare e alzare.

Negli anni dell’adolescenza quando il tuo temperamento è tutto tranne che sereno, paradossalmente trovavo in quel “tempo perso”, pace e serenità; trovavo nelle ore seduta allo sgabello (tra dolori fisici e psicologici) un senso a quel fluire su cui, paradossalmente nonostante mi appartenesse, non avevo potere.

Crescendo ho maturato o meglio.. ho seguito il filo invisibile della passione che mi ha portato alla psicologia, dove ho compreso che il tempo in sostanza non ha definizione.

Quanto tempo ci vuole?

Il tempo che vi vuole.

Il tempo può essere lineare, ciclico, pieno, vuoto, aperto, chiuso. Il tempo può essere ridondante, altalenante, intermittente.. Toglie, mette.. accusa.. Fluisce, chiede permesso o fa di testa sua.

Il tempo è tempo.

L’idea di un tempo a noi amico che sia sempre fedele, sereno e pacato, non fa parte del tempo che andremo a trovare durante un colloquio.

E’ così difficile fermarsi a pensare? A pensare a sé stessi e a dedicarsi uno spazio neutro che si situi come uno spazio senza tempo, luogo e isola in mezzo al mare (della riflessione, del ricordo, del pensiero), senza che si situi necessariamente come un tempo per l’azione?

La signora ha deciso di non ritornare per successivi colloqui, interrompendo prima ancora che potesse nascere, il suo tempo.

Durante un colloquio, una consultazione o una seguente futura terapia, il tempo subisce e vive uno squarcio.. una ferita apertura tra i pensieri, i sentimenti e i vissuti.

Il tempo viene attaccato da chi a lui ha ceduto le redini della propria esistenza.

Accade spesso che chi cominci lentamente a grattare via dalla superficie del tempo l’incipit fatto dalla polvere non riesca a vivere il contraccolpo che il tempo fornisce lui.. Contraccolpo fatto dai ricordi, dal dolore, dalla sofferenza, dallo scoprire che il tempo ha fatto di testa sua e magari ha tolto più che dare.

Ci vuole il tempo che ci vuole, signora..

Il tempo di sedersi, capirsi e magari incolparsi oppure chissà.. Il tempo di scoprire che forse la colpa non è nè nostra nè del tempo..

Quando la signora è andata via mi sono ricordata di una canzone che mi tenne molta compagnia durante il periodo a Praga. Non sapevo della situazione che avrei trovato di ritorno a casa; non sapevo di quel che sarebbe accaduto di lì a breve. Non sapevo. Non sapevo che tempo avrebbe seguito il mio tempo.

Eppure è stato tempo, andato, vissuto, metabolizzato.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Tempo per il Tempo.

Immagine Personale.

Stamattina guardando questa piccola agenda, un pensiero si è affacciato alla mente. Un anno intero racchiuso in una piccolissima agenda..

Quanto sembra piccolo un anno?

Quanto può essere piccolo il tempo?

La relazione Uomo/Tempo è sempre stata problematica, aprendo alla questione di chi dei due prenda il sopravvento o diriga i giochi: ” sono io uomo a definire te, tempo o sei tu tempo a scandire la mia esistenza?”.

La psicoanalisi ha considerato la questione della rinuncia una tappa fondamentale dello sviluppo della maturità psichica; rinuncia a lasciare qualcosa andare e ad accettare, di converso, che il tempo scorre, comportando – talvolta- l’abbandono di sogni tramutati poi in illusioni.

La vita giunge in soccorso facendo sperimentare noi alcuni eventi che sembrano collocarsi al di fuori, lungo i margini dei confini del tempo, ridefinendone permeabili confini che si muovono quasi come su una lavagna magnetica, lungo le linee del con e senza: scrivo, cancello “mi innamoro; le persone care muoiono; io invecchio..”.

La rinuncia però non basta; l’essere umano ha deciso di credere (non in maniera assoluta in quanto non tutti sposano la causa del credo), in una religione che postula l’esistenza di un “dopo” o in un leader carismatico che aiuti a vivere nella pesante realtà.

Nell’ambito della clinica, l’analista bioniano si approccia al setting “senza desiderio e senza memoria” attuando uno spazio oltre, isola del tempo; di converso colui che si approccia alla terapia dovrà attuare la rinuncia del tempo “non ho più controllo del passato e del futuro”.

Ciò che diviene necessario è lo spazio di illusione che porta a spingerci oltre la semplice rinuncia; uno spazio che diviene possibilità e speranza distanziata dalla realtà, atto di devozione e impegno da parte della coppia analitica.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Compromessi.

Immagine Personale.

“Chi sa aspettare non deve scendere a compromessi”.

S. Freud

Recuperare il tempo e il piacere dell’attesa..

Dott.ssa Giusy Di Maio.

è ancora tiempo..

Suono come il mare e le sue onde che minacciano tempesta.

Suono come la pioggia che nel mare sconfinato batte forte su una barca che a stento resta a galla.

Suono come la certezza di essere sopravvissuto guardando i miei primi passi su questa terra nuova e sconosciuta.

Suono come le voci di questa lingua incomprensibile.

Suono come la voce rotta dal pianto dei miei genitori al telefono.

Enzo Avitabile – Pino Daniele

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Ti dedico il mio tempo.

Immagine Personale.

L’etimologia della parola tempo rimanda al greco “divido, separo”.

In musica il tempo indica lo schema metrico ritmico delle battute, inteso quale unità fondamentale di durata e accentuazione. Nella terminologia musicale, inoltre, il termine tempo ha diversi significati.

Il tempo indica una parte di una composizione di ampie proporzioni divisa in più parti o tempi (Sonate, concerti, …); indica il grado di velocità ovvero l’andamento di una composizione; ciascuna delle parti (unità ritmiche) su cui gravano gli accenti principali, nonchè gli accenti stessi (nel senso di durata quindi tempi forti e deboli della battuta).

I tempi possono poi essere semplici, composti, regolari o irregolari; per la loro funzione logica possono essere distinti in originari o fondamentali, derivati, subordinati o dipendenti.

Il tempo scandisce, fornisce noi la suddivisione la regolarità (talvolta nell’irregolarità), della nostra vita.

Il tempo è sempre presente, vivo e attivo al nostro fianco; impossibile da eliminare dalle nostre vite le scandisce, le inibisce.. ne accelera il flusso lo rende vivo e fluido, magma incandescente da tenere brevemente tra le mani pena: il rischio di bruciarsi.

Quando una relazione, un’amicizia, un legame termina.. ci si sente depredati, rubati del proprio tempo.

“Ti ho dato tutto il mio tempo, ti ho dato tutto me stesso.. e tu…”

Il tempo è così importante che spesso lo sostituiamo a noi; sembriamo essere diventati noi il nostro tempo.

Il tempo (divido, separo) è attenzione; il tempo è presenza, dedicarsi all’altro. Il tempo sa essere passione, aura costante di calore. Il tempo sa essere amore.

Ti dedico il mio tempo: ti dedico “me stesso” in quanto divido/separo qualcosa di me che cedo a te.

Ecco perchè quando “ti ho dedicato tutto me stesso” e vai via, mi sento ferito, distrutto, derubato. Con te va via il mio tempo e va via un pò di me.

Il pezzo della foto è questo studio di Chopin. Lei, Valentina (piacere del tutto personale) ha le mani più belle ed eleganti della musica classica. Il pezzo in questione, mai finito ad occhi asciutti.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Getta l’amo nell’inconscio.

Fonte Immagine “Google”.

“Bisogna offrire un amo al silenzio”

A.A. Semi.

Nella mia formazione questo – ogni giorno- continua ad essermi insegnato. Le persone non si riempiono di parole; non si soffocano di concetti e interpretazioni. Il dolore, non si tappa. Si resta lì, in silenzio… e si aspetta.

Si impara a tollerare lo sconforto di un silenzio spesso imbarazzante. Si impara a tollerare uno sguardo vuoto, perso, rancoroso ma desideroso di sapere.

Si impara a tollerare il tuo sentirti perso, vuoto, rancoroso e desideroso di sapere.

Si impara a non avere fretta.

Si impara l’attesa.

Ti fai pescatore e sapientemente getti un amo nel silenzio dell’altro nell’attesa che qualcosa abbocchi e, vincendo la paura dell’asfissia, emerga e sopravviva alla nuova boccata d’aria.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

L’Identità

L’identità in psicologia viene intesa come quel senso del proprio essere, inteso nella propria unicità e proiettato nel tempo. L’identità è una costruzione di sé stessi attingendo alla memoria che funge da collante tra passato, presente e futuro.

L’ identità può essere mutevole, perché può trasformarsi nel corso della propria vita psichica e sociale. E’ un sentimento di appartenenza a qualcos’Altro, diverso da sé, ma facente parte della propria storia e quindi proveniente da un tempo diverso da quello presente.

Salvador Dalì – Reminiscenza archeologica dell’angelus di Millet

” L’identità umana inizia nello spazio e nel tempo degli antenati, senza di essi vige il non umano. L’uomo del presente garantisce la sopravvivenza dell’immagini degli antenati, ottenendo da questi ultimi la garanzia del passato. Passato e futuro, invarianza e cambiamento delle identità, sono garantiti dalla vita postuma delle immagini degli antenati.”

Lucio Russo – Destini delle Identità

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi