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Psicologia, Percezione, Gestalt e attribuzione di significati.

Percepire significa innanzitutto prestare attenzione e la memoria pare inevitabilmente legata a tale processo.

Inoltre, dagli studi effettuati dalla Psicologia della Gestalt è stato possibile comprendere alcuni importanti meccanismi alla base dell’esperienza percettiva, in particolare quella visiva. Wertheimer e Kohler affermano che, in generale, un’immagine visiva viene organizzata in una parte centrale e in uno sfondo, come dimostrato dagli studi delle figure reversibili (di Rubin).

Vaso di Rubin

Altro aspetto importante è il raggruppamento percettivo, cioè la tendenza a organizzare gli elementi presenti nel campo visivo in schemi di significato. La Psicologia della Gestalt studia quindi le relazioni tra gli oggetti reali, lo stimolo che forniscono in relazione alla loro forma e il modo in cui l’individuo le trasforma in percezioni.

La Gestalt spiega la percezione degli oggetti attraverso le qualità fisiche dello stimolo – oggetto e dei meccanismi neuro-biologici, non esclude però l’influenza dell’esperienza passata (buona forma).

Le teorie cognitive e quelle della psicologia sociale, sottolineano invece l’importanza che assumono la conoscenza passata, le motivazioni, gli interessi, le relazioni umane nella costruzione attiva dell’esperienza percettiva, che risulta essere estremamente personale e variabile, anche nello stesso individuo, in momenti diversi.

Percepire significa anche attribuire dei significati.

Tale concezione più ampia della funzione percettiva ha dato agli psicologi la possibilità di ritenerla estremamente utile come elemento da valutare nell’ambito della Psicologia Clinica e nella valutazione diagnostica degli individui.

Attraverso le tecniche proiettive risulta infatti evidente il modo in cui il soggetto si relaziona con lo stimolo mostrato e quindi con le sue strutture psichiche profonde come accade ad esempio con il reattivo di Wartegg.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Il test di Wartegg.

Il reattivo di Realizzazione Grafica di Wartegg prende il nome dallo psicologo tedesco Erhig Wartegg, ideatore del test. Wartegg giunse a considerare ogni stimolo del reattivo come capace di evocare nel soggetto, le esperienze di una determinata sfera psichica a causa della pregnanza archetipica che lo stimolo porta con sé. Il test è formato da materiale non familiare semi-strutturato e non organizzato.

Come Crisi,2007, evidenzia il processo di risposta parte dallo stimolo percettivo che, sulla base delle esperienze del soggetto, trascina il carattere evocativo ad esso connesso formando dei nessi associativi che spaziano all’interno della psiche del soggetto.

Reattivo di realizzazione grafica di Wartegg (versione Giunti Organizzazioni Speciali, O.S.) Fonte Immagine Google

Il test è un reattivo semi strutturato, nel senso che non presenta uno stimolo completamente destrutturato (come una macchia) ma presenta un livello minimo di condivisione dello stimolo e ha inoltre della qualità percettive oggettivamente riconoscibili che servono a stimolare l’immaginazione.

Il test (utilizzabile in diversi contesti essendo di facile somministrazione e uso; può infatti essere anche sottoposto a persone portatrici di handicap) consente di fare una valutazione dell’intelligenza (data dal modo di adeguarsi allo stimolo dal punto di vista grafico) dalla percezione della realtà, ecc.. Per quanto concerne i processi di personalità, si può avere una stima delle varie fasi di sviluppo o un rilevamento dell’ansia dato dal tempo di elaborazione del reattivo.

Una volta sottoposto il test (si può fare una somministrazione del test di gruppo, a soggetti adulti, in età evolutiva o in maniera individuale), si passa alla pinacoteca il momento in cui si chiede al soggetto di definire quello che ha disegnato nel test (in ciascun riquadro) seguendo l’ordine numerico (in sostanza la persona è invitata, partendo dallo stimolo dato, a proseguire il disegno in una maniera che sia meno astratta possibile). Successivamente di chiede al soggetto quale disegno gli sia piaciuto di più e perché, quale meno e perché; viene poi chiesto quale stimolo gli sia piaciuto di più e perché, quale meno e perché.

Statistiche alla mano, senza entrare troppo nella descrizione della somministrazione del test, alcuni soggetti eseguono la prova rispettando l’ordine dato mentre altri no.

Per dare un’idea del test, seguendo sempre lo psicoterapeuta Crisi (uno dei massimi esperti nel reattivo di Wartegg), il carattere evocativo del test di Wartegg può essere definito come la capacità avuta dallo stimolo, di richiamare alla mente e di facilitare la proiezione di determinare categorie di concetti. Questa capacità travalica le caratteristiche percettive dello stimolo (che vengono percepite dal soggetto sia a livello cosciente che subliminale, che a livello inconscio).

Indicativamente possiamo dire che:

Il riquadro 1 del test Cfr.,supra, evoca il concetto di centralità; evoca pertanto sentimenti, le autovalutazioni individuali del soggetto riguardo alla propria identità (se prevale il livello di esternalizzazione) o riguardo al proprio sé (se prevale la proiezione). Lo spazio intorno al punto accentua la centralità ma si configura anche come lo spazio vitale, l’ambiente nel quale vive, si muove e agisce il soggetto.

Dopo la somministrazione c’è la fase della siglatura e dell’interpretazione.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.