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Psicologia del traffico #psicologia #ilpensierononlineare #stress

Se ti dico “traffico”, tu, cosa pensi?

Inquinamento acustico.. stress.. confusione..

Molti pazienti lamentano una sensazione di ansia così forte, quando sono immersi nel traffico cittadino, tanto da sperimentare veri e propri attacchi di panico.

Oggi voglio presentarti un settore della psicologia non molto conosciuto in Italia; un settore che indaga la relazione tra il veicolo, guidatore e percorso.

Allaccia le cinture allora e parti con me, alla scoperta della psicologia del traffico.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Psicologia del traffico.

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Oggi voglio presentarti un settore della psicologia che prende il nome di psicologia del traffico (traffic psychology in inglese; Verkehrspsychologie in tedesco e psychologie du trafic in francese).

Si tratta di un settore della psicologia applicata che si occupa dello studio scientifico delle condotte psicologiche abitualmente assunte nel traffico stradale, ferroviario, aereo, al fine di ottimizzare il sistema uomo macchina (MMS, MAN-MACHINE-SYSTEM) composto da percorso-guidatore-veicolo, che può essere rappresentato tramite diagrammi, dove la variazione di un elemento, modifica l’intero sistema.

Di enorme rilevanza sono le relazioni tra psicologia del traffico e percezione (psicologia percettiva) visto che le informazioni più importanti provengono dal sistema acustico e da quello visivo specie in ordine alla capacità di discernimento, adattamento e sensibilità alla visione diurna e notturna, alla visione cromatica e alla percezione della profondità.

La psicologia del traffico usa largamente strumenti testistici (es test di personalità), per studiare il rapporto tra rendimento e affaticamento per valutare la risposta al sovraccarico di stimoli e i valori di concentrazione e distrazione.

Oltre a questi test, si utilizzano i test che valutano la disposizione individuale al rischio, dove intervengono: o una ipervalutazione della propria personalità o una sottovalutazione delle proprie precarie condizioni fisiche dovute ad esempio all’età o all’uso di sostanze stupefacenti o alcool (sostane che rallentano i propri riflessi portando a una riduzione delle prestazioni).

Le informazioni desunte dall’osservazione dei comportamenti di guida vengono utilizzate per il miglioramento dei veicoli sia in termini di disposizione degli strumenti di guida, sia in termini di prestazioni meccaniche per rendere il sistema uomo-macchina più organico e armonico.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.