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Erotizzazione del Transfert pt2.

Nel 1914 Freud sostiene che la maggiore difficoltà, per l’analista, consista nel modo di utilizzare il transfert quando il paziente dice di essersi innamorato.

La difficoltà diventa quella di non cedere al pensiero che l’innamoramento riguardi la persona dell’analista stesso ma che si tratti solo di una conseguenza -invece- della situazione analitica stessa.

L’innamoramento può infatti anche esser considerato e inteso come una resistenza alla cura analitica e va pertanto considerato all’interno del transfert negativo. Può pertanto accadere che il paziente, puntando sulla propria irresistibilità (Mangini, E., 2001), utilizzi quest’ultima per minare l’autorità dell’analista.

E’ pertanto necessario fare in modo che il paziente rinunci o sublimi le proprie pulsioni (Mangini, E., 2001).

L’analista non deve ricambiare l’amore del paziente e deve far in modo che il paziente oltrepassi il principio di piacere e rinunci ad un soddisfacimento immediato.

L’analista deve quindi avvalersi della propria analisi personale, del training seguito, delle discussioni con i colleghi, del rispetto del setting analitico e dell’analisi del controtransfert.

Il controtransfert è inteso come risposta emotiva inconscia dell’analista al transfert del paziente. I movimenti transferali del paziente provocano reazioni nell’analista ma è solo dagli anni 50 che il controtransfert è stato considerato indispensabile ai fini dell’analisi perché visto come un sentimento provato dall’analista che gli fa vivere il sentire emotivo del paziente grazie al meccanismo dell’identificazione proiettiva.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Transfert p1.

Scoperto grazie alle pazienti isteriche, è inteso come l’insorgere di affetti buoni e cattivi, erotici e aggressivi, rivolti verso l’analista; tali affetti sono riferibili alle figure genitoriali, ovvero ai primi oggetti d’amore.

Nella situazione analitica si trasferiscono tutti i desideri rimossi, i conflitti, le angosce (specie se non sufficientemente elaborati nell’infanzia) sulla figura dell’analista stesso; queste esperienze si ripresentano nella relazione che viene a crearsi, pertanto, con l’analista.

Queste situazioni affettive infantili (che sono rimaste inelaborate), trovano spazio nelle relazioni umane e in particolare in quelle terapeutiche. Si può in tal modo ricreare nell’analista quel rapporto di dipendenza, gelosia, analogo a quanto vissuto e rimosso nell’infanzia, in relazione agli oggetti primari edipici.

Per transfert si intende quindi il trasferimento di desideri inconsci infantili nell’attuale delle relazioni e ella vita psichica del soggetto: “non è pertanto un fenomeno limitato al solo contesto analitico” (Mangini, E., 2001).

Se il transfert avviene all’interno della cura analitica, transfert stesso e analisi costituiscono una riattualizzazione della malattia all’interno della cura, e si ha una nevrosi di transfert, la cui risoluzione coincide con la fine della cura.

Con la scoperta del complesso di Edipo, il concetto di transfer è stato ampliato e connotato da sentimenti ambivalenti di odio/amore tipici della situazione edipica. Proprio nella situazione edipica, Freud mutuerà il concetto che possa esistere un transfert positivo (sentimenti d’amore) e uno negativo (sentimento di odio). Inizialmente il transfert era di ostacolo al lavoro analitico poi fu considerato necessario a quest’ultimo poichè la sua risoluzione è lo specifico del trattamento psicoanalitico per cui tutti i conflitti devono essere affrontati nell’ambito della traslazione.

Il transfert positivo implica che la relazione si fondi su sentimenti d’affetto verso il terapeuta, permettendo l’accettazione delle interpretazioni; il transfert negativo è caratterizzato da sentimenti di ostilità per cui la resistenza alla cura è difficilmente superabile.

Secondo Zeztel perchè si instauri una positiva relazione transferale è necessario aver vissuto una adeguata relazione uno a uno con la madre, ovvero con il primo oggetto d’amore. Il principio cardine del transfert è la coazione a ripetere per cui si ripetono esperienze relazionali inscritte nell’inconscio, dunque rimosse, che non hanno trovato adeguato soddisfacimento ed elaborazione psichica; il rivivere analiticamente queste esperienze consente quindi di superarle.

Essendo legato alla coazione a ripetere, il transfert all’inizio sarà inteso come capace di produrre una malattia artificiale, ovvero la nevrosi di transfert, è così che il transfert è anche legato al concetto di resistenza ovvero quanto più siamo vicini al materiale inconscio e infantile, più aumenta la resistenza. Se infatti un ricordo può accedere alla coscienza, questo viene ripetuto nel transfert perchè la coazione a ripetere è il modo più primitivo di ricordare. Quanto maggiore è la resistenza, tanto maggiore è la misura in cui il ricordare viene sostituito dal ripetere.

Continua.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.