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L’Umorismo e la Coppia

Il senso dell’umorismo è un segnale di intelligenza e abilità sociale ed è molto importante per la solidità di una relazione di coppia. Il fatto di poter scherzare con il partner aiuta a sdrammatizzare momenti complessi. Inoltre il fatto di riuscire a scherzare e ironizzare sui propri caratteri e sui propri difetti è un modo per accettare i propri limiti e può diventare una modalità alternativa ed efficace di dire all’altro quello che non ci piace, per provare a modificarlo.

Il fatto poi di riuscire a ridere delle stesse cose è decisamente la dimostrazione che si condivide la stessa visione del mondo e che si hanno tanti valori condivisi.

L’ironia, in generale, è una parte essenziale del nostro carattere e del modo di affrontare la vita e di vedere il mondo, è quindi molto importante che i due partner siano sulla stessa lunghezza d’onda, per mantenere un equilibrio positivo. Le relazioni si saldano infatti su quella che possiamo definire “risata positiva”, cioè quella che diventa parte di un linguaggio comune, condiviso, sdrammatizzante e autoironico. Una risata che nasce esclusivamente dal piacere di stare insieme, di condividere momenti e spazi di interazione e che non fa altro che saldare ancora di più quel legame.

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Ad esempio, in una relazione che funziona bene e in cui ci sono buone “connessioni umoristiche”, si può sdrammatizzare anche su imbarazzanti “incidenti” sessuali, nei momenti di intimità; oppure si può apprezzare una battuta che sdrammatizza e che dia spazio alla normalità, in situazioni più o meno drammatiche, dove si vivono le cronicità di una patologia. La battuta in tal caso può aprire squarci di normalità e di spensieratezza che vanno oltre il pensiero negativo del malessere.

Ovviamente in tal senso, è inutile dire che la “risata negativa”, quella denigratoria e offensiva, non è assolutamente la stessa cosa della prima. Perché, all’interno della relazione, sarà usata solo per comunicazioni decisamente squilibrate e diventerà parte di un gioco di potere che farà molti danni alla relazione e a chi subisce. Chi scherza in maniera offensiva e aggressiva, non dà una bella immagine di sé e del suo modo di gestire le relazioni, in generale.

C’è quindi un lato molto positivo dell’umorismo e della risata, ma c’è anche un lato più oscuro. La risata e l’umorismo può avere varie sfaccettature negative e oltre a quella già citata, possiamo trovare nell’umorismo anche un modo sadico di interagire o un modo per evitare e negare determinate cose. Insomma ci sono persone che possono utilizzare una battuta o una risata, per evitare di affrontare problemi o squalificarli. In tal modo possono arrecare un danno al ricevente (che magari sta realmente chiedendo attenzione e aiuto).

Insomma, ridiamo di coppia, ridiamo insieme, ridiamo bene, ma non ridiamo dell’altro ed evitiamo di utilizzare l’ironia e le battute, per difenderci e per evitare di affrontare problemi.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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Un consiglio di lettura : “Commedie e drammi nel matrimonio” – Guglielmo Gullotta

“Pierino!! Che hai combinato!”

Immagine Personale : “Ridi pagliaccio!”

Pierino.. il monello per eccellenza, onnipresente in tutte le barzellette. Difficilmente vi sarà capitato di non ascoltare di qualsivoglia vicenda occorsa al malcapitato bambino che, vittima o pasticcione ne combina di tutti i colori.

Stamattina riflettevo proprio sull’importanza dello scherzo e dell’umorismo.

“Scherzando si può dire tutto, anche la verità”.

S.Freud.

L’umorismo è anche considerato dallo stesso Freud, come un potente meccanismo di difesa poichè in tale accezione, una battuta, permette di bloccare le emozioni spiacevoli consentendo un risparmio di energia psichica.

Buona risata a tutti.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Narcisismo del potere e umorismo.

Il narcisismo è sicuramente una caratteristica della leadership molto importante e probabilmente necessaria a poter governare e prendere delle decisioni. Ci sono però delle derive fastidiose e potenzialmente pericolose nel narcisismo di un leader; L’arroganza è il prevedibile esito di un narcisismo incontrollato (Manfred F.R. Kets de Vries,1 995).

La metamorfosi di Narciso – Salvador Dalì

In una situazione in cui l’arroganza, prende il sopravvento ed “esonda” in maniera incontrollata, possiamo vedere definirsi quello che Freud definiva come un leader “che non ama altri che se stesso… autoritario, assolutamente narcisista, sicuro di sé e indipendente” (1921). In genere persone deputate a governare e leader politici inclini a questo tipo di caratteristiche sono portati a rifugiarsi in un mondo esclusivamente proprio, si creano una realtà personale, restando ancorati alle proprie idee. Sembrano testardi e poco propensi ad ascoltare i consigli degli altri e quindi, a prendere decisioni importanti sostenuti da un confronto con altri. Spesso risultano ciechi alle possibili conseguenze negative del loro atteggiamento.

Esistono però, da sempre figure molto importanti, che accompagnano i periodi di leadership dei governanti e che fungono da “controllori ed equilibratori” del potere. Come fossero garanti e abili diagnosti delle innumerevoli patologie della leadership.

Il ruolo del “giullare” (oggi si potrebbe definire così il comico) o del “matto” nel passato e tutt’oggi è rivestito di grande importanza, perché funge da equilibratore, una persona in grado di poter indurre una trasformazione dicendo scherzosamente la verità. I destini del giullare e del leader sono interdipendenti.

Il giullare è una sorta di “guardiano della realtà”, ricorda al leader il carattere transitorio del suo potere e quindi mette sempre in allerta il leader, impedendogli talvolta di prendere decisioni insensate.   

Il ruolo del giullare è di fondamentale importanza, talmente essenziale da essere considerato alla stregua di un “educatore”, in quanto per mezzo di esempi negativi afferma valori veri e valide azioni. Pare essere innocuo e magari folle,ma può dire ciò che altri non possono dire. Il giullare è una figura complessa e unica con un ruolo a volte anche drammatico; spesso va molto oltre l’aspetto della comicità e risulta essere una valvola di sicurezza per la gente. Le persone hanno bisogno dei “giullari” e il potere e i leader anche. Questa interazione garantisce un equilibrio psicologico.

È dimostrato però che i due ruoli non possano convivere ed essere interpretati dalla stessa persona. Il rischio per il leader è quello di minare la sua credibilità e dignità. Mettendo in discussione e in pericolo anche le sue azioni e decisioni che generalmente riguardano moltissime persone.

Il ruolo del giullare – matto (saggio) è quello di equilibrare e quindi di proteggere lo stesso leader dal rischio di diventare arrogante. Infatti in una situazione in cui può venir fuori una “patologia della leadership”, il matto/saggio ha il compito non semplice di dimostrare al leader la follia di decisioni prese in seguito ad una visione distorta o affrettata della realtà. Questo può aiutare il leader a mantenersi ancorato alla realtà e magari ritornare sulle sue decisioni.

Con l’umorismo è possibile portare alla luce i segni dell’arroganza di un leader. Può rappresentare una valvola di sicurezza capace di controllare e denunciare aspetti potenzialmente distruttivi di una leadership malata. Per questo motivo i due ruoli, di leader e di giullare/saggio non possono essere incarnati dalla stessa persona, è pericoloso.

L’umorismo, come sosteneva Gregory Bateson (1953) è una forma di meta comunicazione, molto potente. Attraverso l’uso dell’umorismo può infatti essere comunicato più di quanto pare potersi intendere si da subito. Aiuta le persone a comprendere in maniera chiara le cose e può essere considerato un strumento molto potente per il cambiamento.

“Permette di gestire i conflitti con mano più leggera , prevedendo l’improvvisa esplosione delle tensioni. Può costituire un arma formidabile contro le persone che, in altre circostanze, rifiuterebbero di riconoscere e accettare la verità. Ridimensiona i problemi, contribuisce a farci ritrovare il senso delle proporzioni impedendoci di prendere noi stessi troppo sul serio..” (Manfred F.R. Kets de Vries, 1995)

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi