Archivi tag: Wundt

Pillole di Psicologia: Il Pensiero

Il pensiero è un’attività mentale complessa che permette di ordinare e metabolizzare il mondo che ci circonda.

Il pensiero comprende diverse attività mentali quali: ragionare, riflettere, immaginare ricordare, fantasticare, risolvere problemi, costruire ipotesi sul mondo.

La sua complessità deriva dal fatto che è legato anche ad altre attività cognitive che lo caratterizzano e lo dirigono, come: la percezione, le emozioni, la motivazione e il linguaggio.

Photo by KALZud83dudcf8ud83cuddfaud83cuddec on Pexels.com

Il pensiero ha da da sempre affascinato la Psicologia e inizialmente, tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento del secolo scorso, i primi studi furono portati avanti in laboratorio da Wundt e Watson. L’approccio era riduttivo in quanto ciò che si andava ad analizzare era fondamentalmente l’aspetto comportamentale della funzione cognitiva del pensiero, cioè il linguaggio. Quella che veniva considerata la parte osservabile e quindi misurabile del pensiero.

La Psicologia della Gestalt, qualche anno più tardi, propose un approccio diverso che vedeva il pensiero come vivo e produttivo nel momento della risoluzione di un problema.

Kohler teorizzerà l’esistenza di un pensiero per insight, che può tradursi in italiano con il termine “intuizione” e che descrive il momento in cui si riesce ad arrivare alla soluzione di un problema, attraverso una comprensione dell’insieme degli elementi disponibili, fino ad assumere una nuova forma coerente alla risoluzione del problema.

Wertheimer invece parlò di pensiero produttivo, analizzando i processi che portano il pensiero ad una produzione di conoscenze e ad una ristrutturazione del campo.

L’approccio cognitivo ha focalizzato la sua attenzione, in particolare, a definire i concetti di pensiero induttivo e pensiero deduttivo. Il primo indica un tipo di ragionamento che parte dal particolare per poi generalizzare; nel caso del pensiero deduttivo, invece, ci si riferisce ad un tipo di ragionamento in cui si traggono le conclusioni a partire da premesse, ha quindi una validità logica.

Infine in ambito clinico ed in particolare nella diagnosi di alcune patologie, un funzionamento disfunzionale dei processi di pensiero (disturbi del pensiero formali e del contenuto), può essere uno dei sintomi che caratterizzano alcune patologie come le psicosi, disturbi di personalità (borderline o paranoide) oppure patologie legate ad abuso di sostanze.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Un po’ di storia: lo strutturalismo.

Immagine Personale.

La storia della psy, come spesso ho avuto modo di accennare, è stata alquanto complessa e costellata da scossoni provocati dai diversi esponenti di questo o quell’altro movimento.

Una delle date più importanti che dobbiamo ricordare è quella del 1879, anno in cui Wilhelm Wundt apre a Lipsia il primo laboratorio di Psicologia con la prerogativa di applicare la metodologia delle scienze naturali alla psiche (che viene così sottratta dalle concettualizzazioni filosofiche e definita, invece, dai criteri della sperimentazione e della quantificazione).

L’obiettivo di Wundt e della (sua) nuova scienza, è lo studio sperimentale della mente con il metodo introspettivo dei fenomeni (elementi) della coscienza, per fornire evidenze di come elementi semplici si connettono e organizzano in modo unitario, fino a determinare l’appercezione (i vari contenuti dell’esperienza).

L’oggetto di indagine è l’esperienza umana immediata, ciò che nella coscienza soggettiva è possibile cogliere, opposta all’esperienza che nasce dopo la mediazione della riflessione che è, invece, oggetto della fisica.

Le variabili sottoposte a controllo di laboratorio sono i processi sensoriali semplici.

Gli elementi semplici della coscienza sono le sensazioni e dalla loro combinazione emergono i sentimenti.

Lo scienziato diventa quindi strutturalista in quanto si focalizza sugli elementi che strutturano il funzionamento psichico. Dagli esperimenti emergono tre generi di sentimenti lungo tre assi: piacere-dispiacere, tensione-sollievo, eccitazione-calma. I risultati degli esperimenti sono report introspettivi sulla durata, intensità e chiarezza degli stimoli e la misurazione dei tempi di reazione.

La psicologia ha pertanto avuto -ora- inizio, come scienza della coscienza, dell’esperienza che dipende dal soggetto che si sperimenta.

Psicologia vuol ora dire: scienza del soggettivo empirico indagato attraverso il metodo sperimentale (una psicologia scientifica ben lontana da quella che sarà, ad esempio, la psicologia della tecnica introspettiva freudiana o analitica).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.